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Trento

Passerella 2 Laghi, nella notte del 28-29 marzo il varo con chiusura della SS45bis

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La nuova passerella pedonale sul canale 2 laghi, a fianco della SS 45bis Gardesana Occidentale, nel comune di Madruzzo, sarà posata nella notte tra il 28 e il 29 marzo.

Le operazioni di varo della passerella, che collegherà il percorso pedonale lungo il lago di Toblino con la piazzola a fregio della SS45bis in prossimità dell’inizio del nuovo marciapiede che conduce a Padergnone, comporteranno la chiusura completa della SS45bis dalla mezzanotte alle ore 6 del 29 marzo con deviazione del traffico lungo la SP84 di Cavedine.

La passerella è costituita da una struttura portante a campata unica di 33 m, realizzata da un cassone chiuso in acciaio “corten” verniciato, con una larghezza utile netta di 3 m e dal peso complessivo di circa 33 tonnellate. I parapetti sono costituiti da montanti sagomati e corrimano tubolare realizzati entrambi in acciaio inox. Il parapetto è inoltre integrato da cavetti in acciaio inox.

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Considerati i lavori di finitura necessari ed i tempi per il collaudo statico, si prevede di aprire al transito la passerella verso il prossimo mese di maggio.

L’importo dei lavori è stato quantificato in 245.013,78 euro a base d’asta di cui 18.159,24 euro per oneri per la sicurezza.

L’importo contrattuale di 226.438,93 euro è comprensivo degli oneri per la sicurezza, al netto del ribasso percentuale del 8,188%.

La ditta che eseguirà i lavori è la Metalcarpenterie Dalfovo S.r.l.di Mezzolombardo

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Sport Trentino

L’Arco vince al Briamasco facendo ben tre gol. Per il Trento è la prima sconfitta stagionale

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Il Trento incappa nella prima sconfitta stagionale. Questo pomeriggio la squadra di casa ha subito gli stessi gol che ha incassato in tutto il campionato: tre.

Complice un campo ai limiti della praticabilità la squadra arcense ha espugnato il Briamasco, cosa che finora non era riuscita a nessun’altra squadra.

Il Trento parte subito forte. Al quinto minuti da un calcio d’angolo di Trevisan svetta imponente Sottovia, ma la palla sfiora l’incrocio e finisce fuori.

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Passano pochi minuti e un errore difensivo simile a quello accaduto alla Rotaliana spiana ancora una volta la strada alla squadra di casa. La difesa concede la palla a Sottovia, che non perdona. Tiro a giro e portiere spiazzato. 1-0

L’Arco si riversa in avanti, ma il tentativo di reagire appare troppo debole . Alla mezz’ora un fallo ingenuo di Trainotti provoca una punizione ospite da ottima posizione. Della battuta si incarica il capitano Miani. Il tiro è forte e angolato e Cazzaro allunga in angolo.

Il terreno ormai allagato costringe le due squadre al lancio lungo. Pettarin pesca con il contagiri Pietribiasi che stoppa senza difficoltà e calcia in porta. La conclusione è però debole e centrale.

Passano pochissimi minuti e si ripete la stessa azione. Questa volta cambiano gli interpreti. Trevisan lancia lungo per Sottovia, che lasciato anch’egli in solitaria, stoppa senza essere disturbato e trafigge il portiere avversario sotto le gambe. 2-0

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La partita appare ormai indirizzata e il Trento come da consuetudine gestisce facilmente il finire del primo tempo. Dopo una gran chiusura di Panizza su Tisi, la ripartenza della squadra di casa culmina con il tiro di Ferraglia. Dal limite dell’area la palla è diretta all’angolino basso. Bonomi manda in calcio d’angolo.

Il Trento ha gestito con facilità tutto il primo tempo. La difficoltà nel girare palla a terra è stata fin da subito risolta dai piedi di Pettarin i cui lanci al millimetro hanno innescato parecchie azioni da gol.

L’Arco ha pensato essenzialmente a difendersi. In fase difensiva la squadra ha retto abbastanza bene. Davanti, l’esperto 34enne Tisi ha cercato in qualche modo di guadagnare calci di punizione nel tentativo di portare la squadra in avanti. Comunque sempre poca cosa.

Mister Toccoli è però ancora dubbioso sul reale esito della partita e decide di coprirsi ulteriormente inserendo il centrale Badjan al posto di Paoli e spostando così sulla fascia destra Carella. In attacco c’è spazio per il giovanissimo classe ’02 Celfeza.

