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Politica

Dimissioni Bertolla, arriva la replica del movimento giovani PATT: «Si è fatto notare solo per le sue assenze»

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Dopo le dimissione (polemiche) dal movimento giovanile del Patt del presidente Christian Bertolla che ha accusato i vertici del partito di non dare spazio ai giovani arriva la replica

nome dei Giovani Autonomisti di Lorenzo Paoli Vicesegretario reggente dei Giovani Patt

LA REPLICA DI LORENZO PAOLI – Questa mattina leggendo i quotidiani ho notato, nelle pagine che parlano del Congresso del PATT, un articolo che riporta alcune dichiarazioni polemiche del “Presidente del movimento giovanile” Christian Bertolla.

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Devo ammettere che per me, e per i molti giovani che frequentano il Partito Autonomista è stata una vera sorpresa. Negli ultimi tempi infatti i giovani autonomisti si sono trovati molte volte per ragionare di politica, per fare proposte e coinvolgere nuovi ragazzi e ragazze all’interno del Movimento Giovanile e tutto questo senza nessuna ingerenza da parte dei vertici del Partito.

In tutte queste riunioni l’attuale Presidente Bertolla si è fatto notare solo per le sue continue assenze. Forse proprio per questo motivo, nella lettera che ha inviato ai giornali, non ha citato l’importanza che i giovani Autonomisti hanno ottenuto a livello europeo nei giovani del PPE, grazie al grande impegno di Luca Marconcini, non ha parlato di Mauro Agosti, di Luca Zadra e di Jacopo Leonardi che si sono candidati alle elezioni provinciali ed hanno ottenuto un risultato stupendo, così come non ha parlato di Davide Gamberoni Segretario della Sezione di Rovereto e di tanti altri ragazzi e ragazze che costantemente, con e senza cariche, si stanno impegnando per il Partito.

Vorrei ricordare al “Presidente dimissionario” che proprio in questo Congresso viene proposto come Segretario del Partito Simone Marchiori, anche lui nato nel vivaio autonomista e voluto da Franco Panizza come vicesegretario già tre anni fa.

Come giovani del PATT auguriamo a Bertolla di trovare all’esterno del Partito la visibilità che magari non è riuscito a ritagliarsi all’interno, questo nonostante l’importante carica che ha rivestito.

Mi dispiace che per esprimere la sua posizione sia dovuto ricorrere ai giornali evitando di confrontarsi nelle sedi opportune. Non vorrei che questo modo di esprimersi, a pochi giorni dal Congresso del PATT, sia più una strategia di ricerca di visibilità che una forma di protesta costruttiva. Non è uscendo dal Movimento che si cambiano le cose, ma è con il confronto e il lavoro di tutti che le cose possono cambiare.

Concludo dicendo che anche nella foto scattata qualche giorno fa a Trento si possono vedere alcuni dei giovani attivi nel PATT, ma non i fantasmi che non sono presenti, ma di cui ogni tanto si sente il lamento.

Lorenzo Paoli

 

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Politica

Satira politica: il grande dilemma del «tonno» Luigi Di Maio

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Sono ore convulse per il popolo italiano dopo il discorso di ieri del capo dello Stato Sergio Mattarella dopo la prima tornata di consultazioni.

Mattarella ha lasciato solo un’unica via, quella dell’accordo fra PD e Movimento cinque stelle.

Per Di Maio in verità ci sarebbe un’altra via d’uscita, cioè sedersi intorno ad un tavolo con Salvini e con ministri ed un piglio diverso ricominciare una grande azione di governo.

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Se «Giggino» sceglie il PD è la fine del movimento dei cinque stelle, se invece fa una veloce retromarcia forse il movimento potrebbe almeno sopravvivere.

Dopo le consultazioni con il capo dello Stato in conferenza stampa ha dichiarato: «sarebbe più facile per noi andare alle elezioni ma vogliamo salvare l’Italia» – nella sala giornalisti, addetti ai lavori, fotografi e cameramen compresi si sono messi a ridere.

Oggi i sondaggi danno il movimento di Di Maio sotto al 10%. (alcuni anche al 5%)

Non possiamo non ricordare il piglio dei moralizzatori pentastellati che a parole volevano cambiare la politica italiana. «Apriremo il parlamento come una scatola di tonno» dicevano.

Ora si stanno accorgendo che il tonno sono loro.

Prima sono stati aperti da Salvini a cui hanno dovuto piegarsi a 90° su tutto, adesso diventeranno lo zerbino del PD, apostrofato da Di Maio e Di Battista (a proposito dov’è finito?) come il «male assoluto». 

Desta anche una certa preoccupazione il fatto che per la prima volta una decisione non venga condivisa sulla piattaforma Rousseau. L’idea è sua andata a farsi benedire anche la famosa «democrazia condivisa».

