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Trento

No ai bambini «talpa»: una green school per creare bambini «radice»

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Cosa ci auguriamo per i nostri bambini?

Che siano bambini talpa, ovvero super adattati nel proprio contesto ma che perdono la rotta quando escono dalla loro tana per misurarsi con il mondo?

Oppure bambini radice?

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Con una forte identità ecologica, biologica ed evolutiva. Bambini che si prendono cura di un albero, di una pianta. Di un altro essere vivente.

“La natura non deve essere solo una possibilità, ma il contesto prioritario di elezione per creare ambienti di apprendimento”.

A dirlo è Cristina Bertazzoni, professoressa dell’Università di Verona, all’apertura del convegno “Green School una scuola sotto il cielo” che si è tenuto a Trento e a cui hanno partecipato con entusiasmo oltre 140 persone tra dirigenti scolastici, maestri, professori, adulti interessati ad un argomento che evidentemente sta diventando centrale: quello della relazione tra natura ed educazione.

Un tema su cui è intervenuto in prima linea Fabrizio Bertolino, naturalista e pedagogista presso l’Università della Valle d’Aosta che negli ultimi anni se ne è occupato in modo preponderante. “Sei sono le principali criticità dei bambini di oggi che dovrebbero portare i servizi, la scuola, gli amministratori a ripensare l’approccio educativo. Prima, la solitudine dei bambini che sono circondati più da adulti che dai loro coetanei. Seconda, la vita al chiuso trascorsa tra casa, scuola, palestra. Terza, l’iperprotezione dove gli adulti anticipano qualsiasi problema o difficoltà che i bambini possono incontrare. Quarta: una agenda piena dove i bambini sono incanalati in istruzioni ben precise mentre avrebbero invece bisogno di fiducia per poter sperimentare. Quinta: una vita virtuale e sesta l’allontanamento dalle proprie radici biologiche, ecologiche, evolutive e culturali.”

“A questo punto – continua Bertolino – l’alternativa che ci si pone di fronte è tra l’avere bambini talpa, ovvero superadattati nel proprio contesto ma che perdono la rotta quando escono dalla loro tana per misurarsi con la vita, e bambini radice cioè con una forte identità ecologica, biologica ed evolutiva. Bambini che amano prendersi cura di un albero, di un pezzetto di terra, di un altro essere vivente.”

Dato lo scenario attuale dove ci sono più bambini iperprotetti che avventurosi, quello del futuro dovrebbe essere tragico. “Ma gli insegnanti devono essere ottimisti – afferma con entusiasmo Bertolino – e promuovere un cambio di rotta per far nascere “scuole e famiglie radice”.

COME SI CREA UNA GREEN SCHOOL – “Per costruire una green school non è necessario soltanto uno spazio esterno, che oggi molte scuole hanno, ma lo sviluppo di un sistema ecologico anche interno, tra i docenti, cioè una comunità professionale. Bisogna superare l’individualismo e la gelosia che talvolta si percepisce nelle scuole – spiega Cristina Bertazzoni che ha coordinato la sperimentazione in IC Giudicarie – per fare spazio all’interconnessione dei saperi di cui i bambini hanno bisogno. Farlo dentro è complicato perché l’aula è asfittica e non dà la possibilità di mettere insieme competenze scientifiche, matematiche, geografiche. Green school è una scuola dove l’insegnante di decentra e lascia spazio all’esplorazione autonoma, alla costruzione dei saperi e all’aspetto relazionale che durante la sperimentazione in Giudicarie ha dato dei risultati sorprendenti soprattutto nei bambini più fragili.

Secondo Giulia Valle, formatrice in ambito educativo, tra gli elementi riscontrati al termine della sperimentazione c’è un apprendimento più profondo, più duraturo e maggiormente interscambiabile tra le varie discipline. “Un’esperienza che dalla valutazione fatta è stata approvata non solo dai bambini e dagli insegnanti ma anche dai genitori.” “Ci auguriamo di portare questa esperienza in altre scuole – spiega Ida Pellegrini del Centro MeTe – accompagnando i docenti interessati per poter moltiplicare gli esiti positivi che questo progetto ha prodotto”.

A curare la parte naturalistico-scientifica sarà Laura Parigi, naturalista con anni di esperienza didattica alle spalle presso la cooperativa sociale Artico: “supporteremo i formatori della Green School e gli insegnanti nella giusta lettura dell’ambiente dove i bambini faranno attività didattiche. Attività che sono a disposizione sia di chi attiva il percorso di Green School sia di chi non può nell’immediato aderire al progetto.

Tra le attività, ad esempio, laboratori dove il mondo delle api diventa spunto per conoscere l’ambiente e rafforzare le competenze anche in altre discipline come geografia, geometria e storia.