Dopo un fase iniziale di stallo l’Arco prende in mano le redini le gioco e costringe la retroguardia di casa a compiere gli straordinari. Al quarto d’ora la punizione di Grossi è fortissima ma centrale. Cazzaro riesce a respingere in angolo con i pugni.

Dal corner seguente la palla non viene respinta dalla difesa e rimane ferma in area. Si crea una mischia furibonda da cui ne esce Tisi che in qualche modo ad allunga per il nuovo entrato Cicuttini.

Tra una marea di gambe e di giocatori che tentano l’estremo salvataggio in scivolata, Cicuttini riesce fortunosamente a buttare la palla in porta. 2-1

Da questo momento l’Arco inizia a spingere forte schiacciando il Trento nella propria metà campo. Il gioco super offensivo lascia però ampie praterie che Santuari non riesce a concretizzare. Imbucato da Caporali, tutto solo davanti al portiere calcia fuori.

Mancano ormai pochissimi minuti alla fine. Da una manovra dell’Arco la palla capita sui piedi di De Nardi, che da lontano tenta la conclusione a rete. Nessuno va a chiudere il tiro e ne nasce un missile terra aria angolatissimo. Cazzaro non può far nulla. 2-2.

L’allenatore Toccoli è furibondo. Il Trento si riversa disperatamente all’attacco e dagli sviluppi di un calcio d’angolo ci prova prima Caporali con un gran tiro e poi Panizza in semirovesciata ma la palla non entra.

Allo scadere si ripresenta la stessa azione che ha portato l’Arco al pareggio. Questa volta Grossi ci prova da ancor più lontano. La distanza siderale non impensierisce il terzino che scarica in porta un altro siluro. 3-2

Quando tutto sembrava finito l’Arco ha ribaltato una partita ormai a senso unico. La squadra di casa ha abbassato pericolosamente il ritmo e la concentrazione, non andando a contrastare due conclusioni velenose.

Nonostante la difficile praticabilità del campo abbia ridotto considerevolmente il gioco palla a terra, la grande intensità delle due squadre ha prodotto una partita molto gradevole e piena di emozioni.

TRENTO (4-3-1-2): Cazzaro; Paoli (1’st Badjan), Trainotti, Carella, Panizza; Caporali, Pettarin, Trevisan; Ferraglia, Pietribiasi (1’st Celfeza), Sottovia (13’st Santuari).
A disposizione: Conci, Pederzolli, Marcolini, Battisti, Baido, Spiro.
Allenatore: Flavio Toccoli.
ARCO 1895: Bonomi De Nardi (38’st Berardinelli), Grossi, Tavernini, Chistè, Lombardo, Azzolini (22’st Betta), Miani, Risatti (13’st Cicuttini), Tisi, Sceffer.
A disposizione: Cazzolli, Marchesini, Panichi, Garcia.
Allenatore: Paolo Zasa.
ARBITRO: Piccolo di Bolzano (Fambri e Mazzucchi di Bolzano).
RETI: 9’pt e 38’pt Sottovia (T), 25’st Cicuttini (A), 36’st De Nardi (A), 39’st Grossi (A).

 

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Trento

14 enne aggredito e derubato in via della Cervara mentre parla con la mamma al cellulare

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nella foto il luogo dell'aggressione

Episodio inquietante quello successo ad un ragazzo di 14 anni aggredito e derubato del suo cellulare in fondo a via della Cervara a Trento in pieno giorno davanti ai passanti che hanno assistito a tutta la scena

Verso mezzogiorno il ragazzo, di ritorno da scuola stava parlando al cellulare con la mamma, quando alle spalle è stato aggredito e gettato a terra.

Il ladro, un 20 enne di pelle bianca alto circa 1,75, capelli neri a spazzola che parlava male l’italiano, ha subito intimato al ragazzo di consegnargli il cellulare. Cosa che il 14 enne ha fatto.

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Per fortuna nelle vicinanze del ragazzo c’era anche lo zio che casualmente stava camminando nella stessa direzione.

Vista la scena si è subito lanciato all’inseguimento del ladro che stava fuggendo verso via dei Cappuccini, che vistosi scoperto ha lasciato cadere il cellulare.

