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Trento

“L’impegno dei Nu.Vol.A. un esempio per i giovani”

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Le loro ultime “missioni” sono state l’Adunata nazionale degli Alpini a Trento e l’assistenza alla popolazione evacuata nella zona di Mattarello a seguito del maltempo nelle giornate di fine ottobre.

Sono i volontari con la penna sul cappello, i Nu.Vol.A., un piccolo esercito di circa 650 alpini costituito nel gennaio 1986, la costola logistica Ana della Protezione civile.

Ieri, nella sede di via Galilei a Lavis si sono ritrovati per la loro assemblea annuale, al termine della quale hanno eletto il nuovo presidente, Giorgio Seppi (485 voti) che prende le redini lasciate da Giorgio Debiasi.

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A ribadire il sostegno e la considerazione per i Nu.Vol.A. c’era stamane, accanto al coordinatore nazionale della Protezione civile Ana Gianni Gontero, anche il presidente della Provincia autonoma di Trento.

Ringraziando il presidente uscente per il lavoro svolto, il governatore del Trentino ha sottolineato “il senso di unità e la volontà di fare squadra” dei volontari Nu.Vol.A., e Richiamando le impegnative giornate di fine ottobre 2018, ha lodato il loro lavoro: “Non è scontato che ci debbano sempre essere i volontari, come istituzioni dobbiamo impegnarci a far passare il messaggio di educazione civica che esprimono trasmettendolo ai giovani. E le istituzioni devono lavorare per fare in modo che i giovani continuino ad essere presenti nel mondo del volontariato, anche stimolando la loro voglia di mettersi a disposizione della comunità”.

I Nu.Vol.A. si occupano specificamente della realizzazione e gestione dei ricoveri, quali i campi di accoglienza allestiti in occasione di calamità, della preparazione e distribuzione di pasti sia a supporto delle attività di protezione civile sia nei campi di accoglienza ed a supporto di popolazioni evacuate. L’organizzazione è articolata in 11 nuclei territoriali ciascuno retto da un capo nuvola eletto dall’assemblea degli iscritti del nucleo.

Tra gli eventi più importanti a cui hanno collaborato ricordiamo il terremoto dell’Aquila, il sisma in Emilia, l’alluvione in Liguria e il terremoto in centro Italia.

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Trento

Mobilità via IV Novembre a Gardolo: una storia senza fine

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La curiosa vicenda di Via IV Novembre a Gardolo sta diventando una storia senza fine.

E’ dal 2010 che i consiglieri circoscrizionali della Lega che si sono succeduti, chiedono che la linea urbana non sia solo in direzione sud-nord, ma anche viceversa.

La situazione di Via IV Novembre è paradossale: chi vuole andare in direzione dei centri commerciali deve scendere alla fermata Atesina di Via Brennero, attraversarla mediante il sovra passo, quindi una volta arrivato sulla parallela scegliere la direzione da intraprendere.

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Ovviamente salita e discesa del sovra passo non sono agevolate e così per anziani e bambini, ma anche per mamme con le carrozzine l’attraversamento è alquanto impegnativo.

Lunedì sera il gruppo della Lega ha provato nuovamente a far approvare un documento che chiedeva un pubblico incontro con Trentino Trasporti e che il documento fosse portato all’attenzione del Consiglio Comunale.

Ma ancora una volta, come sta succedendo da nove anni, la richiesta è rimbalzata contro il muro di gomma eretto dalla maggioranza di centro sinistra.

La richiesta andrà in commissione dove sarà invitato Trentino Trasporti che arriverà con i dati economici delle varie corse che interessano l’abitato di Gardolo.

Poi solo se sarà giudicato opportuno, la proposta potrà arrivare in un’assemblea pubblica e da qui diventare un documento ufficiale.

Quello che non si capisce è il motivo di questa costante opposizione ad una richiesta che vorrebbe mettere fine ad una situazione che certo non ha molti uguali.

Via IV Novembre è la via che porta a scuole, alla piscina, una concessionaria di macchine, al parco di Melta solo per citare alcuni dei punti di maggior frequentazione.

Bene l’autobus serve solo una direzione e chi vuole andare a sud, cioè verso la città è costretto a percorrere soluzioni alternative per niente agevoli.

A nulla sono servite anche 200 firme raccolte tra i residenti: per Trentino Trasporti è unicamente una questione economica e con le condizioni attuali, non è possibile gestire una corsa teoricamente in passivo.

Alla faccia della mobilità sostenibile e delle esigenze della popolazione.

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Trento

Assestamento di bilancio, Moranduzzo chiede il sottopasso al passaggio livello di Spini di Gardolo

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Devid Moranduzzo consigliere provinciale della Lega, ha presentato una proposta di ordine del giorno da inserire tra i provvedimento previsti nell’ambito dell’assestamento di bilancio in corso di discussione.

