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Politica

Minella Chilà nominata presidente del Partito Democratico del Trentino

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Nella sua relazione, introdotta dalle note de “Il peso del coraggio” di Fiorella Mannoia, la neosegretaria ha presentato il progetto per il suo mandato.

11mila trentini hanno detto ‘noi ci siamo’. Questo racconta di una rinnovata fiducia verso il nostro partito e la politica, che va oltre il singolo voto ai candidati. Una fiducia che noi viviamo con la responsabilità di sapere che non è una cambiale in bianco”, ha esordito Maestri, che ha ringraziato Alessandro Dal Rì, candidato concorrente alle primarie, e augurato buon lavoro alla presidente dell’assemblea, Minella Chilà, (nella foto insieme a Lucia Maestri) esponente della mozione Dal Rì e dimostrazione che, “come ci hanno chiesto i tanti che abbiamo incontrato sul territorio, vogliamo essere e saremo uniti”.

Organizzazione.  “Il nostro è un partito ‘comunità’ e un partito territoriale. Dobbiamo però lavorare ancora: bisogna irrobustire il rapporto tra il gruppo provinciale e realtà territoriali del partito, sollecitando i circoli – che sono sentinelle sul territorio – ad organizzare momenti pubblici di confronto con i consiglieri, ed i consiglieri ad incrementare la loro presenza sul territorio. Ai circoli è affidato un importante ruolo”, ha spiegato Maestri, la quale ha anticipato che “L’Assemblea assumerà su di sé il compito di essere, a sua volta, sintesi di elaborazione e di pensiero ma anche luogo di ascolto dei territori. Per questo si riunirà, di volta in volta, in luoghi diversi del Trentino“. Ha poi toccato il tema dei finanziamenti: “dobbiamo fare i conti con la contrazione degli eletti e della loro capacità contributiva, con la necessità di strutturare di più il partito”, per questo “Chiederemo al partito nazionale di trattenere il contributo dei 2 per mille versato su base volontaria dai sostenitori, facendo valere la nostra dimensione federalista” e “al tesoriere un impegno più forte da dedicare al foundraising”.

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Autonomia. La giunta Fugatti sta dimostrando tutta la sua subalternità alla visione e agli interessi del Veneto, riducendoci a concessionari di scelte politiche altrui“, ha denunciato la segretaria, riferendosi in particolare alle questioni infrastrutturali, come la Valdastico e la Supervalsugana.

Non solo, “Assistiamo, in questi primi mesi di governo ad una sorprendente subalternità della nostra Autonomia al governo nazionale. Noi non intendiamo appaltare i destini della nostra terra a veline stese nei palazzi romani; intendiamo esperire le nostre facoltà di autogoverno nella pienezza del nostro pensiero, della nostra responsabilità e della nostra capacità di innovazione”, ha detto Maestri, rilanciando l’iniziativa politica del Pdt nel “ribadire l’unitarietà dello Statuto regionale, a cominciare da quelle previdenziali alle quali si è aggiunta l’importante delega sull’amministrazione della giustizia,  nel rilanciare il progetto dell’Euregio per fare della nostra Regione europea transfrontaliera il pilastro portante del terzo Statuto, sulla base di un nuovo accordo tra Roma e Vienna, da recepire nelle Costituzioni italiana e austriaca, nel quadro della costruzione dell’Europa politica”.

Diritti. Il Pd Trentino contrasta e contrasterà “l’ideologia leghista che fa dei migranti il capro espiatorio di tutti i nostri mali, ignorando e calpestando non solo l’etica, ma anche la demografia e l’economia; per costruire soluzioni e dare risposte anche parziali, come nel caso di Lavarone”.

