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Trento

Arriva il detersivo ecologico a base di magnesio, ma in Trentino non ci sono punti vendita

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Il magnesio potrà sostituire il tradizionale detersivo per il bucato?

Se così fosse sarebbe una rivoluzione a tutto favore dell’ambiente, ma anche delle nostre tasche, per una lavatrice al 100% green.

Il prodotto in questione è il Terra Wash una busta costa sui 49,90 euro, la si cambia una volta all’anno e che garantendo cinque lavaggi settimanali.

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Il prodotto ha origini giapponesi e tutto si base su una reazione chimica ed oltre ad essere ipoallergico, sarebbe molto più efficace con i cattivi odori.

A contatto con l’acqua il magnesio sprigiona delle bollicine di idrogeno, andando a formare acqua alcalina ionizzata che pulisce a fondo la biancheria senza l’uso dei detersivi.

A distribuirlo in Italia è l’azienda vercellese “ The Wellnes Store” con una confezione che contiene unicamente palline di magnesio puro, senza sbiancanti ottici, profumi, allergeni o enzimi.

Per utilizzare la busta nel cestello della lavatrice, scegliere il programma e avviarla.

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Il risparmio parrebbe garantito ed in Italia ne sono già state vendute 3500 confezioni, mentre in Giappone dov’è commercializzato già da sei anni, le vendite hanno superato il milione di unità.

Al momento in Trentino non ci sono punti vendita e così chi lo vuol provare lo può acquistare direttamente sul sito dell’azienda, oppure su Amazon, dove però costa qualcosa di più.

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Trento

Insulti, minacce di morte e danneggiamenti a «La Voce del Trentino»: rivoluzionari rossi all’esercizio della democrazia

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Vetri infranti nella notte in via Milano, alla sede de La Voce del Trentino. Sulla matrice vandalica del gesto ci sono purtroppo pochi dubbi.

I vetri antisfondamento non hanno ceduto e si sono incrinati.

Con un oggetto contundente ignoti hanno pensato bene di infierire con l’ennesimo sfregio sulla redazione del nostro quotidiano, il secondo più seguito della provincia di Trento con i suoi quasi 30 mila lettori giornalieri.

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Quanto successo stanottte è soltanto l’ultimo degli episodi legati a minacce di morte, insulti, lettere anonime, mail minatorie che la nostra redazione riceve da tempo e che a questo punto decidiamo di rendere pubblici.

Una Voce scomoda, la nostra, che soprattutto in concomitanza con il cambio della guardia al governo è diventata bersaglio, ancora una volta, dell’ideologia violenta di chi applica quello che ci piace chiamare “fascismo al contrario” come arma di lotta sociale contro un nemico non meglio identificato o identificabile, se non dalla sciocca ottusità di chi crede di riportare la democrazia attraverso quella lente distorta del mercenarismo da vili che obbedisce, crede, combatte sotto l’egida delle bandiere rosse o delle non bandiere.

Basta che il nemico sia abbattuto.

L’aggregato dittatoriale dell’antagonismo politico modernizza lo strumento dell’inquisizione che fa la spola tra il web e la dimensione reale, dirige il cannone dell’intimidazione con un’arroganza arricchita di quell’antico rancore da biennio rosso che rade al suolo tutto ciò che rappresenta la Voce fuori dal coro.

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La sequela di minacce e insulti rivolte al nostro quotidiano, alla sottoscritta in qualità di direttore (vedi lettere) e al nostro editore minacciato di morte più di una volta in questi anni, ricorda tanto la storica consuetudine della raccolta nominativi dei nemici politici nelle famose liste di proscrizione.

Ma se la violenza non è “nera”, tutto è permesso.

Persino il rovesciamento del principio democratico e costituzionalmente garantito della libertà di espressione.

Gli stessi soggetti che descrivono altri come fascisti del terzo millennio, eleggono il medesimo sistema che verrebbe utilizzato dai supposti neofascisti da annientare.