Insomma, quando non riesci a capire dopo un po’ di tempo chi è il pollo, allora è probabile che sia tu. 

Evviva la coerenza e soprattutto il tonno. 

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Politica

Ecco le pretese «capestro» del PD per l’accordo con i 5 stelle. Prendono quota le elezioni anticipate

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Le condizioni «capestro» che il PD chiede ai cinque stelle saranno difficilmente recepite dal partito Di Maio.

Per questo salgono di nuovo le quotazioni di elezioni anticipate e la trattativa pare in forte salita.

Fare un accordo sulle 4 proposte inderogabili messe sul tavolo da Zingaretti vorrebbe dire smentire se stessi e azzerare oltre un anno di governo.

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Il PD pretende prima del nome del premier un accordo sulla manovra da trenta miliardi.

Poi la seconda condizione è l’abrogazione dei decreti sicurezza di Salvini e la terza è lo stop al taglio dei parlamentari che è diventata una bandiera dopo la crisi di governo. 

A queste tre ne va aggiunta una quarta, fondamentale. Che il premier va deciso insieme e non spetta ai grillini designarlo.

Il PD ha chiesto che nel nuovo esecutivo non siano presenti i ministri dei pentastellati del vecchio governo, compreso Conte.

È questa la traduzione dei punti del documento approvato dal Pd e i cinque stelle dovranno dare risposta entro stasera sulla disponibilità a discutere quelle che appaiono come richieste di svolta e marcia indietro su punti qualificanti.

Pretese, quelle del Pd, che difficilmente saranno accolte dal partito di Grillo, che in caso di accordo sarebbe praticamente estinto e diventerebbe lo zerbino di Zingaretti, Boschi e Renzi.

L’idea è anche che Zingaretti in caso di insuccesso delle trattative incolpi del fallimento i grillini per riportare i militanti persi all’interno del suo partito. Per il movimento cinque stelle in preda ad una grande emorragia di voti rimangono poche vie di uscita oltre il voto.

Un movimento prima prosciugato dei votanti di destra che sono andati con Salvini, ora depredato da quelli di sinistra pronti a  far le valige per tornare nel loro alveo originale. 

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Politica

Governo PD-M5S, Binelli (AGIRE): «A rischio la nostra Autonomia»

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Dopo la caduta del Governo Conte sono iniziate le consultazioni presso la Presidenza della Repubblica.

Dalle prime dichiarazioni parrebbe farsi strada il Governo cosiddetto “giallo-rosso” ovvero una compagine formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle ed ovviamente gli immancabili “responsabili”

Sull’argomento è intervenuto nella mattinata Sergio Binelli, esponente di Agire per il Trentino: «Di questo passo assisteremo alla fine dell’epoca che ha visto i grillini urlare al mondo che non si sarebbero mai alleati con quelli di Mafia Capitale, Banca Etruria, Bibbiano e del Jobs Act. Al tempo stesso, pare terminata anche l’era dei democratici che bollavano come fesserie il reddito di cittadinanza e la piattaforma Rousseau. In politica amore e odio sono ormai diventati sinonimi, l’arte dell’impossibile, e non è tutto: grazie a queste manovre di palazzo, personaggi politicamente defunti sono resuscitati più forti che mai».

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Se da un lato questa inedita alleanza aiuterà il centrodestra nei sondaggi, dall’altro dovrebbe inquietare molto chi, come noi, si ritiene Autonomista: il PD ed il M5S hanno già ampiamente dimostrato di essere partiti fortemente centralisti, lo provano tanto le dichiarazioni di Grillo e della Boschi contro le autonomie speciali quanto i sabotaggi di queste due formazioni politiche contro la riforma delle autonomie regionali, fortemente voluta sia dalle Regioni che dal popolo.

Binelli usa la sottile ironia paragonando il possibile nuovo governo giallorosso ai protagonisti delle feste vigiliane: «Per noi trentini i colori giallo-rosso rievocano solo le divise dei “Ciusi” che a suo tempo saccheggiarono le riserve dei granai della città di Trento durante la carestia, evento rievocato ogni anno nelle Feste Vigiliane con la disfida dei Ciusi e dei Gobj. Per questo motivo, ci auguriamo che gli autonomisti (che in questo caso potrebbero rappresentare le “Strozzere” che mescolano la polenta, simbolo del “grano” trentino) non diventino complici di questa deriva anti-autonomista e auspichiamo che il Capo dello Stato possa portarci al al voto in autunno».

Secondo Binelli il voto non può essere visto come atto irresponsabile, ma che è un sacrosanto diritto, con il quale il popolo esercita in pienezza la sovranità stabilita dalla nostra Costituzione. «Il tempo sarà il miglior giudice – conclude Binelli – Noi di AGIRE per il Trentino siamo pronti a sostenere il centrodestra e sicuramente non appoggeremo alcun Governo anti-autonomista»

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