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Piana Rotaliana

Castelli e signorie rurali in età medievale: a Mezzolombardo ne parlano Walter Landi e Marco Bettotti

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Giovedi sera nella sala Spaur di Mezzolombardo due ospiti d’eccezione: Walter Landi e Marco Bettotti.

Walter Landi è archivista e docente di Diplomatica  presso la Scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Bolzano. È considerato uno dei maggiori esperti dell’area tirolese in epoca medievale.

Marco Bertotti è dottore di ricerca in storia sociale europea e uno dei maggiori esperti di aristocrazia trentina.

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A fare da mediatore agli interventi dei due esperti, Italo Franceschini, responsabile della Biblioteca San Bernardino di Trento.

Il tema della serata riguarda castelli, signori e sudditi: conversazione sulla signoria rurale. Innanzitutto viene spiegato cosa si intende per signoria rurale.

Si parla di signoria rurale quando viene meno il potere dell’autorità statale. I proprietari delle corti prendono piede al tal punto da assumere un potere giuridico-amministrativo sul territorio circostante.

Una signoria rurale diventa in questo modo signoria territoriale. In Trentino questo tipo di signoria si sviluppò nei primi del ‘300 e rimase in vigore fino all’800.

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Questo controllo totale sul territorio avveniva con il benestare del vescovo. Il vescovo di Trento era costretto a pagare, e in base alla somma versata si assoggettava parte del castello.

Questa somma era fondamentale per avere voce in capitolo nella gestione del territorio, ma soprattutto per avere un luogo sicuro dove ripararsi in caso di minacce.

Nel 1173 il vescovo di Trento acquistò il castello di Stenico da Bozzone di Stenico, che rimase comunque nell’abitazione, ma ebbe l’obbligo di tenerla aperto al vescovo per qualsiasi necessità.

La situazione signorile trentina era molto diversa rispetto alle altre realtà della Penisola Italica. In Trentino le signorie erano prevalentemente rurali.

Coloro che arrivavano a gestire territori diventavano signorie territoriali. Questo processo non vedrà mai dei cambiamenti fino all’800.

Nel resto della penisola, soprattutto nell’Italia centrale, la nascita dei comuni fece inurbanizzare le signorie. Abbandonavano il contesto rurale e territoriale di una piccola comunità per avere un controllo puramente cittadino.

Tendenzialmente cambiò anche l’abitazione: dal castello si passò al palazzo.

Piccole forme di questo tipo di vita si ebbero nel Trentino meridionale, dove era forte l’influsso dell’area padana rispetto all’area alpina. Rimase comunque un piccolo fenomeno che non mutò il contesto delle signorie.

Particolare fu la situazione della Famiglia Thun. Fu una signoria territoriale perché ebbe la giurisdizione sulla Val di Non e sulla Val di Rabbi, ma fu allo stesso tempo una signoria rurale perché si occupò della gestione di terre fra Tuenetto e Masi di Vigo.

L’intreccio delle varie forme di signoria riguardava come la famiglia gestiva il territorio.

Esistevano signorie che si dedicavano interamente al contesto agricolo, altre che decidevano di intraprende esclusivamente il percorso di comando del territorio, o altre ancora che intrecciavano entrambe le mansioni.

I castelli sono nati esclusivamente come luoghi di difesa. Si possono dividere in castelli di prima e di seconda generazione.

I castelli di prima generazione erano gestiti direttamente dal potere centrale (il Re o il vescovo) e servivano principalmente come luogo sicuro in caso di difesa.

Questo sistema durò fino all’età Carolingia (anno 1000 circa). Successivamente iniziarono a sorgere i castelli di seconda generazione, costruiti dai grandi ufficiali del Regno (marchesi, conti, abati) che finirono per comandare il territorio circostante, prendendo il posto dell’autorità centrale.

La gestione non avveniva solo in grande, ma iniziò una capillare organizzazione del sistema interno con tutta una serie di servi e vassalli.

Il castello diventò al suo interno una piccola comunità sotto il dominio della signoria.

Il potere dominante della signoria sul territorio circostante soffocò le piccole realtà rurali che vennero vessate e private delle risorse.

Dal ‘200 iniziarono delle politiche di colonizzazione delle zone di media-alta montagna che andarono ad intaccare i delicati equilibri fra le comunità montane.

I signori crearono delle assemblee della comunità per accordarsi con i contadini per lo sfruttamento delle risorse. L’accordo era molto semplice: il signore decideva e il contadino obbediva.

Il rapporto fra contadino e signoria poteva essere “diretto” come in questo caso oppure subdolo. Molto spesso i nobili mandavano i figli illegittimi a vivere nella comunità rurale cercando di farsi eleggere in posizioni di potere.