Il ladro dopo aver fatto cadere il cellulare si è rivolto allo zio dicendo: «Denunciami pure ora, tanto non mi interessa nulla»

Sono subito stati allertati i Carabinieri che si sono messi a caccia del ladro ma senza esiti positivi. Il 14 enne poi accompagnato dai genitori ha fatto regolare denuncia presso la caserma di via Barbacovi a Trento

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Nella caduta il ragazzo non ha riportato nessuna lesione e si è solo rovinato la giacca quanto è stato gettato a terra. «All’inizio ho avuto paura – spiega il 14 enne raggiunto al telefono –  poi ho capito che voleva solo il cellulare e per evitare problemi lo ho subito consegnato al ladro»

 «Fortunatamente mio figlio non si è fatto male – afferma invece la mamma – ma è sconcertante che il tutto sia accaduto a mezzogiorno e in una zona trafficata e con tanti testimoni».

L’episodio è stato riportato anche sulla pagina facebook del «Comitato sicurezza Trento» che denuncia da anni fatti simili che avvengono a Trento. 

Fra gli internauti è emersa molta preoccupazione per questi episodi che sono in forte aumento e che spesso rimangono impuniti perché oramai nemmeno più denunciati dai cittadini.

«Ecco come siamo ridotti, prigionieri in casa nostra con il terrore di uscire di casa o di permettere ai nostri figli di farlo senza temere per la loro incolumità. No signori.. Così non va… Non va proprio… Servono provvedimenti urgenti ed inderogabili»Scrive Silvana, un’amica della famiglia protagonista dell’aggressione. 

Molti danno la colpa all’immigrazione selvaggia degli ultimi anni: «Sta di fatto che l’aumento della micro criminalità con l’avvento di questa invasione è aumentato esponenzialmente a prescindere da questo caso» scrive nel merito Michela.

C’è anche chi fa il confronto con altre città, dicendo che Trento sta peggiorando a vista d’occhio e sono molti quelli che ritengono responsabile il Sindaco Andreatta di questa situazione.

C’è chi invece al posto dell’arrabbiatura si lascia cogliere dallo sconforto, è il caso di Fiorenzo:«Temo non ci sia più nulla da fare e dovremo vivere in questa condizione, sperando non peggiori, perché anche se mandiamo questa gente in un altra città, ce ne mandano qui altrettanti o forse di più. Non vorrei fare la Cassandra che prevedeva sventure per cui era invisa a tutti ma bisogna studiare realistiche soluzioni».

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Trento

Annalisa Ravagni: il racconto degli ultimi sei mesi di vita insieme a Michele

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Oggi la parola “cancro”,  evoca sentimenti di ansia, paura e smarrimento; è vero di cancro ancora si muore, ma l’alone terrifico che questa malattia porta con sé è rimasto intatto negli anni nonostante i progressi della ricerca scientifica.

Ancora oggi la diagnosi di cancro viene percepita come una condanna a morte, per cui quando viene posta la diagnosi tumorale ad una persona, la persona stessa e tutta la sua famiglia (con modalità diverse) sentono di cadere nel baratro dell’irreversibile, in un tunnel da cui non vi è possibilità di ritorno.

Il cancro diventa così una malattia familiare, investe come un tornado le vite di tutti i membri della famiglia e sembra che la vita si fermi.

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Per il familiare della persona malata inizia il vortice delle emozioni: la paura della perdita, la preoccupazione per la salvaguardia della sfera emotiva del malato, l’incertezza per il cambiamento dei ruoli in famiglia, l’ansia per gli eventuali risvolti economici, la fragilità delle vecchie certezze che la routine quotidiana regala.

Il cancro prima spaventa e poi uccide, a volte senza scrupolo alcuno, senza distinzione, senza  riguardo.

Quando si tratta di un famigliare anziano, chi resta se ne fa una ragione in virtù dei tanti anni felici passati insieme, ma quando a mancare è una persona giovane invece le domande e le riflessioni sono molte e i rimpianti e i rimorsi spesso durano una vita.

Michele Longhi di Mattarello è uno di questi, un ragazzo di 42 anni che il primo di aprile del 2019 scopre di avere un cancro alla milza e al fegato.

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La biopsia fatta a Milano non perdona, la diagnosi è: angiosarcoma alla milza e al fegato, un tipo di cancro rarissimo. 

