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Arte e Cultura

In ricordo di Gillo Dorfles

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Il 02 marzo del 2018 ci lasciava, a 107 anni, Gillo Dorfles, critico d’arte, artista, filosofo, professore di estetica, in breve, un uomo di profonda cultura.

Dorfles nel 1948 insieme ad Atanasio Soldati, Bruno Munari e Gianni Monnet aveva fondato il MAC (Movimento di Arte Concreta) con l’intento di promuovere l’arte non figurativa, ossia, quell’arte astratta che esula dalla rappresentazione oggettiva della vita reale ed ha un orientamento prevalentemente geometrico.

Una figura d’intellettuale a tutto campo quella di Dorfles e soprattutto di attento esploratore della società del ‘900. Con le sue indagini critiche sull’arte contemporanea Dorfles ha analizzato sotto il punto di vista socio-antropologico: i gusti, le tendenze, la moda, i consumi, le tecniche ed i mezzi di comunicazione di massa del “secolo breve”. Dorfles ha contributo in maniera sostanziale al rinnovamento dell’estetica italiana dal dopoguerra ai nostri giorni.

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Dorfles ha anche il merito di aver evidenziato il rapporto tra espressione artistica e produzione industriale, stabilendo un rapporto paritario tra arte e design ed è stato il primo ad introdurre, nel 1968, la definizione del Kitsch nella critica d’arte italiana.

Accademico onorario di Brera, Fellow della World Academy of Art and Sciences, Dottore honoris causa del Politecnico di Milano e dell’Universitad Autonoma di Città del Messico, ha ricevuto tantissimi premi, dal Compasso d’oro dell’associazione per il design industriale (Adi) al Premio della critica internazionale di Girona, Matchette Award for Aesthetics.

Negli ultimi tempi Dorfles si era concentrato sulla sua passione per l’alchimia. Vitriol, l’enigmatico personaggio inventato nel 2010 e protagonista della sua ultima rassegna alla Triennale di Milano, nasconde nel suo nome uno degli acronimi più usati dagli alchimisti.

Nella ricorrenza della scomparsa di Gillo Dorfles il professor Claudio Tessaro De Weth ci ricorda la figura del suo maestro ideologico e la sua genialità (link al video di approfondimento) spiegandoci il significato metaforico della ricerca della pietra filosofale nel nostro millennio.

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Secondo Gillo Dorfles: «Ognuno deve costruirsi il suo Vitriol […] la ricerca della Pietra Filosofale è quella del mistero che sta alla base della vita».

A cura di Mario Amendola

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Musica

L’Orchestra Haydn in versione itinerante per le feste Natalizie

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L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento – direttore e trombettista Marco Pierobon – per le feste natalizie sarà in versione itinerante.

Sei i concerti previsti con quello del debutto al Teatro Comunale di Vipiteno alle 20,30 di lunedì 9 dicembre.

Il 10 l’Orchestra Haydn sarà di scena a Tione e mercoledì 11 a Cles.

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Il 12 dicembre sarà la volta del Casinò Municipale di Arco ed il 19 ci sarà l’ultima tappa altoatesina: a Bolzano all’Auditorium. Il ciclo di concerti si concluderà venerdì 20 dicembre al Teatro Sociale di Trento.

I brani musicali saranno tutti a carattere natalizio e spazieranno dallo Schiaccianoci a Tu scendi dalle stelle e a Mery Little Christmas. Per i concerti di Bolzano, Vipiteno, Cles, Tione e Arco, info e ticket allo 0471-053800, solo per quello del Teatro Sociale a Trento: 0461-213834.

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Arte e Cultura

“Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”: quando il bianco diventa sofferenza, dolore e inquietudine

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E’ ripartita da qualche settimana la Stagione Teatrale al Teatro Zandonai di Rovereto.

In questo inverno 2019/2020, sono molte le  proposte presenti nel programma.

Per quanto riguarda la giornata di mercoledì 4 dicembre, in calendario c’era l’attesissimo  “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”.

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“È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare… Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?

Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo e per la regia di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Bianco. Vuoto. Nulla assoluto. Inquietudine.

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Questo vede e questo sente il Van Gogh di Alessandro Preziosi, durante lo spettacolo.

Dove sta il confine tra sogno e realtà? Tra cosa è reale e cosa è solo frutto di una mente portata al limite? 

Massini ci porta nella testa del pittore, in quel mondo di sensibilità estrema, di dettagli, di ispirazione e di annullare la propria persona e la propria storia. Perché è questo che fanno gli artisti, o almeno una buona parte. Si annullano e danno voce ad altre migliaia di storie. Essere artista è vedere il mondo con occhi diversi, è essere diversi. Non c’è una scelta nel creare, ma solo una grande sofferenza nel non potersi rifiutare, nel non potersi negare a quel richiamo che va oltre ogni normale comprensione. 

