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Italia ed estero

Adesso la difesa è sempre legittima: sì della Camera con 373 voti. Pene inasprite per i malfattori, ecco cosa cambia

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Con 373 voti favorevoli la Camera ha dato il via libera alla riforma della legittima difesa

104 i contrari e 2 astenuti, e 25 ribelli del M5s che non hanno votato, tutti facenti parte della sinistra interna dei grillini che fa capo a Roberto Fico.

La lega e Forza Italia festeggiano, il Pd protesta.

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Il testo attiverà in Senato il 26 marzo, con l’obiettivo di chiudere in pochi giorni. “Ora mancano pochi passi al traguardo finale. Stop ai calvari giudiziari per chi si difende e per chi reagisce ad un’aggressione in stato di turbamento”, gioisce il ministro – avvocato Giulia Bongiorno.

Nel merito, la nuova legge riconosce «sempre» la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa.

Affinché scatti la legittima difesa non è necessario che il ladro abbia un’arma in mano, ma è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un’arma e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.

Con il nuovo testo si esclude la punibilità di chi si è difeso in «stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto».

Vengono inasprite le pene per violazione di domicilio e furto in appartamento.

In particolare, viene innalzata a quattro anni la pena massima di carcere per la violazione di domicilio.

Quanto al furto in abitazione e scippo, si arriva fino a un massimo di sei e sette anni di carcere.

Vengono inasprite anche le sanzioni con un massimo di 2.500 euro (attualmente 2000 euro). Infine, vengono aumentati anche gli anni massimi di carcere per la rapina, fino a sette.

Chi si è legittimamente difeso non sarà responsabile civilmente. In sostanza, la riforma fa sì che l’autore del fatto, se assolto in sede penale, non debba essere obbligato a risarcire il danno derivante dal medesimo fatto in sede civile.

L’ultimo articolo della riforma interviene sul codice di procedura penale affinché «nella formazione dei ruoli di udienza debba essere assicurata priorità anche ai processi relativi ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose».

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Italia ed estero

Igor il russo condannato all’ergastolo

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Dopo due ore e mezza di camera di consiglio è stato condannato all’ergastolo Norbert Feher alias Igor il Russo, il 38enne serbo imputato per due omicidi in Italia.

La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato dal gup di Bologna, Alberto Ziroldi.

È stata così accolta la richiesta dell’accusa che aveva chiesto il massimo della pena per Igor, omicida reo confesso del barista Davide Fabbri e della guardia ecologica Valerio Verri.

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Fabbri fu ucciso nel suo locale di Riccardina di Budrio (Bologna), il primo aprile 2017.

Sette giorni dopo, Verri era impegnato in un servizio di pattuglia anti-bracconaggio, a Portomaggiore nel Ferrarese, quando fu vittima di un agguato mortale.

Igor era collegato in videoconferenza dalla Spagna, dove era stato arrestato nel dicembre 2017: alla lettura della sentenza è rimasto impassibile e immobile.

In aula era presente per la prima volta Maria Sirica, vedova di Fabbri. C’erano anche i figli di Verri, Francesca ed Emanuele e l’agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, rimasto gravemente ferito nell’agguato in cui perse la vita Verri.

Undici i capi di imputazione contestati a Igor il Russo: oltre ai due omicidi dell’aprile 2017, il tentato omicidio dell’agente di polizia provinciale, Marco Ravaglia, ed altri reati tra cui rapina a mano armata, furto, porto abusivo di armi e ricettazione. Feher nel corso dell’udienza preliminare odierna era collegato in video dalla Spagna dove è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Saragozza.

Fu arrestato il 15 dicembre 2017 a Teruel, in Aragona, al termine di una lunga latitanza e dopo aver ucciso ad El Ventorillo un allevatore e due agenti della guardia civile.

Omicidi, rapine, stupri. La carriera criminale del “lupo solitario” è finita in Spagna al termine di una sanguinosa sparatoria, ma in Italia l’uomo era stato a lungo ricercato.

