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Io la penso così…

Congresso Mondiale della Famiglia: perchè io parteciperò all’evento di Verona – di Claudio Cia

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Egregio Direttore,

stiamo vivendo in un tempo dove le bugie si urlano e le verità si sussurrano per paura dei violenti che vogliono imporre la loro visione del mondo, il pensiero unico che ci vuole portare ad una regressione antropologica.

Dove si nega la verità non c’è giustizia: che piaccia o no, la famiglia esiste perché a darle volto è l’unione tra un uomo e una donna aperti alla vita. E’ una verità che non si presta ad essere confinata nel tempo, non a semplificazioni, e non è un giudizio contro chi percorre altre strade.

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Promuovere l’utero in affitto, negare il diritto del bambino ad avere una mamma e un papà, sono i veri obiettivi di quelli che si stanno prodigando a tutti i costi per negare l’unicità e il primato della famiglia naturale.

Sono gli stessi che per il loro stomaco rivendicano un cibo biologico e “naturale”, ma ai bambini vogliono negare una famiglia naturale: vogliono sostituirla con dei surrogati, vogliono privare i bambini di essere liberi di vivere una fantasia da bambino, per imporre loro i desiderata degli adulti secondo i precetti dell’avere e dell’apparire.

Può definirsi progressista, di sinistra, lasciare in balìa delle pretese degli adulti il bambino più debole, acconsentendo a negargli il diritto alle proprie radici? No, chi è veramente di sinistra non priverebbe mai un bambino del suo diritto a chiamare la sua mamma e il suo papà.

Papa Giovanni Paolo II, la cui memoria qualcuno -anche nella Chiesa- vorrebbe ridurre al lumicino perché scomoda, disse che “attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell’uomo”. In questa lotta dobbiamo metterci la faccia e non limitarci ad auspicare buonismo e compromessi.

Non possiamo accontentarci soltanto di chiedere che non si alzino i toni, che non si litighi, perché la posta in gioco è troppo importante.

Oggi attaccare la famiglia è diventata una moda, una pratica tanto comoda quanto remunerativa: nel mondo della politica, della scuola, dell’informazione e dello spettacolo non mancano i mercenari che prestano la loro opera per demolirla.

La situazione presente, piaccia o no, ci chiama alla testimonianza e alla lotta, sicuramente pacifica, ma non puramente simbolica. Questa è la ragione che mi porta a partecipare al Congresso Mondiale della Famiglia che si terrà a Verona

Claudio Cia – consigliere provinciale 

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Io la penso così…

Lupo, clima da caccia alle streghe. – di Riccardo Ianniciello

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Spett.Le direttore,

perché tanto accanimento sul lupo?

Io credo non sia tanto per il fatto che il lupo arrechi danni agli allevatori (si parla di 170 mila euro annui ma certo non bisogna minimizzare l’impatto della predazione del lupo sui capi domestici ma gli allevatori devono attrezzarsi e soprattutto riabituarsi alla sua presenza come avviene in Abruzzo e ciò richiede tempi lunghi) o la sua presunta minaccia all’uomo (erano due cani a rincorrere quel ciclista il 31 maggio 2018 nel bellunese e non lupi come in un primo momento in toni allarmistici era stato perentoriamente affermato) ma perché rimane, nell’immaginario collettivo, il lupo cattivo delle favole, malvagio e pericoloso e in questo senso si presta straordinariamente a ogni sorta di strumentalizzazione: calcolo elettorale, capro espiatorio sul quale scaricare la rabbia di frustrate categorie di lavoratori, battaglia ideologica per affermare superiorità e potere decisionale (la Provincia sul Governo nazionale in materia di normative ambientali), insomma il lupo diventa il male assoluto.

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In questa visione fortemente antropocentrica, dove l’uomo è il signore e padrone della terra e dove gli animali sono alla sua mercé, i parchi naturali in Trentino, nati per arginare la follia distruttrice dell’uomo, diventano riserve di caccia per la potente lobby venatoria che sarà completamente soddisfatta fin quando non vedrà ucciso l’ultimo lupo (non certo quello del film, pellicola infarcita di preoccupanti pregiudizi, stereotipi e inesattezze sull’etologia del canide selvatico al punto che il regista è sotto accusa anche per l’uso spregiudicato dei lupi per esigenze cinematografiche: si parla di documentati maltrattamenti) sarà ammazzato.