L’antifa diventa fa” e rende proprio il metodo che denigra, rovescia i canoni di ciò che è considerato illecito se esercitato dall’avversario politico e lo rende lecito sotto l’ombrello di un supposto diritto di esercizio della democrazia, o della sua tutela, quando messo in atto dalla “parte giusta”.

Perché i fascisti al contrario usano da sempre una legge di imposizione che vale solo per loro e in virtù di una supposta violenza subita.

Per questo, lungi dall’imparare dalla storia quella lezione di pietà di cui vanno ciarlando in continuazione, quella stessa violenza la impongono agli altri; con il medesimo atteggiamento dispotico, con il livore revanscista tipico, lo abbiamo detto, del dittatore al contrario.

La utilizzano nella politica così come nella società, nella cultura, nell’economia: con la cantilena del “chiagni e fotti” la sedicente minoranza organizzata accerchia, silenziosamente ghettizza, depotenzia e infine uccide.

Non solo vetri infranti

Puttana e fascista. Lettere di minaccia al direttore, puntuali, ogni lunedì, a confermare che il totalitarismo che censura il pensiero, quello vero, ha sede in ben altri luoghi, con ben altri padroni.

Ma i metodi, ahinoi, quelli sì che sono sempre gli stessi.

Puttana e fascista, finirai come la Petacci. Trattati di poesia moderna ricchi di quella supponenza così ideologicamente lurida, così strutturalmente compromessa dalla radice della sua genesi da far temere per il contagio da una sorta di malattia autoimmune della Repubblica. Il Lupus della Nazione.

Improvvisati, mediocri, modesti, cortigiani e papponi. Eccola qui l’Italia dei rivoluzionari rossi all’esercizio della democrazia che additano e minacciano servi e meretrici, filstei, ipocriti, retrivi, bottegai, nemici con e senza divisa, sempre e comunque dalla parte sbagliata.

Da donna e direttore di due quotidiani, La Voce del Trentino e La Voce di Bolzano, aspetto con ansia il sollevarsi del coro indignato delle femministe, la lunga lista delle interrogazioni parlamentari, gli infiniti girotondi e i cortei chilometrici di protesta delle magliette rosse.

Nulla di tutto ciò succederà, se la legge imperante impone di sparare, anche mediaticamente, sul supposto camerata.

Perché così il secolare sistema di indottrinamento ha loro insegnato, inculcando l’odio di classe nel grande alveo ideologico della lezioncina culturale post bellica.

A questi va il nostro ringraziamento più sentito. Perché la resistenza, quella autentica, ce la stanno insegnando loro.

«L’amarezza non sono i danni arrecati da questi poveri disgraziati disadattati e psicopatici ma la consapevolezza di non vivere più in una nazione democratica e libera. Ma quanto successo questa notte alla nostra redazione ci da nuovo entusiasmo e forti motivazione per continuare su questa strada che è quella giusta. Non saranno certo 4 fanatici a fermare una voce dell’informazione trentina fuori dal coro e unica in regione che da sempre difende i valori del centro destra», dichiara il nostro editore Roberto Conci.

E ancora: «Quanto successo è figlio del buonismo e dell’eccessiva sopportazione nei confronti di persone notoriamente conosciute da tutti, che nonostante i danni arrecati alla città di Trento in questi anni, sono ancora liberi di danneggiare a piacimento qualsiasi attività o persona non la pensi come loro. Una vergogna questa, di cui Trento non aveva bisogno. Il mio appello è che tutti coloro che credono ancora nella democrazia e nella libertà si uniscano per dare un forte segnale di cambiamento, specie ora che nel Trentino governa il centrodestra da sempre baluardo dei valori legati alla libertà, alla sicurezza e alla democrazia.

