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Trento

Siglato l’accordo Sait – Coop Alleanza 3-0 su Trento Sviluppo. Inizia la ristrutturazione della cooperazione trentina

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Sait e Coop Alleanza 3.0 hanno siglato oggi l’accordo per la ristrutturazione dell’assetto proprietario di Trento Sviluppo s.r.l., la società creata nel 1996 per realizzare nell’ambito del sistema Coop i Superstore di Trento e di Rovereto e il punto vendita nel centro commerciale Blue Garden a Riva del Garda.

L’accordo, a cui le parti stavano lavorando da mesi, segna una svolta non soltanto per le prospettive di Sait, ma anche per le ambizioni dell’intero comparto della cooperazione di consumo in Trentino.

Sait è ben conosciuto alle cronache locali, Coop Alleanza 3.0 invece è una grande cooperativa di consumatori con sede a Bologna, conta oltre 2 milioni di soci ed è nata tre anni fa dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense.

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Nell’ambito del Distretto Adriatico delle cooperative di consumatori infatti, ha origine Trento Sviluppo s.r.l. società partecipata da Sait e da Coop Alleanza 3.0 in parti uguali che presidia oggi l’apertura del Trentino alla grande distribuzione cooperativa, gestendo i due Superstore, con il supporto di Alleanza 3.0, mentre il punto vendita rivano è affidato a Coop Alto Garda.

In concreto, la ristrutturazione di Trento Sviluppo si articolerà in tre distinte operazioni.

La prima è la costituzione di una nuova società in comune tra Sait e Coop Alleanza 3.0, a favore della quale viene scorporata la proprietà del punto vendita di Riva del Garda; una società, dunque, in cui si mantiene attiva una collaudata partnership che consente al consorzio trentino di tenersi in stretto contatto con l’esperienza e le conoscenze di uno dei maggiori player del settore.

Il secondo passaggio, anch’esso siglato oggi si concretizzerà con la cessione del Superstore di Rovereto al gruppo Aspiag (Austria SPAR International AG), che commercializza il marchio DeSPAR.

Una cessione, va detto subito, accompagnata dalla garanzia di salvaguardia dei livelli occupazionali, che blinda quindi i posti di lavoro a suo tempo generati sotto il marchio Coop. Il Superstore della Città della Quercia non stava peraltro offrendo i risultati sperati, benché ristrutturato di recente; valutando la situazione con pragmatismo, tanto in termini economici quanto di beneficio sociale, è perciò risultata più conveniente la sua cessione, anche per concentrare sforzi e risorse su altri fronti strategici.

Il terzo passaggio è quello cruciale per il Sait.

Quest’ultimo acquisirà infatti la partecipazione di Alleanza 3.0 in Trento Sviluppo, assumendone il controllo totalitario.

Il che vorrà dire, fatte le prime due operazioni, che il Sait sarà l’unico proprietario e il gestore diretto del Superstore di Trento.

Per il consorzio trentino questo ulteriore impegno nella grande distribuzione del capoluogo significherà cimentarsi su uno dei versanti rimasti più in ombra nel proprio piano di ristrutturazione, cioè le politiche di rilancio.

Politiche a cui il Sait sta lavorando da tempo, ma fino ad oggi nascoste, almeno negli echi mediatici, dagli esuberi di due anni fa. Schierandosi in prima linea, il consorzio dimostra che il piano varato nel 2016 non era soltanto un piano di tagli, ma anche di investimenti.

E non certo marginali.

L’acquisizione e la gestione diretta del Superstore di via Degasperi risponde infatti a un chiaro disegno di sviluppo.

«Il Sait – ha osservato il presidente Renato Dalpalù – con queste tre mosse annoda i fili pendenti della propria strategia di sviluppo, chiamata a coniugare gli scopi tipicamente cooperativi con le ineludibili esigenze di sostenibilità economica di lungo periodo, anche per le insidie di una concorrenza sempre più forte e in qualche caso spregiudicata. Rinsaldare il patto con Coop Alleanza 3.0; assumere la completa responsabilità del Superstore di Trento; rinunciare senza costi sociali all’iniziativa del Millennium di Rovereto: in tutto ciò si materializza la visione che ci ha spinto al contestuale impegno nel servizio ai territori periferici così come nelle nuove piazze della grande distribuzione, creando la massa critica e i collegamenti necessari a stare sul mercato senza tradire la nostra missione».

Si apre dunque una nuova pagina della ultrasecolare storia della cooperazione trentina tra consumatori. «Ci lavoreremo a pieno regime – ha concluso Dalpalù – senza perdere di vista il nostro obiettivo ultimo, che è offrire qualità e convenienza ai consumatori. Sempre di più e il più a lungo possibile»

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Trento

Paolo Borrometi e la responsabilità dei giornalisti: “Mai perdere la bussola dell’impegno”

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Un dialogo serrato, che ha toccato temi importanti, a volte scottanti, a tratti anche intimo e personale, che ha rivelato al pubblico presente la personalità di un uomo e di un giornalista che non vuole scendere a compromessi perché crede fermamente in quello che fa e nel ruolo che riveste il giornalista nella nostra società: Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per minacce mafiose,  nella saletta del villaggio digitale di piazza Duomo ieri pomeriggio hanno parlato di informazione, verità, credibilità e notizie che viaggiano in rete e si diffondono a velocità inaudita.