I parchi naturali in Trentino sono sempre di più concepiti come banali giardini perché non c’è posto per un animale selvatico come il lupo che rappresenta un ecosistema sano con i suoi naturali predatori e perché soprattutto personifica lo spirito selvaggio che aleggia nei boschi ma anche il selvatico che è dentro di noi e che teniamo continuamente a bada, assopito e assoggettato e che tanta ricchezza ci può dare: la natura va addomesticata e niente deve minare la nostra quieta disperazione.

Non mi stupisco che venga istituito nel nostro trentino un tribunale per gli animali criminali, come avveniva nel basso medioevo dove agli animali venivano processati attribuendogli umane responsabilità e che si metta prima o poi una taglia sul lupo come nei secoli passati: il clima di caccia alle streghe mi sembra ci sia tutto.

Riccardo Ianniciello

«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a: redazione@lavocedeltrentino.it)

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Io la penso così…

Verso quale Europa? – di Paolo Farinati

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Tra circa un mese saremo chiamati a votare per il Parlamento europeo. 

In gioco ci sono visioni liberamente diverse del futuro di gran parte del Vecchio Continente. La vera distinzione è tra chi crede ancora nei valori fondanti l’Unione fin dal Trattato di Roma del 25 marzo 1957 ( CEE ), poi suggellati dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 ( UE ) e chi quei valori li vede drasticamente vecchi e in modo populista promette un domani carico di egoistici nazionalismi.

I valori alla base dell’UE si nutrono di una visione di sviluppo e di benessere complessivi dell’Europa, fatta di condivisione, di cultura, di equità economica e sociale, di cooperazione, di sicurezza, di competitività, di solidarietà, di sussidiarietà, di pace. In sintesi, un’Unione di più Stati e popoli, tra loro anche assai diversi, ma accomunati da una ferma volontà di prosperità continentale e non solo.

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Un soggetto economicamente e culturalmente forte e capace di ergersi a baluardo contro ogni violenza e ingiustizia anche a livello mondiale.

Non sempre la politica comunitaria in questi decenni è stata capace di rimanere fedele a questi sani principi posti alla base dell’Unione. Prova concreta ne è, ad esempio, il come si è affrontata la grave crisi finanziaria prima e dopo anche economica del 2007 e 2008.

Negli Stati Uniti, da dove la crisi è partita, la presidenza Obama ha saputo reagire con decisione e prontezza secondo la lezione keynesiana: le banche in default sono state comperate dallo Stato, risanate e poi rivendute risanate.

Nel mentre la Federal Reserve iniettava, e lo ha fatto anche dopo per vari anni, la necessaria liquidità nel sistema economico e verso le famiglie, per opporsi alla crisi profonda attraverso le leve degli investimenti e dei consumi. Gli USA, in tal modo, hanno ottenuto un egregio livello di crescita del loro PIL, mantenendo bassa la disoccupazione e garantendo un reddito pro-capite attorno ai 60 mila dollari all’anno ai suoi quasi 300 milioni di abitanti.

L’Unione Europea come ha reagito e operato innanzi alla crisi? In maniera decisamente diversa. Col senno del poi è certamente facile dirlo, ma è davanti ai nostri occhi il fatto che economicamente si è persa buona parte della capacità di crescita dell’intera area, assicurando anche oggi agli oltre 500 milioni di abitanti della UE un PIL pro-capite di soli 30 mila Euro.

Come non citare qui Jacques Delors, carismatico Presidente della Commissione Europea per ben tre mandati dal 1985 al 1995, che pose con fermezza l’obiettivo di escludere gli investimenti da ogni patto finanziario tra gli Stati membri. Garantendo così nuova ricchezza ed elevata occupazione all’Unione, il tutto senza rischio di possibile inflazione.

Ma dopo di lui la politica europea cambiò filosofia. In poche parole si è adottata una politica restrittiva, soprattutto in termini monetari, che ha ridotto gli investimenti. Si è sposato un “patto di stabilità” che ha certamente frenato, seppur in maniera non omogenea, la crescita dell’occupazione.

