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Rovereto e Vallagarina

Mori: in municipio la mostra Gardumo

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È visitabile in municipio la mostra con le fotografie scattate da Guido Benedetti in Val di Gresta. Moriano con la passione della fotografia, ha seguito gli scritti del geografo Alessandro Cucagna per ispirare il proprio lavoro.

L’assessore comunale alla cultura, Filippo Mura, commenta: «Sono molto contento. I corridoi del municipio sono pensati e arredati (merito di Maria Bertizzolo al tempo assessore) proprio per dare l’opportunità alle persone, magari non agli artisti di fama ma che comunque hanno coltivato una passione per l’arte, di mettere in mostra gratuitamente le loro opere in spazi che offrono libera e gratuita fruizione, contribuendo anche al decoro della casa dei moriani.

Colgo l’occasione per invitare tutti coloro che desiderano esporre il frutto della propria passione artistica a contattare ufficio cultura del Comune».

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La mostra è visitabile fino al 31 maggio.

È lo stesso Benedetti a presentare il proprio lavoro.

«Il geografo Alessandro Cucagna effettuò, fra il novembre del 1977 e il novembre dell’anno successivo, alcune escursioni in Val di Gresta durante le quali annotò i propri appunti su un diario di campagna che poi rielaborò in uno scritto più organico.

Nei due scritti, raccolti da Gianmario Baldi ed editi a cura del Museo Civico di Rovereto nel documento “La valle di Gresta descritta da Alessandro Cucagna (1915-1985)”, traspare la passione del geografo abituato a leggere e a ricostruire il paesaggio avvalendosi non solo della conoscenza diretta ma anche delle testimonianze raccolte da persone del luogo, delle informazioni fornite dalle antiche carte geografiche – di cui era uno dei massimi conoscitori – ed infine della letteratura.

Le note scritte del dottor Cucagna testimoniano il suo specifico interesse per il paesaggio in tutte le sue componenti, dalla geologia alla vegetazione spontanea, al risultato del continuo lavoro dell’uomo che ha modellato il territorio sulla base delle proprie esigenze e di quelle, in particolare, dell’agricoltura di montagna.

Nel descrivere il paesaggio agrario il geografo è inoltre attento a cogliere alcune contraddizioni sintomo della crisi che all’epoca colpiva non solo la Valle di Gresta, ma anche tutte le aree montane che in molti consideravano “minori”.

Durante l’estate del 2017 ho riletto i due scritti e sono stato trasportato, dal modo particolare usato per la descrizione del territorio e dalle “immagini” che via via si materializzavano nella mia mente, a spasso per le vecchie “carrarecce” riscoprendo, in questo modo, la Val di Gresta: una valle che, pur frequentata fin da bambino, non conoscevo e non avevo mai osservato con attenzione forse perché, inconsciamente, la consideravo anch’io un territorio “minore”.

Mi sono così ritrovato, a 40 anni di distanza (da novembre 2017 ad aprile 2018), sulle strade e sui luoghi già descritti da Cucagna, alla ricerca delle emozioni che la lettura dei suoi appunti mi aveva suscitato cercando di cogliere quei particolari del territorio in grado di rendere tangibili e visibili tali emozioni e suggestioni.

La ricerca è stata impostata, fin dall’inizio, con una prospettiva di interpretazione unitaria per valorizzare l’intero ambito della valle e sottolineare l’importanza di una visione globale del territorio evitando qualsiasi divisione, compresa quella amministrativa tra i due comuni di Ronzo-Chienis e Mori.

L’indagine è costituita da 40 immagini a colori, stampate con tecnica fineart accompagnate da una didascalia tratta dalle note di alessandro Cucagna. Il mio sogno nel cassetto è quello di raccogliere immagini e didascalie anche in un libro/catalogo accompagnando il mio lavoro dalla ripubblicazione dei due scritti del prof. Cucagna; in pratica un libro “scritto” a quattro mani».

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Rovereto e Vallagarina

Ala: tanti bambini al concorso di poesia dorsale

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Roberta Mattioli e i bambini vincono il terzo concorso di poesia dorsale indetto dalla biblioteca.