E sul tema delle cosiddette “teorie gender” e della mozione antiabortista depositata in Comune di Trento aggiunge: “Ciò che la giunta provinciale sta portando avanti in tema di famiglia e di diritti è frutto della peggior propaganda e punta a riportare la nostra terra indietro di decenni sul piano dei diritti“. “La Lega sta mostrando che il diritto  all’autodeterminazione della donna, il principio di pari opportunità, il diritto ad amare chi si vuole non sono diritti acquisiti, ma vanno difesi con forza. Il Pd Trentino lo farà, perchè è il partito di tutte le famiglie e il partito dei diritti” ha detto Maestri, stigmatizzando il fatto che “la cosiddetta ‘teoria gender’ non esiste, è una delle tante fake news urlate sui social. Il fatto che nelle nostre aule scolastiche i nostri figli imparino cosa è la parità di genere è una conquista che dobbiamo rivendicare, opponendoci con quanta forza abbiamo a chi vuole portare nelle classi non la cultura dell’accoglienza, ma la paura dell’altro”.

Alleanze. “Non è nostra intenzione camminare da soli. Per dare voce alla Comunità “altra” dobbiamo camminare con la Comunità altra: l’associazionismo, il volontariato, le articolazioni sindacali e del mondo della cooperazione, delle imprese e dell’artigianato“.

Prendendo atto che “le scadenze elettorali non consentono soste”, Maestri ha chiarito che “il nostro obiettivo è trovare la maggior convergenza e unità possibile, pur coscienti che l’implosione della coalizione di centro sinistra autonomista ha lasciato sul terreno molte macerie“. Quindi, la neosegretaria punta a “ricostruire su tutti i fronti”. Con il Patt, “vogliamo riaprire un dialogo sulla base dei valori, quello della cultura autonomistica e quello della promozione dei territori e delle loro comunità di riferimento, che, da sempre ci accomunano. Noi siamo disponibili alla tessitura umile e paziente di una tela, che ha come condizione imprescindibile la costruzione di un coerente e rinnovato rapporto di fiducia”.

Nell’arco delle prossime settimane, poi, il Pdt “aprirà un confronto con Upt e Futura, con i quali è già ben avviato un percorso di condivisione di valori e di prospettive” e lo stesso farà anche con “l’area a sinistra del Pdt”. Nessun margine, invece, con il Movimento 5 Stelle:  “Da quell’area ci separano molte, troppe cose, a partire dalla loro scelta di tramutare il loro “piano valoriale” in uno scellerato “contratto di governo” con chi, sui fondamentali, non ha nulla a che spartire con noi”.

 

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Politica

Viviana Dal Cin (M5S): «Si all’Autonomia, no alla Flat Tax»

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Viviana dal Cin, nata a Treviso e residente a Trieste, 41 anni, è laureata in Economia del commercio internazionale e dei mercati valutari all’Università di Trieste, con specializzazione in finanza quantitativa rilasciata dal CQF di Londra.

Parla inglese e francese e dal 2008 lavora nell’area investimenti in un gruppo assicurativo internazionale. 

Attualmente è impiegata nell’area finanza e si occupa di gestione di attivi e passivi dei portafogli assicurativi e di allocazione strategica degli investimenti.

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Ha raggiunto una tesi in Diritto commerciale internazionale sulla sostenibilità dei finanziamenti alle energie rinnovabili.

Si presenta per essere eletta nel parlamento europeo nel distretto del nord est 

Si all’Europa unita, ma non come quella che degli ultimi anni.

«L’Europa di oggi è un’entità che percepiamo lontana e non ci piace. Abbiamo scoperto probabilmente, – spiega Viviana dal Cin –  soprattutto durante la crisi in Grecia, che non è l’Europa che vogliamo, è l’Europa di qualcun altro, di queste famose entità economiche, superpotenze, che non abbiamo certo votato e scopriamo che il Parlamento non è rappresentativo di quello che vorrebbero i cittadini. Siamo qui per cambiarla».

Nell’ Europa futura come si colloca il sistema delle autonomie?

