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Alto Garda e Ledro

Arco: una piazza intitolata ai Martiri delle Foibe

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I rappresentanti di Casapound Filippo Castaldini e Matteo Negri, hanno depositato presso il Comune di Arco, la richiesta perché anche il comune arcense dedichi una via o una piazza ai Martiri delle Foibe, alla pari di Riva e di molti altri comuni gardesani.

Un’intitolazione a perenne memoria dei tanti assassinati (oltre 11 mila) dai partigiani titini, con la sola colpa di essere italiani.

Nella prospettiva di una trattativa per la ripartizione dei territori ad est dell’Italia, la volontà era quella di ridurre al minimo la popolazione italiana, per poter ottenere più agevolmente l’annessione di quei territori che facevano parte dell’Italia.

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Furono infoibati giovani, donne e bambini e molti altri per salvarsi furono costretti ad espatriare.

Per anni la sinistra italiana è riuscita a coprire col silenzio questa azione di pulizia etnica e quando non è più riuscita a mantenere un basso livello di attenzione su questo eccidio, ha provato con quelle teorie negazioniste che abbiamo sentito anche nei mesi passati.

Per non dimenticare, ma per ricordare ogni Comune dovrebbe avere il coraggio civile di dedicare una via o una piazza ai nostri connazionali infoibati. “Una richiesta ufficiale perché sia finalmente possibile dedicare una piazza ai martiri delle foibe, anche ad Arco – queste le parole di Matteo Negri, responsabile di CasaPound Riva del Garda – una occasione in più per dare solennità al ricordo dei martiri, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopo guerra. Speriamo che il comune accolga la nostra richiesta, una richiesta che parte da una volontà popolare e che è mossa dal desiderio di fissare nella pietra il ricordo dei nostri connazionali”.

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Alto Garda e Ledro

Abita con i figli in un garage, continua l’emergenza abitativa di una famiglia Rivana

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CasaPound Riva continua ad essere al fianco di una famiglia italiana in difficoltà.

L’appello era stato lanciato il 6 maggio ma fino ad ora nessuno si è mosso.

Le istituzioni sono rimaste silenziose, ma confidiamo che tentino di risolvere il problema quanto prima.

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Questa volta il problema che i militanti rivani stanno affrontando, è decisamente molto impegnativo, sono infatti sempre al fianco di una madre e dei suoi due figli: una mamma rimasta sola e costretta per lungo tempo a vivere in un garage insieme ai due ragazzi.

“Insieme abbiamo analizzato la loro situazione, conosciuto la loro storia che abbiamo sottoposto all’attenzione della Comunità di Valle – dichiara Matteo Negri, responsabile locale di CasaPound – fiduciosi che da loro potrà arrivare una buona soluzione per questa famiglia rivana in grave emergenza abitativa. Per sopperire alla temporanea mancanza di un alloggio abbiamo provveduto a pagare l’affitto di un appartamento alla famiglia che rimane però in attesa di una soluzione definitiva. Lanciamo un appello a tutta la comunità rivana e trentina, fiduciosi che una rete di solidarietà si stringerà intorno a questa famiglia”.

Chi vorrà sostenere CasaPound Riva in questa battaglia a sostegno di una famiglia italiana in grave difficoltà potrà dare una mano sia segnalando eventuali case in affitto, oppure contribuire al sostentamento questa mamma con i suoi due figli prendendo contatto con i militanti di CasaPound presso la sede del “Faro”, in Via San Nazzaro 83 C e nei bar del centro, Bar Roma, Caffè Lac e Moby Dick.

Per ulteriori informazioni 348-6288268.

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Alto Garda e Ledro

Trattore si ribalta in val di Ledro. Illeso miracolosamente il conducente

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Foto di Angelo Gidiuli

L’incidente ha avuto luogo oggi alle 15.00 sulla curva dopo il bivio da Pre, verso Biacesa

Il conducente del trattore con attaccato un bilico carico di legna stava viaggiando in direzione Riva del Garda quando ha sbandato e si è ribaltato pericolosamente, probabilmente a causa dell’asfalto viscido.

Miracolosamente il conducente è rimasto illeso.

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Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza la carreggiata.

La strada è rimasta chiusa per circa un’ora con i relativi disagi al traffico. 

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Alto Garda e Ledro

«Revenge Porn»: 23 enne della Busa condannato ad un anno e dieci mesi

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Ancora un caso di Revenge Porn in Trentino.

I numeri di questo fenomeno sono incredibilmente alti, con una media di più di 50.000 segnalazioni al mese in Italia. 

Nonostante in Italia il revenge porn abbia portato anche a casi di suicidio, bene ricordare Tiziana Cantone, incredibilmente questa pratica è stata considerata reato in Italia solo poche settimane fa a seguito della nuova legge (qui articolo)

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Oltre all’umiliazione derivante dall’intimità violata, per la vittima c’era quindi anche la beffa di non vedere riconosciuti i propri diritti in tribunale.

D’ora in avanti non sarà più così.

La sentenza, emessa ieri infatti, non perdona: un anno e dieci mesi per violenza sessuale e tentata violenza sessuale a un giovane della Busa nelle cui mani era malauguratamente finita una giovane trentina.

Se non avesse accettato di andare a letto con lui, l’altogardesano di 23 anni avrebbe infatti minacciato la ragazza di pubblicare messaggi e foto compromettenti inviati via social.

Il fatto risale a tempo fa.

Dopo un breve scambio di messaggi su Facebook e Whatsapp e un solo incontro dal vivo, lei aveva subito espresso l’intenzione di non continuare la frequentazione.

Ed è proprio questo che avrebbe scatenato l’aggressività del giovane che, rifattosi vivo dopo un periodo di silenzio, avrebbe cominciato a minacciare: “Vieni a letto con me, o pubblico tutto”.

Un comportamento che ha portato la giovane a cedere al ricatto, ad incontrare l’aguzzino e ad avere un rapporto sessuale.

Ma non sarebbe finita così perché dopo la prima volta il 23 enne ha preteso, sempre sotto minaccia, ulteriori “prestazioni”.

Sentitasi braccata, la giovane ha (fortunatamente) deciso di sporgere una denuncia dalla quale è scattato il divieto per lui di avvicinamento con il risarcimento alla vittima e la giusta condanna a quasi due anni.

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