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Io la penso così…

Quale futuro per Trento? – di Mauro Corazza

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Gentile direttore,

In merito all’incontro tra Giunte Provinciali e Comunali avvenuto nella giornata di venerdì, ritengo molto positiva la situazione di dialogo che si è venuta a creare, perché il confronto di idee è sempre portatore di migliorie rispetto all’idea dei singoli.

Purtroppo anni di stallo hanno portato sul tavolo tanti, o forse meglio dire troppi, temi urbanistici che hanno lasciato la città in grave ritardo e ora chiedono risposte.

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Riteniamo che i pochi cambiamenti siano avvenuti per compartimenti stagni e con assoluta mancanza di progettualità, che dovrebbe essere indiscutibilmente alla base di ogni buon governo. Trento deve aver chiaro cosa vuole essere e diventare nel medio e lungo periodo e da qui partire per le scelte sul breve.

Avremo una mobilità ferroviaria stravolta dai cambiamenti in corso, magari riconducibili anche ad un tratto interrato proprio nel cuore della città.

Proprio su questo tema, non è dato sapere cosa ne pensi la popolazione: viene presentato come un cambiamento epocale quasi paragonabile allo spostamento del fiume Adige eppure, sebbene sia stato presentato agli addetti ai lavori come un progetto realizzabile da ormai diversi mesi, nulla è stato condiviso.

Interventi di questo tipo dovrebbero trovare i cittadini coinvolti, partecipi, entusiasti e invece nulla di tutto ciò e come sempre accade in situazioni come queste, vediamo pure che sembrano non sussistere problemi di reperibilità di quel miliardo e mezzo di euro che sarebbe necessario per l’intervento.

Anche il ragionamento sull’area ex Italcementi ci lascia perplessi e ci conferma quanto tutto venga ragionato per compartimenti. Quell’area può stravolgere la città se viene considerata nel suo assieme: dal parcheggio Monte Baldo, al quartiere delle Albere con il Muse, allo stadio Briamasco, al piazzale San Severino, l’area ex Sit e naturalmente l’area ex Italcementi.

Un progetto comune per tutte queste aree che diano un senso di progettualità e che possano far fare un salto di qualità a Trento. Inseriti nel giusto contesto, potrebbero ricevere nuovo slancio anche gli appartamenti del quartiere di Renzo Piano. Siamo a poche centinaia di metri da Piazza Duomo, quindi si dovrebbe pensare anche a una lettura turistica dell’insieme.

Lo potremmo per esempio immaginare come un quartiere dedicato alla ricerca e all’innovazione e allo stesso tempo aperto alle visite esterne per accrescere l’interesse e la qualità di chi viene a visitare la nostra città dando ulteriore lustro al Muse.

Vi si potrebbe spostare qualche attività svolta finora nel distretto di Povo, cercando di alleviare, per quanto possibile, il sistema viario costantemente in difficoltà.

Servono progetti che diano entusiasmo alla cittadinanza e soprattutto ai giovani che altrimenti vediamo dalle statistiche andare a migrare verso altre città italiane e mete europee. Il coordinamento di Trento di Agire per il Trentino, da tempo si sta dedicando con passione a questi temi.

Siamo sempre aperti al contributo di tutti coloro si vorranno sentire partecipi di un nuovo modo di lavorare e speriamo in breve tempo di poter proporre alla popolazione il nostro contributo di idee per Trento.

Mauro Corazza – Agire per il Trentino

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Io la penso così…

Orrori Bibbiano: «Fare piazza pulita del sistema amministrativo e giudiziario di tutela minorile» – di Gabriella Maffioletti

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Spett.Le Direttore,

Leggo con profondo senso di compiacimento la notizia che le attiviste politiche della Lega prendono posizione a seguito dei gravissimi fatti di Bibbiano.

Lo vogliono fare aprendo una commissione di inchiesta anche in Trentino di rimando alle accuse di strumentalizzazione provenienti dall’altra componente politica femminile del PATT che nulla dice e oppone pubblicamente in merito a ciò.