LA SPERIMENTAZIONE PRESSO IC GIUDICARIE ESTERIORI – Il convegno nasce dalla sperimentazione realizzata l’anno scorso nell’Istituto Comprensivo Giudicarie Esteriori, dal centro MeTe di Tione con il sostegno dell’Istituto di Istruzione “L. Guetti”, il Parco Naturale Adamello Brenta ed il finanziamento di Fondazione Caritro.

La sperimentazione ha coinvolto 130 bambini e 21 insegnanti che hanno partecipato ad un piano di sviluppo e monitoraggio, per terminare con una mini sperimentazione di una settimana di lezioni all’aperto. Dubbi, perplessità e paure si sono poi trasformate in grande entusiasmo.

Il convegno è frutto della collaborazione tra il Centro MeTe di Tione e la cooperativa sociale Artico di Trento.

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Trento

Polonia: opportunità per le imprese della meccatronica e dello smart building

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Con un tasso di crescita del 5,1% registrato nel 2018, la posizione strategica in Europa e i suoi 38 milioni di abitanti, la Polonia rappresenta oggi una delle economie più attrattive d’Europa.

L’alta percentuale di consumatori giovani e sempre più istruiti stimola l’export con tante nuove opportunità anche per le imprese trentine. Se ne parlerà mercoledì 25 settembre a Trentino Sviluppo (Via Fortunato Zeni, 8 Rovereto), a partire dalle ore 10.30, in un momento di inquadramento Paese promosso in collaborazione con Italdesk Central Europe. Particolare attenzione sarà dedicata agli ambiti della meccanica/meccatronica e dello smart building.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione sul sito trentinosviluppo.it.

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La giornata di approfondimento si inserisce in una serie di iniziative espressione di una crescente attenzione trentina verso questo mercato, tra cui la visita di una delegazione di operatori economici e rappresentanti istituzionali della città di Radom, nota per la lavorazione del metallo, e l’incontro con imprese dei parchi tecnologici polacchi.

Quello della Polonia è un mercato di grande interesse, verso il quale le esportazioni italiane nel 2018 si sono avvicinate ai 13 milioni e mezzo di euro, con un incremento del 5,9% rispetto all’anno precedente. Le opportunità non mancano, vista la crescente innovazione tecnologica delle imprese di questo Paese, in cerca di fornitori qualificati, e la presenza di consumatori sempre più attenti alla qualità dei prodotti per cui si distingue il Trentino.

Per approfondire la conoscenza di questo mercato ed entrare in contatto con possibili aziende partner, Trentino Sviluppo promuove una presentazione Paese il prossimo mercoledì, 25 settembre, al Polo Tecnologico di Rovereto. L’incontro, rivolto alle imprese con particolare attenzione agli ambiti della meccatronica e dello smart building, è promosso in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e Italdesk Central Europe.

L’iniziativa permetterà di approfondire la conoscenza delle opportunità di business che la Polonia offre e permetterà e di entrare in contatto con un gruppo di imprese dei parchi tecnologici delle regioni sud occidentali del Paese, interessate a tessere nuove relazioni e trovare partner commerciali qualificati. Le imprese sono insediate, nello specifico, nell’Invest Park-WSSE e sono alla ricerca di fornitori di vario genere, dalle macchine utensili alla subfornitura, e di potenziali partner commerciali.

All’incontro presenzieranno alcuni imprenditori e i rappresentanti del Cluster tecnologico di cui Italdesk Central Europe è partner.

Il programma prevede, alle ore 10, la registrazione dei partecipanti. Seguiranno, alle 10.30, i saluti istituzionali con Raffaele Farella, Dirigente del Servizio Attività Internazionali della Provincia autonoma di Trento, e Renata Diazzi, Direttrice dell’Area Internazionalizzazione di Trentino Sviluppo. Alle 10.45 prenderanno il via gli interventi di Andrea Bandirali, CEO & BM Italdesk Central Europe (“Presentazione del mercato polacco e focus settoriali: meccanica, meccatronica, smart building) e di Beata Rzemyszkiewicz, Agenzia regionale WSSE (Andamento dei consumi e prodotti italiani maggiormente richiesti – Presentazione delle aziende polacche). Alle 13.00 sono previsti il momento delle conclusioni e un networking lunch, seguiti dagli incontri individuali.

La partecipazione è gratuita ma è richiesta l’iscrizione (anche per gli incontri) attraverso il modulo presente sul sito di Trentino Sviluppo.

Quella del 25 settembre è una delle iniziative promosse da Trentino Sviluppo dedicate a questo mercato. Un’altra è stata l’incoming del 10 e 11 settembre scorsi, che ha visto la visita di una delegazione istituzionale ed economica polacca, proveniente da Radom, città a sud di Varsavia. L’iniziativa, svolta in collaborazione con l’Institute of Sustainable Technologies – ITeE e la Camera di Commercio e Industria di Radom, ha coinvolto Polo Meccatronica, Fondazione Bruno Kessler e e varie aziende trentine. (f.r.)

