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Ambiente Abitare

Progetto orto in Villa: ecco come iscriversi

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C’è tempo fino al primo aprile per iscriversi al progetto di Servizio CivileL’orto in villa – un bene al servizio della comunità”, organizzato dalla pro Loco Cà Comuna del Meanese.

E’ necessario avere meno di 28 anni ed il progetto prevede lo studio della produzione di beni agricoli, la progettazione e gestione di uno spazio verde e della miglior comunicazione per diffondere la cultura della sostenibilità.

Oltre all’età minima è ovviamente necessaria una passione per il mondo agricolo in generale e la disponibilità a partecipare ed organizzare eventi culturali e laboratori didattico formativi.

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La formazione prevedere una parte teorica ed un’altra pratica con la coltivazione ed il mantenimento di un orto o un giardino.

Si imparerà la produzione di beni agricoli ed anche la loro commercializzazione.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la referenti del progetto Giusi Depaoli al 320-3281114 oppure accedere al sito www.serviziocivile.provincia.tn.it scaricando il modulo di iscrizione specificando nella domanda il riferimento al progetto orto in Villa

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Ambiente Abitare

Al Muse «La lingua del diavolo»: Il gigantesco fiore puzzolente dello Yunnan

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Il gigantesco – quanto puzzolente – fiore è ammirabile solo per pochi giorni all’interno della serra tropicale del Museo.

In questi giorni (si stima fino a domenica) nella serra tropicale del Muse si può osservare la curiosa infiorescenza dell’Amorphophallus konjac, aracea originaria della regione dello Yunnan in Cina.

La pianta genera fiori dalle dimensioni imponenti e dal colore rosso vivo ed è particolare, oltre che per le dimensioni raggiunte, anche per il forte odore emanato, una strategia per attrarre gli insetti impollinatori.

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Generalmente i fiori durano solo pochi giorni, ma una straordinaria e fortunata doppia gemmazione consentirà di poter ammirare più a lungo la fioritura.

La pianta è in coltivazione nelle serre di propagazione del Muse dal 2016 ed è stata ottenuta grazie a scambi con l’orto botanico di Leiden, nei Paesi Bassi.

Amorphophallus konjac – detto anche “lingua del diavolo” a causa del grottesco spadice rosso – è il fratello minore del più imponente Amorphophallus titanum, che sviluppa una tra le infiorescenze più grandi al mondo, arrivando a superare comodamente i tre metri. Il konjac in esposizione nella serra tropicale del MUSE è però una pianta giovane: il bulbo pesa infatti circa “solo” 5kg e l’infiorescenza supera il metro e mezzo d’altezza. Nei prossimi anni, quando il tubero raggiungerà i 10kg, sarà possibile ottenere un’infiorescenza di oltre due metri.

Il fiore emana un fortissimo odore di carne in putrefazione, è infatti impollinato da coleotteri e ditteri le cui larve sono saprofaghe. La pianta trae così tanto in inganno gli insetti adulti da indurli a depositare le loro uova nella parte basale dell’infiorescenza.

Il grosso bulbo (o cormo, con terminologia botanica ) può raggiungere i 15kg di peso ed è considerato una prelibatezza nel Sud-Est asiatico: è coltivato dall’Indonesia al Giappone, dove viene chiamato Konyaku.

Una particolarità: il konjac può essere coltivato in piena terra anche nelle parti più calde del Trentino, con la cautela che il bulbo sia ad una profondità tale da non farlo congelare in inverno.

 

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Ambiente Abitare

Per colpa de «el Niño» sarà l’estate più calda degli ultimi 60 anni

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La prossima si preannuncia un’estate rovente.

Da marzo fino a maggio 2019 sono previsti continui sbalzi termici un po’ su tutta la Penisola.

In base alle proiezioni del centro europeo ECMWF, (Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine) questa primavera dovrebbe segnare infatti temperature più alte del normale ma non mancheranno, di tanto in tanti, rovesci e temporali da Nord a Sud per mitigare il caldo anticipato. L’arrivo de el Niño

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Già nel corso della settimana che va da oggi 4 al 10 marzo 2019, infatti, l’alta pressione di origine nord africana dovrebbe far salire la colonnina di mercurio in molte zone dell’Italia.