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Condivido la “stizza” politica che sale vedendo la faziosità e la miopia con cui spesso prendono posizione le componenti politiche avversarie.

Rimango al contempo perplessa dinanzi alla constatazione che spesso sia demandato il lavoro politico alle inchieste della magistratura quando evidentemente trattandosi in gran parte il lavoro svolto dai servizi sociali che sono pubblici la politica ha la sua grande parte e carichi responsoriali.

Si perché stiamo parlando di un sistema di tutela minorile che affida spesso le prime cure ad un servizio sociale territoriale di ambito, le cui relazioni finiscono poi ad essere “pagelle” per gli utenti che incappano in tali procedure per il magistrato di riferimento. Esattamente quello che attraverso un grande lavoro di studio, ricerca e proposta insieme a pochi altri volonterosi attivisti del sociale, ho condotto come consigliere comunale di Trento ancora nel 2011/ 2012 .

Per tutto il periodo della legislatura fino a fine mandato ho deposito e trattato in aula tutta una serie di documenti e di atti ispettivi che andavano a chiedere una riforma dei servizi sociali e una osservazione critica sul sistema in primis sul conflitto di interessi che spesso esiste tra giudici onorari e responsabili apicali dei centri di accoglienza minori (case famiglia, centri affidi, etc.) .

Atti consigliari che non hanno mai trovato adesione e condivisione da parte né della maggioranza (ma questo era plausibile dato che era lo stesso partito di Bibbiano PD al governo) ma nemmeno delle minoranze.

Ero vista come una pericolosa minaccia per gli organismi istituzionali e alle loro propaggini! Nel corso di una seduta che trattava uno di questi argomenti sono stata etichettata in consiglio comunale come “paranoica” ma non si è sollevato il muro dell’indignazione degli astanti al tempo! Tutti i documenti presentati richiamavano alla applicazione della Carta di Noto , per la tutela dei diritti dei minori ed al diritto di famiglia e alle migliori prassi dei trattati internazionali per il rispetto della Convenzione di New York.

Le persone che mi arrivavano con i loro vissuti e le loro cartellette piene di documenti parevano uscite da un altro mondo, un mondo in cui tutto gira all’incontrario, dove questi enunciati legislativi rimanevano solo nelle buone intenzioni di chi le aveva scritte! Ho ascoltato per anni ed ascolto ancora, storie strazianti di genitori fantasma e di figli orfani di genitori vivi!

Lo ho fatto nella consapevolezza crescente di essere entrata in un sistema di rete di connessione fitta tra servizi sociali, professionisti di settore, avvocati di parte , tutti attori che avevano ruoli e potere i primi incontrastati ed inappellabili e gli ultimi spesso impossibilitati contro un potere unilaterale.

Un ingranaggio bestiale in cui spesso chi entra in maniera ignara ne esce distrutto e svuotato sia economicamente che fisicamente! Un senso civico, morale ed etico mi imponevano di andare avanti!

E la politica? Chi oggi si indigna era a conoscenza di prassi e di situazioni anche in Trentino, secondo solo dopo la Liguria per minori sottratti (al tempo in cui io agivo) equivoche e non rispettose delle procedure in materia di diritto di famiglia. Scrivo questo perché la “crociata” che ho condotto in solitaria come consigliere comunale mi è molto costata sia in termini di energie, che in termini economici e sarebbe stato davvero balsamico sentire un appoggio politico nei momenti in cui in aula mi tremavano i polsi e la voce tanto era delicato il tema che dovevo esporre per il bene della comunità!

Persino nel momento della mia lunga vicenda giudiziaria conclusasi dopo per lunghi anni con l’assoluzione completa non ho trovato solidarietà politica se non da parte dell’ex consigliere provinciale Claudio Taverna e di un giornale on line locale che sempre ha dato spazio a queste tristissime vicende.

