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Trento

Arresto anarchici: erano pronti ad uccidere, sgominata la cellula di Rovereto

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Quando colpivano lasciavano i cellulari a casa per non essere tracciati dalle forze dell’ordine, evitavano di parlare in spazi chiusi per paura delle microspie, spesso comunicavano con i pizzini, avevano contatti con gli anarchici di Spagna, Svizzera, Germania e Grecia, ai quali fornivano documenti falsi.

Non erano collegati con nessun social, almeno con il proprio nome.

Nelle prossime ore potrebbero esserci nuove perquisizioni e arresti.

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Durante le perquisizioni dei Carabinieri dei Ros e della Digos sono state  trovate mazze, taniche di benzina, caschi e materiale altamente infiammabile.

Le forze dell’ordine sono sicure che erano pronti a colpire ancora, volevano sovvertire l’ordine democratico dell’Italia e del Trentino.

«È stato un colpo ben assestato al mondo anarchico Trentino, ma non è finita qui»  – ha detto il Questore Garramone, ma le indagini continuano per colpire anche i numerosi fiancheggiatori che in questi anni hanno aiutato la banda.

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Nella tranquilla casetta di Civezzano dove i 7 avevano organizzato il loro covo confezionavano ordigni, creavano documenti falsi, pianificavano trasferte e raid violenti.

Ma i carabinieri del Ros di Trento e gli agenti della Digos della Questura li tenevano d’occhio da 2 anni ormai.

Quasi tutti gli anarchici finiti in manette sono vecchie conoscenze condannati già negli anni scorsi per gli stessi reati.

In carcere sono finiti Andrea Parolari, 45 anni di Trento, Luca Dolce, 33 anni domiciliato a Civezzano, Roberto Bottamedi, 28 anni di Trento, Giulio Berdusco, 32 anni domiciliato a Rovereto, Agnese Trentin, 31 anni domiciliata a Bosco di Civezzano, e Nicola Briganti, 44 anni originario del Salento mentre Marie Antonia Sacha Beranek, 34 anni originaria di Taranto, è agli arresti domiciliari nella sua casa di Rovereto. (qui maggiori dettagli sull’operazione)

A tutti sono stati contestati i reati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico,  danneggiamento, possesso e fabbricazione di documenti falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.

Se tutte le accuse fossero provate i 7 rischiano dai 20 ai 30 anni di galera.

Pesanti le accuse: associazione con finalità di terrorismo, possesso e fabbricazione di documenti falsi, fabbricazione, detenzione e porto d’armi ed esplosivi, atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici.

Come dicevamo quasi tutti gli arrestati erano vecchie conoscenze delle forze dell’ordine.

Luca Dolce, (foto)  Roberto Bottamedi,  Giulio Berdusco erano già stati protagonisti a turno di aggressioni e devastazioni.

Come nel 2010 dove i 3 furono arrestati dopo il famoso blitz con vernice e fumogeni a Sociologia, dov’era in corso una conferenza tenuta da alcuni ufficiali dei carabinieri e imperniata sulle missioni di pace all’estero.

Gli stessi insieme ad altri anarchici sono stati anche i protagonisti dell’aggressione a Vittorio Bridi, il vicepresidente del consiglio comunale in quota lega che fu preso a calci e pugni.

Per il consigliere leghista c’era stato bisogno di ricorrere al pronto soccorso che aveva emesso una prognosi di 10 giorni per la guarigione delle ferite.

I cinque anarchici avevano anche pesantemente offeso Bridi e alcuni gli avevano sputato in viso. Gli imputati sono stati assolti per le lesioni e per le ingiurie, reato che il governo Renzi ha depenalizzato, ma sono stati condannati a due mesi per le minacce, con pena sospesa per tutti ad eccezione di Dolce e Berdusco che erano pieni zeppi di precedenti. 

Alla fine gli imputati sono stati condannati anche al risarcimento di 5 mila euro nei confronti di Bridi e ha pagare le spese di costituzione di parte civile, pari a 2mila euro.

Il 30 maggio del 2016 sono stati protagonisti anche dell’ occupazione scattata  prima dell’arrivo del premier Renzi al festival dello economia.

In quel frangente furono condannati Roberto Bottamedi e Giulio Berlusco.

Ad Agnese Trentin,  Roberto Bottamedi, Giulio Berdusco e Luca Dolce furono contestati anche 100 mila euro di danni  per la contestazione  No Tav  a Mattarello

Poi sempre gli stessi  furono protagonisti dell’occupazione per una notte e un giorno della palazzina Liberty di piazza Dante. La struttura venne occupata  per protestare contro il decreto sicurezza del governo. Anche in quel caso arrivò la condanna del giudice di Trento Marco La Ganga con la reclusione a due mesi per invasione di edificio.

Questa è solo una parte della lista dei precedenti degli arrestati che come risulta dalle registrazioni ambientali «erano pronti ad uccidere»

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