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«Cerchiamo l’assoluto e Dio»: al Cern, dove si indaga il mistero dell’origine

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L’anno è il 1989: sta per cadere il muro di Berlino, e con esso, la cortina di ferro.

Interi paesi, tutti quelli sotto il tallone comunista, intravedono la libertà, che si rivelerà più faticosa e difficile del previsto.

In questo stesso anno nasce il Web, il World Wide Web cioè la “rete di grandezza mondiale” che abbatterà molti “muri” costituiti dalla distanza fisica, spaziale.

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Il luogo in cui questo accade è il CERN di Ginevra, in una zona di confine tra Svizzera a Francia.

E’ grazie a questa invenzione che posso permettermi il lusso di intervistare un “mostro” della scienza contemporanea, il professor Lucio Rossi, via Skype: io seduto nel mio studio, lui nel suo, a Ginevra appunto.

Rossi è un fisico italiano già responsabile dei magneti superconduttori del mitico acceleratore di particelle detto Large Hadron Collider (LHC) del Cern: è dunque uno dei protagonisti della scoperta del Bosone di Higgs, noto al grande pubblico con un’espressione impropria, più mediatica che scientifica, cioè “la particella di Dio”.

Ora dirige il progetto LHC ad Alta Luminosità, volto a aumentare considerevolmente le prestazioni di LHC.

Abbiamo voluto chiedergli alcune delucidazioni sul Cern ed alcune opinioni personali.

Professore, come è nato il suo interesse per la fisica?

Mi sono affascinato alla disciplina sin dal liceo, grazie ad una mia insegnante, davvero brava. Mi chiedevo il perchè delle cose, ed ero indeciso tra fisica e filosofia. Ho visto con il tempo che questo è accaduto a tanti: anche i filosofi si fanno delle domande e cercano delle risposte. La mia vocazione è nata dunque ai tempi del liceo ed è maturata all’università, quando ho deciso che avrei voluto fare ricerca…”.

Ci può descrivere in poche parole cosa è il Cern?

Cern sta per European Organization for Nuclear Research. Si tratta di un’organizzazione internazionale, intergovernativa, che quindi, a differenza di quello che si potrebbe credere, non dipende dall’Unione Europea. Il suo fine è la ricerca in fisica nucleare e in fisica delle particelle. L’idea di base è mettere in comune le risorse per poter fare delle infrastrutture significative, con grandi i strumenti scientifici che il singolo stato non può permettersi. Il Cern ha 22 stati membri, di cui 21 europei più Israele. Ci sono poi otto stati associati, come India, Pakistan, Turchia e Ucraina, e tre stati osservatori: gli Stati Uniti, la Federazione Russa e il Giappone. Inoltre sono una cinquantina gli stati che cooperano, come l’Albania, l’Egitto, il Brasile e molti altri. Insomma, la E di Europa rimane fondamentale, ma collaboriamo con gran parte del mondo. Contribuendo così anche alla pace, a mettere insieme i popoli, la gente”.

Il direttore generale è un’italiana, Fabiola Gianotti. Quale in generale il nostro ruolo?

Uno dei padri fondatori è il fisico piacentino Edoardo Amaldi, primo segretario generale del Cern tra il 1952 e il 1954. Gli italiani amano collaborare, hanno una buona preparazione universitaria, che permette loro di avere spesso molto successo… D’altra parte le condizioni per la ricerca in Italia sono difficili e i nostri laboratori sono di taglia media. Veniamo dunque molto volentieri al Cern, portando nel nostro dna l’amore per la scienza, che è anche retaggio della nostra cultura cristiana, quella da cui sono sorte le scuole e le università, e che si fonda sulla convinzione che conoscere sia un’esperienza fondamentale dell’essere umano”.

Qual’è il compito del “suo” acceleratore?

Prendiamo delle particelle molto piccole, le acceleriamo arrivando vicino, molto vicino alla velocità della luce, e le facciamo incrociare, collidere, l’una contro l’altra. Ricreiamo così delle concentrazioni di energia che esistevano nell’universo primordiale: andiamo verso il Big bang, gettiamo luce sull’origine dell’universo, che nel frattempo si è molto raffreddato. Questo ci permette di conoscere bene di quali mattoni e forze è fatto l’edificio dell’universo. Certo, da un lato conosciamo molto bene le cose che possiamo vedere, ma abbiamo capito che c’è qualcosa di molto importante che ci sfugge, per esempio la “materia oscura”, così detta perchè non la vediamo. Ma non basta accelerare e far scontrare le particelle, ci vogliono anche degli occhi che vedono (i“rilevatori di particelle”), una notevole potenza di calcolo e tantissima teoria fisica per interpretare gli eventi”.

