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Trento

Disabilità, età evolutiva, salute mentale e dipendenze: le direttive 2019

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Approvate oggi dalla Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, le direttive 2019 per l’Azienda sanitaria sui seguenti ambiti: disabilità e riabilitazione, salute mentale, materno infantile ed età evolutiva, dipendenze.

Si tratta degli indirizzi programmatici, dei servizi e delle prestazioni socio-sanitarie assicurate, nonché delle modalità di remunerazione delle prestazioni e dei volumi di finanziamento, delle modalità di rendicontazione, delle procedure di accesso ai servizi e alle prestazioni. 28.780.800 euro in totale il finanziamento per il 2019.

Fra le novità introdotte vi è un incremento dei posti letto di sollievo presso le tre strutture (Villa Maria, Casa Serena, APSP Levico Curae), inoltre particolare attenzione viene rivolta ai servizi per minori con disabilità gravi, alle persone affette da disturbi dello spettro autistico e ai disabili.

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Attenzione anche alle particolari fragilità dell’età evolutiva e ai giovani adulti; in questa direzione si muove la sperimentazione della struttura riabilitativa residenziale ad alta intensità assistenziale Villa San Pietro di Arco. “Abbiamo cercato – è il commento dell’assessore Segnana – non solo di intervenire con interventi puntuali per situazioni di disagio e di fragilità, ma anche verso i familiari: stiamo infatti osservando come aumentino sempre più le richieste di sollievo temporaneo da parte delle famiglie”.

Queste le principali novità:

AREA DISABILITÀ E RIABILITAZIONE

Il finanziamento 2019 totale per questa area è pari a 18.291.500 euro.

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Centri residenziali per disabili: viene incrementato il budget finalizzato alla copertura del fabbisogno crescente di posti letto di sollievo presso le tre strutture di Villa Maria, Casa Serena, APSP Levico Curae.

Centri socio riabilitativi: vengono incrementato il finanziamento delle attività psico -educative di Anffas – Paese di Oz, in relazione ad un aumento del fabbisogno di prestazioni specialistiche a favore di minori disabili.

AREA SALUTE MENTALE

Il finanziamento 2019 totale per questa area è di 6.790.300 euro.

Strutture socio riabilitative per adulti – salute mentale:

La Cooperativa Girasole ha attivato un laboratorio denominato “Casa ex Maglio” che accoglie le persone inserite nella comunità residenziale della Cooperativa Girasole e in via residuale persone segnalate dai Servizi Sociali territoriali.

L’attività del laboratorio è utile a valorizzare i percorsi residenziali ed è finalizzato all’acquisizione di competenze in una prospettiva di reinserimento nel contesto sociale e lavorativo. Considerato il fabbisogno rilevato dall’Associazione Villa Argia, in intesa con l’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari, nel corso del 2019 si prevede l’attivazione di due posti semiresidenziali presso la struttura dell’Associazione Villa Argia con sede a Loppio.

La Cooperativa Incontra, costituita il 1° maggio 2018 a seguito di fusione per incorporazione della Cooperativa Bucaneve da parte della Cooperativa L’Ancora, nel processo di riorganizzazione ha previsto il trasferimento della comunità terapeutica residenziale di Bersone in una nuova struttura che si trova nel Comune di Tione.

Servizio integrato per la salute mentale nelle 3 macro aree della socialità (fare assieme), dell’abitare e dellavoro: si tratta di attività socio-sanitaria gestita da enti del privato sociale con lo scopo di garantire risposte da fornire al disagio connesso a problemi di salute mentale.

Nelle 2019 è stato inserito il Servizio SAL (socialità, abitare, lavoro) definendo per gli enti gestori Ama Salute mentale onlus e Società cooperativa Gruppo 78 scs provvisoriamente accreditati, le modalità di finanziamento, gli obblighi informativi e le necessarie attività di vigilanza.

