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Spettacolo

Teatro Sociale, Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno!: la giustizia oltre la legge

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Ancora per tre giorni, fino a domenica, va in scena al teatro Sociale Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno! di Agatha Christie (1943), prodotto da Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media e diretto da Ricard Reguant.

Christie adattò personalmente il suo romanzo del 1939, uno dei libri più venduti di tutti i tempi, modificando il finale originale che riteneva poco adatto alla scena in modo da lasciare in vita alcuni dei personaggi.

Il catalano Reguant ha scelto per questa edizione di restaurare il finale del romanzo. Si tratta di una scelta condivisibile o meno a seconda dei punti di vista; riporterò solo il semplice dato che la Christie, negli oltre trent’anni dal 1943 alla sua morte, non ritenne mai necessario riproporre sulla scena il finale del romanzo.

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Una storia tanto famosa risulterà certamente familiare al pubblico: un gruppo di estranei si trovano invitati su un’isola lontana dalla costa.

Una registrazione suonata al gruppo accusa ciascuno di aver commesso un delitto senza aver pagato il giusto fio. Ben presto i membri del gruppo cominciano a morire, in modi simili a quelli della filastrocca del titolo (ma che diviene “dieci soldatini” nella rappresentazione).

I sopravvissuti non tardano a giungere alla conclusione che il responsabile è uno di loro. Ma l’oppressione delle proprie colpe, nonché il disgusto che sovente ciascuno sente per i delitti degli altri, ostacolano fatalmente il processo di determinare chi è affidabile e chi no.

I dieci predestinati – otto ospiti e i due domestici – sono affidati ad un bel cast corale. In ordine di apparizione: Giulia Morgani, Tommaso Minniti, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli, Carlo Simoni.

In particolare Misasi e Bontempo, sposati nella vita, sfruttano la felice alchimia di coppia per donare spessore all’attrazione tra i loro personaggi, significativamente quelli più coinvolti dalle modifiche tra la versione sulla pagina e teatrale.

La scena (di Alessandro Chiti), dominata da marmi scuri, ricostruisce la stanza principale della villa sull’isola, con balcone e porte laterali. Troneggia al centro una colonna che riporta i versi della filastrocca, scanditi mano a mano che i personaggi sono eliminati.

Per soprammercato, alla base della colonna sono disposte dieci figurine che, ça va sans dire, diminuiscono parimenti con l’avanzare della trama.

I ben curati costumi, di Adele Bargilli, contribuiscono a ricordare a noi spettatori contemporanei che siamo negli anni tra le due guerre.

Le musiche, invece, contrastano con l’ambientazione: sembrano più adatte a un moderno thriller. Spesso son usate per raccordare i momenti in cui la luce scompare, in occasione di un omicidio o quando gli attori debbono cambiare posizione.

La vicenda si svolge infatti tra la sera di un 8 agosto e il mattino del 10, lasciando alla mobilità del cast e alle luci di Stefano Lattavo il compito di suggerire il trascorrere del tempo.

Agatha Christie era soddisfatta di questa sua sceneggiatura. Non la migliore in assoluto, diceva (forse pensando a Trappola per topi, ad oggi in scena a Londra ininterrottamente dal debutto nel 1952), ma la meglio congegnata.

Qui è la forza, qui forse la debolezza dei Dieci Piccoli Indiani: una giallista, forse LA giallista per tutte le epoche, estremizza alcuni elementi del suo lavoro (assassini e omicidi) e cancella o quasi gli altri (investigatori e indagini).

Al suo centro, questo dramma è riconducibile ad una semplice situazione: persone con la coscienza variabilmente sporca, che soffrono e si agitano in attesa di una morte che appare ineluttabile.

Inoltre la situazione le ha consentito di superare un limite del giallo britannico classico: niente arresto o processo per questi assassini, bensì morte e solo morte.

Si è sostenuto spesso che Dieci Piccoli Indiani sia stato l’origine dei cosiddetti slasher film: che sarebbero quei film in cui un gruppo si trova intrappolato con l’assassino, che li decima uno a uno.

E ancora, la prospettiva di colpire individui che difficilmente avrebbero potuto cadere sotto le celluline grigie di Hercule Poirot o miss Marple deve aver solleticato la fantasia della scrittrice.

Per esempio, una delle vittime è un giovin signore che fatica a ricordare i fratellini da lui travolti con l’automobile. Anche allora, protesta, lui ha pagato il suo debito con la giustizia: gli hanno tolto la patente per un intero anno…

Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno! è come un buon caro giallo: procede spedito, si segue con facilità, offre momenti divertenti e si chiude con la restaurazione dell’ordine: i cattivi hanno pagato.

Qualsiasi amante del genere sarà soddisfatto della serata, come lo è stato il pubblico in sala giovedì 21.

Il cast degli attori incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 22 e sabato 23 febbraio alle 20 e 30 e ancora domenica 24 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 23 e 10.

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Spettacolo

Maddalena Corvaglia è innamorata: la dedica sui social emoziona tutti

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Scoprirsi innamorati dopo momenti bui e difficili è la cosa più bella del mondo.

Questo è quello che è successo a Maddalena Corvaglia, ex velina di “Striscia la Notizia“.

Da qualche tempo, la soubrette sta frequentando Alessandro Viani, agente immobiliare di Milano.

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Ma solo ora ha deciso di fare le presentazioni ufficiali sui social con una dedica davvero dolcissima.

Alessandro è l’uomo che le ha fatto ritrovare il sorriso, dopo la separazione dal chitarrista Stef Burns.