«Ogni sistema di autonomie locali deriva da vicende storiche complesse molto spesso create dalle guerre del XX secolo per quanto riguarda l’Italia, e a volte ancora più lontane per quanto riguarda altri Paesi, penso ad esempio alla Catalogna o alle Fiandre, ma anche a regioni come il Trentino Alto Adige o la minoranza slovena nel FVG per quanto riguarda l’Italia. Voglio un’Europa che tuteli le prerogative delle minoranze e che si ponga come ponte tra le regioni. In Italia esistono modelli di buongoverno e di convivenza come quello del Trentino Alto Adige (vera regione europea in cui convivono gruppi etnici diversi: italiani, tedeschi e ladini) e che l’Europa dovrebbe studiare esportare e valorizzare».

Cosa ne pensi della Flat Tax?

«Credo molto nei principi della nostra Costituzione attuale che ancora prevede che tutti siano tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività. Non mi sembra che la Flat Tax garantisca il rispetto di tale principio. Ritengo che in materia fiscale le imposte debbano essere diminuite ma seguendo i principi di equità sanciti dalla nostra Costituzione».

In questi anni il M5S ha criticato ripetutamente le politiche europee e i trattati, quali ritieni dovrebbero essere le priorità dopo il 26 maggio?

«Trattati come quello di Dublino devono essere revisionati per non lasciare l’Italia sola davanti a una emergenza che è europea: il M5S chiede la redistribuzione, tra i diversi Stati, dei migranti e dei relativi costi di integrazione. In materia ambientale e nella lotta ai cambiamenti climatici non possiamo tergiversare, serve coraggio per dare risposte più incisive: l’Europa dovrà aiutare le imprese piccole e medie a convertirsi verso forme di energia rinnovabile anche tramite adeguati incentivi, in termini di sconti sul capitale di copertura richiesto da prevedere per gli istituti di credito che finanziano la green economy. In materia economica é necessario separare le banche d’affari da quelle di raccolta del risparmio, dare alla BCE un mandato diverso dal mero controllo dell’inflazione, per perseguire la piena occupazione, la crescita economica e una vera iniezione di liquidità nel sistema, non più agli istituti finanziari ma a cittadini e imprese. Insomma perseguire gli interessi diffusi, fino ad oggi penalizzati dallo strapotere delle lobbies che hanno fin qui condizionato la politica europea».

La concorrenza anche fiscale tra i diversi stati dell’Unione è ancora tollerabile?

«Il dumping fiscale tra i paesi aderenti è qualcosa di inammissibile: grazie ai Paradisi fiscali interni all’Unione sono stati sottratti ogni anno mille miliardi di euro alle tasche dei cittadini e si è favorita concorrenza sleale tra imprese con sede in Stati diversi. Il fatto poi che Juncker, ministro delle Finanze in Lussemburgo dal 1989 per 20 anni, sia diventato Presidente della Commissione anche con il voto di PD e FI la dice lunga sulle modalità con cui questi partiti intendono la tutela degli interessi nazionali».

Su quali punti pensa di impegnarsi con maggiore competenza se fosse eletta?

«Sono laureata In Economia del Commercio Internazionale e dei Mercati Valutari, mi sono poi specializzata in Finanza Quantitativa. Non è più tempo che i parlamentari europei italiani vadano in “vacanza” a Bruxelles ma dovranno essere competenti anche nelle materie economiche e presenti nelle commissioni per presidiare gli interessi degli italiani. Il fiscal compact, il two pack, il six pack, il pareggio di bilancio in Costituzione, sono provvedimenti che alimentano l’ingerenza della Commissione europea rispetto all’autonomia degli Stati. E, soprattutto prevedono indici di valutazione dei diversi Stati che non considerano le peculiarità e la complessità del tessuto economico e sociale di ciascuno Stato. La politica lacrime e sangue che ha ridotto in ginocchio la Grecia, è la prova che l’Austerità non ci potrà che portare al baratro. Ma una cosa a cui tengo particolarmente è il costante contatto e la trasparenza con i cittadini dei territori di riferimento».

