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Spettacolo

Al teatro sociale piccoli crimini coniugali: Placido, Bonaiuto e la guerra del matrimonio

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Michele Placido ritorna al teatro Sociale di Trento con Piccoli crimini coniugali del franco-belga Éric-Emmanuel Schmitt (2003), un atto unico di cui è anche regista e adattatore.

Lo affianca Anna Bonaiuto, con cui ha spesso collaborato. Sono già stati marito e moglie in Giovanni Falcone di Giuseppe Ferrara, del 1993.

La rappresentazione è introdotta da un’altra allegra incursione di Emit Flesti (Alessio Dalla Costa, Annalisa Morsella e Massimo Rizzante), nei loro ruoli della coppia dagli interessi divergenti che coinvolge uno spettatore intellettuale nei suoi litigi.

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Considerato il tema di quanto seguirà, la combinazione è parecchio azzeccata; peccato che i molti ritardatari tra il pubblico (cosa insolita al Sociale) inizialmente non abbiano compreso che la serata era effettivamente cominciata.

La storia: il giallista Marco (Placido) è ricondotto a casa dalla moglie Lisa (Bonaiuto) dopo un periodo trascorso in ospedale.

In seguito a un incidente domestico Marco ha perso la memoria, e professa di non essere neppure sicuro che la donna sia effettivamente sua moglie.

Il primo terzo di Piccoli crimini coniugali è il più brillante, ricco di battute scambiate mentre Lisa si sforza di rievocare a beneficio del marito l’uomo che era stato prima dell’amnesia. Tuttavia Marco ha un dubbio: ora che lui non ricorda nulla di lei e della loro vita, Lisa è sicura di volerlo ancora accanto?

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Ma quale donna non vorrebbe al suo fianco un uomo come il perduto Marco Franciosi? Fedelissimo, pressoché sempre a casa, amante di dannunziano vigore. Nonché pittore a tempo perso! E amante delle sale da tè! E dello shopping, anche e soprattutto nei negozi di scarpe per signora!

Un testo per due personaggi alle prese con una crisi coniugale è necessariamente letterario e il recensore sente la responsabilità di nascondere quanto più del contenuto possibile, ma dal precedente paragrafo si intuirà forse che Lisa ha inteso cogliere l’opportunità della perdita di memoria del marito per tentare di ricostruirlo in termini più di suo gusto.

Lei stessa lo ammette, una volta accertato che l’amnesia di Marco era già svanita prima ancora che quegli lasciasse l’ospedale.

Data così la stura alle reciproche lamentele, aperto il varco dei sospetti e dei rancori accumulati in una convivenza pluridecennale, Marco e Lisa si confrontano apertamente, alternando attacco e difesa, accuse e scuse, timori della fine della loro unione con grandi proclami di lealtà e affetto imperituri.

La chiave sta in Piccoli crimini coniugali, che nel testo è il titolo del libro di Marco che ha avuto meno successo – l’unico dedicato alla moglie.

Ivi lo scrittore aveva esposto la sua cinica visione del matrimonio, per cui lo scopo delle unioni sarebbe l’annientamento del coniuge e di sé stessi, e chi vada a assistere a sponsali si dovrebbe realisticamente chiedere quale dei due sposini cadrà per primo.

(Apparentemente lanciarsi in affermazioni apodittiche assumendo pose pseudo-esistenzialiste è ormai una sorta di stereotipo di chiunque prenda una penna in mano in Francia.)

Estratti dal volume, a più riprese brandito dalla signora, hanno fatto presa sulle sue paure più recondite, risultando in esiti di crescente, progressiva irrazionalità.

All’altro capo Marco, che si gioca l’effettivo stato delle sue facoltà come una mano di carte con cui pungolare la moglie, cercando di manipolarne le reazioni e di carpirne i segreti più intimi.

Michele Placido offre una prova d’interprete sottile e composta: il suo personaggio sta trattando una sera chiave della sua vita come se stesse giocando a poker (il tutto fingendo di non riconoscere la propria casa), e come tale l’attore pugliese si mantiene costantemente rigido e in controllo della sua persona, solo occasionalmente lasciando trasparire il tormento che lo lacera dalla sera dell’incidente.

Altrettanto credibile è la Lisa di Anna Bonaiuto, inizialmente del tutto a suo agio nella casa in cui si muove con piena naturalezza, poi (grazie anche ad una bottiglia da lei lentamente svuotata) sempre meno disinvolta, a tratti sprofondata in una poltrona, a tratti esplodendo in accuse veementi al coniuge.