La richiesta è quella di un intervento definitivo per ridisegnare la viabilità in Via Palazzine, accessi alla rotonda Bermax che nelle intenzione doveva essere la soluzione di molti problemi, nella realtà invece ne ha creati una quantità imprevista.

La proposta è quella di un sottopasso stradale in corrispondenza dei binari della Trento-Malè che permetta l’accesso diretto alla zona industriale di Spini di Gardolo.

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Il commento di Devid Moranduzzo: “ Sono convinto che sia di primaria importanza dare risposta a un problema che si sta trascinando oramai da decenni e che le precedenti amministrazioni di centro sinistra hanno continuato a posticipare, di volta in volta con motivazioni differenti, vuoi per presunte mancanze di fondi, vuoi per dare la precedenza ad improbabili progetti faraonici come quello dell’interramento dell’intera linea ferroviaria, puntualmente mai tradottosi in realtà.

Tutto questo ha causato solo l’accumulo di un enorme ritardo, decidendo di non decidere e ottenendo solo di rinviare il problema negli anni. Sono migliaia le persone interessate ogni giorno dalla problematica degli ingorghi causati dal passaggio a livello di Spini, con code che nelle ore di punta arrivano fino alla rotatoria del Bermax, paralizzando il traffico che gravita su di essa.

Nel 2005 era stata progettata, contestualmente alla sopra citata rotatoria, la realizzazione di una bretella che collegasse la futura rotatoria del Bermax a Spini con contestuale sottopassaggio, progetto che poi era stato stralciato ed accantonato, lasciando tale infrastruttura fondamentalmente incompiuta. Tale problematica va a interessare un considerevole numero di persone in ragione del fatto che la zona è sede, oltre che del nucleo abitativo di Spini, anche di numerose attività artigianali, commerciali ed industriali ed è, inoltre, l’accesso al casello autostradale di Trento Nord e alla tangenziale Trento-Rocchetta. I mezzi interessati sono sia quelli provenienti da nord, come dall’abitato di Lavis, sia quelli che scendono dalla collina (Meano, Vigo Meano, Gazzadina), sia quelli provenienti da sud, come dall’abitato di Gardolo e dalla città di Trento”.

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Trento

Cooperazione internazionale, Cia e Ambrosi: «È ora di dire basta e chiudere con il parassitismo»

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Giornata dedicata alla discussione sui tagli alla cooperazione internazionale quella di ieri in consiglio provinciale.

Ad iniziare dal mattino quando le organizzazioni trentine che si occupano di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale sono scese sotto il palazzo di piazza Dante per protestare apertamente contro la cancellazione del vincolo minimo di finanziamento annuo (pari allo 0,25 per cento del bilancio) da parte della Giunta provinciale.

La  manifestazione era promossa dal coordinamento «FaRete», che riunisce 53 delle oltre duecento organizzazioni impegnate nel settore della cooperazione allo sviluppo.

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Poi la discussione è proseguita in aula nel pomeriggio con un’apparente calma fino all’intervento della consigliera di minoranza Sara Ferrari, «Dichiarare oggi che una parte delle risorse finora destinate alla cooperazione internazionale potranno andranno a sostegno di politiche sociali e di famiglie trentine in difficoltà, equivale a mettere in alternativa bisogni che andrebbero invece entrambi soddisfatti»ha esordito Ferrari.

La Giunta ha dichiarato di non essere interessata a questa strategia di educazione alla cittadinanza “perché i risultati sono immateriali”.

«Certo, ha replicato Ferrari, nel settore educativo i risultati sono sempre immateriali. Inoltre i 200.000 euro su bandi che finanziano l’educazione alla cittadinanza globale servivano ad intervenire sui e con i cittadini trentini. Bene – ha stigmatizzato – da oggi in poi queste attività non si faranno più”. “Fate pure le scelte che avete il diritto di fare, ma dopo aver visto e dopo aver capito», ha concluso.

A Sara Ferrari hanno replicato Claudio Cia e Alessia Ambrosi con due interventi di grande effetto.

La verità per Claudio Cia è che questa Giunta non ha cancellato la solidarietà internazionale dalla propria agenda. Però ci vuole vedere chiaro, perché di abusi ne sono stati fatti e molti, in nome della solidarietà.

Perché la Giunta ha la responsabilità di amministrare il denaro pubblico. Lo 0,25% del bilancio, pari secondo qualcuno a poco meno di un caffè al giorno (5 centesimi).

«Invito tutti i trentini a comperare campi e coltivare caffè. Un caffè che in 5 anni, dal 2013 al 2018 è costato alla comunità trentina oltre 40 milioni di euro».