Comunità riabilitativa terapeutica per i disturbi del comportamento alimentare: nel corso del 2019 verrà sperimentata presso la comunità terapeutica per i disturbi del comportamento alimentare un’innovativa modalità assistenziale che prevede attività riabilitative complementari e/o specifiche effettuate presso la struttura durante la giornata, senza necessariamente aderire all’intero programma riabilitativo residenziale.

Questo servizio è rivolto a persone che presentano situazioni cliniche specifiche, propedeutiche e motivanti all’inserimento residenziale ovvero immediatamente seguenti alle dimissioni ospedaliere.

L’accesso agli interventi avviene previa valutazione dell’UVM (Unità valutativa multidisciplinare), in stretto collegamento con il CDCA (Centro disturbi del comportamento alimentare) dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

AREA MATERNO INFANTILE ED ETÀ EVOLUTIVA

Il finanziamento 2019 totale per questa area è pari a 875.000 euro.
L’attività di analisi e monitoraggio condotta dal “Tavolo adolescenze complesse” e l’analisi del fabbisogno elaborata dall’Azienda sanitari hanno messo in evidenza con molta chiarezza l’assenza di una struttura comunità ad alta intensità assistenziale per minori e giovani adulti che presentano condizioni di grave compromissione funzionale psicopatologica, che non possono essere trattati a livello domiciliare o ambulatoriale, quando è indicata una discontinuità con il contesto di vita, ed un livello di trattamento più intensivo e specializzato rispetto alle comunità già presenti in provincia.

Nel 2019 si prevede l’attivazione di questa tipologia di comunità residenziale che completerà la filiera dei servizi terapeutico riabilitativi per minori e giovani adulti che presentano situazioni complesse e disturbi neuropsichici.

AREA DIPENDENZE

Il finanziamento 2019 totale per questa area è di 2.824.000 euro.
Per quanto riguarda l’area dipendenza viene confermato il finanziamento delle quattro comunità terapeutiche residenziali per le dipendenze secondo quanto previsto dalle precedenti Linee guida approvate nel novembre 2017. Si conferma quindi il riconoscimento di una tariffa di 100 euro al giorno per ogni persona ospitata.

Così come previsto dalle linee guida, si segnala infine che da gennaio 2019 l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha dedicato un medico psichiatra al fine di garantire  supervisione clinica e coordinamento dell’attività da svolgere presso le comunità terapeutiche convenzionate.

Viene inoltre confermato l’impegno di Azienda sanitaria per quanto riguarda “Gli interventi per la prevenzione e la cura della dipendenza da gioco” disciplinata dalla legge provinciale 13/2015, per quanto riguarda le azioni di prevenzione, sensibilizzazione, informazione e formazione.

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Trento

Fiamme dentro la chiesa di santa Maria Maggiore durante la messa. La fuga dei fedeli

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Paura in Santa Maria Maggiore verso le 11.00 di oggi quando un candeliere ha preso fuoco. Qualche fedele ha provato a spegnere l’inizio dell’incendio usando l’acqua ma l’iniziativa purtroppo ha peggiorato le cose. Altri dopo aver preso un estintore hanno generato una nube che ha creato  un pochino di panico fra  tutti i fedeli riuniti per la messa che si sono dati alla fuga verso l’esterno.

Polizia e vigili del fuoco sono arrivati solo successivamente per far fuoriuscire le persone rimaste ancora all’interno con la densa nube di fumo. Non risulta esserci nessun ferito.

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Trento

Risto3 e accordo integrativo: riconfermate 72 ore di permesso retribuito al personale scolastico

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Risto3 vuole fare chiarezza sulla questione sollevata da CGIL e UIL inerente l’accordo integrativo, dopo le fuorvianti informazioni che nella giornata di sabato 6 dicembre sono emerse sulle principali testate del territorio.

Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro è entrato in vigore nel febbraio 2018 e, a fianco di aumenti economici ha introdotto rettifiche peggiorative di alcuni istituti contrattuali.