Ancora di più gravi non sono le minacce di morte e gli insulti che giornalmente arrivano alla mia persona ma quelli che riceve la direttrice Elisabetta Cardinali in quanto donna. Dopo la pubblicazione di questa lettera, mi attendo l’intervento della commissione pari opportunità della provincia di Trento. Ma quanto successo è solo il normale epilogo di tutto l’impegno profuso da alcuni politici che aizzano questi psicopatici con tanto di megafono in mano, o un giornale trentino che da anni ci attacca creando odio e rancore verso di noi».

I vandali hanno voluto colpire appositamente tutte le vetrine, non sapendo che all’interno degli uffici sono presenti 3 telecamere. Le immagini saranno fornite alle forze dell’ordine all’atto della denuncia.

Sotto, le lettere di minacce ed insulti ricevute dalla direttrice Cardinali per le quali è stata sporta denuncia alla polizia postale

 

 

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Trento

Fugatti: “La protezione civile parte dalla prevenzione”

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Cittadini a lezione di protezione civile questa mattina in via Oss Mazzurana a Trento dove le varie componenti del sistema, nell’ambito degli eventi organizzati per la “Settimana della Protezione Civile”, hanno presentato attività e buone pratiche con particolare riferimento alla campagna nazionale “Io non rischio”.

A far visita agli stand anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, accompagnato dal dirigente generale del Dipartimento PC, Gianfranco Cesarini Sforza, presente anche l’assessore comunale Italo Gilmozzi.

Dal presidente Fugatti anzitutto un rinnovato ringraziamento alle strutture provinciali ed ai tanti volontari – oggi c’erano i vigili del fuoco, i NuVolA, l’associazione cani da ricerca, gli psicologi per i popoli, il Soccorso Alpino  e la Croce Rossa – per l’opera fondamentale svolta a garanzia della sicurezza dei cittadini e dei loro beni.

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“Anche se è trascorso un anno dalla tempesta Vaia – ha detto – abbiamo ben presente quanto possa essere devastante una calamità naturale, e se il Trentino ha retto ciò lo si deve ad una lunga storia di cura del territorio ma senza dubbio anche alla bravura ed alla generosità di tanti uomini e donne che si sono dati da fare nel momento del bisogno”.

Quello dell’alluvione per l’appunto è il tema scelto quest’anno dalla campagna “Io non rischio”  che attraverso materiali divulgativi spiega cosa fare durante l’allerta, come ci si deve comportare quando l’alluvione è in corso e cosa fare quando la parte più intensa dell’emergenza è finita.

Tra le informazioni utili anche la promozione dell’app “Where are you” che consente di localizzare velocemente e con precisione le chiamate di chi attiva il numero unico di emergenza 112.

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Trento

Perdono l’orientamento sul Bondone, salvati dal soccorso alpino

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Si è concluso verso le 23.30 l’intervento in aiuto a due escursionisti in difficoltà intenzionati a raggiungere la cima Palon sul Monte Bondone da Ravina.

La coppia originaria della provincia di Bolzano stava salendo lungo un vecchio sentiero ormai chiuso quando, a una quota di circa 1.500 m.s.l.m., ha perso la traccia.

A causa del terreno particolarmente impervio e del sopraggiungere del buio, i due escursionisti non sono stati più in grado né di proseguire né di tornare indietro e hanno preferito chiamare aiuto al Numero Unico per le Emergenze 112 verso le 18.30.

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Il coordinatore dell’Area operativa Trentino centrale del Soccorso Alpino e Speleologico, in contatto telefonico con i due escursionisti, ha organizzato tre squadre di sette operatori della Stazione Trento Monte Bondone.

I soccorritori sono partiti a piedi intenzionati a raggiungerli da sopra seguendo tracce diverse.

Ma vista l’asperità del terreno e la presenza di punti particolarmente esposti, si è preferito far intervenire l’elicottero con i visori notturni, il quale ha imbarcato a bordo i due escursionisti illesi riportandoli a valle in sicurezza.

Per loro non c’è stato bisogno del ricovero in ospedale.

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