Quest’anno l’originale iniziativa lanciata in occasione della giornata della poesia (il 21 marzo) è stata caratterizzata dalla partecipazione di persone di generazioni del tutto diverse.

Con una classe di scuola primaria e una bimba di otto anni che sono salite sul podio.

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Per partecipare al concorso bisognava comporre una “poesia dorsale“, ovvero una poesia composta dai titoli di libri.

Messi uno sopra l’altro, leggendone i dorsi si legge una poesia, un testo di senso compiuto e che trascende l’originario significato dei titoli.

In più, quest’anno si poteva partecipare anche presentando una poesia “visiva”, ovvero allestendo dei versi in forma artistica. A decretare l’esito del concorso sono stati – come nelle passate edizioni – i “like” ottenuti dalle singole poesie sulla pagina Facebook della biblioteca.

In gara, 22 poesie. La più votata, con 163 “mi piace” è stata “Una rosa dal mare”, di Roberta Mattioli. Il tema è quello sempre attuale dei migranti:

Diario di bordo / Erano ragazzi in barca / Vita dura senza meta / Nella notte vi guidano le stelle / Passo dopo passo / Giorno dopo giorno / Una via di fuga l’ultima frontiera! / Vivere non serve morire nemmeno / Come petali nel vento / Il suono di mille silenzi… E poi, ecco i bambini.

Seconda classificata è stata la piccola Micol, 8 anni, che ha ricevuto 83 like con “Il posto dei sogni“, composta proprio in biblioteca ad Ala.

Al terzo posto è arrivata la classe 2a B della scuola primaria di Serravalle, che ha trovato assieme alle maestre i libri giusti per fare una poesia durante un’ora trascorsa in biblioteca: 80 like. Quarto posto per Francesca Sembenotti, 63 like per la sua “11”.

Al quinto posto una poesia visiva, composta e costruita – in forma di piccola opera d’arte – da Paolo Piccinni; ha ricevuto 57 mi piace. La partecipazione dei bambini è stata apprezzata dalla vicesindaca di Ala, Antonella Tomasi: «Sono molto felice di questa partecipazione, la poesia è una cosa bella, ed è stimolo per i bambini a creare qualcosa di nuovo».

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Pietra d’inciampo a Milano per il roveretano Ezio Setti

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Il Comune di Milano ha posizionato una Pietra d’Inciampo in  Viale Corsica 43, dedicata ad Ezio Setti nato a Marco il 28 ottobre 1887.  E’ la modalità con cui si onorano i morti nei campi di sterminio nazisti ponendo davanti alla loro ultima residenza una “Pietra d’inciampo” .

A dare notizia al Sindaco di Rovereto Francesco Valduga dell’omaggio deciso dalla municipalità milanese è stata la nipote Marina Ferrari Ardito che vive nel Comasco a Fino Mornasco.

Il Sindaco aveva ricordato la figura di Ezio Setti nel corso delle cerimonia ufficiale per la Giornata della Memoria 2019 ricordando come gli atti di eroismo siano rintracciabili nella quotidianità della vita delle persone.

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E come, cioè, sia possibile essere eroi nella coerenza giorno per giorno. A tal riguardo aveva citato proprio la storia di Ezio Setti, nato a Marco (Trento) il 18 ottobre 1887, allora territorio Austro-Ungarico, e morto a Mauthausen l’11 settembre 1944.

E’ operaio quando scoppia la Prima guerra mondiale. Si allontana quindi dal Trentino per ritornarvi nel 1919. Eletto sindaco di Marco, Ezio Setti deve allontanarsi nuovamente dal suo paese quando i fascisti ebbero il sopravvento in Italia.

Trasferitosi a Milano con la moglie e i quattro figli,  trova lavoro alla Caproni, dove non manca di esprimere i suoi sentimenti antifascisti, tanto da essere a più riprese diffidato dalla polizia.

Dopo l’armistizio collabora con la Resistenza sino all’11 marzo del 1944, quando militi della RSI fanno irruzione nella sua abitazione e, accusandolo di aver partecipato agli scioperi che si erano svolti nei giorni precedenti in Lombardia, in Piemonte e in Liguria, lo arrestano.

