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Benessere e Salute

Quel fastidioso gonfiore addominale….

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Oggi parliamo di un fastidio che spesso affligge diverse persone: il gonfiore addominale.

Come possiamo combatterlo con l’alimentazione, e quali consigli utili si possono ricevere in merito?

Nelle mie consulenze in molti mi menzionano spesso proprio quella fastidiosa sensazione di pancia gonfia e tesa, del senso di pesantezza e difficoltà di digestione.

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Questi sintomi che caratterizzano il “gonfiore addominale”, come dicevamo, sono un problema molto diffuso sia nelle donne che negli uomini. All’origine di questo disturbo, molte volte accompagnato da meteorismo,  possono esserci diverse cause.

Di sicuro le cattive abitudini alimentari, gli scorretti abbinamenti dei cibi, patologie intestinali come il colon irritabile o la dispepsia funzionale sono le cause principali.

In pochi però pensano ad un’altra causa molto spesso ricorrente e che è però un nemico silente.

Quale? lo stress!

Quando infatti ci si trova in questa condizione, il nostro corpo innesca produzioni di acido nello stomaco che sono completamente in contrasto con le acidità generate per digerire i cibi, quindi il caos chimico causato spesso genera effetti fermentativi e gonfiori che noi riconduciamo solo al tipo di cibo o di combinazione dello stesso.

Ma qualunque sia la causa, di certo un’alimentazione sana e una regolarità dei pasti sono fondamentali per ridurre o prevenire questo fastidio.

La cosa più importante è quella di conoscere gli alimenti da preferire e da evitare. Una cosa che noto spesso è quella che non molti conoscono le giuste combinazioni biochimiche per digerire meglio i cibi, perché anche saperli abbinare è importante per aiutare la digestione così da non avvertire più quella fastidiosa sensazione di gonfiore.

Nella maggior parte dei casi, alla base del problema vi è un eccessivo accumulo di gas o liquidi in seguito ad un pasto molto abbondante, consumato troppo velocemente. In altri casi vi possono essere alterazioni a livello della flora intestinale o condizioni fisiologiche come nel caso delle donne, sintomi premestruali, o può essere legato anche a problemi nella digestione dei carboidrati”.

Come può aiutare la corretta alimentazione in presenza di questo disturbo?

Per fare un esempio,  se paragoniamo la nostra alimentazione al carburante di una macchina, capiamo subito che se in un motore a benzina ci mettessimo del gasolio certamente la macchina non partirebbe più e si creerebbero dei danni gravi al motore. Per questo motivo diventa ancor più importante conoscere le giuste combinazioni di alimenti, soprattutto dal punto di vista biochimico più che le calorie o misurare le quantità, in modo da migliorare la sensazione della pancia gonfia.

Bisogna, infatti, evitare di mischiare alcuni cibi che combinati male tra loro potrebbero agire da fattori scatenanti, oltre a masticare più lentamente evitando di ingurgitare aria ed evitare il consumo di bevande gassate. Questi possono già essere dei validi consigli.

Il nostro corpo è una macchina quasi perfetta ma come sempre mi piace ricordare se introduciamo “la benzina sbagliata” (alimentazione scorretta) certamente non potremmo sperare di ottenere buoni risultati.

A cura del nutrizionista Vincenzo Mazzamauro

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Benessere e Salute

Occhio secco: le cause possono essere le più disparate

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I repentini cambi climatici oltre ai classici mali di stagione, possono causare problemi agli occhi.

E le palpebre col loro frequente abbassarsi ed alzarsi, rinnovano in continuazione il film lacrimale distribuendolo tra la congiuntiva e la cornea.

Quando questo meccanismo per vari motivi si rallenta, i disturbi possono essere bruciore e prurito insistente, lacrimazione irregolare, bisogno di lavarsi e strofinarsi continuamente gli occhi, fino ad arrivare a non sopportare la luce.

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Le cause possono essere le più disparate: da quella classica dello stress ad un’alimentazione sbagliata.

Oppure disfunzioni metaboliche o ormonali, l’incremento delle temperature medie ambientali, l’elevato inquinamento o l’alto tasso di polveri, fumi o sostanze tossiche disperse nell’aria.

In tutti i casi è opportuno rivolgersi ad uno specialista in particolar modo se il disturbo interessa le donne o le persone anziane per le quali il rischio potrebbe essere quello di un calo della quantità di lipidi nelle lacrime che sono grassi fondamentali per evitare una rapida evaporazione della parte acquosa.

Per le donne invece, potrebbe trattarsi di un sintomo della menopausa e particolare attenzione va prestata tra i 35 e i 40 anni o in gravidanza o in menopausa quando è più frequente la patologia dell’occhio secco.

