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Trento

Via al tandem della riqualificazione Comune-Provincia: al centro mobilità e progetti urbani

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Incontro congiunto oggi tra Comune di Trento e Provincia a villa De Mersi per un accordo che vedrà impegnate le due giunte nei prossimi mesi sui temi mobilità e politiche patrimoniali.

Grande clima di collaborazione tra il presidente Fugatti e il primo cittadino Andreatta su quello che è il piano di realizzazione dei grandi progetti urbani a cominciare dalla riqualificazione dell’area ex Atesina ma non solo.

In pianificazione anche la questione della bonifica dell’ex Sloi (strategia d’azione per la quale è atteso l’incontro del 3 aprile con il Ministero dell’Ambiente), Destra Adige e affidamento del servizio idrico e dei rifiuti.

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Tre i gruppi di lavoro presto all’opera per consentire, soprattutto all’amministrazione comunale, di chiudere alcune partite importanti per la città di Trento.

L’impegno, siglato da entrambe le parti, è proprio quello di consentire al Comune il rispetto delle tempistiche di realizzazione secondo l’iter previsto prima della fine della legislatura.

La convergenza tra i due enti si concentrerà ora anche sulla necessità di mettere in cantiere il sottopasso verso Spini di Gardolo alla rotatoria con la Bermax oltre che su progetti di maggiore rilevanza come il collegamento rapido con l’area del Bondone (per la quale l’amministrazione provinciale richiederà anche la partecipazione dei privati per una politica agile della mobilità sulla strada provinciale) e l’interramento della ferrovia.

E il rispetto della tabella di marcia da parte comunale sarà sostenuta dalla Provincia anche per ciò che riguarda la variante al Prg, su cui incombe la scadenza della primavera 2020. Un’unità di intenti quindi che si esplicita anche sulla possibile gestione congiunta dei servizi pubblici: su idrico e rifiuti infatti ci si affiderà a una società in house.

E a chi fa notare con stupore il carattere particolare dell’evento il sindaco Andreatta fa notare “Bisogna andare indietro vent’anni per ritrovare un incontro tra due Giunte di colore politico diverso. Ma l’aspetto istituzionale viene prima dell’appartenenza politica. I cittadini si aspettano che le istituzioni si parlino”.

Un clima più che positivo dunque che si tasta con mano alla chiusura delle due ore di meeting al quale hanno partecipato, oltre al presidente Fugatti e ad Andreatta, anche tutti gli assessori di entrambi gli esecutivi. Tra la decina di aree tematiche sul tavolo già menzionate si sono aggiunte le partite patrimoniali alla mobilità, le società partecipate e la scuola.

Qui sono numerose le questioni da definire: tra le altre, quelle relative anche all’ex scalo Filzi, ai terreni in località San Vincenzo, ai campi sportivi in via Jedin (area Trentinello), all’ex Arcese e ad altre aree comunali in Destra Adige.  

La revisione del Prg comprende l’idea di lancio di un capoluogo ecologico, accogliente e accessibile: in coerenza con la legge urbanistica provinciale del 2015, il nuovo Prg non prevede alcuna nuova zona edificabile, anzi stralcia alcune previsioni non più attuali e sostiene gli interventi sul patrimonio edilizio esistente favorendone il recupero e la riqualificazione.

Non tutti gli obiettivi potranno avere ricadute dirette sulla variante anche in considerazione dei tempi strettissimi dovuti alla prossima scadenza elettorale (la prima adozione è prevista per giugno/luglio 2019 in modo da poter adottare in via definitiva prima delle elezioni di maggio 2020).

Il nuovo Prg tenderà quindi a una significativa semplificazione e a una forte omogeneizzazione delle zone (oltre a un ridisegno su base catastale).

Scendendo nel dettaglio, per l’area della Destra Adige (ex Italcementi, Motorizzazione, Bonomelli…) sono ancora aperti alcuni interrogativi che impediscono una compiuta definizione della proposta progettuale: al centro la localizzazione del centro espositivo polifunzionale e del Cibio, il numero delle passerelle di attraversamento del fiume Adige che sarà possibile realizzare.

Si è parlato inoltre del futuro del cosiddetto Polo culturale (ex Facoltà di Lettere e dintorni): in questo senso la riconfigurazione degli spazi di ex Lettere fa parte di un’operazione complessa, riguardante tutto il quartiere, compreso il parco e gli spazi dell’ex mensa universitaria, e va a completare e potenziare le funzioni culturali/creative e di spettacolo già presenti nell’area (Centro S. Chiara, Auditorium e Teatro Cuminetti, Scuola musicale, Conservatorio, Filmfestival della Montagna, ecc.).