In questo caso la signoria aveva il pieno controllo sull’assemblea e sul paese stesso.

Le signorie iniziarono uno sfruttamento spietato delle risorse. Si andava dal legname, alla caccia e alla pesca.

Le materie prime non sempre servivano solo per la sussistenza, ma molto spesso venivano vendute per accrescere il potere economico, mettendo in ginocchio le popolazioni locali.

Gli stessi abitanti, senza più risorse, erano costretti a chiedere lavoro al proprietario del castello e finivano con il diventare vassalli.

Le signorie cercavano di “ripulirsi l’immagine” con la costruzione di chiese e facendo opere benefiche per la comunità. Tutto questo non bastava.

La spiegazione molto ricca e precisa dei due esperti ha permesso di avere una visione molto chiara del contesto signorile trentino in età medievale.

Fondamentale la mediazione di Italo Franceschini che ha reso ancor più limpidi molti passaggi storici non sempre d’immediata comprensione.

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Piana Rotaliana

Il campetto di Mezzolombardo riapre, l’assessore Nicola Merlo: «Da ora controlli a tappeto e tolleranza zero»

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Dopo due lunghi mesi il campetto è stato finalmente riaperto. Dei ragazzi che sono passati da quelle parti hanno notato improvvisamente che il cancello d’ingresso non aveva più il lucchetto.

Non è stata una visione mistica, ma è stato riaperto per davvero. La manutenzione, citata sul cartello d’ingresso a giustificazione della chiusura, è stata talmente sottile che ad una prima occhiata sembrerebbe non sia cambiato nulla.

In realtà c’è stato un allungamento delle reti nelle parti laterali del campo, anche se le reti bucate dietro le porte sono sempre lì. Nonostante questo piccolo allungamento di reti, la tanto agognata manutenzione durata ben due mesi è in realtà dubbiosa.

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Per tanti ragazzi si sono aperti i cancelli del paradiso. È tornato lo svago pomeridiano. Il riunirsi fra amici, le risate per un pallone calciato fuori, la spensieratezza contro ogni problema non sono più elementi da desiderare ma da vivere.

Di questa improvvisa riapertura e di questa misteriosa manutenzione se ne è parlato con l’assessore allo sport e alle politiche giovanili Nicola Merlo.

«Il campetto l’ho fatto chiudere io due giorni prima del Memorial Malfa perché il campo era disastrato (delle grate per lo scolo dell’acqua non erano sistemate nel modo giusto).

In quei due giorni gli operatori comunali hanno cercato di sistemare il più possibile. Il fatto di tenerlo chiuso dopo il torneo è stata una scelta nostra (del Comune ndr) per dare un segnale con l’intenzione di farlo riaprire.

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Dopo esserci incontrati con il nuovo comandante dei vigili urbani a capo dei distretti Mezzolombardo e Lavis, il regolamento è stato mantenuto intatto. La cosa più gravosa non sono i bambini che vanno fuori a giocare, ma quella fascia di età, 16-19 anni, che va solo a disturbare: birra, sigarette, sporcizia, biciclette in campo.

La settimana scorsa abbiamo chiesto al nuovo comandante dei vigili urbani di fare dei controlli a tappetto e nel non avere nessun tipo di remora a fare delle sanzioni come sono previste dal regolamento.

Quello che speriamo di riuscire a raggiungere, poi non lo so se ci arriveremo, è proprio il fatto di fare dei controlli a tappetto e di avere tolleranza zero. Prima di arrivare a ciò si è cercato con questa chiusura di fare una cosa indicativamente punitiva.

Il nuovo comandante dei vigili urbani ha imposto che tutte le telecamere vengano monitorate quotidianamente. Lui sa già quali sono i sette/otto ragazzini che girano per il paese e disturbano.

Gli stessi sono stati visti anche al Parco Tennis, al Viale delle Elementari e al Parco Dallabrida. Credo che a breve il comandante convochi loro in caserma.

Il vicinato ha anche spesso chiesto che il campetto venga chiuso definitivamente. Pur dispiacendomi per coloro che non c’entrano nulla, spero che con il nuovo comandante il problema sia risolto.

Al campetto c’è sempre stato un divario di età e di presenze, ma le stesse persone disagiate che negli anni hanno frequentano il campetto non sono mai state così irrispettose.  L’ultima volta il guardiano ha trovato dei ragazzini che sono entrati all’interno del campo nonostante fosse chiuso.

Si è visto che la rete era tagliata. Loro non stavano però facendo niente, erano seduti in mezzo al campo. Dispiace per quei ragazzini che questo mese ci hanno rimesso. Serve la mano pesante.

