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Mamma & Donna

Bimbi ammalati, quando possono tornare al nido?

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Quando il nostro bimbo si ammala e guarisce, è sempre molto difficile capire quando è il momento giusto per la reintroduzione all’asilo o a scuola. Se è molto piccolo poi, spesso la situazione si complica.

In quest’ultimo caso, se il bimbo è malato, quando è dunque ora di farlo tornare al nido?

Meglio tenerlo a casa fino a completa guarigione, per evitare di contagiare gli altri bambini. 

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Starnuti, tosse, raffreddore e i virus si espandono a macchia d’olio. In Germania si è deciso addirittura di non utilizzare l’acqua Santa nelle chiese, per evitare il contagio del virus influenzale, che ha colpito il Paese. 

L’Italia non è da meno. Tutti a casa con la febbre tra gennaio e febbraio. Il picco dell’epidemia stagionale è in linea con quello degli anni passati, quindi niente allarmismi. 

I più colpiti, sono i bambini piccoli, sotto l’anno di età, ovviamente più soggetti alle infezioni virali, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e gastrointestinale. 

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Quante volte, mentre beviamo il caffè al bar, sentiamo le altre mamme dire: “Mio figlio va al nido ed è sempre ammalato!”

I pediatri spiegano che questo accade per alcuni semplici motivi:

– il sistema immunitario, nei primi anni di vita, non è maturo, deve ancora imparare a difendersi dalle infezioni;
– i virus si propagano più velocemente negli ambienti chiusi e riscaldati:
– scambiarsi i giocattoli, dopo averli messi in bocca, aiuta lo scambio di germi. 

E così, ecco arrivare a casa nostra raffreddore, otiti, gastroenteriti virali, vomito e diarrea.

Solitamente le infezioni non compromettono le condizioni generali del bambino e a volte ci si meraviglia che giochi tranquillamente, pur avendo 38° di temperatura. 

Proprio per questo, molte volte si tende a minimizzare i sintomi e ridurre i giorni di convalescenza.

Qual è quindi, la pausa giusta per non rischiare una ricaduta ed evitare di contagiare i compagni?

I tempi variano secondo il virus che ha colpito il nostro piccolo. Ecco tre esempi tipici:

DIARREA  –Se l’infezione è virale, si risolve da sola, in circa settantadue ore, mentre se è batterica, ci vuole un po’ più tempo. In ogni caso, meglio tenere il bambino a casa per almeno cinque giorni.

Importante, per farlo riprendere al meglio, è fargli bere molti liquidi e fargli mangiare cibi calorici. Questo per reintegrare la perdita di sali e recuperare peso ed energie. 

FARINGOTONSILLITE – Molti mal di gola sono virali e non c’è bisogno di assumere l’antibiotico. Se però, il malessere non passa, dopo tre giorni è bene andare dal pediatra che, in pochissimi minuti, può determinare la presenza del batterio colpevole, con un semplice tampone fatto in ambulatorio.
Già così, dal momento dei primi sintomi, passano cinque giorni. In caso di tampone positivo, si somministra l’antibiotico e si tiene il piccolo a casa almeno altre 24 ore dopo che è passata la febbre. 

VARICELLA – La malattia esordisce con un esantema cutaneo, febbre non elevata (non sempre presente) e sintomi lievi come mal di testa e malessere generale.

Appena ci si accorge delle vescicole, bisogna evitare il contatto con altri bambini, per almeno una settimana. La riammissione al nido deve avvenire dopo che le vescicole sono diventate secche e asciutte. 

Per aiutarlo a sopportare il fastidio causato del prurito, sono consigliate creme ad hoc e antistaminici. C’è anche chi usa talco liquido mentolato tamponato sopra ogni pustoletta. 

Comunque mamme, niente panico. Con la crescita tutto migliora. Vale sempre la regola della prudenza: seguite i consigli del pediatra e non abbiate fretta.

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