Stando alle previsioni de ilmeteo.it i venti caldi di Scirocco si faranno sentire soprattutto al Sud, tanto che in Sicilia si potrebbero registrare valori anche attorno ai 24-25 gradi. Sul resto del Paese, invece, le temperature dovrebbero continuare ad aggirarsi attorno ai 16-18 gradi.

Clima che rischia di diventare sempre più torrido via via che i mesi passano.

Sempre secondo ilmeteo.it, infatti, l’estate 2019 potrebbe essere rovente a causa di masse calde prevenienti dal deserto del Sahara e per il passaggio de El Niño che già in questi giorni sta riscaldando le acque superficiali dell’Oceano Pacifico, aumentate di 0.3 gradi.

Gli esperti spiegano quindi che in passato le estati torride sono spesso coincise con la presenza de el Niño

Il caldo afoso potrebbe quindi abbattersi sulla nostra Penisola a partire da fine maggio, con temperature che potrebbero toccare i 30-32 gradi soprattutto nelle Regioni meridionali.

Previsto invece per il mese di giugno il passaggio dell’Anticiclone Africano di matrice Sub-Tropicale, che rischia di rendere l’aria ancor più pesante per via dell’alto tasso di umidità.

Infine, tra luglio e agosto 2019, non escluso, sempre in base ai calcoli de ilmeteo.it, che si potrebbero sfiorare i 40 gradi al Sud, mentre al Centro-Nord i valori dovrebbero oscillare 38 ed i 39 gradi.

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Ambiente Abitare

I cacciatori trentini difendono la scelta della Giunta: bene la soppressione del Comitato Faunistico

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È aperta la discussione sulla scelta della giunta di sopprimere il comitato faunistico.

L’altro giorno l’ex assessore Michele Dallapiccola si strappava i capelli per la sua chiusura per poi scoprire che forse, non era così importante, visto che per 9 volte su 14 ha deciso di seguire altri impegni. (Qui articolo di approfondimento)

Dalla parte dei cacciatori trentini invece arriva la difesa sulla scelta della giunta di cancellare il Comitato faunistico, convinti che il ruolo dell’associazione non venga sminuito.

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In un intervento ufficiale di Stefano Ravelli, presidente dell’associazione cacciatori trentini, si difende il buon operato della giunta di fronte a coloro che erano già pronti ad inneggiare allo scandalo.

Ravelli sottolinea:se ne dimenticano i ben noti difetti (trasformazione da organo che faceva delibere su questioni tecniche, a luogo dove analisi e valutazioni venivano annebbiate con polemiche e schermaglie) e se ne esaltano supposte virtù, soprattutto da parte di coloro che in vita ne disdegnavano la frequentazione.

Volendo rispondere alle critiche che vengono rivolte al provvedimento, partirei da chi afferma che la caccia in Trentino sarebbe quella che è grazie al Comitato Faunistico, che ne avrebbe garantito anche l’autogestione. La specificità della caccia in Trentino è legata a due fattori che precedono di gran lunga la nascita del Comitato e che nulla hanno a che vedere con questo“.

Ravelli risponde anche al presunto passaggio di competenze in chiave politica, e ad un sospettato ridimensionamento degli ambientalisti.

Replica cosiAnche qui mi pare che la volontà di criticare l’avversario politico di turno prevalga sull’analisi dell’effettivo quadro normativo complessivo, che vede intatte sia la funzione dell’ente gestore che un confronto fra tutte le componenti interessate alla tutela della fauna.

La decisione della giunta non porterà a nessuno sovvertimento dell’attuale assetto delle competenze che fanno capo all’ente gestore, né delle regole sottese alla gestione faunistico-venatoria“.

Matteo Rensi, vicepresidente dell’Associazione cacciatori trentini spiega: “Per noi la cancellazione va bene, già nel 2011 l’associazione aveva fatto notare le criticità del Comitato dell’allora presidente della Provincia Lorenzo Dellai. Bene anche l’aumento delle sanzioni per chi sgarra, mentre per quanto riguarda il nostro ruolo di ente gestore, non veniamo sminuiti“.

Giulia Zanotelli aggiunte che i provvedimenti assunti dalla giunta garantiscono “una gestione responsabile, partecipata e scientificamente supportata del patrimonio faunistico provinciale. La giunta provinciale con le decisioni assunte ha elevato il livello di presidio“.

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