Non meno importante, come già menzionato, l’Ex Atesina, ovvero la riqualificazione del quartiere Solteri: l’obiettivo complessivo del progetto in questo caso è la riqualificazione dell’area con finalità pubblica.

L’Amministrazione comunale ha già stanziato a bilancio la somma di 3 milioni di euro.

E’ previsto lo sviluppo di un’area verde per una superficie complessiva di circa 11 mila mq, collegamenti (di mobilità dolce) con il quartiere, sistemazione dei volumi principali a est per la creazione di una piazza coperta di circa 3 mila mq, sistemazione dei volumi lungo il lato est per la creazione di locali di servizio a supporto della piazza, sistemazione del collegamento dall’accesso su via Marconi all’area verde.

Per la parte ad ovest dell’area si ipotizza una riconversione a funzioni di carattere sportivo: volumi interni con palestre, spogliatoi e spazi per le associazioni sportive. E’ stata richiesta alla Provincia la cessione della proprietà dell’area (ora di Trentino Trasporti) o la definizione di un accordo che consenta la realizzazione dei lavori e l’utilizzo per finalità pubbliche.

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Trento

Africano senza biglietto aggredisce i controllori e la polizia locale. Arrestato

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Nella foto l'arresto del giovane africano

Nuovo episodio di violenza ai danni degli uomini della Trentino Trasporti e della Polizia Locale oggi pomeriggio in via Bolzano a Trento

Un ragazzo nord africano dall’apparente età di 25 anni, verso le 14.00 di oggi, dopo essere salito sull’autobus 17 è stato individuato da tre controllori che gli hanno chiesto di favorire il biglietto.

il 25 enne ha cominciato subito ad agitarsi ed innervosirsi. Le cose sono cominciate a precipitare quando gli uomini della Trentino Trasporti hanno invitato il giovane a scendere dall’autobus.

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In quel momento i tre sono stati aggrediti. 

A sostegno dei tre sono subito intervenuti due operatori della polizia locale che sono stati a sua volta aggrediti anche loro.

Lo straniero, con molta fatica, è stato immobilizzato e arrestato grazie all’uso dello spray al peperoncino e portato in caserma nella camera di sicurezza in attesa di essere identificato e probabilmente processato per direttissima. 

Per quanto riguarda la salute fisica dei protagonisti, a tutti sono state riscontrate delle contusioni varie che andranno refertate nelle prossime ore al pronto soccorso.

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Trento

Le finte leggende sulla correttezza dei tedeschi

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I tedeschi, si sa, sono sempre pronti a fare la ramanzina all’Italia.

Chiunque a Berlino si sente titolato a puntare il dito contro l’inefficienza e il poco rispetto delle regole e del bene comune dell’Italia.

Negli anni ’80 sono nati molti luoghi comuni sulla Germania poi però piano piano smentiti dai fatti.

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Uno di questi recitava che in Germania tutto è puntuale ed efficiente.

Indubbiamente i tedeschi sono gran lavoratori, efficienti, organizzati. Ma, una volta in Germania, non aspettatevi che ogni servizio, mezzo di trasporto, lavoro pubblico funzioni alla perfezione.

I tedeschi, come tutti, hanno le loro debolezze e non sono immuni da ritardi, sprechi, corruzione e poco rispetto del codice della strada. 

Lo possiamo anche dimostrare, senza dover per forza generalizzare, grazie ad una segnalazione arrivata da un nostro lettore al numero whatApp della redazione (3922640625).

La foto ritrae infatti una macchina tedesca che ha parcheggiato sul posto dei disabili per molto tempo, presso il centro commerciale Top Center stamattina.

Insomma, «questi sono i bravi ragazzi tedeschi in vacanza rispettosi delle leggi italiane»scrive il nostro lettore

 

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Trento

Il medico legale a Trento. Attore protagonista del diritto alla difesa previsto anche nella Costituzione

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Nella foto il dottor Andrea Moar

Analizzando la consulenza tecnica medico-legale abbiamo incontrato il dott Andrea Moar di Trento, tra i più giovani medico legali in Trentino Alto Adige che ci conferma il ruolo centrale della figura del perito in ambito medico.

Prestigio ma anche impegno notevole.

Il dott Andrea Moar, si è laureato in medicina presso la facoltà di Verona e successivamente ha conseguito l’ambito titolo specialistico in medicina legale e delle assicurazioni (scuola di specializzazione a numero chiuso), è fortemente attivo sia a Trento che in Alto Adige.

