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Benessere e Salute

Allarme disgrafia: i bambini non sanno più scrivere

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I bambini non sanno più scrivere: il 21% soffre di insufficienze grafo motorie in quinta elementare; il 41% nella scuola materna; il 400% è la crescita dei disturbi di apprendimento in sei anni (Dsa): sono questi i rischi che si corrono con gli eccessi del digitale.

I dati sono emersi in occasione di un convegno che si è tenuto a Faenza sulla scrittura a mano nel terzo millennio.

I dati statistici sono stati forniti dal ministero dell’Istruzione che confermano come sia in costante peggioramento la capacità di scrivere a mano ed un altro dato preoccupante è quello che indica come il 77% di quel 41% di bambini con insufficienze grafo motorie, mantenga questa situazione anche dopo i primi anni della scuola primaria.

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Una situazione che richiede una serie di interventi mirati per il recupero del bambino ed ancora una volta sarebbe necessaria la prevenzione.

Purtroppo il sistema scolastico italiano non prevede nessun programma di supporto, ma nemmeno dei corsi di formazione per gli insegnanti.

Può succedere che un docente non sia a conoscenza delle forme grafiche più congeniali per i bambini dai 3 ai 5 anni e tra gli obiettivi didattici nulla è previsto per le competenze grafo motorie degli alunni.

Un quadro generale la cui criticità è accentuata da una tecnologia che sta progressivamente sostituendo l’aspetto manuale della scrittura.

Al digitale in senso lato, si avvicinano sempre più bambini anche molto piccoli ed oltre alle problematiche legate ad una crescente disgrafia, ci sono anche quelle di scarsa memorizzazione, difficoltà di apprendimento e asocialità che comportano condizioni anche croniche perché certe aree del cervello, rischiano di non svilupparsi nella giusta maniera in una fase cruciale dello sviluppo.

La scrittura finisce per preservare l’umanità dei nostri bambini.

Delegando tutto alla tecnologia si perde o si diminuisce di molto una fase complessa dell’apprendimento come lo è quella della scrittura che finisce per coinvolgere la personalità dell’individuo, ma anche la cultura e le tradizioni sociali.

Di certo anche se ormai si parla comunemente di generazioni nativo digitali, bisogna limitare il più possibile l’uso della tecnologia per non intaccare le normali fasi d’apprendimento che accompagnano la crescita dei nostri bambini.

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Benessere e Salute

Natalità: in Italia sono il 46,5% le famiglie con un figlio unico

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In Italia le famiglie con un figlio unico sono il 46,5%, ma si tratta di una percentuale in aumento.

Ma la scelta è libera o condizionata da fattori esterni?

La media dei figli per le donne italiane è in calo costante, attualmente siamo sul’1,24.

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Al centro nord le donne con un solo figlio sono pari al 30%, secondo l’Istat tra il 2008 ed il 2017 i figli successivi al primo, sono diminuiti del 17%.

Le motivazioni sono le più disparate.

C’è chi a livello educativo considera la condizione di figlio unico, migliore rispetto a quella di chi ha fratelli, ma ovviamente vale anche il concetto inverso.

In passato i figli unici erano una minoranza e come tali erano socialmente più isolati.

Al contrario oggi la loro numerosa presenza, costringe le famiglie ad aprirsi maggiormente.

Non manca nemmeno l’aspetto economico – sono ancora scarsi gli aiuti per incentivare le nascite – , ma anche quello della paura del futuro: occupazione, pensione, contesti sociali critici, fanno decidere per il figlio unico, piuttosto che una prole numerosa.

I figli unici hanno un diverso rapporto con i genitori ?

Da una parte si crea una sorta di triangolo con i genitori che non devono dividere con nessun altro le ore libere e la sfera affettiva.

Ma il rischio è che questo particolare rapporto si possa trasformare in dipendenza e specialmente nell’età adolescenziale, è importante permettere ai figli di emanciparsi per conquistare la giusta autonomia.

Il crescere solitario del figlio unico, può incidere sulla personalità?