Una caccia all’uomo durata alcuni mesi, nei quali sono stati impegnati nella zona rossa tra Bologna e Ferrara diversi uomini dei reparti speciali dei carabinieri intenti a setacciare il territorio tra casolari e acquitrini, ma non fu trovata nessuna traccia dell’uomo se non bivacchi. Fino all’epilogo in Spagna.

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Italia ed estero

Troppe violazioni alle disposizioni dell’affidamento. Fabrizio Corona ritorna in carcere

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Fabrizio Corona è tornato in carcere perché il magistrato di sorveglianza Simone Luerti ha deciso di sospendere l’affidamento terapeutico che gli era stato concesso, per una serie di violazioni delle prescrizioni commesse dall’ex agente fotografico.

Sono stati i carabinieri a prelevarlo lunedì pomeriggio a Milano, dopo che il magistrato di sorveglianza Simone Luerti ha sospeso l’affidamento terapeutico che gli era stato assegnato per curarsi dalla dipendenza psicologica dalla cocaina.

La decisione del magistrato è legata alle plurime violazioni che Corona avrebbe commesso negli ultimi mesi, infrangendo le rigide disposizioni che gli aveva imposto il tribunale di sorveglianza.

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Sarà ora lo stesso tribunale a decidere nelle prossime settimane se revocare l’affidamento.

Soltanto domenica sera, l’ex re dei paparazzi era apparso in tv su La 7 a «Non è l’Arena» di Giletti.

Molte delle violazioni sono legate all’attività anche televisiva di Corona, come quando entrò nel boschetto della droga di Rogoredo, periferia sud est di Milano, sempre per «Non è l’Arena».

A fine febbraio, sempre il magistrato del Tribunale di Sorveglianza, Simone Luerti, aveva emesso una «diffida» nei confronti di Corona, imponendogli fino al 30 marzo di non lasciare più la Lombardia per serate e programmi tv.

Per il magistrato, ha commesso una serie di clamorose violazioni delle disposizioni dimostrando la sua «colpevole ed eccessiva superficialità».

Altri esempi: a dicembre, autorizzato per un’attività nel Vicentino, aveva raggiunto Udine senza autorizzazione; il 13 gennaio, la Polizia penitenziaria di San Vittore a Milano lo aveva sorpreso mentre si faceva riprendere da una telecamera di fronte alla carraia di San Vittore

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Italia ed estero

Basilicata, centrodestra a valanga. Crollo del M5S, Lega primo partito dell’alleanza

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Dopo quasi 25 anni di governo di centrosinistra anche la Basilicata volta pagina definitivamente.

Al voto per le Regionali  il centrodestra è già avanti con un distacco quasi incolmabile.

Il candidato in testa nella corsa alla presidenza è Vito Bardi, sostenuto da Forza ItaliaLega e Fratelli d’Italia.

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A fronte di una affluenza del 53,58%,  Vito Bardi sostenuto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sarebbe al 41,4%, Carlo Trerotola (Pd e centrosinistra) al 33,9% mentre Antonio Mattia del M5s si fermerebbe al 20%, quando un anno fa alle politiche i 5 Stelle erano arrivati al 44 per cento.

Quarto e staccato Valerio Tremutoli (sinistra, Basilicata Possibile ) al 4,7 per cento.

Per il centrodestra sarebbe il sesto successo di fila nelle ultime elezioni regionali dopo quelle in Abruzzo, Sardegna, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Un risultato destinato ad avere ripercussioni anche a livello di governo.

Secondo le prime proiezioni il Movimento Cinque Stelle si confermerebbe comunque il primo partito (20,4%) seguito da Lega (17%), Forza Italia (11,5%), Pd (9,1%).

«Dopo 20 anni di centrosinistra Lega al governo – ha detto Matteo Salvini –  da stasera la Basilicata sarà governata dalla Lega dopo 20 anni di sinistra»

E ancora: «Togliamoci dalla testa i sondaggi. Torniamo ad avere quella grinta e quella cattiveria di 5 anni fa quando la Lega era al 4%. Mai montarsi la testa. Dobbiamo dimostrare alla gente che ci siamo».

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