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Società

Il fenomeno «Spyapp» anti-corna nel web: addio privacy per tutti

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C’è da sbizzarrirsi, alla faccia della privacy.

Girovagando per il web si possono trovare centinaia di prodotti in grado di spiare un qualsiasi apparecchio cellulare, ma anche laptop e pc.

Applicazioni facilmente scaricabili, multilingue e ben strutturate.

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Quasi tutte a pagamento, ma ce ne sono anche di gratuite.

Con una semplice ricerca su Google possiamo trovare applicazioni che promettono di segnalare la posizione dell’apparecchio in tempo reale, avere accesso ai contatori dello stesso e controllare le altre app installate come WhatsApp, Messenger e tutti i social media.

Il tutto ad un costo mensile che va da un minimo di 14,16 euro ai 35,16 del kit mensile.

Altre applicazioni invece sono “dedicate”.

Per esempio Bibiway monitora soprattutto WhatsApp, ma può interagire anche con gli SMS, il registro delle chiamate e la posizione satellitare al costo di un caffè al giorno come recita lo slogan sul loro sito ufficiale.

Su altri siti invece ( costi mensili delle combinazioni possibile, dai 29,99 ai 39,99 euro ) vengono invece pubblicizzate una decina di “spyapp” (questo è la definizione che abbiamo adoperato per la nostra ricerca) gratuite.

In tutti questi casi, che sono solo la punta di un iceberg, la scusa con cui vengono vendute è quella di poter controllare i figli o le eventuali «corna» di mogli e fidanzate ma, vien da sé, si possono installare su qualsiasi apparecchio e molte senza prenderne possesso, ma inviando semplicemente un link via sms al numero che si desidera spiare e se viene aperto… parte la spiata.

Insomma, bastano pochi minuti per diventare dei veri e propri 007.

Se Apple appare un po’ meno accessibile, per chi invece monta il sistema Android, queste applicazioni sono dei veri e propri arieti in grado di sfondare ogni sicurezza presente nel vostro apparecchio senza che ve ne rendiate conto.

Ma se finora non siete rimasti scioccati, la vera notizia è questa: tra le centinaia di spyapp presenti sul web, esistono anche quelle in grado di poter vedere e sentire attraverso il cellulare della vostra preda.

IP webcam, per esempio, è un’applicazione gratuita che se scaricata sul vostro PC promette miracoli.

Ovviamente, in tutti questi casi, sono necessari dati sensibili.

Nessuno può spiarvi se non è a conoscenza del vostro indirizzo IP, o del codice di accesso dell’apparecchio oppure del codice IMEI.

Quindi occhio a chi li fornite e non cliccate link se non siete più che sicuri di ciò che fate.

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Psicologia & Crescita personale

Quanto conta l’inconscio nelle scelte d’amore?

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Nella vita può accadere di incontrare una persona e di sentire fin da subito,  una sensazione positiva o negativa, senza una particolare motivazione logica. Immediatamente “a pelle”, si percepisce un’attrazione o una semplice simpatia spontanea. Quest’esperienza che probabilmente è capitata a tutti, non è frutto del caso, ma va direttamente a trovare origine nei meccanismi del nostro inconscio emotivo. Il linguaggio dell’inconscio è molto legato alle scelte dell’amore.

La scelta del partner avviene secondo motivazioni diverse e non sempre coscienti per chi ne è protagonista. Infatti le relazioni sentimentali sono l’espressione di una combinazione complessa di esperienze evolutive e secondo le tipologie delle varie personalità. Poiché in questa scelta d’amore,  la parte non razionale ha un ruolo molto importante, può manifestarsi c’è il rischio di diventare quasi il risultato di un programma che agisce sul nostro modo di fare, e che ha nelle esperienze passate le istruzioni che poi ci guidano nel nostro modo di avvicinarci agli altri.

L’alibi che soffrire per amore è inevitabile a prescindere, non è confortante. In amore soffrire non deve essere visto come un merito. E aggrapparci alla credenza che tanto più si soffre, tanto più c’è un sentimento condiviso e vissuto da entrambe le parti non è l’atteggiamento giusto. Una forte emozione, sia eccitante che dolorosa, che riusciamo a provare in momenti magari non programmati, se non viene espressamente vissuta e gli si dà modo di seguire un suo corso, rimane incompleta, e pronta a riaffiorare per trovare spazio all’interno del nostro paradigma emotivo.

Il rischio che corrono molte persone che dicono di volere l’amore, è quello che ma in realtà ne hanno paura e non vivono a fondo le emozioni che provano, perché forse impreparati, stupiti e hanno paura di ritrovarsi feriti, immersi in momenti di delusione non voluta. Per questo evitano inconsapevolmente di vivere le emozioni che l’amore produce, fin dalla prima fase dell’innamoramento, sviluppando dei meccanismi di difesa anche verso una condizione che potrebbe essere fonte di gioia e piacere, se condotta nei termini di una riconoscibilità affettiva ben determinata.