Quali devono essere, secondo lei, le virtù dello scienziato?

Ci vogliono doti di natura, occorre certamente masticare la matematica, avere un qualche intuito in fisica. Poi, accanto a queste doti naturali, ci vuole la curiosità dei bambini. La curiosità è un motore molto importante, perchè ci permette di porci delle domande. Metto al centro proprio la parola “domanda”, più che la parola “dubbio”, come si fa spesso sostenendo che lo scienziato mette in dubbio tutto. No, il dubbio sistematico non porta a nulla… al contrario, lo scienziato persegue in modo religiosamente fanatico, mi passi l’espressione, delle intuizioni, delle idee. Il dubbio va bene, ma appunto come domanda che presuppone la volontà di cercare una verità… Domanda è per me sinonimo di apertura al mondo: attirati, catturati dalle bellezze del cosmo, ci domandiamo come e perchè”.

Ascoltandola vengono in mente i pionieri della scienza sperimentale, uomini inclini alla ricerca filosofica e teologica, spesso molto religiosi…

Certamente, perchè la religione dà, o cerca di dar,e delle risposte a delle domande, alle domande ultime (perchè ci siamo? Qual è il nostro destino?)… Chi è religioso veramente, lo è perchè si pone molte domande, perchè ricerca il senso, e vuole comprenderlo in modo sempre più approfondito. Le verità della fede, infatti, non sono statiche: vanno penetrate sempre più, perchè avendo a che fare con l’essenza dell’umano sono inesauribili. L’uomo di fede è certo, ma una certezza mai paga, desidera che la sua comprensione sia via via più piena e convincente – per sé innanzitutto.. Anche nella scienza accade qualcosa di analogo: la teoria sulla gravitazione di Isaac Newton è stata superata da quella di Albert Einstein e un domani avremo una teoria che sopravanzerà quella del fisico tedesco … la spiegazione sarà sempre più profonda e “piu’ vera”. Qui al Cern abbiamo trovato il bosone di Higgs, che poteva sembrare un punto di arrivo. E invece no, abbiamo delle discrepanze che ci spingono ad andare oltre… Certamente fede e scienza hanno metodi diversi, domini diversi; la scienza si pone più il come e la religione il perchè, ma queste domande sono connesse tra loro, anche nel soggetto che se le pone”.

Però oggi gli scienziati non sono più religiosi come un tempo…

E’ vero e non è vero. Anche oggi molti scienziati hanno un senso religioso, un senso del Mistero. Una volta c’erano persone religiose anche solo per moda culturale; oggi l’onda culturale va in un’altra direzione e ci si adegua. Difficile però trovare scienziati che si dichiarano fermamente atei; molti oggi preferiscono non esporsi, magari perchè non è conveniente, mentre altri si definiscono volentieri agnostici o indifferenti. Siamo in un tempo di pensiero debole, e ci siamo dentro tutti. E’ l’aria del nostro tempo”.

Lei usa la parola “mistero”. Il fisico Carlo Rovelli scrive che vi sono ancora molti “misteri” irrisolti: la nascita del cosmo, della vita, la natura del tempo, la mente umana… Ma cosa vuole dire “misteri”?

La parola mistero indica che c’è una domanda che genera altre domande e che evoca una risposta più profonda. Il Mistero è più di qualcosa che non si conosce, e l’intuizione che c’è qualcosa che apre ad un’altra realtà, che c’è una realtà che ne implica un’altra. Ci sono tanti misteri, anche la natura delle leggi fisiche lo è, e la cosa più incredibile è che quando gettiamo luce su uno di essi questo ci apre ad altre e ancora piu profonde questioni… Il Mistero mi sembra quindi strutturale, e per me si identifica con Dio. La via della conoscenza è inesauribile, e conduce –se riconosciuta e accettata – all’Infinito. In questo senso il Mistero è amico dell’intelligenza: la stimola, la nutre e la rilancia di continuo, perchè non va contro la ragione, ma la spinge ad intuire, ad ammettere, qualcosa oltre la limitata ragione umana, come aveva ben chiaro un filosofo scienziato come Blaise Pascal”.

