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Italia ed estero

Brandmüller e Burke: «Dove sta andando la Chiesa?»

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“Dove sta andando la Chiesa?”. Alla vigilia del vertice mondiale sul dramma degli abusi, che si è aperto giovedì in Vaticano, la domanda è posta ai presidenti delle Conferenze episcopali da due cardinali, Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, con la lettera aperta che qui pubblichiamo.

Secondo i due porporati, le radici del fenomeno degli abusi affondano in quel misto di materialismo, relativismo ed edonismo che da tempo è entrato anche nella Chiesa.

Per spiegare gli abusi generalmente si fa ricorso al concetto di “clericalismo”, ma, scrivono Brandmüller e Burke, la questione primaria non è l’abuso di potere, bensì l’essersi allontanati dalla verità del Vangelo.

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Brandmüller e Burke (già firmatari, con i cardinali Caffarra e Meisner, dei dubia inviati al papa nel 2016, e ai quali Francesco non ha mai risposto) concludono la loro lettera ai presidenti delle Conferenze episcopali con un appello: “Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI – Cari confratelli, presidenti delle Conferenze episcopali, ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!

Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?

Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui dubia che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei dubia non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.

Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Walter Card. Brandmüller – Raymond Leo Card. Burke

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Italia ed estero

La nuova via della seta. Dalle origini all’attesa della firma

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Ieri è atterrato in Italia il presidente cinese Xi Jinping dopo quasi dieci anni dall’ultima visita in veste ufficiale. Quello che lo ha portato nel Bel Pese è l’arrivo di un contratto molto importante la tanto nominato “Nuova via della seta” o in inglese Belt and Road Initiative (BRI)

Il progetto è stato lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping e promosso dal suo primo ministro durante i suoi numerosi viaggi in Europa ed Asia.

Da un punto di vista semantico il nome a cui è stato dato il progetto deriva dall’epoca degli scambi nei grandi spazi euroasiatici.

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Era in cui attraversando Siria, Iran e Asia Centrale si consentiva il commercio tra l’area del mediterraneo e la Cina.

L’idea base di Pechino nel definire questo sistema sta nel rilanciare la connettività infrastrutturale e commerciale tra Cina e circa 70 Paesi creando una spazio euroasiatico.

Da ricordare sono le parole espresse dal presidente stesso nel 2015 : “ Rinforzare la connettività e costruire un radioso futuro”. Del progetto di costruzione ne sono state riportate varie mappe, più o meno ufficiali.

Quello che è dato da sapere è che Pechino ha tenuto separata la progettazione del tratto terrestre con quella marittimo, sviluppandola con logiche diverse.

La parte terrestre intesa come un’insieme di “ponti terrestri” autostradali e ferroviari che svolgerebbero la funzione di rotte commerciali e tratti d’incontro tra paesi dalla Russia al Myanmar.

Quella marittima ancora non del tutto definita perchè aggiornata in base agli sviluppi cinesi nel campo.

Se l’unione euroasiatica riuscisse interesserebbe Paesi che riuniscono ciascuno il 65% della popolazione ed il 40% del PIL e questo significherebbe uno dei più grandi investimenti infrastrutturali della storia.

Il costo totale dell’investimento sarebbe di 180 miliardi di dollari ed in tal caso la collaborazione tra Stati diventerebbe a dir poco necessaria, per questo la Cina evidenzia il “ Win to Win” come tema centrale del progetto.

Tante sono le preoccupazioni che nascono nel caso si firmasse il “memorandum”. Non stupisce che Stati come l’America, la quale non è stata presa in considerazione nel Sistema, Francia e Germania esprimano forti dubbi a proposito.

Whashington ha infatti fatto molte pressioni su Roma affinchè non aderisse all’intesa con Pechino.

L’obiettivo non è solo quello di favorire lo scambio di merci. In molti pensano che dietro alla “ nuova via della seta” si nasconda, come un cavallo di Troia un nuovo modello di globalizzazione cinese.