La scelta di rinunciare per non soffrire, ha la conseguenza che può diventare un modo di essere acquisito, per cui non si tratta solo di rinunciare all’amore, ma rischia di diventare addirittura una rinuncia generalizzata verso altro, come il benessere fisico, la ricchezza, lo sviluppo di una personalità creativa e dinamica che ha sete di nuove esperienze.  

L’inconscio fa parte di noi, e non dobbiamo evitare il confronto. E’un carattere che la natura ha concesso all’uomo. 

Infatti la maggior parte di meccanismi della vita si regola con dinamiche che funzionano al di là della nostra presa d’atto. Il battito del cuore, il funzionamento degli organi, la digestione, il cervello, sono esempi di funzioni inconsce applicate alla biologia umana.

Un primo esempio di stimolo dell’inconscio sulle nostre scelte del partner è quello di individuare nella persona che ci attrae uno specchio del nostro essere. 

Nell’attrazione che proviamo verso qualcuno, che può portare ad innamoramento istantaneo come il colpo di fulmine, o graduale attraverso il riconoscersi nell’altro, c’è un fenomeno di regressione che porta la persona innamorata a riaffiorare dentro di sè in forma più o meno consapevole, situazioni emozionali dell’infanzia, e a proiettare questo vissuto sulla persona che ci ha colpito, investita così di un universo di pensieri e qualità immaginate, tanto da costruirne un modello d’amore ad uso del nostro sentimento che l’inconscio tende a farci rappresentare.

Il partner di cui ci innamoriamo viene scelto perché tendiamo a far riemergere e prevalere i nostri bisogni inappagati, direttamente riconducibili alle figure dell’ambito familiare e alle dinamiche che si sono instaurate, mancanze o forte protezione, difficoltà a staccarsi da schemi appresi nella crescita. Madre e padre, sono riferimenti imprescindibili del nostro inconscio, che racchiude in sé i riflessi degli schemi educativi della crescita. L’attrazione dell’innamoramento, può essere cosi un modo di colmare ferite emotive non risolte e rimaste a sedimentare senza che ce ne rendiamo conto.

Ecco dunque la tendenza inconsapevole a scegliere un partner simile al padre, o totalmente differente dal padre, o con caratteristiche che ricordino la madre. La spiegazione di questo sta nel nostro patrimonio emotivo, che si è strutturato a partire da queste figure parentali.

Le esperienze di amore vissute da adulti e che possono finire per deludere, sono lo specchio delle esperienze di un periodo passato, in cui da piccoli sono seguiti episodi in cui si è stati trascurati e poco compresi nei propri bisogni dai genitori. Questo può aver fatto nascere la falsa credenza per cui ci si sente immeritevoli d’amore, e di conseguenza condizionati a meritare la sofferenza come situazione inevitabile da accettare.

Nell’amore adulto quando si crea un legame solido, c’è un reale scambio con una partecipazione fisica emotiva e mentale, ben strutturata. Abitare una coppia che abbia caratteristiche di empatia, complicità e soprattutto una “dimensione adulta” è comunque veramente complesso.

In questo tipo di relazione matura, amore e sesso si compenetrano e fanno parte di un unico modo di amare, che permette di vivere un’intimità condivisa su tutti i livelli, per quanto riguarda il cuore, il corpo e la mente.

Come ci può muovere per trovare una modalità adatta al nostro modo di essere? Forse quella di imparare ad ascoltare le nostre sensazioni profonde, e far in modo che questa abitudine diventi un modo per capire quando diventiamo vittime di meccanismi che non riusciamo a gestire. 

Diventare amici del proprio inconscio, permette di arrivare ad una conoscenza di sè tale da permettere una crescita e arrivare ad essere più sicuri di noi stessi. Questo porta a migliorare la nostra immagine, e regalarci quel pizzico di fascino personale e di originalità, che può farci essere piu attraenti per gli altri. Imparando a gestire le tensioni interne, si può evitare di lasciare spazio ad un’emotività senza controllo, fonte spesso di preoccupazioni se indirizzata verso persone che non sono all’altezza di comprendere la nostra sensibilità. 

 

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Io la penso così…

Valdastico: arriviamo alla chiarezza senza pregiudizi – di Paolo Farinati

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Ritorno a scrivere sul tema del completamento dell’autostrada A31, detta della Valdastico, verso il Trentino, per il quale sono da sempre favorevole, ritenendo in primis importante per il benessere futuro della nostra comunità, in particolare la mia più diretta ovvero quella lagarina, un veloce collegamento con il Veneto, da sempre una delle locomotive più efficaci e apprezzate per l’economia e per la cultura italiana.