Ora vedere che i fatti di Bibbiano hanno mosso la componente femminile della Lega mi conforta e mi rincuora. Giustifico questa tardività consapevole che i tempi di reazione di ognuno di noi sono diversi , come diverse sono le prospettive che spingono ognuno di noi ad esporsi! Per questo dico che qualora si voglia fare sul serio “piazza pulita” nel sistema su cui gravita a livello amministrativo e giudiziario la tutela minorile mi metto a completa disposizione.

Gabriella Maffioletti – Delegata nazionale di Adiantum

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Io la penso così…

La libertà senza verità porta sempre al Totalitarismo – di Claudio Forti

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Spett.Le Direttore

La libertà senza verità – diceva profeticamente San Giovanni Paolo II -, porta più o meno velocemente verso un nuovo totalitarismo“.

E lo diceva per aver veduto e vissuto i tremendi effetti causati dalle menzogne, errori e orrori dei totalitarismi atei e materialisti che hanno causato immani lutti e rovine nel secolo scorso.

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Uno di essi, il comunismo e le sue seducenti trasformazioni, è tuttora vivente e operante nei suoi devastanti effetti, mentre l’altra bestia satanica, il nazismo del Terzo Reich, che si scatenò principalmente con il popolo ebreo, non è durato 100 anni, come sperava, ma solo 12 anni.

Se conoscessimo davvero la nostra storia – compresa la Storia Sacra o Storia della Salvezza, racchiusa nei racconti biblici -, potremmo comprendere come in quella sapiente affermazione del Papa polacco era racchiuso l’antidoto per non cadere in totalitarismi ben peggiori e insidiosi, perché più subdoli e raffinati.

Purtroppo – come ha cercato di spiegare la storica Angela Pellicciari nel suo saggio “La gnosi al potere”, la storia pare essere una congiura contro la verità.

Questa congiura – fatta di falsificazioni e deformazioni penalizzanti, specialmente contro la Chiesa cattolica, diffusa con ogni mezzo dall’élite protestante dopo lo scisma luterano del 1517, dalla massoneria, nata nel 1717 e dalla Rivoluzione Francese dopo il 1789 -, è quella che ha causato l’odio di sé e della propria storia dell’Occidente, specialmente dell’Occidente europeo. La pericolosità di quest’odio di sé era già stata denunciata nei suoi errori dai grandi pontefici dell’Ottocento e del Novecento, ma anche da grandi intellettuali e scrittori come Dostoevskij, Robert Benson, George Orvell, Aldous Huxley, Chesterton e più recentemente da Papa Ratzinger. Ma anche questi profeti, come quelli dell’Antico testamento, non hanno ottenuto grandi accoglienze. Proprio Chesterton, con la sua frase: “Tempi verranno in cui dovremo sguainare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate o che due più due fa quattro”, descriveva anticipatamente la “dittatura del relativismo” e la società liquida in cui siamo immersi.

Ma la finta libertà di opinione che sembra regalarci il relativismo, sta per essere soffocata – come ben “vedeva” Giovanni Paolo II, dalla dittatura del pensiero unico e dal politicamente corretto.

Anche questa perniciosa dittatura vorrebbe formare il suo “uomo nuovo”. Si tratta però ancora una volta di una novità spaventosa: uomini e donne decostruiti, desessualizzati, autodeterminati nell’uccidere sé stessi e i propri figli in una cultura di morte che, mentre sta facendo morire per denatalità il Vecchio continente, allo stesso tempo favorisce una immigrazione incontrollata che finirà col cancellare quel che resta della antica civiltà giudaico-cristiana. Davvero un bel risultato!

Il fatto triste, in questa contingenza drammatica, è che anche i vertici della Chiesa sembrano seguire questa politica “progressista”, così che l’eresia modernista – denunciata nel 1907 da San Pio X nell’enciclica Pascendi dominici gregis, ha ora invaso vasti settori della Chiesa.