Non amo le sviolinate, le frasi smielate, le autocelebrazioni e le ostentazioni. Un po’ avete imparato a conoscermi. Ma quando in un momento triste e buio della vita, si incontra una persona che sa capire, amare, aspettare, supportare e sopportare… si può solo ringraziare il cielo. È facile essere circondati d’ amore quando si è forti e si è in grado di dare agli altri. Ma quando l’anima si prosciuga le foglie secche cadono e rimane solo l’amore vero. Un po’ come la neve no??? (per il pugliesi….) ‘Se sape ca allu squaiare de la nive…’ @aleviani ❤️❤️❤️”.

L’ex velina poi aggiunge uno stralcio della meravigliosa canzone di Gianna NanniniSei nell’anima“, come riassunto di quello che prova per il suo fidanzato:

Sei nell’anima 
In questo spazio indifeso,
Inizia tutto con te
Non ci serve un perché
Siamo carne e fiato…”❤️❤️❤️”

Queste sono parole che arrivano dritte al cuore, senza compromessi. La loro forza sta nella semplicità con le quali Maddalena le esprime.

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Spettacolo

Easy rider, il film della nuova generazione ribelle compie 50 anni

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Easy Rider, un film che ha cambiato un’epoca, compie 50 anni.

Ha interpretato il sogno di libertà non solo americano, ma di una generazione che attraverso le strade statunitensi ha avuto un simbolo di controcultura che è servito per cambiare le tendenze di Hollywood.

Prima di Easy Rider, non c’era spazio per la rappresentazione delle pulsioni più libere e talvolta perverse, della gioventù americana.

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Più che una trama, fu un’intuizione vincente di Peter Fonda che lo ha prodotto, sceneggiato e interpretato e di Dennis Hopper che lo ha diretto e che ne fu anche l’attore protagonista.

E’ stato come se le mitiche figure dei cow boy venissero d’incanto sostituite da quelle dei motociclisti che però erano ribelli, odiavano le ingiustizie e le istituzioni autoritarie.

Il viaggio dalla California a New Orleans era accompagnato da ballate, sesso libero e lotte mortali.

Easy Rider è stato restaurato e sta venendo riproposto nelle sale cinematografiche come una pellicola senza tempo che oggi come allora, appassiona e coinvolge.

E’ stato un film che ha anticipato o meglio ancora bruciato i tempi e grazie al quale una giovane generazione ribelle irrompeva nell’immaginario collettivo.

Dalla cocaina che arrivava dal Messico e permetteva di finanziare questo viaggio rivoluzionario fatto con la bandiera degli Stati Uniti sulle moto, anticipa le gang dei bikers di oggi che hanno aggiunto eroina e anfetamine ai loro traffici.

Easy Rider è stata, ma in parte lo è ancora, una lezione di vita e racconta di un’America che nemmeno allora era perfetta, ma la differenza rispetto a 50 anni fa è che si è perso la voglia di sognare: la ragione per la quale è nato il film

Il film restaurato è tornato nelle sale cinematografiche dal mese di giugno.

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Spettacolo

Cinema sotto le stelIe al Castello del Buonconisglio

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Da martedì 23 luglio a martedì 30 agosto cinque famosi film nei giardini del castello tutti legati al tema della mostra ovvero i tessuti e relativi costumi di scena.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Sarà aperta anche la caffetteria del museo che proporrà aperitivi a tema.

In concomitanza con la mostra “Fili d’oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento” il Castello del Buonconsiglio proporrà nelle giornate di martedì dal 23 luglio al 20 agosto cinque serate di cinema all’aperto con film famosi per una accurata ricerca storica dei costumi di scena.

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Il reparto costume nel mondo del cinema ricopre un ruolo di grande importanza e molte volte è stato proprio il lavoro svolto dai costumisti a rendere credibili alcune delle figure più controverse e popolari del cinema internazionale.

Tutti i film sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti e prima dello spettacolo, per chi vorrà, la caffetteria del museo proporrà  aperitivi a tema.
Si inizierà martedì 23 luglio alle ore 21.30 con la pellicola “La lettera scarlatta” celebre film di Roland Joffè del 1995.

Nel 1667, la bellissima e indipendente Hester Prynne (Demi Moore) arriva dall’Inghilterra in una colonia puritana della baia del Massachusetts. La donna, che ha preceduto nel Nuovo Mondo il marito, il medico Roger Prynne (Robert Duvall), diventa immediatamente oggetto di pettegolezzo e riprovazione per il suo comportamento anticonformista e si ritrova tutti gli occhi della comunità puntati addosso.

Martedì 20 luglio alle 21.30 sarà proposto il celebre film “La ragazza con l’orecchino di perla” dove Griet, una ragazza olandese che vive a Delft nel 1665, sarà la protagonista. Il padre è un pittore di ceramiche divenuto cieco per un incidente sul lavoro; a causa delle difficoltà economiche familiari Griet manderà la figlia  a servire a casa del pittore Vermeer.

Martedì 6 agosto alle 21 sarà proposto “Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi.

Il 13 agosto sempre alle 21 l’appuntamento è con “La ragazza dei tulipani”.

Sophia è una fanciulla orfana cresciuta nel convento di Sant’Ursula nel XVI secolo. La badessa organizza per lei un matrimonio combinato con un ricco mercante vedovo di mezz’età di nome Cornelis Sandvoort e Sophia lascia così il convento per iniziare una nuova vita da moglie. Il matrimonio con Sandvoort prosegue, per Sophia, tra alti e bassi, senza alcuno slancio passionale.

La situazione ha una svolta quando Sandvoort decide di farsi ritrarre insieme alla giovane moglie da un talentuoso pittore squattrinato, tale Jan van Loos. Tra Sophia e l’affascinante artista nasce un’immediata passione che complicherà sia le loro vite.

L’ultima proiezione è il 20 agosto con “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.

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