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Benessere e Salute

Allarme food craving in Italia: ne soffrono 3 milioni di persone

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Si chiama food craving ed è quell’irrefrenabile desiderio di cibo che porta al sovrappeso il 20% dei bambini di 8 – 9 anni; tre milioni di persone in Italia delle quali il 10% rappresenta la quota maschile.

Il food craving fa parte dei disturbi alimentari alla pari di anoressia e bulimia che vanno trattati con la massima attenzione clinica e può durare per lunghi periodi o per pochi minuti.

L’obiettivo sono i cibi ricchi di grassi e zuccheri con la giusta dose di sale per renderli più appetitosi.

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Col food craving che nei bambini si deve fare molta attenzione a non confonderlo con dei capricci, il cibo diventa uno stimolo che finisce per far perdere il controllo, attivando un processo emotivo crescente, accentuato dall’entrata in circuito della dopamina.

Può derivare da una difficoltà a provare emozioni sane, oppure dalla noia, dall’insonnia, da stati mentali dissociativi o dall’impulsività.

Fattori psicologici o emotivi che non sono facili da controllare per evitare che inneschino il desiderio incontrollato di cibo.

Per i più giovani la scuola gioca un ruolo importante formando le famiglie a riconoscere tempestivamente i segni della sofferenza; negli adulti i media hanno l’importante funzione di fare informazione creando i presupposti per la consapevolezza del disturbo.

Importante anche la dieta che però dev’essere calibrata molto bene per evitare che diventi la causa per la ripresa di assunzioni smodate di cibo e di volontà di recupero di peso perduto.

Quindi dev’essere una dieta lieve, rispettosa dello stile di vita della persona che deve concordare in modo assoluto sulla necessità della sua applicazione.

I disturbi alimentari non conoscono età, molto diffusi i disturbi selettivi dell’alimentazione nell’infanzia, sesso o motivazioni di base.

A livello clinico si auspica anche una proposta di legge per ridimensionare se non proibire, i siti Pro Ana che sono gruppi di discussione guidate da persone sofferenti che spingono all’emulazione.

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Benessere e Salute

Occhio secco: le cause possono essere le più disparate

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I repentini cambi climatici oltre ai classici mali di stagione, possono causare problemi agli occhi.

E le palpebre col loro frequente abbassarsi ed alzarsi, rinnovano in continuazione il film lacrimale distribuendolo tra la congiuntiva e la cornea.

Quando questo meccanismo per vari motivi si rallenta, i disturbi possono essere bruciore e prurito insistente, lacrimazione irregolare, bisogno di lavarsi e strofinarsi continuamente gli occhi, fino ad arrivare a non sopportare la luce.

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Le cause possono essere le più disparate: da quella classica dello stress ad un’alimentazione sbagliata.

Oppure disfunzioni metaboliche o ormonali, l’incremento delle temperature medie ambientali, l’elevato inquinamento o l’alto tasso di polveri, fumi o sostanze tossiche disperse nell’aria.

In tutti i casi è opportuno rivolgersi ad uno specialista in particolar modo se il disturbo interessa le donne o le persone anziane per le quali il rischio potrebbe essere quello di un calo della quantità di lipidi nelle lacrime che sono grassi fondamentali per evitare una rapida evaporazione della parte acquosa.

Per le donne invece, potrebbe trattarsi di un sintomo della menopausa e particolare attenzione va prestata tra i 35 e i 40 anni o in gravidanza o in menopausa quando è più frequente la patologia dell’occhio secco.

E’ molto pericoloso il mix tra inquinamento e i mutamenti climatici le cui particelle possono creare infiammazioni con la possibilità di creare danni alle ghiandole lacrimali e alla superficie oculare.

Un contesto che si può manifestare anche all’interno di uffici poco areati o con molta polvere.

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Benessere e Salute

La settimana mondiale della Tiroide: in Italia interessa oltre 6 milioni di italiani

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Siamo nella settimana mondiale della tiroide: una ghiandola a forma di farfalla che è fondamentale per via degli ormoni prodotti che regolano il metabolismo, influiscono sul benessere del cuore, sul ritmo del sonno e sulla salute delle ossa; interessando anche lo sviluppo del bambino sia sul piano fisico che neurologico.