Purtroppo le azioni dannose si stanno perpetuando del tempo: la colonnina dell’autovelox abbattuta, i bidoni ribaltati, la rete tagliata, la sporcizia in giro. Sono gli stessi ragazzini che io ho visto con i miei occhi che passano in paese in bicicletta e urlano dietro alle vecchiette. Tutto questo dà una brutta impressione.

L’intenzione era comunque quella di riaprire il campo. La chiusura è servita per dare un segnale e per capire come comportarci. Se serviva eravamo anche disposti a rimettere mano al regolamento. Nel momento in cui il comandante ci ha detto che per lui c’è tutto il necessario,  allora abbiamo deciso di tenerlo così com’è».

 

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Piana Rotaliana

Una “panchina rossa” a Lavis per dire no alla violenza sulle donne

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Le ragazze in servizio civile che hanno dipinto la "panchina rossa", da sinistra: Giorgia Sicher, Annalisa Rossi, Martina Bottamedi e Marianna Paolazzi

Il 25 novembre di ogni anno si celebra la giornata contro la violenza sulle donne. Un momento di riflessione contro una piaga che ancora infetta la nostra società. Ma anche un modo per far sentire meno sole quelle donne che vivono questo dramma sulla loro pelle, ovunque esse siano. (altro…)

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Piana Rotaliana

Conto alla rovescia per la nuova bretella in Rotaliana

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Scatta il conto alla rovescia in Rotaliana per la realizzazione della nuova bretella di collegamento all’autostrada del Brennero.

Dopo la recente approvazione del progetto da parte del comitato esecutivo della società, il punto è stato fatto questa mattina nella sede di via Berlino con il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’amministratore delegato di A22 Diego Cattoni, presenti anche il direttore Carlo Costa e il dirigente dell’UMST Grandi Opere Raffaele Decol.

Con loro anche i sindaci di Mezzocorona, Mattia Hauser, di San Michele all’Adige Clelia Sandri con l’assessore Alessandro Chini e l’assessore della comunità di Valle, Graziano Tomasini.

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Un’opera molto attesa che A22 finanzierà con propri fondi nell’ambito di quegli interventi di miglioramento della viabilità ordinaria funzionali all’asse autostradale. “Caratteristica – ha sottolineato il presidente Fugatti – che mette in evidenza l’importante ruolo territoriale della società alla quale vanno i nostri ringraziamenti”.Per Autostrada del Brennero – ha aggiunto Cattoni – prestare ascolto alle esigenze del territorio è un tratto distintivo della nostra identità, della nostra storia, del nostro azionariato”.

Tra Autostrada del Brennero e Provincia è stata concordata una bozza di convenzione che definisce anche le rispettive competenze operative.

E così, mentre la Provincia perfezionerà gli accordi con SNAM per lo spostamento del metanodotto e le procedure di esproprio dei terreni, una volta messo a disposizione il sedime A22 procederà con il bando di gara con l’auspicio di poter aggiudicare i lavori a metà dell’anno prossimo.

Il collegamento – spesa prevista quasi 2 milioni e mezzo di euro – sarà a doppio senso di marcia e si svilupperà per 1396 metri di lunghezza.

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Nella progettazione è stata posta particolare cura anche agli accessi interpoderali, con soluzioni che ne agevolino l’ingresso e l’uscita.

Il nuovo tracciato stradale avrà origine sulla S.S. 13, in corrispondenza della rotatoria di Grumo, all’altezza della stazione autostradale di San Michele-Mezzocorona.

Da qui, l’asta principale si svilupperà per circa 450 metri a rettifica e potenziamento della strada interpoderale già esistente.

Nel tronco successivo, fino al raccordo terminale con la rotatoria del S.P. 90 in località Masetto, il corpo stradale sarà prevalentemente impostato sul rilievo d’argine della “Fossa Grande di Caldaro”.

Il nuovo collegamento consentirà di migliorare la fluidità del traffico del centro abitato di Mezzocorona, in particolare sgravandolo dal traffico pesante proveniente dalla zona produttiva a nord di Mezzocorona, o lì diretto.

Con l’occasione, si procederà anche alla riqualificazione del parcheggio annesso alla stazione autostradale di san Michele e sarò posato, lungo l’intero sviluppo dell’asta principale, un tritubo per rete di telecomunicazione a fibre ottiche, con i relativi pozzetti di testata.

I tempi di realizzazione previsti sono di 360 giorni dalla consegna dei lavori, che potrebbero cominciare già nel giugno 2020.

Autostrada del Brennero procederà anche alla demolizione e ricostruzione del sovrappasso 33, che si innesta nella rotatoria che a nord delimita il nuovo tronco stradale.  Valore dell’opera: 6,1 milioni di euro

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