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Trento

Esplode una caldaia a Villazzano, nessun ferito

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Forte esplosione stamane poco dopo le 11.00 a San Rocco di Villazzano.

Il botto si è sentito a chilometri di distanza mettendo in apprensione i residenti del paese.

Da una prima ricostruzione una caldaia posizionata nel garage di una abitazione è saltata per aria.

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Allertati sul posto sono arrivati i vigili del fuoco di Trento due un’ambulanze di Trentino emergenza e l’automedica.

A rimanere spaventato è stato un anziano che è stato ricoverato all’ospedale santa Chiara in codice rosso.

Le sue condizioni sono buone anche se è sotto shock.

L’esplosione ha creato lunghe colonne di fumo visibili fino dalla città.

Ai Carabinieri, intervenuti sul posto, toccherà ora il compito di capire il motivo dell’esplosione che poteva causare danni peggiori.

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Trento

Paolo Borrometi e la responsabilità dei giornalisti: “Mai perdere la bussola dell’impegno”

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Un dialogo serrato, che ha toccato temi importanti, a volte scottanti, a tratti anche intimo e personale, che ha rivelato al pubblico presente la personalità di un uomo e di un giornalista che non vuole scendere a compromessi perché crede fermamente in quello che fa e nel ruolo che riveste il giornalista nella nostra società: Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per minacce mafiose,  nella saletta del villaggio digitale di piazza Duomo ieri pomeriggio hanno parlato di informazione, verità, credibilità e notizie che viaggiano in rete e si diffondono a velocità inaudita.

“Il giornalista ha il diritto-dovere di informare, come previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione, così come il cittadino ha il diritto ad essere informato” ha detto Borrometi, ricordando la grande responsabilità di chi fa informazione, la necessità di recuperare credibilità, minata purtroppo da episodi negativi, il bisogno di raggiungere i giovani che si informano sui social. “Non dobbiamo mai perdere la bussola del nostro impegno” ha detto ancora Borrometi alla platea attenta, che annoverava anche molti colleghi e rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, fra cui il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone, il vicesegretario regionale Lorenzo Basso e Roberto Rinaldi, portavoce per il Trentino Alto Adige di Articolo 21, l’associazione presieduta da Borrometi.

Nel giorno che ricorda l’assassinio di Rosario Livatino, ucciso appunto il 21 settembre 1990 da un’organizzazione mafiosa, il dialogo si è aperto con il ricordo del magistrato: “Ci sono uomini che hanno pensato di fare la cosa giusta e l’hanno difesa fino alla fine” ha detto Borrometi, “Noi possiamo ricordarli facendo camminare le loro idee sulle nostre gambe”.

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Poi il racconto del proprio vissuto, le minacce di morte, l’aggressione che lo ha lasciato con una spalla frantumata, l’attentato sventato grazie ad una intercettazione. Il rapporto di Borrometi con la paura è quotidiano, “ma il giornalista deve scrivere, lo deve fare al di là delle possibili conseguenze” ha detto ancora, chiedendo un applauso per i 5 uomini della sua scorta che gli hanno salvato la vita e rischiano ogni giorno la vita con lui. Guidato dalle domande del relatore, Borrometi ha poi parlato dell’universo digitale, della rete e dei social, ricordando i numerosi pericoli che li attraversano, ma anche la loro enorme importanza, soprattutto per i giovani.

I social sono una straordinaria opportunità di confronto, ha detto, non possiamo passare i linguaggi d’odio, perché non devono essere la valvola di sfogo delle nostre ire, ma attraverso i social può diffondersi il rispetto delle differenze e di qualunque idea politica che abbia ognuno di noi”. Riguardo alle fake news Borrometi ha ricordato l’importanza di verificare sempre la fonte della notizia, non incoraggiando censure, ma puntando all’educazione dell’utente finale.

La deontologia del giornalista è naturalmente alla base di una corretta informazione, il segreto di un buon giornalismo è conciliare la necessaria velocità di diffusione con i criteri deontologici: “Meglio perdere un minuto in più, ma tutelare la dignità delle persone di cui stiamo scrivendo”, ha suggerito. Tra i tanti temi toccati, anche il ricordo di Antonio Megalizzi, la cui famiglia era presente all’incontro, il suo impegno, la sua volontà di approfondire i fatti,  spunto per ricordare anche la necessità di aprire ai giovani la strada della professione. In chiusura un invito a tenere sempre alta la guardia verso possibili presenze mafiose, in ogni territorio, perché “Le mafie nascono nell’arretratezza culturale, ma vogliono prosperare nelle comunità ricche”.

Riprese e immagini a cura dell’Ufficio Stampa

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