La follia, la cieca rabbia di Van Gogh davanti ad un bianco che genera solo inquietudine e angoscia, davanti a persone che non si sforzano nemmeno di capire che non siamo tutti uguali, e che negare ad un artista il suo vero Io, vuol dire annientare lentamente la sua stessa essenza. “Quando una testa è marcia fa paura, va cacciata, sporca il resto”, un tema valido sia nel 1800 che oggi. La paura del diverso e un personale troppo rigido portano Van Gogh sull’orlo del baratro, ma è il Dott.Peyron, direttore del manicomio, che prende il pittore e lo porta davanti ad una tela bianca, davanti alla possibilità di un miglioramento.

E qui, Vincent, inizia a creare, a parole. Rivede luoghi, rivive emozioni, ritrova i suoi colori.

Aiutato e spinto da Peyron, comprende che siamo tutti isole in un oceano di possibilità e di diversità. Con la scena che si scalda, dove il bianco si scioglie e lascia spazio ad un torpore che ci assale, fino all’ultima battuta del pittore. “Chi sei?” Chiede il medico. Sono ciò che resta di me stesso. La mia ombra, non la luce”, risponde un Van Gogh immerso nel giallo caldo e avvolgente che tutti conosciamo.

Preziosi è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio a 360 gradi: porta sul palco tutto il genio del pittore olandese, tutta la sua sofferenza ed il suo turbamento interiore davanti ad un mondo che lo affascina e disgusta allo stesso tempo. Un contrasto continuo, un non riuscire a camminare senza ondeggiare, sempre in bilico tra follia e vita reale, dove i colori sono tutti nella testa del protagonista. Sempre presenti, che tentano disperatamente di uscire, fino a quando ogni fantasma, ogni impulso, ogni scintilla vitale che sta all’inizio di ogni idea vengono messi su tela e diventano arte immortale e senza tempo, quell’arte che prende un pezzo dell’artista e lo rende immortale tra le sfumature di un’opera, tra i colori a lui cari, che sono vita, libertà e condanna insieme.

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fashion

Regali di laurea, 6 idee alle quali non hai mai pensato (e avresti dovuto farlo)

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È tempo di lauree e di laureandi nelle maggiori università d’Italia.

Quando arrivano novembre e dicembre, infatti, molti giovani cominciano a sentire la tensione della presentazione della tesi, con la relativa discussione.

Da un lato questo è un momento davvero stressante, ma dall’altro rappresenta una tappa da gustare in tutto e per tutto, perché capita un paio di volte nella vita.

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Amici e famiglia attendono con trepidazione questo momento per festeggiare il neo-laureato.

Sì, ma come? Ecco 6 idee per un regalo di laurea originale, capace di farsi ricordare.

3 REGALI DI LAUREA DI ALTISSIMO LIVELLO – Basta con i giochi della playstation e con i ticket per un weekend alla SPA, perché è giusto che un regalo di laurea sia non soltanto originale, ma anche prezioso e di altissimo livello. L’occasione è unica, il momento è ideale per trovare un regalo davvero significativo, che sia il coronamento di un percorso lungo e complesso.

Per un laureato alla “Bocconi” meglio andare sul sicuro e non rischiare: si può trovare come regalo un “Girard Perregaux” a Milano, nel rinomato Flagship Store di Pisa Orologeria. Orologio perfetto per l’occasione “Il Laureato”: estetica d’impatta, con la caratteristica icona ottagonale, nato negli anni ’70, è un modello fortemente iconico.

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Con un occhio alle varie ordinanze comunali, si potrebbe pensare ad un monopattino elettrico: un veicolo che oggi va particolarmente di moda, e che sa come farsi apprezzare per via dei suoi numerosi vantaggi, in termini di mobilità cittadina.

E la terza opzione? Qui andiamo un po’ sul classico, ovvero un viaggio dall’altra parte del mondo, magari optando per una meta come l’Australia: due biglietti aerei, magari lasciando la parte organizzativa al festeggiato, sono un regalo sempre gradito, specialmente al termine di un percorso molto lungo e impegnativo.

Sempre che non si preferiscano le bellezze nostrane: si può optare per una settimana bianca in Trentino, terra di arte e cultura, o una bella città da visitare.

3 REGALI DI LAUREA DAVVERO DIVERTENTI – Come spesso accade in questi casi, un regalo dovrebbe mirare precisamente al suo target, o ad un hobby, quindi si richiede un minimo di conoscenza delle preferenze di chi lo riceverà. Se si sa che il laureando è un appassionato di cucina, dunque, un bel regalo potrebbe essere un set di pentole particolari o un wok, ovvero la padella che viene comunemente usata in Asia per svariate preparazioni, per le fritture e per le ricette saltate.

C’è anche una seconda opzione che potrebbe trovare molto stuzzicante, come regalo di laurea: un visore per la realtà virtuale come l’Oculus che, oltre ad essere davvero divertente, è ideale per gli appassionati di innovazione.

Eccoci giunti alla terza e ultima opzione, se si ha intenzione di fare un regalo di laurea ecosostenibile: una bicicletta pieghevole nuova fiammante, magari elettrica, potrebbe essere gradita per muoversi nel traffico cittadino a zero emissioni.

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