Torniamo all’acceleratore, cioè alle macchine. Qual’è la differenza tra l’acceleratore e il fisico, tra la macchina e l’uomo?

La scintilla della libertà. L’uomo è un essere che ragiona e che ha il libero arbitrio. Alcuni biologi pensano che il cervello sia una macchina punto e basta, ma non siamo macchine pensanti: siamo dotati di un’ autocoscienza unica, siamo, come diceva un teologo, il punto in cui l’universo acquista coscienza di se stesso. Nella parola libertà ci sta l’arte, per esempio: l’opera d’arte è inaspettata, non programmata, libera come la curiosità di cui si diceva. La libertà non piace ai riduzionisti, ai meccanicisti, ed è comprensibile: la libertà fa paura, ci costringe alla responsabilità… E poi dalla libertà viene fuori la gratuità: il desiderio di conoscere per il gusto di conoscere e il fare una cosa “gratis e at amore Dei” sono il vertice cui può giungere solo l’uomo, non la macchina. Sono ciò che ci svela la nostra natura ha una radice in Altro, che nella nostra cultura chiamiamo Dio. Facendo qualcosa gratis, parola che deriva da gratia, imitiamo davvero Dio, che è Carità, Amore. La gratuità è quindi, per il credente, il vertice della razionalità, l’atto più ragionevole”.

Parte di questa intervista è comparsa sul quotidiano La verità del 30 marzo 2019

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Il web in rivolta: cancellata la pagina wikipedia di Salvatore Aranzulla

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Salvatore Aranzulla: il divulgatore informatico che da una mano gratuita agli italiani.

È statisticamente impossibile non aver mai incontrato il nome di questo signore navigando nell’infosfera italiana di internet, e la sua risonanza nell’immaginario collettivo è tale da rendere assurda la necessità di dover spiegare chi sia.

Ciononostante, Salvatore Aranzulla non ha più una pagina su Wikipedia Italia, e capire il perché è stato davvero difficile.

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Basta entrare nel suo blog, digitare il problema in cerca di soluzione che è subito trovata grazie alla sua vastissima banca dati.

Si tratta di un sistema a titoli che si aggiorna sulla base delle richieste degli utenti.

Aranzulla è però anche scomodo se la sua pagina in Wikipedia è stata cancellata perché considerato sopravalutato.

È nel corso di 8 anni di lavoro, prima per Virgilio e poi come affiliato de Il Messaggero, che Salvatore Aranzulla ha costruito un impero basato su pratiche di search engine optimization (SEO) sfruttate allo stato dell’arte, risposte alle domande più ricercate dagli utenti italiani di internet e un personaggio piacevolmente conforme all’idea del “tuo amichevole nerd di quartiere”.

Alcuni anni fa però Salvatore tuonò sulla sua pagina Facebook da oltre 330.000 ‘mi piace’, “Amici cari, vi dico solo che concorrenti di bassa lega e rosiconi stanno proponendo l’eliminazione della mia voce da Wikipedia.”.

Cosa che poi infatti dopo alcuni anni si è puntualmente verificata.Ci troviamo di fronte ad un trentenne autodidatta, nato nel 1990 a Caltagirone che a soli 12 anni ha aperto aranzulla.it con soluzioni ai problemi tecnologici che oggi conta su 700 mila contatti giornalieri.

Il suo fatturato annuale è pari a 3 milioni di euro, ha dieci dipendenti, insomma un successo a tutto tondo.

Tutto nasce dal primo computer acquistato nel 2000 a dieci anni e utilizzato da autodidatta quasi forzato perché all’epoca non era facile potersi confrontare con persone competenti.

Al piccolo Aranzulla arrivavano le domande più disparate, tanto che iniziò a dare risposte scritte.

Con l’arrivo di Internet nel 2002, Aranzulla creò il primo spazio dove caricava le risposte, iniziando così a creare un archivio a livello amatoriale.

Ma il sogno svanì con la prima bolletta pari al triplo dello stipendio del padre che prontamente staccò la connessione.