Un esempio per Cia riguarda un progetto di 4.490.000 euro per l’Uganda, assegnati attraverso una determina di un dirigente. Nello stesso periodo, dal 2013 al 2018 la regione ha pagato il caffè per oltre 16 milioni di euro. Ma in questo caso c’era la responsabilità politica di una delibera di Giunta.

«In 5 anni il nostro caffè è costato 56 milioni di euro», ha lamentato Cia.

Certo vi sono stati progetti che hanno prodotto ricadute positive nei territori in cui le risorse provinciali venivano investite.

Ma Cia ha espresso dubbi circa la buona fede di chi ha finanziato questi progetti, come nel caso della marsupioterapia in Vietnam, costato in un anno 100.000 euro.

Vi sono stati anche associazioni che promuovevano feste e danze non all’estero ma a Riva del Garda (15.000 euro tolti dalle casse di chi magari non riesce a pagarsi una bolletta o l’affitto).

Sono stati anche finanziate 60 storie di fumetti con 13.000 euro.

Piccole cifre che sommate fanno maturare le grandi cifre fino ai 56 milioni di caffè.

Quando quindi l’assessore Spinelli dice che c’è stato anche un impiego un po” allegro” di queste risorse, non gli si può dare tolto.

La sinistra parla tanto di solidarietà internazionale sostenendo che le politiche della Giunta contrastano con lo slogan della Lega “aiutiamoli a casa loro”. Ma è accaduto che la Provincia per la cooperazione internazionale abbia finanziato con 15.000 euro un festival e con appena 8.000 gli aiuti ad una popolazione colpita da un’alluvione.

«E’ quindi ora di dire basta – ha tuonato Cia – di potare i rami secchi e di liberarci di quanti vivono all’ombra di un valore distintivo della nostra terra»

“Curioso è poi anche il fatto che la maggioranza delle delibere con le quali sono stati ammessi i finanziamenti dei progetti siano in realtà delibere di Dirigenti e non dell’Esecutivo, fatto che sicuramente solleva qualche perplessità circa l’autonomia dei dirigenti pubblici e l’assunzione della responsabilità politica da parte della Giunta per progetti che, de facto, approva o respinge

Alessia Ambrosi (Lega) ha dichiarato di credere nella cooperazione internazionale, ma proprio per questo in un periodo di spending rewiew nei settori della sanità, dell’assistenza e di altri servizi essenziali, non si vede perché la cooperazione internazionale sia intoccabile, godendo di una quota fissa nel bilancio provinciale.

Il centrosinistra che difende questa quota fissa del bilancio provinciale per la cooperazione internazionale non si capisce perché non abbia difeso una quota fissa per finanziare i servizi essenziali.

Di particolare effetto la frase riportata dalla consigliera della Lega pronunciata anni addietro dal professor Gianfranco Miglio sulla cooperazione internazionale che a livello globale si è rivelata talvolta fonte di parassitismo.

Il professor Gianfranco Miglio ha definito la cooperazione internazionale un fenomeno più dannoso della fame stessa che vorrebbe combattere. La cooperazione internazionale corrode i ricavi dei cittadini che producono, e sottrae risorse preziose che servono per la comunità dove vengono prodotte.

«Il grado di civiltà politica di un Paese dipende dal modo con cui si riesce a limitare la quantità e la presenza dei parassiti. I parassiti sono nella società così come sono sugli animali. Chi di voi ha un cane o un gatto sa che a un certo punto, se i parassiti crescono al di là di un certo limite l’animale muore. E muore una società.
Ci sono esempi storici di società che sono scomparse per eccesso di parassitismo». – Scrisse Miglio

Questi tratti mal si sposano con la cooperazione internazionale che i trentini intendono. L’aiuto internazionale attualmente offerto rischia di apparire un business. Di certo occorre per Ambrosi cambiare registro. La lotta al sottosviluppo e alla povertà è importante per frenare le ondate migratorie.

La revisione della spesa promossa dalla Giunta è quindi solo uno stimolo a crescere e a responsabilizzarsi. Se un’associazione è credibile non avrà difficoltà a reperire i fondi di cui ha bisogno, La Provincia deve limitarsi a valutare le associazioni e i loro progetti per quel che sono e non per quel che pretendono. “Lungi da noi una carità che uccide, finto perbenista. La vera sfida è offrire un’attività di supporto ai Paesi più poveri e non di sostituzione alle responsabilità e alle iniziative locali”.

Ambrosi ha concluso criticando il fatto che senza lo 0,25% non si possano più effettuare operazioni di sensibilizzazione alla solidarietà internazionale nelle scuole. L’impressione che si dà allora è che la cooperazione sia sostenuta dal centrosinistra a fini di lucro.

Oggi la risposta del Governatore che comunque tirerà diritto e confermerà i tagli. «Si è spesso troppo in questi anni»– ha dichiarato Fugatti a margine del consiglio provinciale ieri.

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