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Politica

Perché molti elettori di sinistra domenica voteranno Lega

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Ci siamo. Tra pochi giorni ancora una volta andremo a sceglierci coloro che ci rappresenteranno, alcuni localmente, alcuni in Europa, e non tutti hanno le idee chiare, ma molti ex elettori di sinistra ci dicono che voteranno Lega.

E qui bisogna tentare di ragionare sinteticamente sul perché di queste scelte ideologiche radicali e apparentemente opposte.

Checché ne pensi l’opposizione di sinistra, talvolta diffondendo false informazioni derivanti da quell’area politica (brutto segno, se iniziano con le fake news, sono del tutto finiti) la LEGA non è percepita come un partito fascista e razzista, e nemmeno giustizialista, semplicemente giusto.

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Il perché è presto detto: una delle caratteristiche richieste ai pubblici ufficiali e amministratori era quella di agire come un buon padre di famiglia.

E la LEGA non sta facendo altro, nulla di più, nulla di meno.

Pensateci: (ma lo hanno già fatto molti ex-elettori di sinistra) qual è l’unico partito che ha dato risposte efficaci in tema di immigrazione di massa e priva di controllo ed ha, lasciatecelo dire, “pisciato” in testa ad un Europa, arrogante ed egoista che per la prima volta si è trovata di fronte esponenti italiani membruti e non asserviti al potere delle banche e degli stati più (economicamente) forti?

Per non parlare della sicurezza urbana, dall’aumento delle pene per la piaga (per non dire emergenza) dei furti, o aggressioni alle Forze dell’Ordine, per anni incatenate nel loro agire, da un melting pot di normative tutte a loro sfavore per non dare l’idea di uno Stato troppo severo.

Ed è proprio l’idea di questo Stato poco serio e severo con le regole che ha creato il brodo di coltura per un’immigrazione di massa, con relativo radicamento degli immigrati, che non si sognavano certo di andare in altri paesi più efficaci e rigidi nell’applicazione delle norme di pubblica sicurezza.

Ma noi, in Trentino, abbiamo fatto di più. Abbiamo dato, scusateci ancora, il culo, per la scellerata e, per alcuni addetti ai lavori, vantaggiosa proliferazione di organismi assistenziali per stranieri.

Ci siamo trovati così a tenerci in casa spacciatori e delinquenti di ogni risma, per non parlare di potenziali terroristi islamici, che foraggiamo e assistiamo con ogni premura. Il contrario del buon senso.

E di fronte a tutto questo cosa ha fatto la LEGA? Ci ha messo mano, e con coraggio visto gli strali che si è attirata da ogni parte: Europa, Presidente della Repubblica e del Consiglio, opposizioni, poteri forti internazionali (leggi: Soros ecc..), per finire con gli alleati di governo.

Roba da far tremare i polsi a chiunque.

Ma alla Lega non sono tremati ed ecco che una massa critica di elettori di sinistra vessati continuamente da perdita economica e micro/macro criminalità, esausti, hanno deciso di votare LEGA.

Si badi che molti hanno optato anche per il M5S che pur nella loro ancor confusa integrazione con quello che significa governare non hanno fatto poi troppo male, almeno in tema di economia: il reddito sta funzionando e così il microcredito governativo, oltre a tante altre iniziative che hanno dato ossigeno ad un Italia stremata ancorché incolpevole dalle vessazioni europee.

Il genio della LEGA sta anche in questo: aver lasciato lavorare gli alleati, pur nel ribadire fermamente le proprie convinzioni su certe tematiche comuni, e lavorare su quello che stava più a cuore agli italiani: la sicurezza.

Direte forse che se ne è abusato, rispondiamo col dire che proprio perché siamo una redazione di un quotidiano e perché ogni giorno riceviamo i giornali di tutta Italia con un vero e proprio costante bollettino di guerra, che siamo sicuri di non averlo fatto.