“Il giornalista ha il diritto-dovere di informare, come previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione, così come il cittadino ha il diritto ad essere informato” ha detto Borrometi, ricordando la grande responsabilità di chi fa informazione, la necessità di recuperare credibilità, minata purtroppo da episodi negativi, il bisogno di raggiungere i giovani che si informano sui social. “Non dobbiamo mai perdere la bussola del nostro impegno” ha detto ancora Borrometi alla platea attenta, che annoverava anche molti colleghi e rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, fra cui il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone, il vicesegretario regionale Lorenzo Basso e Roberto Rinaldi, portavoce per il Trentino Alto Adige di Articolo 21, l’associazione presieduta da Borrometi.

Nel giorno che ricorda l’assassinio di Rosario Livatino, ucciso appunto il 21 settembre 1990 da un’organizzazione mafiosa, il dialogo si è aperto con il ricordo del magistrato: “Ci sono uomini che hanno pensato di fare la cosa giusta e l’hanno difesa fino alla fine” ha detto Borrometi, “Noi possiamo ricordarli facendo camminare le loro idee sulle nostre gambe”.

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Poi il racconto del proprio vissuto, le minacce di morte, l’aggressione che lo ha lasciato con una spalla frantumata, l’attentato sventato grazie ad una intercettazione. Il rapporto di Borrometi con la paura è quotidiano, “ma il giornalista deve scrivere, lo deve fare al di là delle possibili conseguenze” ha detto ancora, chiedendo un applauso per i 5 uomini della sua scorta che gli hanno salvato la vita e rischiano ogni giorno la vita con lui. Guidato dalle domande del relatore, Borrometi ha poi parlato dell’universo digitale, della rete e dei social, ricordando i numerosi pericoli che li attraversano, ma anche la loro enorme importanza, soprattutto per i giovani.

I social sono una straordinaria opportunità di confronto, ha detto, non possiamo passare i linguaggi d’odio, perché non devono essere la valvola di sfogo delle nostre ire, ma attraverso i social può diffondersi il rispetto delle differenze e di qualunque idea politica che abbia ognuno di noi”. Riguardo alle fake news Borrometi ha ricordato l’importanza di verificare sempre la fonte della notizia, non incoraggiando censure, ma puntando all’educazione dell’utente finale.

La deontologia del giornalista è naturalmente alla base di una corretta informazione, il segreto di un buon giornalismo è conciliare la necessaria velocità di diffusione con i criteri deontologici: “Meglio perdere un minuto in più, ma tutelare la dignità delle persone di cui stiamo scrivendo”, ha suggerito. Tra i tanti temi toccati, anche il ricordo di Antonio Megalizzi, la cui famiglia era presente all’incontro, il suo impegno, la sua volontà di approfondire i fatti,  spunto per ricordare anche la necessità di aprire ai giovani la strada della professione. In chiusura un invito a tenere sempre alta la guardia verso possibili presenze mafiose, in ogni territorio, perché “Le mafie nascono nell’arretratezza culturale, ma vogliono prosperare nelle comunità ricche”.

Riprese e immagini a cura dell’Ufficio Stampa

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Trento

Contratti di esternalizzazione, attenzione ad analizzare in maniera critica le offerte proposte

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In considerazione dell’avvicinarsi della stagione invernale le imprese trentine stanno attivandosi, anche con il supporto della Provincia, per reperire la manodopera necessaria a fornire i servizi che caratterizzano il nostro territorio.

Se la modalità di approvvigionamento del personale è diversa dalla tradizionale assunzione diretta e si decide di esternalizzare alcuni servizi, la Provincia, anche su stimolo delle associazioni di categoria e dei consulenti del lavoro, raccomanda alle imprese interessate di informarsi adeguatamente rispetto alle caratteristiche dei contratti. In particolare, il contratto di appalto deve presentare gli elementi tipici dell’organizzazione dei mezzi necessari, come personale, beni mobili, attrezzature e beni di consumo e dell’assunzione del rischio di impresa da parte dell’appaltatore.

In caso di contratti di somministrazione di manodopera l’impresa proponente deve essere iscritta all’apposito albo, l’iscrizione si può verificare al seguente link.

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Si richiamano, quindi, alcune indicazioni che possono essere d’aiuto agli imprenditori per verificare quali aspetti approfondire qualora interessate a ricorrere a forme di esternalizzazione.