Ma quando si ha la consulenza nel sangue non si conoscono ostacoli e bastava che i genitori si assentassero per qualche ora che il piccolo Aranzulla si ricollegava al web per aggiornare il suo blog.

Nel 2008 furono 300 mila gli italiani che si collegarono al sito.

A quel punto tutto era pronto per dare al blog una veste commerciale che arrivò con i banner pubblicitari che comparivano a fianco degli articoli gratuiti.

Con i primi guadagni Salvatore Aranzulla si trasferì a Milano dove ebbe inizio la sua crescita progressiva.

Per capirci l’affitto e la retta universitaria per frequentare la facoltà di Economia Aziendale e Management alla Bocconi erano pagati col guadagno del sito.

La modalità di aggiornamento del blog è sempre la stessa, ovvero “ il sistema dei titoli” , dalle ricerche online degli utenti si individua l’argomento sul quale scrivere l’articolo che oggi sono arrivati a 10 mila.

Praticamente ci sono risposte semplici per tutti i problemi.

Le domande? Dalle più elementari : come scaricare la musica o come si installa un antivirus a quelle più complesse.

Fino a pochi anni fa il 90% delle domande erano relative a problematiche legate al pc, oggi sostituite dal cellulare.

Alla base del provvedimento c’è una decisione del popolo di Wikipedia secondo il quale l’informatico non rispetta determinati “criteri enciclopedici” .

Il regolamento di Wikipedia si basa su 11  principi a cui una pagina deve sottostare per essere pubblicabile

La pagina di Aranzulla, secondo queste regole, è stata rimossa correttamente.

Essere divulgatore non appare in nessuno dei requisiti essenziali per essere su Wikipedia, così come non è sufficiente avere scritto dei libri.

Intanto Aranzulla, non se la prende più di tanto e su Facebook ironico chiede: «Devo forse andare a Uomini e Donne per potere stare su Wikipedia?»

 

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Forum per la ricerca, si parte venerdì 10 maggio. Ecco i nomi dei 15 esperti

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Inizieranno venerdì 10 maggio i lavori di Trentino Research Habitat: questo il nome dato al “FORUM per la ricerca” istituito dalla Provincia autonoma di Trento lo scorso 12 aprile.

Un percorso articolato in cinque giornate di lavoro, più un incontro pubblico conclusivo, durante le quali, partendo da un’analisi dello stato dell’arte della ricerca trentina, verranno individuate le migliori traiettorie di sviluppo future.

Il documento finale, pronto entro fine luglio, conterrà indicazioni sugli ambiti di ricerca più significativi per lo sviluppo del territorio, evidenziando i filoni in grado di tradursi con maggiore efficacia in fattori di vantaggio competitivo per le imprese e il tessuto economico locale.

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Verranno anche evidenziate le più efficaci forme di intervento pubblico a supporto della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

Il gruppo di lavoro è composto da 15 esperti di livello internazionale coordinati da Emil Abirascid, giornalista ed esperto di innovazione. Organizzazione e gestione operativa del FORUM sono affidate a Trentino Sviluppo. Sede dei lavori la storica Manifattura Tabacchi di Rovereto, tra i più importanti hub italiani dell’innovazione sostenibile.

Fulcro di Trentino Research Habitat, il FORUM per la ricerca, è un gruppo di lavoro composto da 15 membri individuati tra i migliori esperti a livello nazionale ed internazionale in materia di ricerca scientifica, trasferimento tecnologico, trend di mercato.

Otto esperti sono stati individuati dalla stessa Provincia autonoma di Trento, due ciascuno sono espressione dei centri di ricerca pubblici trentini (Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Edmund Mach). Mario Calderini, presidente del Comitato provinciale per la ricerca e l’innovazione, ne fa parte di diritto.

Ecco i loro nomi:

-Emil Abirascid, giornalista, scrive di innovazione per Il Sole 24 Ore, fondatore e direttore del magazine Startupbusiness, scelto quale coordinatore scientifico del FORUM.

-Anna Amati, fondatrice di Meta, piattaforma per l’innovazione orientata allo sviluppo economico e al supporto alle aziende e ai territori, speaker e testimonial nel campo del trasferimento tecnologico.

-Fabio Arpe, banchiere, fondatore e Ceo di Arpe Group, consulente finanziario e d’impresa.