E’ molto pericoloso il mix tra inquinamento e i mutamenti climatici le cui particelle possono creare infiammazioni con la possibilità di creare danni alle ghiandole lacrimali e alla superficie oculare.

Un contesto che si può manifestare anche all’interno di uffici poco areati o con molta polvere.

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Benessere e Salute

La settimana mondiale della Tiroide: in Italia interessa oltre 6 milioni di italiani

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Siamo nella settimana mondiale della tiroide: una ghiandola a forma di farfalla che è fondamentale per via degli ormoni prodotti che regolano il metabolismo, influiscono sul benessere del cuore, sul ritmo del sonno e sulla salute delle ossa; interessando anche lo sviluppo del bambino sia sul piano fisico che neurologico.

Il problema che sono ancora molte le persone alle quali non viene fatta una diagnosi in tempi adeguati a causa della difficoltà di interpretare i sintomi.

L’obiettivo della settimana mondiale della tiroide ( 20 – 26 maggio) è quello di sensibilizzare sulla prevenzione di un disturbo che interessa più di 6 milioni di italiani.

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Tendenzialmente è più frequente nelle donne ( il 10% accusa disturbi durante la propria vita) , ma colpisce in maniera trasversale uomini e donne a tutte le età.

Il 5% della popolazione è affetto da ipotiroidismo di gravità differenziata rispetto all’età, al quadro clinico generale, ma con maggiori rischi se la patologia compare durante la gravidanza o nell’età dello sviluppo.

Invece l’ipertiroidismo, ovvero l’eccesso di funzione ghiandolare, colpisce il 2% della popolazione.

La causa più frequente è la mancanza di iodio che può provocare gozzo, noduli o ipotiroidismo.

Un’adeguata alimentazione può portare alla giusta assunzione di iodio il cui fabbisogno quotidiano è pari a 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino ai 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza o durante l’allattamento.

A questo proposito sono utili gli integratori specifici.

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Benessere e Salute

Natalità: in Italia sono il 46,5% le famiglie con un figlio unico

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In Italia le famiglie con un figlio unico sono il 46,5%, ma si tratta di una percentuale in aumento.

Ma la scelta è libera o condizionata da fattori esterni?

La media dei figli per le donne italiane è in calo costante, attualmente siamo sul’1,24.

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Al centro nord le donne con un solo figlio sono pari al 30%, secondo l’Istat tra il 2008 ed il 2017 i figli successivi al primo, sono diminuiti del 17%.

Le motivazioni sono le più disparate.

C’è chi a livello educativo considera la condizione di figlio unico, migliore rispetto a quella di chi ha fratelli, ma ovviamente vale anche il concetto inverso.

In passato i figli unici erano una minoranza e come tali erano socialmente più isolati.

Al contrario oggi la loro numerosa presenza, costringe le famiglie ad aprirsi maggiormente.

Non manca nemmeno l’aspetto economico – sono ancora scarsi gli aiuti per incentivare le nascite – , ma anche quello della paura del futuro: occupazione, pensione, contesti sociali critici, fanno decidere per il figlio unico, piuttosto che una prole numerosa.

I figli unici hanno un diverso rapporto con i genitori ?

Da una parte si crea una sorta di triangolo con i genitori che non devono dividere con nessun altro le ore libere e la sfera affettiva.

Ma il rischio è che questo particolare rapporto si possa trasformare in dipendenza e specialmente nell’età adolescenziale, è importante permettere ai figli di emanciparsi per conquistare la giusta autonomia.

Il crescere solitario del figlio unico, può incidere sulla personalità?

Il rischio può essere quello di chiudersi in se stessi diventando egoisti, oppure eccessivamente altruisti per garantirsi la presenza di altri bambini.

Di certo viene a mancare la competizione con i fratelli e c’è la possibilità di cadere nell’egocentrismo.

Chi è ad avere maggiori capacità: i figli unici o coloro che devono condividere le attenzioni?

Tendenzialmente i figli unici passando più tempo con gli adulti possono maturare prima dei coetanei con fratelli ed iniziano prima a utilizzare un linguaggio più evoluto.

Ma l’Italia va anche in controtendenza rispetto ad altre nazioni e non sempre c’è proporzione tra il tempo trascorso con i genitori e lo sviluppo di competenze.

Infine lo welfare potrà essere utile da solo a invertire la tendenza del figlio unico?

Partendo dal presupposto che un figlio rappresenta un investimento nel tempo, non ha senso un intervento una tantum, come il bonus bebè anche da 1000 euro.

Gli asili costano poco solo per chi dimostra di essere povero, per tutti gli altri la spesa è almeno di 400 euro al mese. Ad essere necessari sono interventi che diano sicurezza come in Francia ed in Svezia dove si interviene sul lungo termine su scuola e lavoro.

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