Il rischio può essere quello di chiudersi in se stessi diventando egoisti, oppure eccessivamente altruisti per garantirsi la presenza di altri bambini.

Di certo viene a mancare la competizione con i fratelli e c’è la possibilità di cadere nell’egocentrismo.

Chi è ad avere maggiori capacità: i figli unici o coloro che devono condividere le attenzioni?

Tendenzialmente i figli unici passando più tempo con gli adulti possono maturare prima dei coetanei con fratelli ed iniziano prima a utilizzare un linguaggio più evoluto.

Ma l’Italia va anche in controtendenza rispetto ad altre nazioni e non sempre c’è proporzione tra il tempo trascorso con i genitori e lo sviluppo di competenze.

Infine lo welfare potrà essere utile da solo a invertire la tendenza del figlio unico?

Partendo dal presupposto che un figlio rappresenta un investimento nel tempo, non ha senso un intervento una tantum, come il bonus bebè anche da 1000 euro.

Gli asili costano poco solo per chi dimostra di essere povero, per tutti gli altri la spesa è almeno di 400 euro al mese. Ad essere necessari sono interventi che diano sicurezza come in Francia ed in Svezia dove si interviene sul lungo termine su scuola e lavoro.

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Benessere e Salute

Gravidanza e diabete, la sicurezza in una App

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Si chiama “TreC_Diabete” ed è un’applicazione sviluppata da TrentinoSalute4.0 e, in particolare, dall’unità di ricerca e-Health del Centro ICT della Fondazione Bruno Kessler di Trento, nell’ambito del progetto TreC – Cartella Clinica del Cittadino.

Presso il Centro diabetologico di Trento (CAD) della APSS, l’unico centro di riferimento per tutto il Trentino per la donna diabetica in gravidanza, è in corso una sperimentazione che permette al medico diabetologo di prescrivere la App alle donne in gravidanza con il diabete.

Dal 2014, TreC_Diabete è stata prescritta a più di 26 donne, di cui 23 mamme, che la hanno utilizzata quotidianamente già dalle prime settimane di gestazione fino al parto. Ma non solo: l’applicazione può essere estesa anche a casi selezionati di giovani all’esordio di malattia e con preferenza alle persone che vivono nelle valli, lontano dal centro.

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Con l’obiettivo di rendicontare questo progetto di innovazione sanitaria, TrentinoSalute4.0 ha invitato alcune di queste mamme “speciali” a raccontare la loro esperienza. Ne è nato un video documentario che è stato presentato lo scorso 5 maggio durante l’incontro “Montagne e tecnologie per la salute. Mamme diabetiche in gravidanza” al TrentoFilmFestival: http://bit.ly/2DSjYrc

All’appuntamento erano presenti la dott.ssa Tiziana Romanelli, responsabile del servizio diabetologia dell’Apss di Trento, le infermiere e la nutrizionista del team di Diabetologia, Katia, una delle quattro protagoniste del documentario e Ileana, una studentessa di Trento a cui è stata prescritta la App durante un periodo particolare della sua vita.

Ma perché le abbiamo definite “mamme speciali”? Per tre motivi: il primo, perché sono mamme diabetiche. Il secondo è perché sono mamme che hanno deciso di mettersi in gioco e accettato di sperimentare in prima persona una tecnologia nuova. Il terzo motivo: queste mamme vivono, con le loro famiglie, in montagna e nelle valli del Trentino, lontane dal centro, dalla città e dalle sue comodità.

Per realizzare il documentario, che è una sintesi, un frammento digitale della vita di queste quattro donne, lo scorso inverno abbiamo percorso qualche chilometro in giro per la Provincia. Le abbiamo raggiunte ad Alba di Canazei (Val di Fassa), dove vive Sarah con il marito Moreno e i loro due bimbi, a Roveda (Frassilongo, Val dei Mocheni), dove abbiamo incontrato Katia e Diego con il piccolo Nicolas.

Abbiamo poi portato la nostra telecamera a casa di Gema, neo mamma di Diego, a Comano (nelle valli Giudicarie) e a Riva del Garda, dove risiede Lara, imprenditrice e mamma di due splendidi bambini.