E’ in questo giorno che inizia il suo calvario. Ezio Setti fu prima imprigionato nel carcere di San Vittore e poi fu tradotto a Bergamo, di dove fu deportato a Mauthausen con alcune decine di lavoratori della Caproni.  Morì in quel lager pochi mesi dopo.

«In diversi libri su Rovereto si è parlato di mio nonno, del suo arresto, dalla lettera gettata dal carro bestiame e della sua morte avvenuta a Mauthausen» racconta la nipote Marina Ferrari Ardito che periodicamente torna a Marco dove Setti è ricordato al cimitero con una targa ed il suo nome è posto sul cippo vicino alla Scuola.

«Mi piace anche ricordare che nel 1920, a fine guerra, viene nominato Capocomune e dall’archivio storico cessato 1606-1927 si può rilevare il grande lavoro di ricostruzione di Marco, completamente distrutto, tra cui tra il 1926/27 la costruzione della scuola elementare che venne inaugurata con Re Vittorio Emanuele III°.

Sono quindi molto lieta di poter annunciare quest’ultimo riconoscimento da parte della Città di Milano che in Viale Corsica 43 ha installato una Pietra d’Inciampo».

Va anche ricordato che il 25 Aprile 1972 il sindaco di Milano, Aldo Aniasi, ha conferito “al martire della libertà” una medaglia d’oro a nome del Comune di Milano.

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Rovereto e Vallagarina

Rovereto promossa anche in America

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Articolo F.Del Bimbo

Un altro frutto del press-tour di agosto 2018 promosso dall’Ufficio Comunicazione per valorizzare la festa popolare di Maria Ausiliatrice e farne uno dei motivi – con il suo portato di devozione e folklore – per raggiungere la destinazione “Rovereto” e scoprire la sua eccezionale  offerta culturale, musei, istituzioni culturali

Un articolo dal titolo “L’anima religiosa di Rovereto tra Futurismo, atmosfere veneziane e gli echi della Grande Guerra” a firma del giornalista fiorentino Fabrizio Del Bimbo è stato pubblicato il 7 marzo (in cover c’è Lady Gaga con il suo recente Oscar).

La testata mensile per gli italiani in America “L’ITALO AMERICANO” è stata fondata nel 1908 dal giornalista Gabriello Spini che voleva sostenere gli italiani emigrati in America con notizie dalla Madre Patria. La redazione ha sede a Monrovia in California ( info testata qui).

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Nell’articolo – che è stato pubblicato sia sulla versione web che su quella cartacea – l’articolista passa in rassegna tutti i must di Rovereto e scrive, tra l’altro «…Si passeggia tra arte, storia e scienza e si scoprono le atmosfere veneziane, il rigore dell’Impero austro-ungarico, gli echi della prima guerra mondiale.

Rovereto va visitata rigorosamente a piedi, per gustare appieno un vero e proprio viaggio attraverso le varie epoche storiche che qui si sono susseguite: il Medioevo nelle mura dei Castelbarco, la dominazione della Serenissima nella casa del Podestà, sede del Comune, il Settecento nei palazzi di Corso Bettini, la prima guerra mondiale nelle sale del Castello...».

ed ancora:

«…Altra magnifica realtà museale è la Casa natale di Antonio Rosmini, che conserva, rispettosamente custodito dai Padri Rosminiani, un incomparabile patrimonio di cultura e di spiritualità.

Gli ambienti rimasti intatti e il patrimonio di libri, mobili e opere d’arte, rappresentano la testimonianza di un glorioso passato, offrendo uno spaccato significativo della cultura settecentesca illuministica roveretana di cui Antonio Rosmini (1797-1855) è stato l’erede più geniale e illustre. Lasciano senza fiato la ricca biblioteca di 15.000 volumi, una notevole pinacoteca e una cospicua collezione di stampe antiche. La Biblioteca Rosminiana è aperta al pubblico per diffondere la conoscenza della figura e il pensiero del beato Antonio e la Casa natale è visitabile su prenotazione...».

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