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Val di Non – Sole – Paganella

I ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Taio portano in scena la storia di Iqbal, piccolo rivoluzionario

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Lo spettacolo è stato presentato ieri al teatro di Taio. Da sinistra Jacopo Laurino, Elena Galvani, Paolo Forno, Nadia Emer, Barbara Widmann, Roberta Gambaro ed Elisa Chini

“Il piccolo rivoluzionario” è il titolo di una storia vera, cruda, che affronta e fa riflettere sul tema dello sfruttamento del lavoro minorile e della lotta per dire basta a un sistema sbagliato, a una società miope, a un’infanzia rubata.

Una storia che venerdì prossimo, 29 marzo alle 20.30, sarà portata in scena a Taio dai 24 ragazzi del laboratorio di teatro dell’Istituto Comprensivo di Taio, diretto dalla docente Mimmi Vinotti coadiuvata da Barbara Widmann e Nadia Emer del gruppo teatrale “Moreno Chini”.

A ideare lo spettacolo, che vedrà protagonisti i giovani attori al termine di un percorso formativo riguardante sia l’aspetto teatrale, sia quello di approfondimento di tematiche sensibili, sono stati i registi Elena Galvani e Jacopo Laurino di Stradanova Slow Theatre, che hanno preso spunto dalla storia di Iqbal Masih per farne qualcosa di costruttivo e istruttivo.

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Iqbal era bambino pakistano che, costretto a lavorare come schiavo in una fabbrica di tappeti per 14 ore al giorno, ha saputo ribellarsi e organizzare la sua lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Grazie a lui, che ha portato il suo racconto in tutto il mondo insieme all’Unicef, circa tremila piccoli schiavi sono riusciti a uscire dal loro inferno. Il giorno di Pasqua del ’95, però, Iqbal è stato assassinato a soli 12 anni mentre stava andando in bicicletta.

Venerdì prossimo, dunque, gli studenti di Taio – che durante il percorso hanno vissuto anche tre giorni di “full immersion” nel teatro, durante i quali hanno lavorato insieme e fatto gruppo – cercheranno di raccontare la storia di Iqbal attraverso le emozioni, le suggestioni e i pensieri che naturalmente suscita.

Da porre in evidenza, poi, la bella collaborazione con i ragazzi del laboratorio di arte e immagine dell’Istituto Comprensivo di Cles, guidato dalla professoressa Martina Malpaga, che hanno realizzato le scenografie, trasformando il palco di Taio in un grande telaio.

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Mi preme sottolineare il valore della tematica, che ha rinforzato il percorso scolastico di crescita – ha dichiarato la dirigente scolastica Roberta Gambaro –. Per quanto riguarda la partecipazione dei ragazzi al progetto, i numeri sono in crescita, a conferma del fatto che si tratta di una proposta estremamente positiva”.

Un percorso, quello teatrale, che viene realizzato in collaborazione con il Comune di Predaia. “Per i ragazzi è un’esperienza costruttiva ed è importante anche il fatto che si siano allargati gli orizzonti con il coinvolgimento dell’Istituto di Cles. L’unione fa la forza” ha commentato l’assessore alla cultura Elisa Chini. “Siamo contenti perché i numeri aumentano anno dopo anno e perché la collaborazione tra Comune e scuola sta proseguendo in maniera prolifica su vari livelli” ha aggiunto il sindaco Paolo Forno.

I ragazzi sono entusiasti e non vedono l’ora di salire sul palco, interpretando dei loro coetanei e dando vita a una rappresentazione corale in cui tutti saranno protagonisti.

È un’esperienza che ci ha insegnato molto e ci ha fatto riflettere – ha detto Beatrice –. È bello, poi, riproporre un tema così profondo per farlo conoscere agli altri”.

Non è facile mettersi in gioco e darsi da fare, ma con impegno si ottengono belle soddisfazioni” ha ricordato Christian.

Claudiu, che ha realizzato il disegno del manifesto, rivela come sia soddisfacente vedere il pubblico applaudire. “Ripaga di tutto il lavoro svolto – afferma –. Per l’immagine del manifesto, invece, ho provato a immergere lo spettacolo nel disegno”.

Riccardo, Giulia, Luca e un’altra Beatrice hanno posto infine l’accento sulla componente d’aggregazione, sul condividere un’esperienza. “Così impariamo a stare insieme” hanno detto in conclusione.

IQBAL MASIH, UN PICCOLO RIVOLUZIONARIOIqbal Masih nacque a Muridke, in Pakistan, nel 1983 in una famiglia molto povera. Quando aveva cinque anni, la famiglia si indebitò e Iqbal fu venduto dal padre al proprietario di una fabbrica di tappeti.

Fu costretto così a lavorare come uno schiavo, incatenato a un telaio, per circa quattordici ore al giorno. Nel 1992 riuscì a scappare dalla fabbrica e partecipò, insieme ad altri bambini, a una manifestazione del “Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato”. Gli avvocati del sindacato contribuirono a liberare lui e altri bambini e lo indirizzarono allo studio.

Nel 1995 partecipò a Lahore a una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno. Il 16 aprile 1995, il giorno di Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre si stava recando in bicicletta in chiesa. Aveva 12 anni.

“È UNO SPETTACOLO CORALE” – “Volevamo raccontare la storia di Iqbal e ne è uscita l’epopea di un piccolo rivoluzionario: una rivoluzione pacifica e nobile, senza accezioni negative”. I registi Elena Galvani e Jacopo Laurino spiegano così la nascita del loro lavoro.

Iqbal è stato un bambino che ha saputo organizzare la sua lotta contro il sistema dello sfruttamento del lavoro minorile, accettato con rassegnazione dalla società. Questa storia sarà raccontata da bambini come lui – dichiarano i due registi –. Noi l’abbiamo semplificata per mostrarne gli snodi principali, quelli su cui è importante riflettere per ricavare insegnamenti utili alla vita di tutti i giorni: la responsabilità individuale, lo studio come strumento necessario per comprendere la realtà e per assumere nei confronti di essa un atteggiamento critico, il cambiamento come forza positiva di miglioramento, la solidarietà, la fatica e il sacrificio per contribuire al miglioramento della società, la lealtà e il senso di giustizia”.

Un racconto che non ha nessuna pretesa di ricostruzione fedele dei fatti storici. “La storia di Iqbal ci ha semplicemente ispirato e ne abbiamo fatto uno spettacolo costituito di scene agite, resoconti narrativi, frammenti di canzoni – raccontano –. Spettacolo che non esisterebbe se non l’avessimo costruito in tanti, chi dando voce a Iqbal e ai suoi amici sfruttati, chi recitando le poesie di Brecht, chi progettando e realizzando le scenografie e chi, in silenzio dietro le quinte, sorvegliando e custodendo il lavoro di tutti gli altri”.

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