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Trento

Carcere Spini: 85 indagati, 10 nordafricani a capo della rivolta

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Il governatore Fugatti insieme al Prefetto Lombardi e il Questore Garramone
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Sono stati individuati 85 detenuti come responsabili della rivolta di dicembre nel carcere di Trento.

Come si ricorda il 22 dicembre 2018 circa 300 detenuti avevano organizzato una rivolta dopo il suicidio di un tunisino, dando fuoco ad alcuni cassonetti e materassi e distruggendo il 60% delle celle e degli spazi adibiti ai detenuti, oltre ai letti, alle telecamere di sorveglianza, a numerose porte a vetri, caloriferi e oggetti vari.

Durante la rivolta era stato distrutto anche l’impianto elettrico e idraulico del carcere per via dell’allagamento causato dai detenuti. Divelti anche termosifoni e lavandini.

I danni sono quantificati in centinaia di migliaia di euro.

85 condannati che in seguito agli atti ed agli atteggiamenti tenuti e che hanno dato vita alla protesta, sono accusati dalla Procura di violenza, minaccia a pubblico ufficiale, incendio con conseguente danneggiamento.

Sono stati invece ritenuti responsabili di aver progettato e provocato la rivolta un gruppo di 10 nordafricani.

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Degli 85 indagati quasi la metà sono tunisini, diversi i marocchini e una decina gli italiani. Fra gli indagati anche argentini, pakistani, algerini, moldavi e lituani.

Durante gli scontri una decina gli agenti della polizia penitenziaria erano stati trasportati al pronto soccorso per essere medicati una volta rientrata la protesta.

Addosso a loro era stato tirato di tutto, da pezzi di sanitari, ad estintori e telecamere di sicurezza sradicate dai muri.

Per cercare di sedare la rivolta erano intervenuti una cinquantina gli agenti che sono riusciti a bloccare il gruppo di rivoltosi che dopo aver scardinato una porta erano riusciti ad uscire sul prato del carcere che si affaccia sul muro di cinta. In quel momento la situazione era critica, e si è pensato ad un’evasione di massa.

Nel gruppo facevano parte anche dei criminali molto pericolosi.

Durante la rivolta la Polizia Penitenziaria aveva tratto in salvo una donna che per conto di una cooperativa gestiva la lavanderia interna del carcere e che ha rischiato di essere presa in ostaggio dai facinorosi criminali. Se fosse successo la donna avrebbe rischiato la vita.

La situazione si era alla fine normalizzata anche grazie alla mediazione della direzione del carcere, del commissario di governo e del Questore

 

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