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Piana Rotaliana

Piana Rotaliana: i «litigi» per stabilire i confini tra ‘300 e ‘700

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Fra ‘300 e ‘700 le liti fra i paesi limitrofi erano molto frequenti.

A farne le spese soprattutto Mezzolombardo, invidiato dalle altre località per un fiorente commercio di vino e per un’abbondanza di terre.

Al tempo i villaggi che componevano un paese erano sparsi (non esistevano agglomerati urbani definiti come oggi), e spesso i cittadini nel cercare le risorse per la sopravvivenza, attraversavano furtivamente i confini.

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La prima lite pervenutaci attraverso dei documenti ufficiali fu quella del 1308. La contesa fra Fai, Cortalta e Mezzolombardo riguardava alcuni pascoli sul monte Fausior.

I terreni erano essenziali per pascolare, abbeverare il bestiame e raccogliere la legna, e nel 1308 vennero stabiliti i confini.

Gli abitanti di Fai e Cortalta erano soliti sforare ed entrare nelle aree di Mezzolombardo. Questo creò delle tensioni per tutto il Trecento, fin quando il principe vescovo di Trento Giorgio I di Liechtenstein, senza più speranze, disse agli abitanti di Mezzolombardo (accusati di essere troppo passivi di fronte agli sconfinamenti dei vicini) che erano autorizzati anche loro a sforare i confini.

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Nonostante nel 1473 si arrivò ad un accordo che favoriva Mezzolombardo, i confini non si rispettarono mai.

Mezzolombardo è sempre protagonista quando nel 1271 vennero stabiliti i confini con Mezzocorona attraverso il corso del torrente Noce.

Il letto del fiume era molto instabile, e cambiava repentinamente corso arrivando addirittura a lambire alcuni terreni del comune di Nave San Rocco. Inizia una lite fra i tre paesi, e nei vari litigi entra anche Roverè della Luna speranzosa di ricavare qualcosa di interessante.

Nel 1432 il principe vescovo di Trento Alessandro duca di Mazovia stabilì nuovamente i confini a favore di Mezzolombardo.

Il rappresentante della comunità Antonio Filos sottolineava che in quel periodo fra i confini sul Fausior e quelli sul Noce, la popolazione stava avvertendo un certo espansionismo.

Non è finita perché nel 1627 Mezzocorona costruisce un argine sul fiume, deviandone il suo corso, e ampliandone i confini. Mezzolombardo lo fa demolire, e la rottura fra i due paesi diventa insanabile.

Un’alluvione nel 1707 eliminò tutto ciò che venne creato in precedenza. Ovviamente, solito litigio, terminato in maniera abbastanza breve nel 1720 in cui i confini vennero per l’ennesima volta riposti.

In tutto il ‘500 per quanto riguarda il mercato del vino Mezzolombardo ne esportava tanto. Secondo i paesi limitrofi dediti allo stesso commercio (Mezzocorona, Roverè) ne esportava troppo. Mezzolombardo aveva il monopolio in quasi tutto il Tirolo,  e quando propose la costruzione di un ponte sul Noce per favorirne i traffici, si cercò in tutti i modi di boicottarne il progetto.

Nel 1583 arrivò una delegazione da Innsbruck che, in accordo con l’arciduca Ferdinando, ordinò la costruzione del ponte ma in compenso Mezzolombardo doveva pagare un dazio doganale a Salorno.

Mezzocorona e Roverè preoccupati per ciò che ne sarebbe derivato in termini economici, cercarono di fare la loro parte proibendo ai cittadini di acquistare vino da Mezzolombardo.

Il  vino esportato dava fastidio agli stessi produttori austriaci, che agirono per vie legali accusando Innsbruck di consumare vino italiano. L’astio si risolse a favore di Mezzolombardo e di Innsbruck solo nel 1764.

Nel ‘600 Mezzolombardo dava molto fastidio anche per il fatto che aveva più terreni rispetto al fabbisogno della popolazione. Questi terreni venivano affittati, e in paese si percepiva una certa ricchezza, non presente nelle località del vicinato.

Grumo cercò di appropriarsi di parte dei terreni, e nel 1641 a Grumo venne concesso il compascolo insieme a Mezzolombardo. Nel 1648 i terreni finirono definitivamente nelle mani di Grumo.

I litigi, gli screzi e le invidie furono tante, soprattutto fra paesi che potenzialmente la vicinanza avrebbe dovuto unire.

Nonostante i pochi chilometri fra una località e l’altra, molto spesso la differenza culturale ha fatto la differenza.

Mezzolombardo, centro di raccordo fra Penisola Italica e Tirolo, stava ponendo le basi per un’economia “capitalista” (commercio su vasta scala di vino, proprietari terrieri che affittavano terreni a contadini), ed entrava in contrasto con mondi prevalentemente rurali come Fai, Mezzocorona, Grumo, Roverè.

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