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Io la penso così…

Riva del Garda: caos Inps, ore di attesa senza un minimo di privacy

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Spett.Le Direttore,

lunedì mattina 11 marzo 2019  sono stato all’INPS di Riva del Garda.

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Ciò che ho visto è vergognoso.

C’erano 30 persone che aspettavano con un unica funzionaria addetta allo sportello che oltre che rispondere ai cittadini andava e veniva dagli uffici interni a chiedere o prendere pratiche, perdendo tempo e facendo arrabbiare tutti.

Io sono entrato alle 8.30 e sono uscito alle 12.00 per 10 minuti di domande.

Ma la vergogna ancora più grande è il fatto che manchino tutte due le porte che separano la sala d’aspetto con gli uffici per le consultazioni.

Praticamente i presenti erano informati di tutte le richieste dei contribuenti in contrasto con la legge sulla privacy che tanto gli enti sbandierano.

Questo potrebbe configurarsi come reato penale. Se è così che vuole tutelare le persone….

Tutti con le orecchie come radar ad ascoltare i problemi altrui, vergogna è ora che si faccia qualcosa.

Spero che questo mio sfogo venga letto da chi di dovere per così provvedere a sistemare immediatamente le cose.

Renato Calcari

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Io la penso così…

«Friday for Future» a Trento – di Paolo Farinati

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Il cambiamento del clima sulla Terra è un problema gravissimo e ormai riconosciuto dalla grande maggioranza dell’umanità.

Da parecchi anni è al centro degli studi scientifici e, seppur ancora timidamente, della politica mondiale.

In questi ultimi mesi, anche grazie alla decisa attività di una giovanissima ragazza svedese, Greta Thunberg di soli sedici anni, il tema ha interessato milioni di giovani e giovanissimi di tantissime Nazioni.

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Quest’ultimo venerdì 15 marzo, in molte città di tutto il mondo vi sono state manifestazioni e sfilate, con cui proprio i più giovani hanno voluto far capire l’importanza vitale di un pianeta più sano e meno inquinato per il loro futuro.

Vi sono stati ovunque cortei molto partecipati, molto pacifici e molto determinati nel volere che la politica mondiale si occupi finalmente in maniera responsabile e efficace della salvaguardia dell’ambiente.

Le origini e le cause del mutamento del clima terrestre sono certamente lontane, ci portano alla rivoluzione industriale avvenuta, specie in Europa e nel Nord America, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

L’uso del carbone, del petrolio e dei suoi derivati ha indiscutibilmente alterato l’atmosfera della Terra, provocandone nei decenni seguenti e fino ai nostri giorni il suo surriscaldamento.

Oggi il nostro pianeta ha superato ampiamente i sette miliardi di abitanti e la produzione industriale è ormai pressoché ovunque.

Certamente molti correttivi sono stati introdotti, sia nella produzione di beni che nell’uso di carburanti nella mobilità e nel riscaldamento delle nostre case. Pensiamo che solo pochi decenni fa i camion e le caldaie delle case funzionavano a nafta. Oggi le più grandi case automobilistiche hanno pronte le automobile elettriche o ibride, gli stessi automezzi pesanti avranno motori ibridi e tra qualche anno totalmente elettrici.

Basta leggere i programmi industriali di Toyota, Renault, Nissan, FCA, Mercedes, ma pure di Scania, Volvo, Iveco e altre case produttrici. L’energia elettrica e il riscaldamento saranno sempre più dipendenti da fonti non inquinanti e rinnovabili, come l’idroelettrica, la solare, l’eolica, la geotermica e altre.

Oggigiorno, comunque, il tutto si dimostra ancora insufficiente per migliorare il clima del nostro pianeta, per mantenere le temperature nei vari continenti più moderate e per evitare così lo scioglimento dei preziosi ghiacciai.

Anche a Trento, venerdì scorso, in migliaia i nostri giovani hanno manifestato per il loro futuro sulla Terra.

E’ stata per loro un’esperienza molto interessante e molto coinvolgente. Saranno sempre più determinati nel salvaguardare il nostro meraviglioso ambiente. Sono un dovere morale e una responsabilità civica di cui si sentono fortemente investiti. «Noi tra 50 anni ci saremo, voi no ! E’ inutile conquistare la Luna ma perdere la Terra».

Hanno gridato più volte in maniera decisa ma composta. Il tempo non ci permette altri ritardi. Non staranno più zitti, ne va della qualità e della sicurezza della loro vita futura. Vanno ascoltati.

Paolo Farinati

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Io la penso così…

Trentino: svastiche, enti locali, titoli di studio e mancanza di competenze – di Amedeo Zeni

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Gentile Direttore,

ho sempre considerato il Trentino e, di riflesso, l’Alto Adige, come una provincia caratterizzata dalle buone pratiche di amministrazione e dalla diffusione di valori quali la democrazia, la libertá, l’antifascismo e il rifiuto di qualsiasi ideologia che si richiami alla persecuzione cui purtroppo abbiamo assistito con la tragedia della Shoah causata dall’antisemitismo.