Nonostante le modifiche apportate al contratto nazionale del settore, Risto 3 da sempre dà valore ai propri collaboratori con delle politiche aziendali specifiche che sono, come di prassi, parte integrante dell’accordo integrativo sindacale.

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Ne sono un esempio la scelta dell’azienda, per il biennio 2018 e 2019, di non applicare a tutti i propri dipendenti parte delle condizioni peggiorative introdotte a livello nazionale: in particolare riconoscendo 72 ore di permessi retribuiti al personale scolastico già in forza, non previste all’interno del contratto di lavoro e l’applicazione di agevolazioni sul pasto giornaliero.

L’accordo integrativo in scadenza 31.12.19 (sottoscritto dalla sola CISL mentre CGIL e UIL, seppur presenti al tavolo, hanno ritenuto di non sottoscriverlo) sarà ratificato in alcune condizioni che sono state presentate ai soci nell’ultima assemblea del 22 novembre.

La volontà di garantire la sottoscrizione di un nuovo accordo, non obbligatorio per le aziende, è per Risto 3 una priorità a tutela e beneficio dei propri lavoratori.

Il CdA di Risto 3, con grande senso di responsabilità sociale e vicinanza ai lavoratori, ha confermato la decisione di procedere alla ridefinizione delle condizioni previste nell’accordo integrativo con l’unico scopo di non applicare le modifiche peggiorative a carico dei lavoratori confermate nel nuovo contratto nazionale: sono quindi state riconfermate dai vertici di Risto3 per l’intero anno 2020, le 72 ore di permessi retribuiti a tutto il personale scolastico.

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Il nuovo contratto integrativo prevede non solo la garanzia della maturazione dei permessi, ma anche un’importante riduzione della trattenuta pasto che per il 2020 sarà di sole 0,50 euro a fronte dei previsti 1,46 euro del contratto nazionale del lavoro.

Il testo, dopo la doverosa presentazione nell’ultima assemblea dei soci, sarà sottoposto alle organizzazioni sindacali nel corso della prossima settimana.

Pur in un contesto di mercato sempre più difficile e concorrenziale, Risto 3 conferma non solo con queste misure ma con una serie di altri interventi previdenziali, assicurativi, economici e normativi, l’attenzione ai propri dipendenti e alle loro famiglie attraverso un sistema di welfare aziendale che nessuna altra azienda del settore garantisce.

Spiace constatare che alcune (non tutte) organizzazioni sindacali diffondano notizie che non corrispondono alla realtà, dal sapore meramente strumentale, che tuttavia minano l’immagine aziendale costruita con tanta fatica dagli stessi lavoratori che quotidianamente dimostrano uno straordinario attaccamento alla Cooperativa e l’apprezzamento per le misure migliorative adottate.

 

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Trento

«C’era una volta… l’Ospedalino a Trento», la storia di un’eccellenza entrata nel cuore di tutti

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Vent’anni fa venne ideato a Trento un “Ospedalino” dedicato specificamente alle cure dei bambini.

Nel 1991, dopo 70 anni di vita, le cure pediatriche vennero trasferite al S. Chiara.

Fino agli anni ’60, quando venne tutto ristrutturato, fu molto importante il ruolo di quella benemerita istituzione. Negli anni ’70 -’80 le cure vennero rivoluzionate.

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Si deospedalizzò al massimo (i 300 bambini presenti nel 1970 si ridussero a 60 nel 1990); si registrava inoltre un forte calo di nascite (da 8000 a 4000 all’anno).

In quel “piccolo mondo” in quegli anni si riuscì a organizzare in tutta la provincia una assistenza neonatale molto efficiente, dal punto di vista tecnico e umano.

La mortalità infantile, elevatissima nel 1970 (il triplo dei dati svedesi!), si ridusse ai più bassi livelli mondiali.

L’allattamento materno salì dal 60% alla nascita al 95%. I genitori ebbero libero accesso in Neonatologia (dal 1972) e in ogni altro reparto (legge del 1982).

