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Italia ed estero

40 minuti di terrore sul bus, il racconto degli studenti

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40 minuti di panico, paura, vero e proprio terrore.

32 chilometri su un autobus guidato da un folle.

Un uomo di 47 anni, Ousseynou Sy, (foto) senegalese ma naturalizzato italiano dal 2014 e condannato per violenza sessuale, abusi sessuali su minori e guida in stato di ebrezza.

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E’ stato un pomeriggio infernale quello vissuto dai 51 giovanissimi studenti delle scuole medie che, a San Donato milanese, hanno avuto la sfortuna di trovarsi sul bus guidato da Ousseynou Sy, il 47enne di origine senegalese (ma cittadino italiano dal 2004) che, dopo aver sequestrato il mezzo e averlo cosparso di benzina, gli ha dato fuoco dopo aver a più riprese minacciato i bambini e chi li accompagnava, avvertendoli che loro, da quel pullman, non sarebbero mai scesi.

A risolvere la terribile situazione ci hanno pensato i carabinieri che, allertati da tre degli studenti che erano riusciti a tenere con sé i propri cellulari, hanno bloccato la corsa del bus e fatto evacuare i suoi occupanti mentre le fiamme iniziavano a divampare, evitando una possibile strage.

Momenti di spavento per i bambini, costretti a guardare negli occhi la follia umana, reagendo però con grande coraggio e raccontando in seguito la loro esperienza ai cronisti che li hanno avvicinati: “Ho avuto tantissima paura – ha raccontato all’Ansa uno dei bambini – e ho capito che eravamo salvi quando abbiamo visto i carabinieri e ho detto: ‘che bello'”.

Particolarmente commovente il grido di uno dei ragazzini, che mentre scappava terrorizzato dall’autobus in fiamme, ha gridato  un «Ti amo» disperato, urlato forse ad una compagna di classe oppure ai propri genitori.

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Un urlo straziante e pieno di terrore da parte di chi è consapevole che potrebbe morire dopo alcuni secondi.

Alla fine tutti salvi, grazie al tempestivo intervento dei carabinieri ma anche per il coraggio dei loro compagni che, nonostante il terrore del momento e i polsi legati, sono riusciti a chiamare i soccorsi: “Eravamo tutti molto spaventati – ha raccontato a Repubblica – perché l’autista ha vuotato le taniche di benzina per terra, ci ha legato tutti e ha sequestrato i telefoni in modo che non chiamassimo la polizia. Uno dei telefoni, di un mio compagno, è caduto a terra. Allora mi sono tolto le ‘manette’, facendomi anche un po’ male, sono andato a raccoglierlo e abbiamo chiamato i carabinieri e la polizia”.

Un gesto estremamente coraggioso in un frangente in cui a regnare sovrani erano il panico e la paura: “Ci minacciava – ha raccontato un’altra bambina ai cronisti dell’Ansa -, ci diceva parolacce, diceva che se ci muovevamo versava la benzina e accendeva il fuoco continuava a dire che le persone in Africa muoiono ed è colpa di Di Maio e Salvini. Ero molto spaventata, piangevo”.

Anche un altro bambino, Adam, è riuscito a utilizzare il telefono, chiamando i suoi genitori: “Ho telefonato alla polizia e ai miei genitori – ha raccontato al Corriere della Sera -. Tre volte. Perché le prime due volte ho dovuto mettere giù perché sembrava che l’autista mi avesse scoperto. Ho spiegato a mia madre cosa stava succedendo e che quello voleva ucciderci tutti cospargendoci di carburante… Ma all’inizio non ci credeva, perché in effetti io faccio spesso degli scherzi e poi attorno a me tutti gridavano e parlavano ad alta voce e non si capiva bene“.

Racconta anche altri dettagli lo studente, dalle tre soste effettuate dall’autista “per controllare cosa stessimo facendo” all’ordine di “appendere alle finestre delle coperte, che erano già bagnate di benzina”, così da impedire qualsiasi comunicazione con l’esterno.

Di sicuro, la versione concorde dei ragazzi è che si sia trattato del “giorno più brutto” della loro vita: “Ho avuto paura di morire”, “Ci ha legato le mani e ha minacciato di appiccare il fuoco”, “Ci diceva che dovevamo morire tutti come erano morte le sue tre figlie in mare”,Sembrava non finisse più“.

Testimonianze drammatiche, quasi tutte sullo stesso tenore quelle dei piccoli occupanti del bus. Alcuni di loro sono saltati giù quando ancora il mezzo era in movimento e un principio di incendio aveva iniziato a svilupparsi sulle lamiere esterne. Scene che, forse, potrebbero aver visto in qualche fantasioso film d’azione ma che, loro malgrado, sono stati costretti a vivere sulla loro pelle. E, con la spontaneità di un bambino, è lo stesso Adam a concludere la sua testimonianza al Corriere spiegando che, certamente, “ stato il giorno più brutto della mia vita. Però anche utile perché noi ci siamo aiutati e abbiamo imparato come si fa a difendersi. E anche a salvarsi”.