Il problema che sono ancora molte le persone alle quali non viene fatta una diagnosi in tempi adeguati a causa della difficoltà di interpretare i sintomi.

L’obiettivo della settimana mondiale della tiroide ( 20 – 26 maggio) è quello di sensibilizzare sulla prevenzione di un disturbo che interessa più di 6 milioni di italiani.

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Tendenzialmente è più frequente nelle donne ( il 10% accusa disturbi durante la propria vita) , ma colpisce in maniera trasversale uomini e donne a tutte le età.

Il 5% della popolazione è affetto da ipotiroidismo di gravità differenziata rispetto all’età, al quadro clinico generale, ma con maggiori rischi se la patologia compare durante la gravidanza o nell’età dello sviluppo.

Invece l’ipertiroidismo, ovvero l’eccesso di funzione ghiandolare, colpisce il 2% della popolazione.

La causa più frequente è la mancanza di iodio che può provocare gozzo, noduli o ipotiroidismo.

Un’adeguata alimentazione può portare alla giusta assunzione di iodio il cui fabbisogno quotidiano è pari a 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino ai 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza o durante l’allattamento.

A questo proposito sono utili gli integratori specifici.

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Benessere e Salute

Natalità: in Italia sono il 46,5% le famiglie con un figlio unico

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In Italia le famiglie con un figlio unico sono il 46,5%, ma si tratta di una percentuale in aumento.

Ma la scelta è libera o condizionata da fattori esterni?

La media dei figli per le donne italiane è in calo costante, attualmente siamo sul’1,24.

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Al centro nord le donne con un solo figlio sono pari al 30%, secondo l’Istat tra il 2008 ed il 2017 i figli successivi al primo, sono diminuiti del 17%.

Le motivazioni sono le più disparate.

C’è chi a livello educativo considera la condizione di figlio unico, migliore rispetto a quella di chi ha fratelli, ma ovviamente vale anche il concetto inverso.

In passato i figli unici erano una minoranza e come tali erano socialmente più isolati.

Al contrario oggi la loro numerosa presenza, costringe le famiglie ad aprirsi maggiormente.

Non manca nemmeno l’aspetto economico – sono ancora scarsi gli aiuti per incentivare le nascite – , ma anche quello della paura del futuro: occupazione, pensione, contesti sociali critici, fanno decidere per il figlio unico, piuttosto che una prole numerosa.

I figli unici hanno un diverso rapporto con i genitori ?

Da una parte si crea una sorta di triangolo con i genitori che non devono dividere con nessun altro le ore libere e la sfera affettiva.

Ma il rischio è che questo particolare rapporto si possa trasformare in dipendenza e specialmente nell’età adolescenziale, è importante permettere ai figli di emanciparsi per conquistare la giusta autonomia.

Il crescere solitario del figlio unico, può incidere sulla personalità?

Il rischio può essere quello di chiudersi in se stessi diventando egoisti, oppure eccessivamente altruisti per garantirsi la presenza di altri bambini.

Di certo viene a mancare la competizione con i fratelli e c’è la possibilità di cadere nell’egocentrismo.

Chi è ad avere maggiori capacità: i figli unici o coloro che devono condividere le attenzioni?

Tendenzialmente i figli unici passando più tempo con gli adulti possono maturare prima dei coetanei con fratelli ed iniziano prima a utilizzare un linguaggio più evoluto.

Ma l’Italia va anche in controtendenza rispetto ad altre nazioni e non sempre c’è proporzione tra il tempo trascorso con i genitori e lo sviluppo di competenze.

Infine lo welfare potrà essere utile da solo a invertire la tendenza del figlio unico?

Partendo dal presupposto che un figlio rappresenta un investimento nel tempo, non ha senso un intervento una tantum, come il bonus bebè anche da 1000 euro.

Gli asili costano poco solo per chi dimostra di essere povero, per tutti gli altri la spesa è almeno di 400 euro al mese. Ad essere necessari sono interventi che diano sicurezza come in Francia ed in Svezia dove si interviene sul lungo termine su scuola e lavoro.

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