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Ad oggi riveste ruolo di consulente medico legali per molti privati e risulta fiduciario per alcune delle più importanti compagnie assicurative.

L’impegno e la determinazione nelle studio accompagnati dalla serietà e professionalità lo hanno portato ad avere un ottima visibilità ed autorevolezza in un settore veramente complesso.

Le funzioni del medico legale non sono infatti solo quelle di fare autopsie nel ruolo americano del “coroner” ma principalmente di valutare le ripercussioni sull’integrità psicofisica che le persone riportano in seguito ad esempio ad un incidente stradale, ad un infortunio, a qualsiasi evento che risulta impattante sull’entità biologica del soggetto.

Il dottor Moar ci ha confermato le specifiche del suo ruolo precisando alcune cose.

Le finalità del medico legale posso essere molteplici ma la più comune ed attuale è rappresentata dallo studio del caso per redigere una perizia inclusiva di attività di consulenza al fine di poter valutare correttamente l’equità di un possibile risarcimento, nonché la valorizzazione dello stesso.

La medicina in tribunale – Il dr. Moar ci conferma la centralità del ruolo anche in relazione con il mondo legale, infatti una buona perizia è sempre maggiormente valorizzata.

La consulenza tecnica di parte nel procedimento giudiziale infatti costituisce, a pieno titolo nel quadro delle garanzie costituzionali, il fondamentale diritto alla difesa di cui all’art. 24 Cost.

Il consulente tecnico di parte interviene nel processo quale “difensore tecnico” della parte, con il compito di fornire le proprie cognizioni tecniche relativamente ai fatti per l’accertamento o la valutazione dei quali il Giudiceha nominato un consulente tecnico d’ufficio.

Per effettuare un adeguato controllo sull’operato del c.t.u. i legali delle parti si possono rivolgere ad un proprio tecnico con il compito di fornire un supporto scientifico rispetto alla relazione dell’ausiliario del giudice.

Infatti a livello procedurale il giudice, con la stessa ordinanza di conferimento dell’incarico al c.t.u., assegna alle parti un termine entro il quale le parti possono nominare un proprio consulente (art. 201 c.1 c.p.c.).

La nomina del consulente di parte viene effettuata dall’avvocato difensore, fornito del mandato ad litem, e la scelta può essere fatta senza ricorrere a dei professionisti iscritti ad albi professionali, ma possono nominare un soggetto con una specifica abilitazione nella materia oggetto della consulenza tecnica. Inoltre la parte che sia professionalmente competente può svolgere la funzione di consulente di parte nel proprio interesse.

Il ruolo del consulente tecnico di parte (c.t.p.) è centrale in tutti campi ed in quello medico è particolarmente delicato e importante.

Il consulente di parte non presta giuramento e non è soggetto alla norma relativa alla ricusazione e alla astensione, ma può rendersi responsabile dei reati di infedeltà nei confronti del proprio cliente.

Comunque resta fermo nel nostro ordinamento il principio secondo cui la consulenza di parte costituisce “… pur inerendo all’istruzione probatoria, non costituiscono mezzi di prova ma semplici allegazioni difensive a contenuto tecnico, prive di autonomo valore probatorio; che coerentemente, dunque, la norma impugnata autorizza la nomina dei consulenti tecnici di parte solo nel caso di nomina del consulente tecnico d’ufficio, le cui funzioni parimenti sono preordinate, non ad accertare fatti rilevanti ai fini della decisione, bensì ad acquisire elementi di valutazione ovvero a ricostruire circostanze attraverso una specifica preparazione, a scopo di controllo sugli elementi di prova forniti dalle parti e in funzione ausiliaria del giudice; che peraltro rimane sempre salva la possibilità di produrre in causa perizie stragiudiziali, integranti anch’esse ​semplici mezzi di difesa come le deduzioni e argomentazioni dell’avvocato, soggette al libero apprezzamento del giudice”

Anche in assenza di CTU, rimane salva la possibilità di produrre in causa perizie stragiudiziali, che dal punto di vista giuridico rappresentano un semplice mezzo difensivo, al pari delle deduzioni e delle argomentazioni dell’avvocato, e sono soggette al libero apprezzamento del Giudice, che è tenuto quindi a motivare adeguatamente ove le risultanze di tale perizia siano alla base della decisione; mentre non incorre in vizio di motivazione laddove le disattenda senza confutarle ed analizzarle specificamente.