Giulio Buciuni, docente di Imprenditorialità al Trinity College di Dublino, esperto in mentoring per le piccole imprese.

Renato Burri, ingegnere dei materiali, attivo in studi, ricerche e progettazioni nel campo dell’informatica, della fisica, dell’elettronica e dei modelli matematici predittivi.

Mario Calderini, ingegnere meccanico, docente alla School of Management del Politecnico di Milano, presiede l’advisory board su Ricerca Innovazione della Regione Lombardia e il Comitato per la Ricerca e l’Innovazione della Provincia di Trento.

Luigi Crema, fisico, ricercatore di Fondazione Bruno Kessler, responsabile dell’Unità ARES (Applied Research on Energy Systems) del Centro Materiali e Micro sistemi.

Flavio Deflorian, prorettore dell’Università di Trento, ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali, esperto in durabilità e protezione dei materiali; Claudio Ioriatti, fitoiatra e direttore del Centro di Trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach.

Fabio Massimo Frattale Mascioli, ingegnere elettronico e informatico, professore universitario, esperto di conversione energetica, veicoli elettrici e ibridi, machine learning.

Alessandro Quattrone, ordinario di patologia molecolare all’Università di Trento e direttore del Centro di Biologia Integrata – CIBIO.

-Anna Paola Rizzoli, medico veterinario, esperta di sviluppo sostenibile delle produzioni agroalimentari, direttrice del Centro ricerca e innovazione di Fondazione Edmund Mach.

-Andrea Simoni, ingegnere elettronico, segretario generale di Fondazione Bruno Kessler.

Paolo Traverso, direttore del Centro IT di Fondazione Bruno Kessler.

Enrico Zaninotto, economista, esperto di organizzazione d’impresa, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università di Trento.

Il FORUM per la ricerca sarà un percorso articolato in sei giornate di lavoro, a partire da venerdì 10 maggio con l’avvio ufficiale e la visita del gruppo di esperti ai centri di ricerca.

Le altre giornate di lavoro sono programmate per sabato 11 maggio, venerdì 14 e sabato 15 giugno, sabato 22 giugno, mentre il 20 luglio si terrà la giornata conclusiva e di presentazione di quanto emerso durante i lavori.

Il percorso di approfondimento, oltre al contributo diretto degli esperti, prevede anche il coinvolgimento delle categorie economiche, attraverso le associazioni di categoria, di portatori di interessi e delle strutture provinciali più connesse allo sviluppo economico.

Il FORUM prenderà in considerazione alcune delle linee di sviluppo più promettenti della ricerca applicata dei prossimi anni quali l’edilizia sostenibile, le energie rinnovabili, la mobilità pulita, le tecnologie a idrogeno, le biotecnologie, la genetica, l’intelligenza artificiale, la sensoristica, l’elettronica, l’analisi e gestione dei dati, l’Internet of Things, i materiali innovativi, l’agrifood, le neuroscienze e le scienze cognitive.

L’obiettivo è quello di individuare le traiettorie mondiali di sviluppo della ricerca e dell’innovazione, intersecandole con le conoscenze e tecnologie presenti in Trentino e le più efficaci forme di intervento a supporto della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

Il documento finale che uscirà entro luglio 2019 dai lavori del FORUM conterrà indicazioni importanti sugli ambiti di ricerca più significativi per lo sviluppo del territorio provinciale.

Ciò permetterà di concentrare le risorse pubbliche nelle direzioni che appaiono maggiormente convincenti, pur garantendo il necessario e imprescindibile sostegno alle attività di ricerca di base, libera e fondamentale.

Delle evidenze emerse nell’ambito del FORUM si terrà conto nella stesura del nuovo Programma pluriennale della ricerca, principale documento provinciale di programmazione in materia.

In allegato la scheda con una breve presentazione dei 15 esperti che compongono il FORUM per la ricerca – Trentino Research Habitat

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Energia intelligente: Green Energy Storage si insedia in Progetto Manifattura

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L’energia del futuro sarà sempre più “verde” e ha bisogno di essere immagazzinata.

Green Energy Storage ha siglato con Trentino Sviluppo l’accordo di insediamento in Progetto Manifattura a Rovereto, su una superficie di 650 metri quadrati destinati principalmente alla produzione di batterie a flusso, basate su materiale organico e biodegradabile, destinate a immagazzinare energia anche per periodi molto lunghi, fino a 15 anni.