Innanzitutto è sicuramente possibile ricorrere all’appalto per lo svolgimento di alcune funzioni aziendali. Si ricorda, però, che se l’appaltatore non paga correttamente i propri dipendenti, anche l’imprenditore che utilizza le prestazioni dei lavoratori può dover rispondere del pagamento della retribuzione e del versamento di contributi e imposte, anche nel caso in cui abbia già effettuato il pagamento a favore dell’appaltatore.

E’ quindi essenziale valutare bene l’affidabilità dell’appaltatore o tutelarsi contrattualmente (ad esempio chiedendo dimostrazione dei pagamenti di quanto dovuto ai lavoratori) per non correre il rischio di pagare due volte.

Per essere sicuri che sia veramente un appalto bisogna ricordare che l’appaltatore deve organizzare il lavoro e mettere a disposizione eventuali mezzi o attrezzature necessari per compierlo. La messa a disposizione di personale la cui attività è poi coordinata dal committente (imprenditore) non è appalto. E se il giudice riconosce che quel contratto non è un vero appalto, l’imprenditore potrebbe essere obbligato ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori formalmente dipendenti dell’appaltatore.

Solo le imprese autorizzate dal Ministero del Lavoro (verificabili al link sopra riportato) possono effettuare attività di somministrazione di manodopera, cioè possono offrire propri dipendenti ad un altro datore di lavoro affinché lavorino nella sua impresa.

L’autorizzazione può essere revocata qualora il Ministero rilievi delle irregolarità: è meglio quindi verificare periodicamente – e comunque sempre prima di ogni nuovo contratto – il permanere dei requisiti.

Neanche le imprese più grandi e strutturate possono ottenere un costo del lavoro non in linea con quello di mercato.

Si deve quindi assolutamente diffidare di proposte contrattuali in cui il costo orario è inferiore rispetto a quello comunemente pagato dai datori di lavoro del proprio settore.

Le imprese che offrono un costo del lavoro particolarmente ribassato potrebbero riuscire ad ottenere questo risultato non pagando i contributi ai lavoratori, oppure utilizzando tipologie di rapporto di lavoro non legittime o applicando contratti collettivi di lavoro non stipulati dalle Organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (soprattutto nel caso di cooperative).

Attenzione perché, anche in questo caso, l’imprenditore che ha utilizzato i lavoratori non correttamente pagati può essere chiamato a versare in prima persona tutte le somme ancora dovute.

Da ultimo, va ricordato che ai lavoratori devono essere garantite condizioni di lavoro, vitto ed alloggio e soprattutto di retribuzione adeguate: sfruttare le condizioni di difficoltà di un lavoratore è un reato per cui può essere punito anche l’imprenditore che utilizza il lavoro di questo personale.

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Trento

Accordo governo – regioni per la prevenzione e controllo dell’influenza

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Recepito venerdì dalla Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, l’accordo fra il Governo, le Regioni e le Province autonome in tema di prevenzione e controllo dell’influenza, con le raccomandazioni per la stagione 2019 – 2020.

Un documento – spiega l’assessore Segnana – ben presente all’Azienda sanitaria, che già da tempo adotta le misure indicate quale standard nazionale. A tal fine vale la pena ricordare che la vaccinazione contro l’influenza, offerta gratuitamente durante l’autunno ai soggetti che in base alle proprie condizioni sono esposti ad un rischio maggiore di complicanze, è uno degli accorgimenti, seppur il principale. Vi sono infatti misure di igiene e protezione individuale che rappresentano azioni importanti per limitare la diffusione del virus, la cui efficacia è stata riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità”.

L’influenza è una malattia infettiva che colpisce l’apparato respiratorio ed interessa tutte le persone, bambini e adulti, indipendentemente dallo stile di vita, dall’età e dal luogo di vita. Il virus dell’influenza si trasmette per via aerea o per contatto fisico.

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Le misure di prevenzione sono finalizzate a diminuire la diffusione del virus e sono gesti semplici ed economici che possono essere osservati tutti come igiene delle mani (lavaggio accurato e regolare delle mani, utilizzo di disinfettante), igiene respiratoria, comprensiva dell’utilizzo di fazzoletti monouso, isolamento della persona influenzata, soprattutto nella fase iniziale della malattia, evitare il contatto fisico, utilizzo di mascherine da parte delle persone influenzate.

Accanto a tali semplici misure, si affianca la vaccinazione che è la misura più efficace e che è raccomandata in special modo per le persone a rischio, quali ad esempio, anziani di età pari o superiore ai 65 anni, donne in gravidanza, persone affette da malattie croniche dell’apparato circolatorio o di quello respiratorio, pazienti diabetici, pazienti oncologici, persone che per motivi di lavoro sono a contatto con animali, persone che lavorano nei servizi pubblici di primario interesse collettivo, ad esempio, vigili del fuoco, forze dell’ordine, operatori sanitari, ecc.

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