“Da alcuni anni” – spiega nel video la dott.ssa Tiziana Romanelli – “si sperimenta un metodo innovativo per seguire le donne con diabete di tipo 1 in gravidanza”.

Infermieri e medici tengono monitorati i pazienti attraverso un “cruscotto medico” via web. “Qui” – prosegue la dottoressa Romanelli – “prescriviamo i farmaci e la terapia, ma anche questa App che permette di raccogliere dati giornalieri dei pazienti per il controllo della glicemia e anche di mettere in contatto il centro diabetologico con la donna attraverso una chat per poter suggerire il metodo migliore per il controllo della glicemia”.

La App si può personalizzare dal cruscotto medico secondo le necessità di ciascuna donna. È un po’ come prescrivere le dosi e le modalità di assunzione di un farmaco.

“Per noi medici” – aggiunge Romanelli – “l’innovazione consiste proprio nella possibilità di prescrivere la App per la gestione di una patologia cronica”.

“Le tecnologie di intelligenza artificiale che si sviluppano in Fondazione Bruno Kessler” – spiega Paolo Traverso, direttore del Centro ICT della FBK  – “permettono di costruire sistemi e applicazioni che interagiscono con le persone e le aiutano a prendersi cura della propria salute”.

Nella prima sperimentazione, il diario digitale del diabete era disponibile per smartphone con sistema operativo Android, mentre con la nuova versione della App, anche i cellulari Apple potranno installarla.

L’innovazione, unica in Italia, è stata oggetto lo scorso 15 marzo 2019 di un servizio giornalistico dell’ANSA nazionale.

Il video:

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Benessere e Salute

Nei formaggi trentini scoperti i batteri contro l’insonnia e lo stress

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Una recente ricerca scientifica condotta dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ha scoperto gli effetti benefici di “batteri trentini” identificati in formaggi a latte crudo prodotti in provincia di Trento.

I due superbatteri “Streptococcus thermophilus 84C” e “Lactobacillus brevis DSM 32386”, registrati in una apposita banca dati e ora di proprietà FEM, sono in grado di produrre elevate concentrazioni di GABA, un neurotrasmettitore con proprietà calmanti che aiuta a dormire, riduce gli stati di ansia e il mal di testa provocato da sovra-eccitamento, favorisce il sistema gastrointestinale e può collaborare anche all’abbassamento della pressione sanguigna nelle persone ipertese.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Microbiology, è stata svolta presso i laboratori di Microbiologia dell’Unità di Nutrizione e Nutrigenomica del Centro Ricerca e Innovazione, in collaborazione con il Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente (DAFNAE) dell’Università di Padova nella fase di caseificazione, e con i ricercatori dell’Unità di Chimica Vitienologica e Agroalimentare del Centro Trasferimento Tecnologico nella fase chimico-analitica. Nei laboratori di San Michele sono state studiate 36 formaggelle sperimentali addizionate con questi batteri benefici per la salute umana.

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I batteri sono stati scoperti analizzando un centinaio di campioni di latte e formaggio provenienti da malghe e caseifici trentini e per trovare questi microbi buoni hanno messo a punto uno screening a tappeto su più di 500 batteri.

“In questo studio – specifica la ricercatrice Elena Franciosi – è stata testata la capacità dei due ceppi di produrre GABA in formaggi a latte crudo. A tale scopo, sono state prodotte 36 formaggelle che sono state stagionate per 2, 9 e 20 giorni e poi analizzate con tecniche di ultima generazione. I formaggi prodotti con i due ceppi batterici CRI contenevano quantità di GABA più elevate rispetto ai formaggi prodotti utilizzando ceppi batterici commerciali. In conclusione, i dati hanno dimostrato che i due ceppi CRI sono dei candidati molto validi per la produzione di prodotti caseari funzionali, e ulteriori studi sono in corso per ottimizzare ed incrementare la loro capacità di produrre GABA anche in formaggi a latte pastorizzato”.

L’articolo è disponibile su OpenPub

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