L’azienda prevede di passare dai 13 dipendenti attuali a 25 collaboratori entro la fine dell’anno. Green Energy Storage detiene alcuni brevetti in esclusiva per l’Europa e si accinge a registrarne altri. Una batteria a flusso da 5 kW, in grado di fornire fino a 10 kWh di energia a un condominio, è un parallelepipedo della dimensione di due metri per uno.

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L’operazione è stata salutata con soddisfazione dall’Assessorato allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento, in quanto chiude un cerchio virtuoso partito dalla ricerca, passato dalla prototipazione e che ora con l’avvio della produzione si appresta ad arrivare sul mercato, con positive ricadute sulla filiera locale e sull’occupazione.

Il meccanismo è semplice. La tecnologia è sofisticata. Il business molto promettente. Perché in futuro, per un pianeta sostenibile, sarà sempre più necessario produrre energia da fonti rinnovabili e non inquinanti. Come il sole e il vento. Ma, trattandosi di fenomeni fisico-atmosferici, sono soggetti a variabili, a picchi e flessioni. L’energia prodotta, quindi, deve poter essere conservata.

Green Energy Storage è nata nel 2015 e in questi giorni ha siglato l’accordo con Trentino Sviluppo per fare il proprio ingresso nell’edificio “Magazzino Botti” di Progetto Manifattura, il polo della green & sport economy di Rovereto. Il 50,6% del capitale sociale appartiene alla Skyres srl, della famiglia Pinto di Roma. Salvatore Pinto, ingegnere, è fondatore e presidente di Green Energy Storage.

«Quello dell’energy storage – spiega Salvatore Pinto – è il mercato più grande al mondo per i prossimi decenni. Si stima che solo in Europa, fino al 2030, varrà 169 miliardi di euro, 400 miliardi di dollari in tutto il mondo». I primi test di queste speciali batterie sono stati svolti all’Università Tor Vergata di Roma.

«Poi abbiamo trovato in Fondazione Bruno Kessler – aggiunge Pinto – un partner competente per la definizione di elettrodi e membrane».

«In Fbk a Povo azienda e ricercatori hanno lavorato fianco a fianco nello sviluppo della parte ingegneristica, nella validazione, nel testare i singoli componenti e nella continua attività di ricerca per ridurre i costi», spiega Luigi Crema, responsabile dell’Unità di ricerca applicata ai sistemi energetici ARES, composta da una ventina di ricercatori e tecnici, fisici, ingegneri, esperti di software e intelligenza artificiale.

«Le competenze di Fbk, le opportunità della Legge 6 della Provincia autonoma di Trento, il supporto territoriale di Trentino Sviluppo – sottolinea Crema – hanno fatto da forte volano attrattivo per questo progetto d’impresa».

«Siamo tra i primi al mondo – prosegue Pinto – ad utilizzare la chimica organica per questi processi: utilizziamo il chinone, molecola carbonica vegetale ma ottenibile anche con sintesi industriali. Le batterie del nostro smartphone e delle nostre automobili sono a ioni di litio. Hanno alte densità, ma anche criticità dovute alla combinazione di elevata potenza ed energia insieme. Nelle batterie a flusso, invece, potenza ed energia sono divise, sono più sicure perché lavorano a temperatura ambiente e sono basate su pompe, elettrodi, membrane, ossidoriduzione e poi accumulo. La scala di riferimento per un loro utilizzo va dalla casa, dal condominio in su, ma saranno utili anche per la mobilità elettrica».

Tra le potenzialità più innovative di queste “celle” energetiche c’è l’applicazione dell’intelligenza artificiale: «Il futuro prossimo sarà fatto da singoli utenti che possono produrre e suddividere energia, ottimizzandola, persino vendendola al vicino quando sono in ferie», precisa Pinto. Già ora l’energia stoccata può durare circa 5 mila cicli, vale a dire una quindicina d’anni.

Nel 2017 è partito il primo crowdfunding per Green Energy Storage, che ha potuto contare su 300 investitori e 1 milione di euro raccolto. Nell’ultimo anno sono stati coinvolti altri 600 soci, molti di loro anche clienti, per un totale di 2 milioni di euro.

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