La scena, di Gianluca Amodio, riproduce l’interno dell’appartamento dei protagonisti, dominato da grigio e bianco. Gli elementi che offre – la scala della caduta, un tavolo, librerie, divani e poltrone – offrono al ristretto cast sufficienti opportunità di interagire con il loro ambiente abituale.

Emit Flesti, prima che si aprisse il sipario, aveva definito Piccoli crimini coniugali una commedia. Mah.

Ci sono, soprattutto all’inizio, molte buone punzecchiature come da tradizione per le coppie del teatro; c’è una gustosa rievocazione del primo incontro tra i futuri coniugi, ma il tono si fa sempre più serio e il dramma si mangia il comico.

Al termine dello spettacolo risulta che forse un drastico confronto tra Marco e Lisa, capace di rimuovere i sospetti reciproci e le idee incrostate da anni sui sentimenti del partner, era la crisi necessaria a rimuovere in buona dose le ruggini tra i due.

Ma questo ne fa una commedia? Lasciando il teatro ho superato due signore, ed una stava commentando che dopotutto preferiva le commedie in dialetto, dove si ride di più.

Piccoli crimini coniugali è un dramma familiare, con scrittura di classe e due interpreti totalmente all’altezza del loro nome, che punta lo sguardo sulle conseguenze dei silenzi e della sfiducia reciproca nel ménage di coppia. Uno spettacolo serio, in cui è facile riconoscere elementi del proprio vissuto.

Bonaiuto e Placido incontreranno il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 22 e sabato 23 marzo alle 20 e 30 e ancora domenica 24 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 5.

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Spettacolo

L’Orestea: al Teatro sociale un classico per il presente

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Martedì 19 novembre alle ore 20 e 30, al teatro Sociale di Trento, andrà in scena la versione della compagnia Anagoor dell’Orestea, la classica trilogia teatrale di Eschilo datata 458 a.C. Nelle parole della compagnia stessa, “un’opera sull’Orestea di Eschilo, prima che una riduzione o un trattamento della stessa”.

Presso gli antichi greci le singole tragedie erano parti di trilogie, e la saga degli Atridi è l’unica conservatasi integralmente fino ai giorni nostri.

La prima tragedia, Agamennone (che i drammaturghi Simone Dorai e Patrizia Vercesi presentano quasi integralmente) racconta del ritorno dell’eroe eponimo, re di Argo, dalla guerra di Troia e del suo assassinio da parte della moglie.

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La seconda, Le Coefore (qui ribattezzata Schiavi), presenta il ritorno in patria di Oreste, dilaniato dalla necessità di vendicare il padre che si contrappone all’orrore di poterlo fare solo uccidendo la madre.

Infine, in Le Eumenidi (qui Conversio), Oreste è perseguitato per la sua colpa. Anagoor sostituisce l’originale impianto eschileo dedicato alla giustizia in favore di una soluzione originale alla tematica.

Questa Orestea ha inaugurato nel 2018 il 46° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che aveva incoronato la compagnia vincitrice del Leone d’argento lo stesso anno.

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Uno spettacolo di quattro ore, comprendente declamazioni, musica, danza, filmati, ambizioso in scala ed esecuzione, nel volersi far somma del teatro e delle discipline ad esso affini.

Simone Dorai, anche regista, spiega: “noi usiamo questa riduzione come un prisma attraverso il quale poter guardare la tragedia e percepire ancora quella scossa che agitava lo spettatore ateniese […]

Se l’Agamennone è recuperato integralmente, e in Schiavi ancora rimangono stralci di Coefore, in Conversio invece non compare alcuna parte testuale di Eumenidi.

Tuttavia, vengono rispettate la natura e la struttura concettuale delle tre tragedie, così come la loro natura musicale, il loro andamento […]

È stato raccolto il testimone di Eschilo, più che l’esito formale originario, che invece era rivolto all’Atene del quinto secolo, pensato da Eschilo per i propri concittadini. Così anche noi abbiamo desiderato rivolgerci ai nostri concittadini”.

Orestea / Agamennone, Schiavi, Conversio

sull’Orestea di Eschilo

drammaturgia e traduzione dal greco Simone Derai, Patrizia Vercesi

orizzonte di pensiero e parola S. Quinzio, E. Severino, S. Givone, W.G. Sebald, G. Leopardi, A. Ernaux, H. Broch, P. Virgilio Marone, H. Arendt, G. Mazzoni

con Marco Ciccullo, Sebastiano Filocamo, Leda Kreider, Marco Menegoni, Gayané Movsisyan, Giorgia Ohanesian Nardin, Eliza G. Oanca, Benedetto Patruno, Piero Ramella, Massimo Simonetto,

Valerio Sirna, Monica Tonietto, Annapaola Trevenzuoli

danza Giorgia Ohanesian Nardin

musica e sound design Mauro Martinuz

scene e costumi Simone Derai

video Simone Derai, Giulio Favotto

light design Fabio Sajiz

regia Simone Derai

produzione Anagoor 2018

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Spettacolo

È morto Fred Bongusto, aveva 84 anni

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È morto nella notte Fred Bongusto, il celebre artista che aveva compiuto 84 anni lo scorso 6 aprile (era nato a Campobasso) e da qualche tempo era alle prese con problemi di salute.