Ad abbracciarli, una volta in salvo, c’erano i loro genitori:“Supereranno questo spavento prima loro di noi, forse“, ha detto un papà.

L’autista, da 15 anni impiegato presso la società in possesso del mezzo che stava guidando, è ora in arresto, accusato di sequestro di persona e strage con l’aggravante della finalità terroristica anche se, spiegano gli inquirenti, il suo gesto “non è inquadrabile in un contesto radicalizzato nè di stragismo islamico: sembra piuttosto un lupo solitario, sembra non aver fatto alcuna riflessione di legarsi all’Isis”.

Di sicuro, il suo è stato un atto che, secondo gli investigatori, è stato “premeditato: voleva che tutti sapessero e voleva sollevare la questione della strage dei migranti nel Mediterraneo”.

Per farlo, però, ha deciso di sconvolgere 51 innocenti, colpevoli solo di trovarsi sul suo bus che, nelle sue intenzioni, doveva diventare strumento di terrore.

CHI È OUSSEYNOU SY? – Nato in Francia da genitori senegalesi, cittadino italiano dal 2004 dopo aver sposato una bresciana dal quale era separato, a Ousseynou Sy, detto Paolo, 47 anni, l’autista dello scuolabus della tentata strage di San Donato (Milano), nel 2007 era stata sospesa la patente per eccessivo consumo di alcolici.

Nel 2018 la condanna a un anno e mezzo per violenza sessuale, pena sospesa.

Sy da 15 anni era dipendente della società di trasporto Autoguidovie di Crema (Cremona).

Un “gran lavoratore, nessun segno di squilibrio” per i colleghi, anche se la separazione e l’allontanamento dai due figli (18 e 13 anni) lo avrebbero segnato. “Diceva di aver perso tre bimbe in mare e che dovevamo morire anche noi, bruciati”, il racconto ai carabinieri degli studenti tratti in salvo da quel folle piano. Ma in realtà non aveva perso nessuno in mare.

Non vedeva i figli da anni, secondo le prime indiscrezioni; “li frequentava di tanto in tanto”, raccontano i vicini. Il parroco, don Vittore Bariselli, a La Stampa rivela che “i ragazzi hanno tanto sofferto per la separazione; il padre non si era più vivo con loro”. Quanto all’ex moglie italiana “anche lei da anni non aveva più rapporti con l’ex marito, era stata una separazione difficile”, continua il sacerdote.

Oggi nel milanese, un senegalese con precedenti per violenza sessuale e guida in stato di ebbrezza ha sequestrato una scolaresca di 51 bambini, tentato di forzare un blocco della polizia allertata da un alunno, poi ha dato fuoco al mezzo. Più fonti riferiscono che non è stato il delinquente aizzato dalla propaganda dei sinistri (voleva "vendicare i morti nel Mediterraneo") a far scendere i ragazzi ma i carabinieri, come è evidente anche da questo video dove non mi sembra che il delinquente fosse intenzionato a lasciarli andare. Immaginate cosa sarebbe successo se 51 bambini fossero morti carbonizzati per vendicare "i morti nel Mediterraneo" di cui delira la Sinistra. Questi a forza di fare gli anti-razzisti provocheranno i pogrom in Italia. Andrebbero fermati subito. I sinistri, non solo i deliquenti d'importazione.

Gepostet von Sherif El Sebaie am Mittwoch, 20. März 2019

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Con un tasso alcolemico 11 volte oltre il consentito si schianta sul muro di una casa. Il Video

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Il video è stato pubblicato sulla pagina di «Average Veneto Guy» ed è diventato subito virale in poco tempo con oltre 4.000 mi piace e numerose condivisione che hanno invaso il web. Il video ritrae le «avventure» di una Panda il cui conducente con in corpo un tasso alcolemico di 6,25 g/litro, cioè circa quasi 11 volte il consentito dalla legge ne combina di tutti i colori.

Il conducente della Panda dopo aver invaso più volte la corsia opposta ed essere stato fortunato nel non trovare mezzi in transito in quel momento, perde definitivamente il controllo della sua utilitaria schiantandosi addosso al muro di una casa senza nemmeno tentare la frenata.

L’incidente è successo in provincia di Belluno in pieno giorno ed in un tratto di strada molto frequentato da persone e ragazzi che vanno a scuola.

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Italia ed estero

Lega il nipote di 7 anni a una corda e lo cala nel vuoto per salvare il gatto. Il Video

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Questa storia di profondo amore per un gatto arriva dalla Cina. Un felino, come capita spesso, salta (o cade accidentalmente) nel balcone del piano sottostante l’abitazione in cui viene accudito.

Non essendoci nessuno in casa del vicino, la nonna proprietaria del gatto decide di legare suo nipote di 7 anni a una corda e di calarlo nel vuoto per salvare l’animale.