Di conseguenza si è visibilmente ampliata la forbice sociale tra chi più ha e chi meno ha. Da qui è partito un sentimento anti Unione Europea in parte comprensibile, che in certi casi però è divenuto odio ingiustificato e violenza da condannare.

Il rischio insito nel voto del 26 maggio è la frantumazione di un progetto di Unione Europea che non ha accontentato i sogni di vita di tutti i suoi popoli. Come reagire? Quale proposta concreta per rilanciare un’Unione di cui anche il mondo intero ha fermamente bisogno?

Innanzitutto, ricordandoci sempre che l’Unione Europea, nelle sue forme progressive, ha sin qui garantito sui propri territori quasi 75 anni di pace. Questo è un patrimonio umano inestimabile e un’eredità preziosa da lasciare alle nostre giovani generazioni.

Credo che la partita la si può e la si deve vincere sul piano economico e sociale. Si deve e si dovrà mettere il Lavoro, che per ogni donna e uomo è sinonimo di dignità e di libertà, al primo punto di ogni agenda politica europea.

A qualsiasi livello istituzionale. Leggo e sento di provvedimenti di fantapolitica per favorire l’occupazione, soprattutto in Italia, oggigiorno governata da coalizioni litigiose e quindi assai fragili e poco credibili.

Lo stesso popolarismo europeo, che da anni governa la nostra UE portandola al rigorismo e alla regressione, spesso vota al Parlamento europeo assieme alle forze più reazionarie, tradendo, lo voglio scrivere, il giusto verbo sia di don Sturzo che di Alcide Degasperi, sempre attenti ad uno sviluppo che privilegi i bisogni di tutte le persone.

Accanto a loro voglio citare pure Norberto Bobbio, quando ci ricorda che «la democrazia e la libertà non si conquistano una volta per sempre, ma vanno curate e protette ogni giorno».

Senza alcuna enfasi, il prossimo 26 maggio c’è in gioco la sopravvivenza dell’Unione Europea. Mi auguro che i cittadini europei vadano in tanti a votare

Auspico che vincano le forze politiche più aperte e realmente riformatrici. Accanto ai valori di libertà, di democrazia e di pace propri del nostro 25 aprile, vi è bisogno di rimettere in campo la forza e il coraggio propri del 1° Maggio, Festa del Lavoro e dei Lavoratori in tutto il mondo. Per dare e ridare dignità e felicità a tutti, giovani e meno giovani, senza alcuna distinzione etnica e religiosa.

Crediamoci. Il vero obiettivo dell’Unione Europea è quello di garantire ad ogni suo cittadino la liberazione da ogni paura, sopruso e povertà. L’Europa è gioia e pace.

Paolo Farinati

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Io la penso così…

Villa Immacolata a Levico Terme: dov’è finito il Codice dei Beni culturali? – di Riccardo Ianniciello 

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Gentile direttore,

spesso in architettura assistiamo a interventi di ammodernamento, recupero e ampliamento di edifici storici che appaiono innesti scellerati, un violentare l’idea oltre che il corpo, caratterizzati dall’assenza di qualsiasi criterio che tenga conto del valore del manufatto, come documento storico e traccia del passato.

Anche qui in Trentino non mancano esempi in questo senso: Villa Immacolata a Levico Terme che risale al 1896 e sorge proprio accanto allo storico parco dell’omonimo comune è stata interessata recentemente da un ampio intervento di ristrutturazione per realizzare una scuola materna; intervento che ha previsto tra l’altro l’abbattimento di secolari alberi che abbellivano la residenza.

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Ci si chiede: dov’è finito il Codice dei Beni culturali, dove sono finiti i vincoli che le Soprintendenze dovrebbero far rispettare?

Ampliamenti, ristrutturazioni naturalmente possono essere previsti per edifici storici ma a mio avviso dovrebbero rispettare determinati criteri stilistici che siano in qualche misura “compatibili” col manufatto originario: perché snaturare in modo così vistoso e radicale, com’è il caso di Villa Immacolata, lo stile di un edificio storico?

Dal punto di vista estetico e storico – architettonico quale operazione abbiamo fatto?

Riccardo Ianniciello 

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