I funerali saranno celebrati a Roma lunedì 11 novembre, con inizio alle 15, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti), piazza del Popolo.

Popolare negli anni Sessanta e Settanta, Bongusto ha spopolato in quegli anni con una canzone straordinaria dal piglio internazionale: “Una rotonda sul mare“.

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 Il celebre brano, composto da Aldo Valleroni, Francesco Migliacci, Bongusto e Pietro Faleni ha stregato diverse generazioni.

Dotato di una voce calda e sensuale, era diventato il cantante confidenziale (insieme a nomi come Nicola Arigliano, Teddy Reno, Emilio Pericoli, Johnny Dorelli e l’amico Peppino di Capri), una figura che rimanda a quella del crooner nella scena anglo-americana, di cui Frank Sinatra è l’esempio più celebre.

Dagli anni Settanta è stato anche autore di colonne sonore di film, soprattutto nel genere della commedia all’italiana.

Bongusto era stato sposato dal 1967 con Gabriella “Gaby” Palazzoli (scomparsa nel 2016) apprezzata soubrette degli anni cinquanta e sessanta che recitò in teatro con Macario e nel cinema a fianco di Alberto Sordi nel film Buonanotte… avvocato!

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Bongusto nei primi anni 2000 ha continuato a svolgere di tanto in tanto attività canora mantedendo immutato il contatto con il Sudamerica, il Brasile in particolare: intenso il rapporto con artisti come Toquinho (anche lui di origini molisane) e Vinícius de Moraes.

Dal 5 al 16 dicembre 2007 la sua ultima tournée in Sudamerica, nel corso della quale si è esibito in Uruguay ed Argentina.

Il 18 marzo del 2005 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gli ha consegnato una targa d’argento per i 50 anni di carriera, festeggiati successivamente, il 30 maggio del 2007, al Gilda di Roma. Il 26 maggio dello stesso anno viene insignito dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dell’onorificenza di Commendatore ordine al merito della Repubblica italiana.

L’ultima delle sue apparizioni pubbliche risale al 22 aprile 2013, in occasione del concerto in ricordo di Franco Califano, quando ha cantato il brano scritto per lui dallo stesso artista intitolato Questo nostro grande amore. Nel 2013 duetta in Amore Fermati con Iva Zanicchi nel disco della cantante In cerca di te.

Negli anni Novanta ha rivestito anche la carica di Consigliere Comunale a Bari, eletto nel Partito socialista italiano.

Da giovanissimo Bongusto ha giocato a calcio, mostrando buone qualità; tuttavia, il suo sport preferito è diventato successivamente il tennis, disciplina nella quale si è fatto apprezzare raggiungendo anche un buon livello agonistico.

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Spettacolo

Rovereto: tutto esaurito per il debutto della Stagione Teatrale

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Tutto esaurito per lo spettacolo Massimo Lopez & Tullio Solenghnghi Show con il quale stasera, venerdì 8 novembre 2019, inizia la stagione teatrale 2019-2020 a Teatro Zandonai (ore 20.30).

Lo spettacolo scritto dagli stessi Lopez e Solenghi e da loro interpretato vedrà l’accompagnamento della Jazz Company diretta dal M°. Gabriele Comeglio che esegue dal vivo la partitura musicale.

Dopo due stagioni trionfali in cui si sono superate le 200 repliche, questa è per l’inossidabile duo la terza stagione.

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Con questo show Massimo Lopez e Tullio Solenghi raccontano di due amici che tornano insieme sul palco dopo 15 anni e ne scaturisce una scoppiettante carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali, improvvisazioni ed interazioni col pubblico.

Tra i vari cammei, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica, o quello di Maurizio Costanzo con Giampiero Mughini; e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni, e quello di Dean Martin e Frank Sinatra, che ha sbancato la puntata natalizia di “Tale e Quale Show” del 2016, dalla quale è scaturito il desiderio di tornare sulle scene insieme.

In quasi due ore di spettacolo, Tullio e Massimo, da collaudati maestri del palcoscenico si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile marchio di fabbrica, condividendo con il pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna, la cui presenza in scena c’è spiritualmente in tutte le due ore di spettacolo.

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