Lo faccio anche perché giorni fa mi sono fermato, in centro di Rovereto, presso un punto di raccolta firme contro la realizzazione della suddetta arteria. Ero curioso di capire meglio le motivazioni alla base di tale pur rispettabile posizione.

Il dialogo è iniziato pacatamente con una persona lì presente.

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Ma quando ho serenamente cercato di motivare la mia visione con aspetti anche legati al lavoro a Rovereto e in Vallagarina, affermando che siamo sotto di circa 3.000 buste paga rispetto all’inizio 2000, mi è stato risposto che la Valdastico non avrebbe evitato questo, che la A31 in Vallagarina non avrebbe evitato la chiusura di Grundig o di Sony o della Manifattura Tabacchi o di altre storiche aziende roveretane.

Ovvero con parole che io ho subito detto che condividevo. Ma come li recuperiamo quei 3.000 posti di lavoro rispetto al pre-crisi 2007/08? Il mio essere a favore del completamento della A31 è convinto proprio guardando al futuro, al voler dare una più celere via di esportazione verso il nord- est alle nostre aziende e al richiamare l’attenzione di altri imprenditori verso Rovereto, stante che diverrebbe punto strategico nord-sud ed est-ovest.

Allora, di risposta, mi si sono stati posti sul tavolo i problemi idrogeologici del Pasubio.

Orbene, avendo avuto l’onore e l’opportunità di essere stato dal 1990 al 2001 amministratore di ASM prima e poi di Trentino Servizi, ora Dolomiti Energia, mi sono permesso di affermare che le sorgenti di Spino e dell’Orco le conosco assai bene e mai mi sognerei di andare ad offenderle, stante la loro importanza vitale per l’intera Vallagarina.

Ho aggiunto solo che la risposta dovrà essere scientifica, geologica e non ideologica e di parte.

Il Pasubio è immenso e il tracciato potrebbe passare a sud, e non poco, dalle nostre preziose sorgenti. Qui aggiungo che esiste pure una soluzione approfondita a fine Anni ’90 dallo Studio Gentilini, che ipotizza di far passare l’arteria sotto il Finonchio, per arrivare in galleria presso il casello di Rovereto Nord.

Anche qui il tono e il contenuto delle risposte avute dai miei interlocutori sono state al limite dell’offesa personale e pregni di pregiudizi derivanti da significativa ignoranza sul tema e da quel velo ideologico che spesso e volentieri ha bloccato e blocca ogni intrapresa umana nella nostra Italia.

A questo punto, chiedo alla politica trentina, lagarina e roveretana di fare chiarezza e di prendersi le giuste e non delegabili responsabilità.

di Paolo Farinati

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Io la penso così…

Lacuna, negligenza o menefreghismo in ambito specialistico? – di Adriano Bertolasi

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Egregio Direttore,

le falle del sistema sanitario nazionale sono ormai alla portata della quotidiana visibilità, ma nemmeno nel settore privatistico della medicina la maggior parte dei liberi professionisti (medici specialisti), si attengono ad un decreto legge che la maggior parte dei pazienti non conosce e credo soprattutto nemmeno una buona parte degli stessi professionisti.

Faccio riferimento dal decreto legislativo del 19/6/1999 n.229 art. 15 decies.

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Tale decreto legislativo sancisce l’obbligo per tutti i medici specialistici di informare i pazienti sui medicinali e prestazioni erogabili con cure in carico al S.n.n, sia all’atto della dimissione ospedaliera che della visita specialistica ambulatoriale.

Oltre alle indicazioni cliniche, sono comunque fondamentali, quando si parla di appropriatezza, tutte quelle condizioni d’uso, quali ad esempio la posologia, le modalità di somministrazione, le controindicazioni o avvertenze, per le quali i benefici superano i rischi assumendo un impiego efficace e sicuro del farmaco.

Potenziali rischi possono derivare anche dalla contemporanea prescrizione di farmaci che interagiscono tra di loro.

E’ stato stimato, infatti che il 6-30% di tutte le reazioni avverse da farmaci (ADR) è causata da interazioni farmacologiche  ed in uno studio statunitense è stata rilevata un’incidenza di ricoveri probabilmente causata da interazioni fra farmaci del 2.8% con conseguenti notevoli costi per il servizio sanitario.

A questo punto riterrei che una maggiore deontologia professionale in questo ambito anche per certi luminari, che si fanno profumatamente pagare “visite specialistiche” di pochi minuti,  non guasterebbe affatto, ma renderebbe più empatico il rapporto tra medico e paziente, salvaguardando in effetti anche la salute di quest’ultimo.

Non di meno dovrebbe alla base del rapporto medico-paziente, esistere una maggiormente adeguata formazione farmacologica da parte degli specialisti prima di prescrivere dei farmaci, senza conoscere o peggio ancora ignorare come molte volte accade, da parte di una buona parte del settore, le potenziali interazioni negative e relative controindicazioni

Adriano Bertolasi – Trento

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