Con riferimento poi ai fatti che il consulente asserisce di aver accertato, la perizia stragiudiziale non ha valore probatorio, non essendo prevista dall’ordinamento la precostituzione fuori del giudizio di un siffatto mezzo di prova, ma solo valore indiziario.

Il consulente tecnico di parte effettua, nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio affidata all’esperto del giudice, una funzione che lo assimila a quella del legale, avendo il compito di assistere la parte che lo ha nominato per le proprie competenze tecniche, mentre l’avvocato può definirsi un tecnico del diritto.

Il consulente tecnico di parte ai sensi dell’art. 201 c.p.c. svolge le seguenti attività:

• assiste alle operazioni peritali del consulente tecnico d’ufficio;
• può presentare osservazioni ed istanze nel corso delle attività del CTU;
• partecipa all’udienza e alla camera di consiglio quando interviene il CTU;

In generale le osservazioni fatte dal c.t.p. sulla relazione presentata dal c.t.u. riguardano sostanzialmente aspetti tecnici, metodologici, logici e scientifici che il giudice deve valutare nelle sue determinazioni giuridiche.

Di conseguenza eventuali critiche da parte del c.t.p. devono risultare pertinenti, precise e circostanziate, fornendo dati e dimostrazioni in grado di evidenziare gli errori commessi dall’ausiliario del giudice.

Il consulente di parte opera negli interessi del cliente mediante un contratto di prestazione d’opera intellettuale (art. 2230 c.c.) e le obbligazioni assunte sono obbligazioni di mezzi e non di risultato e l’eventuale inadempimento per mancanza di diligenza prescritta dall’art. 1176 c.c. comporta una colpa lieve.

Il giudice ha l’obbligo di prendere in esame le valutazioni della consulenza tecnica di parte, ma non è tenuto a confutarne le argomentazioni e può disattendere le analisi effettuate.

Negli anni recenti le consulenze tecniche medico legali hanno assunto una crescente importanza nei processi civili e riguardano in particolare il risarcimento del danno, specie nella materia della responsabilità medico-sanitaria, dove la natura dei fatti allegati dalle parti impone delle conoscenze tecnico-scientifiche che il giurista, magistrato o avvocato, non possiede.

Tuttavia, la loro esecuzione soffre spesso di irritualità ed incertezze, causate da divergenze interpretative e, ancor più, dalla trascuratezza delle norme processuali, con effetti negativi sul contraddittorio e quindi sul giusto processo.

La Cassazione ritiene che vada esente da responsabilità “ l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica” non c’è motivo per escludere in sede di responsabilità civile l’analisi relativa alla sussistenza del nesso eziologico, anche con riferimento a prassi e linee guida adottate dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni.

Evoluzione della normativa sanitaria –   Il dr. Moar ribadisce la centralità dello studio e dell’aggiornamento costante ai fini di ottenere dei buoni risultati in un contesto in continua evoluzione e legato sia alle leggi che alla giurisprudenza.

Il legislatore nel 2012, al fine di rallentare l’impetuosa crescita della responsabilità civile nell’ambito sanitario, è intervenuto con il c.d. decreto Balduzzi che all’art. 3, comma 1 precisa: “l’esercente la professione sanitaria  che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”. 

In questo intervento viene posto particolare attenzione alle linee guida e sulle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica; il giurista tradizionale non è abituato né a questo linguaggio, né tantomeno alla comprensione di queste regole tra le fonti del diritto.

Ma il fenomeno non riguarda esclusivamente l’ambito medico e ma tutta l’attività dei professionisti è sempre più interessata da una cospicua normativa di settore non riconducibile al diritto positivo propriamente inteso.

Nel decreto viene fatto riferimento alla c.d. soft law di derivazione anglo-sassone che prende in considerazione in tema di responsabilità, delle linee guida e delle buone pratiche che vengono accreditate dalla comunità scientifica ed inoltre nel decreto è previsto un meccanismo di intervento a tutela del medico di tipo assicurativo.

Le linee guida e buone pratiche sono delle norme che integrano nel giudizio di responsabilità il quadro di riferimento previsto dalla legislazione che riguarda il dovere di diligenza, di perizia e di prudenza.

La legge Balduzzi ha modificato sul piano delle fonti delle regole che prima dovevano essere apprezzate nella verifica della colpa in senso soggettivo, ora sono diventate diritto positivo, a tutti gli effetti. Ciò comporta che l’errata qualificazione di una norma ivi contenuta o la sua inosservanza da parte del giudice del merito, legittima il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c., come se si trattasse di una comune norma di diritto positivo.

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