«È una tegola in testa che ti arriva senza nessun avvertimento e non sai nemmeno cosa pensare. Ho cercato di approfondire molte cose per capire il perché dello scatenarsi di questo incubo forse dovuto da una grande stress provato da Michele nella sua giovinezza. Sono cose che ti rimangono dentro e se magari non le risolvi condizionano anche il tuo stato fisico. Michele era un bel ragazzone simpatico e molto disponibile con tutti, un volontario bravo e sempre presente, ed è rimasto nel cuore di tutti. Non pensavo che la malattia fosse così devastante, l’abbiamo perso in soli sei mesi» – Ricorda la moglie Annalisa Ravagni

L’inizio della chemioterapia concordata con il team dei medici di Milano con somministrazione a Trento all’inizio porta a qualche miglioramento dei valori ematologici ma non a quelli del fegato.

Per Annalisa inizia un periodo di paure, titubanze, punti interrogativi, sconforto.

«In queste situazioni non si sa dove andare, e con chi confrontarsi – spiega Annalisa – al di là di fidarsi dei medici che incontri».

Comincia un periodo travagliato, un angoscia che non ti lascia tregua: «chi assiste un paziente ammalato di tumore si muove su più fronti e acquisti una forza incredibile per poterlo aiutare perché sai che è la madre di tutte le battaglie, quella con la vita»

Chi è vicino ad un malato di cancro deve aiutarlo e trovare la giusta soluzione e contemporaneamente deve organizzazione e conciliare il lavoro, l’educazione dei figli e la casa.

«È stato davvero difficile – aggiunge Annalisa – ma le energie le trovi, perché ti continui a dire che la speranza c’è. Michele, mio marito, ha fatto un percorso molto bello, non ha mai avuto paura, e non si è mai sentito  “ammalato”. In sintonia prendevamo tutte le decisioni del caso. Insieme».

Annalisa passa da momenti di felicità e quelli di estremo sconforto: «Il primo di agosto la Tac diceva che il fegato era migliorato, e da li, proseguendo con la chemioterapia, abbiamo trascorso un estate abbastanza in serenità e speranza. La situazione valori era abbastanza stabile. Il 28 settembre però arriva un peggioramento.»

Michele improvvisamente si sente male, fa fatica a respirare per un grande dolore alla milza, viene ricoverato in ospedale ma la situazione precipita.

«Michele non ce la fatta, è morto – racconta Annalisa – anche se i medici fin da subito mi avevano detto che la malattia era incurabile dentro di me c’era la speranza che potesse resistere di più, chissà, magari anche di guarire. Il dolore alla milza era diventato insopportabile, non poteva rimanere ne in piedi ne a letto, poi lo hanno riempito di morfina per non soffrire».

Molto spesso il percorso con chi è aggredito da questa malattia può essere una grande scuola di vita, «Sono molto serena – sottolinea Annalisa – in questi anni ho fatto un grande percorso di consapevolezza che mi è davvero servito. Purtroppo per nostra figlia di 10 anni è più difficile, a lei Michele manca molto»

È come un grande momento durante il quale riesci a comprendere chi ti ama e ti stima. È un attimo di crescita interiore, dell’introspezione profonda, della valutazione e rivalutazione di momenti che pensavi dimenticati, o importanti, o insignificanti.

Come ha detto più volte Annalisa è il tempo della consapevolezza, della lucida analisi e della valutazione di se stessi.

Quando il tuo caro muore ti accorgi che la tua vita  è stata completamente stravolta, che sei quasi diversa, più forte di prima e conosci persone fantastiche che hanno condiviso con te lo stesso percorso.

Per il malato di cancro le priorità cambiano, la malattia insegna a sapersi accontentare delle piccole e semplice cose che prima non ti accorgevi che nemmeno esistevano. Se prima eri felice quando raggiungevi una vetta, dopo ore di camminata, adesso godi quando riesci a fare due passi in centro.

E questo per chi rimane è un grande insegnamento ed un’opportunità per vivere con più consapevolezza la vita. 

«Da 10 anni sono fondatrice e responsabile Presidente di un’ associazione onlus Artici «Le ali della coccinella», ho fatto questa esperienza vicino a mio marito e riesco a capire la vera necessità che sussiste nella nostra comunità di questo servizio socio assistenziale. Ora voglio continuare con ancora più tenacia in questo progetto e nel suo ricordo». – conclude Annalisa

Dell’associazione di Annalisa Ravagni «Le ali della coccinella» il nostro giornale si occuperà diffusamente nei prossimi giorni pubblicando un articolo per conoscere bene il grande lavoro dei 18 volontari che da dieci anni fanno sul territorio trentino.

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