In questi giorni in Italia si è molto parlato del Memorandum of Understunding (MoU) sulla nuova via della seta tra Italia e Cina.

Dopo che l’accordo ha ricevuto il via libera dal Quirinale tutti si chiedono quali sia il ritorno economico, la posta in palio e sopratutto le conseguenze della firma.

Da ricordare che la firma di Memorandum promossi dalla Cina hanno tradito altri 13 Stati dell’ UE. Per ora l’ Italia si è fatta promettere un accordo sugli agrumi italiani.

I costi per questo trattato sono chiari molto meno lo sono i vantaggi economici derivanti dallo stesso. Il MoU è scritto con formule molto vaghe senza mai specificare direttamente gli obiettivi da raggiungere.

Ma in tanti si chiedono cosa cambierà dopo la firma del trattato tra Cina ed Italia.

Il Governo Gialloverde è ormai convinto della scelta, il memorandum si firmerà.

Comunque vada domani, sabato 23 marzo, sarà il giorno nel quale il Presidente Xi Jinping incontrerà Conte per firmare uno dei più grandi progetti di tutti i tempi.

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Italia ed estero

Osseynou Sy aggredito in carcere. L’agghiacciante e sconvolgente audio del terrorista

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Il dirottatore dell’autobus con a bordo 51 bambini, dopo l’arresto, è stato portato a San Vittore.

Qui, però, gli altri detenuti del quinto raggio hanno applicato il “codice” non scritto contro chi fa del male ai bambini.

I detenuti prima hanno cominciato a lanciare addosso alla porta della cella del senegalese uova e arance e poi qualcuno ha tentato anche di aggredirlo.

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Per questo motivo Osseynou Sy è stato spostato al reparto protetti, la sezioni destinata a coloro che non possono stare insieme agli altri detenuti. “Mi sono sacrificato per l’Africa” le sue parole.

L’autista senegalese ha ammesso di aver provato molta paura mentre si trovava insieme agli altri detenuti. (lo racconta il suo avvocato)

Chi lo ha incontrato lo ha descritto come una persona convinta di ciò che ha fatto e che ha programmato tutte le sue azioni. Alla domanda se si definisca un terrorista, Osseynou, o Paolo, come si faceva chiamare a Crema, ha risposto: “Io faccio cose politicamente, non uccido” come riportato dal Corriere della Sera. “Sono sicuro che quando i miei due figli saranno grandi capiranno quello che ho fatto” ha concluso.

Singolari fra le tante reazioni quelle di Gad Lerner che in un tweet scrive: «La follia criminale del cittadino italiano Ousseynou Sy è l’esito di una contrapposizione isterica che manifesta ostilità agli immigrati additandoli come privilegiati, negando le loro sofferenze e la loro umanità. Impersonata dai carabinieri e dai bambini di San Donato Milanese» e quella di Livio Turco del PD che in una trasmissione ha dichiarato che il gesto dell’attentatore «andrebbe compreso»

Il ministro dell’interno Matteo Salvini ha postato sulla sua pagina facebook l’agghiacciante e sconvolgente audio (sotto)dove si sentono i Carabinieri che cercano di convincere il senegalese ad arrendersi. Sotto le grida terrorizzate dei bambini.

🔴AUDIO SCONVOLGENTEAltro che “fatto che va compreso”, come dicono in casa PD!Questo è un VERME, solo un VERME, non c’è nulla da comprendere, deve solo PAGARE per il male che ha fatto.‪Ringraziamo il buon Dio che i bambini siano tutti sani e salvi.Buonanotte Amici.

Gepostet von Matteo Salvini am Donnerstag, 21. März 2019

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Italia ed estero

40 minuti di terrore sul bus, il racconto degli studenti

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40 minuti di panico, paura, vero e proprio terrore.

32 chilometri su un autobus guidato da un folle.

Un uomo di 47 anni, Ousseynou Sy, (foto) senegalese ma naturalizzato italiano dal 2014 e condannato per violenza sessuale, abusi sessuali su minori e guida in stato di ebrezza.