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L’Associazione Amici della Neonatologia Trentina ha ideato una mostra sulla storia dell’Ospedale Infantile, anche per documentare l’evoluzione del ruolo del Bambino nella Famiglia e nella Società nell’ultimo secolo.

La mostra sarà aperta nel grande foyer dell’Auditorium Santa Chiara di Trento nei pomeriggi da martedì a sabato, fino a fine febbraio 2020.

Sarà diffuso un libro con la documentazione di fatti storici e della vita nell’ambiente dei reparti dell’Ospedalino.

L’Ospedalino di Trento” era una struttura nata – grazie a un gesto di grande generosità di “tre pie donne” – nel 1919 presso la Scuola Tambosi e poi trasferita nel 1924 nella “Casa Rossa” in via della Collina.

Da quegli anni l’Ospedalino, destinato alle cure ai bambini, si evolve e cresce non solo nelle strutture e nelle finalità, ma anche negli obiettivi.

Nei primi anni Sessanta, nuovi edifici, medici e pediatri di alto profilo e un settore, quello della Neonatologia (nel 1967 si crea il “Centro Immaturi), di livello internazionale. Si riorganizzano le cure ostetrico-neonatali con risultati molto positivi (mortalità, esiti, cure parentali, allattamento). Un complesso d’eccellenza in cui sono stati accolti e curati quasi tutti i bambini trentini, che molti ricordano con affetto, ma di cui lentamente si stava perdendo la memoria.

Così scrive il dottor Dino Pedrotti, neonatologo e curatore della mostra e del volume:Questa non è una favola ma una ‘storia’ molto vera. Ai fatti storici di un’istituzione purtroppo dimenticata si intrecciano drammi di vita e di morte, si rivivono sentimenti lieti e tristi, si dà voce a bambini che voce non avevano. Emozioni e sentimenti non devono far perdere di vista l’obiettivo principale di un ospedale infantile: avere sempre più bambini vivi e sempre più sani.

Un obiettivo che questa storia presenta con tante cifre concrete: un secolo fa moriva in Trentino un bambino su quattro, oggi uno su 400. L’idea dell’Ospedalino nasce cent’anni fa, in un tragico dopoguerra. Medici eccezionali furono il chirurgo Giuseppe Bacca e il pediatra Carlo D’Anna, testimoni di un forte impegno umano e tecnico. Dal 1960 Giuseppina Bassetti rinnova la struttura, creando il nuovo ‘Ospedale Infantile Regionale Angeli Custodi’, come ricordano tanti adulti, bambini di un tempo, che lì vennero curati.

Negli ultimi decenni – dopo il trasferimento all’Ospedale Santa Chiara nel 1991 – si assiste a un’autentica rivoluzione nei rapporti col bambino che da ‘oggetto di cura’ diventa ‘soggetto protagonista’, titolare dei massimi diritti alla vita, alla salute, all’affetto dei genitori, all’impegno della società”.

La mostra presenta questa storia raccontandola per testi e immagini, e anche attraverso oggetti simbolo di questo secolo di vita che ha visto protagonista l’”Ospedalino di Trento”. Nell’allestimento, realizzato dall’architetto Roberto Festi, le immagini inedite di fotografi trentini (tra cui Sergio Perdomi, Flavio Faganello, Gianni Zotta) si coniugano a sintetici pannelli grafici con testi e citazioni che riassumono una vicenda tutt’altro che lineare, ricca di spunti legati non solo a cure e terapie mediche “classiche”, ma al mondo dei bimbi prematuri, alle iniziative delle numerose istituzioni pubbliche e associazioni private coinvolte, al problema, sempre più sentito della descrescita demografica e del calo delle nascite.

Con una considerazione finale: all’Ospedalino di Trento si sono attuati concretamente i diritti dei bambini e in particolare dei più deboli. Nel 1989 i loro “diritti universali” sono stati proclamati nel mondo.

C’era una volta l’Ospedalino a Trento”
Ubicazione: Auditorium Santa Chiara – Foyer , Trento 6 dicembre 2019 © foto Daniele Mosna

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