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Trento

Io ti «spiezzo» in due, caso Bisesti: come il totalitarismo sinistroide è arrivato a scimmiottare i fascisti.

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Chiariamolo subito, così per non creare qualche malinteso: l’attacco all’assessore Mirko Bisesti, avvenuto quasi una settimana fa, è una vergogna che non ha precedenti nella politica trentina.

E sottolineiamo un’altra cosa: Bisesti ha fatto benissimo ad uscire dalla porta principale perché chi ha la coscienza pulita non deve avere paura di nulla.

Ma peggio ancora hanno fatto i media trentini caduti in disgrazia dopo la vittoria della Lega il 21 ottobre.

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Un articolo fra tutti ha destato una cerca impressione, più che altro per i 187 insulti ricevuti in pochi minuti. Un vero record.

«Prima si pettina, poi il bagno di folla» – questo il titolo.

«Prima di uscire stringe la mano a una dozzina di uomini delle forze dell’ordine (ringraziando ognuno di loro)». «Quindi si dà una sistemata allo “chignon” e infine  affronta la folla di insegnanti e studenti che gli urlano “pagliaccio” e lo invitano a “tornare a studiare”, riferendosi al suo primo atto da assessore all’istruzione, quando festeggiò il momento salutando il pubblico di Facebook con un erroraccio di ortografia».

Questi sono solo alcuni passaggi dell’articolo in questione a mio parere deliranti.

Si, perché mi piacerebbe capire cosa c’è di male a dare la mano e a ringraziare le forze dell’ordine che hanno mantenuto la sicurezza dentro il palazzo della provincia attaccato da una banda di esagitati che per entrare hanno forzato due porte.

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Nel video, che potete vedere a fondo articolo, Bisesti non si pettina, si tocca solo i capelli per un istante, cosa che tutti noi facciamo 100 volte ogni ora.

La cosa più divertente sono gli insegnanti che lo attendono per contestarlo: ebbene, nel video non se ne vede uno che sia uno. Di insegnanti, docenti, cittadini «normali, casalinghe, maestre che insultano l’assessore non c’è l’ombra.

E ci mancherebbe, sai che esempio per gli studenti. 

A contestarlo sono loro: i soliti 30 ragazzini dei centri sociali e gli studenti universitari di sinistra. Tutto qui.

Va da sé che questo è un articolo che comunque non avremmo mai voluto scrivere.

E non lo avremmo mai voluto scrivere perché siamo in una terra che coltiva la democrazia come le sue mele.

E siamo una terra che a fatica ha disgiunto il territorio dalla nascita di brodi di coltura micidiali, con movimenti che hanno fatto piangere molti morti, come le Brigate Rosse.

Con l’assalto (verbale solo per la cintura delle Forze dell’Ordine) all’assessore Bisesti dell’altro giorno, sembra si voglia tornare indietro a grandi passi agli anni di piombo.

Sapete della miriade di medici a favore dell’aborto uccisi dagli antiabortisti? Ecco, siamo da quelle parti.

Mai ci saremmo aspettati che in un dialogo costruttivo, finalizzato a capire come far passare messaggi difficili perché avanti nei tempi di una società comunque liquida nelle idee ma con una popolazione sempre più anziana e radicata nelle proprie, si sarebbe arrivati all’assalto fisico, e assalto fisico da parte di coloro che sono il futuro, e di coloro che li educano al futuro.

Chiaro segno che ci si trova di fronte ad un difetto di competenza educativa, perché se chi è deputato alla conoscenza dei giovani è cieco di fronte al mutamento delle idee, è meglio che cambi mestiere.

Ci ripetiamo forse, ma democraticamente è stata eletta una coalizione che ha presentato un progetto politico e sociale ben preciso, e pur dispiacendo ai puri e duri, ha avuto consensi anche da una buona fetta delle sinistre, stufa di vedersi utilizzata come serbatoio di voti a dispetto di una completa disattesa delle esigenze primarie del cittadino.

Cosa ne è venuto fuori col nuovo corso? Una radicale lotta alla percezione dell’insicurezza, che da percezione era divenuta una vera e propria persecuzione episodica ai danni dei residenti, e non solo.

Un esempio per tutti: Di fronte alle pressanti esigenze di porre fine a tutte le agevolazioni a delinquere messe in cantiere dai governi precedenti, dalle case Itea date agli spacciatori con macchine da centomila euro in su ecc..cosa era stato messo in cantiere? La differenza di genere. Spiegata ai bambini.

E poi abbiamo sopportato l’orso che fa scappare i turisti, e abbiamo sopportato il lupo che fa scappare i turisti rimasti, ma che ora si voglia anche dar corso ad un tema tanto delicato quanto ancora irrisorio nella globalità del tessuto sociale locale, calato dall’alto come imposizione ideologica, no, grazie.

Se ne discute, si trovano modelli meno d’urto, non siamo certo una società bigotta e ci rendiamo conto che per fortuna il contesto locale ha aperto le porte, anche grazie all’università, e, ripetiamo, le ha aperte democraticamente ad aree sociali che erano demonizzate fino a pochi decenni or sono.

Ma facendo un rapido giro per le famiglie, e non stiamo parlando di Mormoni o integralisti islamici ma di normali famiglie trentine, la spiegazione didattico-scientifica della differenza di genere nella fase primordiale di sperimentazione, tra i fanciulli ha creato una tale curiosità morbosa che nei genitori meno attrezzati culturalmente è stata di difficile gestione.

Ora il problema è un altro. La violenza.

Sia sa che è difficile accettare la perdita di potere così come le posizioni di rendita, parliamo naturalmente del centro sinistra.

Adagiati su una ideologia che permetteva vantaggi a piene mani molti ex sessantottini e derivati ponevano il veto su ogni pensiero logico e razionale, usando lo strumento della correttezza politica, ovvero la censura su ogni proposta contraria.

Ma va bene così, erano stati eletti e democraticamente ci si prefigura che la massa elettorale di maggioranza era d’accordo.

Fatta la prova non funzionava, ed ecco cambiato il vento politico. Tutto qui.

Ma occorre usare violenza per manifestare dissenso? Occorre assaltare i palazzi? I “Gilet Gialli” sono morti dal momento che hanno spaccato la prima vetrina. E così sarà per il residuato bellico di una sinistra che non è più.

E vedendo il video delle proteste contro Bisesti la mente corre subito al mitico incontro fra Rocky balboa e Ivan Drago.

Nel film campione d’incassi Ivan Drago si rivolge a Rocky, usando l’imperativo «Ti spiezzo in due», il destino di Rocky sembra segnato, vista la potenza  dell’avversario. Ma poi sappiamo tutti come è andata a finire.

Come allora venerdì scorso si sono scontrate due ideologie, quella egualitarista e progressista della sinistra alla Ivan Drago e  quella conservatrice, liberale e nazionalista della destra. E come nel mitico incontro del film di Rocky 3 è andata a finire allo stesso modo, con la sconfitta della sinistra becera, antipatica e violenta.

La considerazione finale ci viene da un articolo che ho scritto qualche tempo fa: “Il coraggio delle merde”.

Anticipavamo i tempi, è stato l’articolo più letto in Regione e quello che abbiamo detto si è tutto avverato compreso il cambiamento politico, e solo raccontando la verità.

Segno che a guardare i tempi in un’ ottica di senso comune e non seguendo una ideologia perniciosa fa sempre bene.

E per chi spara ad altezza d’uomo, anche cazzate, non c’è speranza. Ora.

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