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E’ stato un pomeriggio infernale quello vissuto dai 51 giovanissimi studenti delle scuole medie che, a San Donato milanese, hanno avuto la sfortuna di trovarsi sul bus guidato da Ousseynou Sy, il 47enne di origine senegalese (ma cittadino italiano dal 2004) che, dopo aver sequestrato il mezzo e averlo cosparso di benzina, gli ha dato fuoco dopo aver a più riprese minacciato i bambini e chi li accompagnava, avvertendoli che loro, da quel pullman, non sarebbero mai scesi.

A risolvere la terribile situazione ci hanno pensato i carabinieri che, allertati da tre degli studenti che erano riusciti a tenere con sé i propri cellulari, hanno bloccato la corsa del bus e fatto evacuare i suoi occupanti mentre le fiamme iniziavano a divampare, evitando una possibile strage.

Momenti di spavento per i bambini, costretti a guardare negli occhi la follia umana, reagendo però con grande coraggio e raccontando in seguito la loro esperienza ai cronisti che li hanno avvicinati: “Ho avuto tantissima paura – ha raccontato all’Ansa uno dei bambini – e ho capito che eravamo salvi quando abbiamo visto i carabinieri e ho detto: ‘che bello'”.

Particolarmente commovente il grido di uno dei ragazzini, che mentre scappava terrorizzato dall’autobus in fiamme, ha gridato  un «Ti amo» disperato, urlato forse ad una compagna di classe oppure ai propri genitori.

Un urlo straziante e pieno di terrore da parte di chi è consapevole che potrebbe morire dopo alcuni secondi.

Alla fine tutti salvi, grazie al tempestivo intervento dei carabinieri ma anche per il coraggio dei loro compagni che, nonostante il terrore del momento e i polsi legati, sono riusciti a chiamare i soccorsi: “Eravamo tutti molto spaventati – ha raccontato a Repubblica – perché l’autista ha vuotato le taniche di benzina per terra, ci ha legato tutti e ha sequestrato i telefoni in modo che non chiamassimo la polizia. Uno dei telefoni, di un mio compagno, è caduto a terra. Allora mi sono tolto le ‘manette’, facendomi anche un po’ male, sono andato a raccoglierlo e abbiamo chiamato i carabinieri e la polizia”.

Un gesto estremamente coraggioso in un frangente in cui a regnare sovrani erano il panico e la paura: “Ci minacciava – ha raccontato un’altra bambina ai cronisti dell’Ansa -, ci diceva parolacce, diceva che se ci muovevamo versava la benzina e accendeva il fuoco continuava a dire che le persone in Africa muoiono ed è colpa di Di Maio e Salvini. Ero molto spaventata, piangevo”.

Anche un altro bambino, Adam, è riuscito a utilizzare il telefono, chiamando i suoi genitori: “Ho telefonato alla polizia e ai miei genitori – ha raccontato al Corriere della Sera -. Tre volte. Perché le prime due volte ho dovuto mettere giù perché sembrava che l’autista mi avesse scoperto. Ho spiegato a mia madre cosa stava succedendo e che quello voleva ucciderci tutti cospargendoci di carburante… Ma all’inizio non ci credeva, perché in effetti io faccio spesso degli scherzi e poi attorno a me tutti gridavano e parlavano ad alta voce e non si capiva bene“.

Racconta anche altri dettagli lo studente, dalle tre soste effettuate dall’autista “per controllare cosa stessimo facendo” all’ordine di “appendere alle finestre delle coperte, che erano già bagnate di benzina”, così da impedire qualsiasi comunicazione con l’esterno.

Di sicuro, la versione concorde dei ragazzi è che si sia trattato del “giorno più brutto” della loro vita: “Ho avuto paura di morire”, “Ci ha legato le mani e ha minacciato di appiccare il fuoco”, “Ci diceva che dovevamo morire tutti come erano morte le sue tre figlie in mare”,Sembrava non finisse più“.