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Leggere della nomina a capo della segreteria da parte del nuovo rappresentante per gli enti locali, Mattia Gottardi ( entrato nella giunta provinciale trentina a causa della scomparsa di Rodolfo Borga, sebbene con deleghe ridimensionate e senza vicePresidenza), di una figura proveniente dalla destra xenofoba e antisemita come Marika Poletti lascia francamente esterrefatti e suscita non poche preoccupazioni.

Visto il curriculum della stessa, privo di ogni titolo di studio o competenza specifica per il settore, e noto alle cronache solo per la svastica tatuata sul voluminoso polpaccio, assieme peraltro ad altre “rune e l’intero ciclo tratto dal Canto di Odino del Crepuscolo degli Dei, oltre a varie altre citazioni di Nietzsche” come dichiarato dalla stessa Poletti in un’intervista, sorge spontaneo chiedersi se le Istituzioni, locali e nazionali, lasceranno che l’apologia di fascismo, nazismo e antisemitismo, possa divenire l’unica ragione per essere assunti in Trentino (a spese della Pubblica Amministrazione) a gestire i rapporti con i Comuni e con il Consiglio Provinciale.

Nella speranza che le Istituzioni democratiche, a iniziare dallo stesso Consiglio Provinciale trentino, abbiano uno scatto d’orgoglio e si oppongano a un simile sfregio delle Istituzioni, non resta che attendere che, come in altri casi simili, le forze democratiche e l’opinione pubblica sappiano creare i necessari anticorpi democratici e civili a una simile degenerazione.

Amedeo Zeni

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Io la penso così…

Esclusione della massoneria dalla Chiesa: la risposta di Emilio Giuliana a Stefano Bisi

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Sabato abbiamo ospitato l’intervento di Stefano Bisi Gran Maestro del Grande oriente d’Italia che si rivolgeva all’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefice, contestando l’esclusione degli affiliati alla massoneria alla pratica della fede con Atto Vescovile.

Oggi ospitiamo la risposta di Emilio Giuliana appassionato studioso della Massoneria.

“L’Arcivescovo Metropolita di Palermo Corrado Lorefici ha sollevato dei personali dubbi in merito a coloro che contemporaneamente sono affiliati alla massoneria e fedeli della Chiesa Cattolica. È bastato così poco per allarmare il Gran Maestro Bisi, il quale ha sentito il dovere di rispondere.

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Ma il figlio della vedova sa benissimo che dopo il Concilio Vaticano II le nuove istanze partorite sono state mutuate a piene mani dai principi massonici. Addirittura, per molti il Concilio Vaticano II° è stato proprio una pianificazione massonica.

È certo che già prima del Concilio Vaticano II molti prelati servivano due padroni, Cristo e Mammona, propendendo per quest’ultima, a tal punto che san Pio X° istituii il Sodalitium Pianum, volto a stanare modernisti e massoni in abito talare. Giovanni XXIII, papa che diede inizio al Concilio Vaticano II°, sicuramente modernista edc è quasi certa la sua appartenenza ad una loggia massonica – La rivista 30 giorni [30 days] tenne anche un’intervista, svariati anni or sono, con il capo dei frammassoni Italiani.

Il gran maestro del Grande Oriente di Italia dichiarò: “Circa quello, sembra che Giovanni XXIII sia stato iniziato, alla loggia massonica, a Parigi, partecipando al lavoro dei seminari di Istanbul.“- . (Ivo Marsaudon, Frammassone del trentatreesimo grado del rito Scozzese: “Il senso dell’universalismo rampante a Roma oggidì è molto vicino al nostro scopo di esistenza… con tutti i nostri cuori noi sosteniamo la rivoluzione di Giovanni XXIII.”). Il giorno della elezione di Paolo VI a Pontefice, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giordano Gamberini, esclamò: «Questo è l’uomo che fa per noi!». Alla morte di Paolo VI, lo stesso Gamberini, che come vescovo della “chiesa cattolica di rito antico e gnostica” aveva assunto il nome di Tau Julianus, scrisse sulla “Rivista Massonica” un elogio funebre in qualità di ex Gran Maestro: «Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta – nella storia della Massoneria moderna – che muore il Capo della più grande religione occidentale non in stato di ostilità coi massoni … per la prima volta, nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione.»

Paolo VI, al momento della redazione della cosiddetta “Bibbia Concordata”, pubblicata nel 1968, volle che Giordano Gamberini fosse tra i redattori, e questi tradusse il nuovo “Vangelo di Giovanni”. Don Luigi Villa, nel suo Paolo VI, beato? (Editrice Civiltà, Brescia), riferisce che: «Nel 1965, Paolo VI ricevette in Vaticano il Capo della Loggia P2, Licio Gelli, e in seguito gli conferì la nomina a Commendatore: “Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae”».

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco I hanno continuato sul solco segnato da Giovanni XXIII e Paolo VI, hanno esaltato il così tanto caro ecumenismo religioso Massonico, vedi gli incontri d’Assisi, i baci del corano, le visite delle mosche, sinagoghe, chiese eretiche e scismatiche.

Nonostante la Chiesa di San Massimiliano Kolbe sia stata superata, sepolta da una chiesa acattolica succursale della massoneria, il “Maestro” del GOI ha voluto vergare il suo disappunto ad un allievo: il Metropolita Corrado Lorefici”.

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