Per questo, invece che denunciare le nuove e vecchie eresie, avvisandoci dei drammatici pericoli, si preferisce un fantomatico dialogo, o si dice che anche la verità, la pastorale e la liturgia si evolvono con il mutare dei tempi. Se poi aggiungiamo, a mo’ di esempio, ciò che ha detto impunemente l’attuale superiore dei Gesuiti: «Al tempo di Gesù non c’era il registratore, per cui non sappiamo esattamente ciò che ha detto», quale barriera di Verità possiamo opporre alla nuova barbarie che avanza?

Certo, i credenti sanno che “le porte degli inferi non prevarranno”!

Ma quanti lutti e rovine ci sarebbero risparmiati se accogliessimo le parole di Papa Woityla, con cui ho iniziato questo scritto, o quelle pronunciate all’inizio del suo pontificato: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”.

Claudio Forti – Trento

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Io la penso così…

Tangenziale di Rovereto: «Troppi ritardi in Vallagarina, e intanto di denari vanno a risolvere i problemi della altre valli» – di Paolo Farinati

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L’argomento della tangenziale di Rovereto, ma che ha chiaramente valenza sovracomunale, è tornato di forte attualità.

Devo dire che la cosa mi fa piacere. Potrebbe essere che finalmente il sogno di liberare la città da parecchio traffico parassita è vicino all’essere realtà. Lo spero fortemente.

Ho avuto modo, con mio grande onore, di vivere da Assessore comunale la legislatura dal 2005 al 2010, Sindaco di Rovereto il prof. Guglielmo Valduga.

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Dopo varie valutazioni e discussioni con la PAT, la tangenziale di Rovereto e, quindi, di buona parte della Vallagarina, fu inserita nel PUP Piano Urbanistico Provinciale del Trentino nel 2008, sulla base di un preciso accordo tra la nostra Giunta comunale, il Presidente Lorenzo Dellai e l’Assessore Silvano Grisenti della PAT.

Il tracciato fu individuato con partenza dalla località Murazzi, a nord di Besenello, per proseguire a destra della ferrovia fino alla rotonda dello Stadio Quercia, per poi spostarsi verso ovest, oltrepassare l’Adige e proseguire lungo la A22 fino alla rotonda della Favorita a sud di Rovereto.

Invito i roveretani e i lagarini a recarsi a Noarna o a Patone e a disegnare col dito indice una possibile tangenziale di Rovereto. Il tragitto 9 volte su 10 corrisponderebbe a quello che ho appena in sintesi descritto.

Un’opera molto attesa, che risolverebbe per decenni i problemi della viabilità esterna a Rovereto e di gran parte della Vallagarina. Ricordo, inoltre, che quel tragitto è tuttora presente nel PUP del Trentino.

In questi giorni leggo che è tornata in auge quella che noi chiamammo la “secante”, ovvero una strada parallela all’odierna statale dell’Abetone. Un’arteria che spaccherebbe ancora di più in due la città. Inoltre si presenta di difficile realizzazione, stante i molti immobili presenti lungo quel tragitto.

Mi dispiace, ma dal 2008 vi sono state solo chiacchiere e veti incrociati tra i Comuni lagarini, i cui Sindaci, ritengo, ben poco o nulla hanno discusso nel frattempo dell’importante arteria. Nemmeno la Comunità di Valle se ne è preoccupata per oltre 11 anni. Vedremo ora cosa succederà. Ho la sensazione che prima delle vicine elezioni comunali della primavera 2020 non se ne farà alcunché. Peccato.

Non la si vuole fare? Ebbene, si abbiano almeno la coerenza e la responsabilità politico – amministrativa di toglierla dal PUP!

Ma in Vallagarina i ritardi su molti argomenti importanti e strategici sono da lungo tempo fisiologici.

Intanto i denari della PAT vanno da anni a risolvere i problemi viabilistici di altre valli trentine.

 

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