Un gesto pericolosissimo. Per fortuna tutto si è svolto senza feriti, o peggio: il felino è stato salvato e il bimbo non ha riportato lesioni.

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Le foto dell’accaduto hanno fatto presto il giro del mondo, facendo infuriare molte persone.

La nonna, infatti, è stata pesantemente attaccata e criticata per quello che ha fatto.

La donna si è difesa dicendo che sulle prime non si era resa conto del pericolo: solo dopo aver visto i video che sono stati girati dalla strada ha capito la follia del suo gesto. Ma si è giustificata anche dicendo che alla fine tutto si è svolto per il meglio.

In queste circostanze basta chiamare i Vigili del Fuoco, pronti a recuperare gli animali in difficoltà. Sottoporre un bambino a una cosa del genere è molto rischioso.

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Maxi sanatoria del governo giallorosso: tutti i clandestini saranno regolarizzati

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L’assalto a smantellare la difesa dei confini del nostro Paese si sta facendo via via sempre più violento.

E mentre in Aula il Partito democratico, sobillato dal violento invito di Repubblica a “cancellare” Matteo Salvini, studia il modo più efficace per abrogare i decreti Sicurezza e di fatto riaprire i porti italiani alle navi delle ong straniere cariche di migranti, il governo sta studiando una maxi sanatoria per regalare il permesso di soggiorno a buona parte degli irregolari che già si trovano sul nostro territorio.

A svelare il piano, che secondo la Lega rischia di gettare il Paese intero “nel caos”, è stato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese rispondendo, ieri pomeriggio durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle iniziative per la regolarizzazione degli stranieri già presenti in Italia.

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A dare l’assist alla Lamorgese  – spiega molto dettagliamente Andrea Indini sul Giornali.it – ci ha ha pensato il deputato Riccardo Magi di +Europa, il partito guidato da Emma Bonino nelle cui casse George Soros ha versato l’anno scorso 200 mila euro per tenerlo in vita e permettergli proprio di portare avanti certe politiche.

Dalla sua interrogazione è infatti venuto a galla il piano del governo. Se da una parte il Viminale ha già ultimato la revisione dei decreti Sicurezza, dall’altra ha compiuto un passo ulteriore per blandire gli ultrà dei porti aperti e i talebani dell’immigrazione. All’orizzonte si profila un vero e proprio colpo di spugna per regolarizzare gli irregolari già presenti in Italia che siano, però, in possesso di un contratto di lavoro. “L’intenzione del governo e del ministero dell’Interno – ha spiegato ieri il ministro dell’Interno – è quella di valutare le questioni poste all’ordine del giorno che richiamavo in premessa, nel quadro più generale di una complessiva rivisitazione delle diverse disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero in Italia”. Durante il question time il progetto è stato presentato come un provvedimento straordinario. Un giro di parole per non usare il termine sanatoria.

Un intervento di questo tipo farebbe felici tutte quelle frange (dalle sardine alla sinistra immigrazionista) che da mesi premono sul governo giallorosso affinché dia prova dei “segnali di discontinuità” promessi. Andrebbe a inserirsi, come anticipa il radicale Magi, in una più ampia “revisione delle disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero”.

Le richieste dei fan dell’accoglienza non si fermano certo alla revisione dei decreti Salvini e alla sanatoria della Lomorgese. L’obiettivo ultimo è, infatti, arrivare a “una riforma strutturale che consenta la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio”, come previsto dalla proposta di legge d’iniziativa popolare “Ero straniero” che attualmente è in discussione in Commissione affari costituzionali alla Camera.

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I numeri degli immigrati che, con questo colpo di spugna, verrebbero regolarizzati sono impressionanti. Si parla almeno di 700mila persone. “Il governo vuole riportarci al caos”, commenta ora con preoccupazione il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. “Sbarchi, permessi di soggiorno per tutti, ritorno al business dell’accoglienza, via i decreti Sicurezza e perfino la Bossi-Fini”, continua puntando il dito contro il Movimento 5 Stelle che, dopo il patto di governo con il Partito democratico, si sta rimangiando tutto quello che ha fatto in quattordici mesi con la Lega”.

L’iter verso la sanatoria dei clandestini è già stato avviato.

Come spiega il Sole24Ore, c’è già stato un prima via libera quando lo scorso 23 dicembre, in sede di approvazione della legge di Bilancio, è stato accolto un ordine del giorno sul tema. In quell’occasione il governo si era impegnato a “valutare l’opportunità di varare un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione di cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo, all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore”.

A questa prima sanatoria, qualora dovesse passare la proposta di legge “Ero straniero”, si aggiungerebbe la completa abrogazione del decreto flussi attraverso l’introduzione di quote di ingresso annuali e l’adozione di nuovi e più facili canali di ingresso. Uno scenario apocalittico, dunque, che con l’instabilità in Libia e in gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana richiamerebbe tutti quei disperati che già oggi stanno studiano il modo per raggiungere il nostro Paese tentando la sorte nel Mar Mediterraneo.

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