Testimonianze drammatiche, quasi tutte sullo stesso tenore quelle dei piccoli occupanti del bus. Alcuni di loro sono saltati giù quando ancora il mezzo era in movimento e un principio di incendio aveva iniziato a svilupparsi sulle lamiere esterne. Scene che, forse, potrebbero aver visto in qualche fantasioso film d’azione ma che, loro malgrado, sono stati costretti a vivere sulla loro pelle. E, con la spontaneità di un bambino, è lo stesso Adam a concludere la sua testimonianza al Corriere spiegando che, certamente, “ stato il giorno più brutto della mia vita. Però anche utile perché noi ci siamo aiutati e abbiamo imparato come si fa a difendersi. E anche a salvarsi”.

Ad abbracciarli, una volta in salvo, c’erano i loro genitori:“Supereranno questo spavento prima loro di noi, forse“, ha detto un papà.

L’autista, da 15 anni impiegato presso la società in possesso del mezzo che stava guidando, è ora in arresto, accusato di sequestro di persona e strage con l’aggravante della finalità terroristica anche se, spiegano gli inquirenti, il suo gesto “non è inquadrabile in un contesto radicalizzato nè di stragismo islamico: sembra piuttosto un lupo solitario, sembra non aver fatto alcuna riflessione di legarsi all’Isis”.

Di sicuro, il suo è stato un atto che, secondo gli investigatori, è stato “premeditato: voleva che tutti sapessero e voleva sollevare la questione della strage dei migranti nel Mediterraneo”.

Per farlo, però, ha deciso di sconvolgere 51 innocenti, colpevoli solo di trovarsi sul suo bus che, nelle sue intenzioni, doveva diventare strumento di terrore.

CHI È OUSSEYNOU SY? – Nato in Francia da genitori senegalesi, cittadino italiano dal 2004 dopo aver sposato una bresciana dal quale era separato, a Ousseynou Sy, detto Paolo, 47 anni, l’autista dello scuolabus della tentata strage di San Donato (Milano), nel 2007 era stata sospesa la patente per eccessivo consumo di alcolici.

Nel 2018 la condanna a un anno e mezzo per violenza sessuale, pena sospesa.

Sy da 15 anni era dipendente della società di trasporto Autoguidovie di Crema (Cremona).

Un “gran lavoratore, nessun segno di squilibrio” per i colleghi, anche se la separazione e l’allontanamento dai due figli (18 e 13 anni) lo avrebbero segnato. “Diceva di aver perso tre bimbe in mare e che dovevamo morire anche noi, bruciati”, il racconto ai carabinieri degli studenti tratti in salvo da quel folle piano. Ma in realtà non aveva perso nessuno in mare.

Non vedeva i figli da anni, secondo le prime indiscrezioni; “li frequentava di tanto in tanto”, raccontano i vicini. Il parroco, don Vittore Bariselli, a La Stampa rivela che “i ragazzi hanno tanto sofferto per la separazione; il padre non si era più vivo con loro”. Quanto all’ex moglie italiana “anche lei da anni non aveva più rapporti con l’ex marito, era stata una separazione difficile”, continua il sacerdote.

Oggi nel milanese, un senegalese con precedenti per violenza sessuale e guida in stato di ebbrezza ha sequestrato una scolaresca di 51 bambini, tentato di forzare un blocco della polizia allertata da un alunno, poi ha dato fuoco al mezzo. Più fonti riferiscono che non è stato il delinquente aizzato dalla propaganda dei sinistri (voleva "vendicare i morti nel Mediterraneo") a far scendere i ragazzi ma i carabinieri, come è evidente anche da questo video dove non mi sembra che il delinquente fosse intenzionato a lasciarli andare. Immaginate cosa sarebbe successo se 51 bambini fossero morti carbonizzati per vendicare "i morti nel Mediterraneo" di cui delira la Sinistra. Questi a forza di fare gli anti-razzisti provocheranno i pogrom in Italia. Andrebbero fermati subito. I sinistri, non solo i deliquenti d'importazione.

Gepostet von Sherif El Sebaie am Mittwoch, 20. März 2019

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