Anzi, siamo sicuri che quello che i lettori leggono sui giornali e vedono in Televisione è solo una minima parte di quanto succede veramente in Italia ed in Trentino.

E i nemici purtroppo sapete già da che aree provengono.

Ma il cittadino vuole sicurezza fisica sì, ma anche economica, e uscire dall’Europa spaventa tutti, perché i danni per un paese come il nostro sarebbero incalcolabili.

Tranquilli, la LEGA vorrà tante cose, ma non uscire dall’Europa. Vuole solo contare di più

Ora ci sono alcuni fattori interessanti da considerare, e tra questi il fatto che Marine Le Pen e il suo vice di origini italiane mangiano letteralmente nelle mani di Salvini.

E questo perché lui ha idee chiare, loro poche e confuse.

Ne consegue che in caso di vittoria di un’area, diciamo così, per un Europa più giusta, l’Italia avrebbe maggior peso politico di quanto ne abbia avuto finora.

Ecco perché spaventa la LEGA, ecco perché viene tacciata in maniera idiota e controstorica (ha fatto più cose di sinistra del PCI) di essere un partito dittatoriale, fascista e razzista.

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Politica

Il voto dei cattolici pro vita e famiglia

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Oggi sembra un concetto lontano, ma i cattolici sono sempre stati i difensori della Cristianità da due avversari: il nichilismo interno all’Europa stessa e l’espansionismo islamico.

Giovanni Paolo II, il papa polacco che tanto lottò contro il comunismo materialista, ma anche contro il capitalismo disumano, quello che sacrifica l’uomo al capitale, fondò il suo pontificato sulla difesa della vita e della famiglia e sulla promozione dell’identità europea e cristiana.

Per lui l’Europa aveva due polmoni, quello occidentale e quello orientale.

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Per questo in più occasioni invitava a guardare ai paesi dell’est, come la Polonia e l’Ungheria, usciti dal comunismo e portatori di un sano concetto di identità, memoria e patriottismo (cosa ben diversa dal nazionalismo, ostile verso gli altri).

Più volte Giovanni Paolo II nei suoi discorsi e nei suoi scritti ricordava il re polacco Giovanni III Sobieski, colui che salvò “l’Europa contro il pericolo ottomano nella battaglia di Vienna (1683)”.

Fu una vittoria, scriveva, “che allontanò quel pericolo dall’Europa per lungo tempo” e che non possiamo dimenticare se non vogliamo correre nuovamente quel pericolo (Giovanni Paolo II, Memoria e identità, Rizzoli, Milano, p. 2005, p. 166).

Fu sempre Giovanni Paolo II a battersi perché nella costituzione europea fosse inserito un riferimento alle “radici cristiane”: ma la sua battaglia non ebbe esito, a causa dell’opposizione delle elite dominanti.

Quelle stesse che hanno costruito un’Europa, quella odierna, nemica dei valori cristiani, del sano patriottismo, della famiglia… ed anche per questo molto criticata non solo in Italia, ma soprattutto nei paesi dell’est, Polonia ed Ungheria in primis.

Ebbene, moltissimi sono anche gli italiani che ricordano oggi Giovanni Paolo II, e il suo degno successore, Benedetto XVI, e che per questo, nel solco dei grandi Family day, hanno deciso di appoggiare, alle prossime elezioni soprattutto due partiti, Fratelli d’Italia e Lega.

Appartengono infatti a queste due formazioni la gran parte dei politici che hanno firmato il manifesto pro vita e famiglia promosso da Pro Vita e Generazione Famiglia, le due sigle più attive del mondo cattolico militante.

Per quanto riguarda il nord est, e cioè il nostro Trentino, i due candidati sostenuti da questi cattolici pro life cresciuti all’epoca del magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sono i leghisti cattolici Paolo Borchia e Mara Bizzotto.

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