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Politica

PD Trentino. Eutanasia di un partito disperato

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Democristiani.

Quando si pensa al PD trentino, non si può fare a meno di pensare ai democristiani.

Il suicidio è nato da lì.

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Crolla la DC sulla bavella di Forlani e gli sfrugni delegati al povero Citaristi, viene sostituita da un partito di plastica e di tangentari “a loro insaputa” e i locali di centro che fanno?

Per non perdere la seggiola e l’abitudine a comandare che “è meglio che fottere” si inventano di essere di sinistra e si fanno rieleggere. Nel PD.

È la storia politica degli ultimi 30 anni in Trentino, spazzata via il 21 ottobre del 2018 dove un Golia stanco e disperato è diventato un piccolo Davide.

Ma l’abitudine resta uguale, spartizione di cariche e careghe, a dispetto di competenza e meritocrazia, attendismo prudente quando il Trentino necessita di intraprendenza e idee, o scelte assurde, come il Mart a Rovereto e il quartiere delle Albere, due enormi scolapasta che svuotano risorse dai loro mille buchi (confidiamo in Sgarbi, almeno non è stato chiamato per rendita di posizione).

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E sempre nel segno della continuità è il galleggiamento dei trombati, se da Roma eletti in Provincia, se uccellati in Provincia messi in qualche Presidenza, e la storia della sinistra trentina continua.

Ora, è ovvio che quando il popolo è sazio delle alchimie politiche non gli frega nulla, ma in questi ultimi anni di amministrazione provinciale a guida PD, la fame c’era.

Lasciando stare la crisi generale, si poteva almeno tentare di colmare il gap con Bolzano, che ci distanzia anni luce con un Pil basato su scelte innovative, coesione territoriale e identitaria, e leggi efficaci a sostegno dei residenti.

In poche parole quello che avrebbe dovuto fare il Patt molto tempo fa insomma, e che invece ha scelto l’abbraccio mortale con il PD.

Ma la peggiore delle abitudini è quella che ha fatto crollare il tempio: la cronica distanza dal cittadino e le sue esigenze.

Per citare il politologo Cas Mudde questa classe dirigente autoreferenziale ha ristretto sempre di più il processo decisionale democratico, preoccupandosene ben poco e ripetendo che non esistono alternative.

Per tornale al nostro territorio, l’esigenza più sentita era la sicurezza, ma è stata bollata come un’ideologia populista irresponsabile e pericolosa, così come le proposte in merito pervenute dai cittadini.

Cittadini che chiedevano risposte efficaci sul degrado, sui furti, sulle prepotenze e l’impunità, sulla droga, iniziando a chiedersi se non erano proprio le politiche assistenziali prive di controlli a creare il problema.

E ai cittadini per tutta risposta venivano sciorinati dati che rappresentavano un’isola felice e priva di inconvenienti, quasi fossero stati copiati dal Lichtenstein.

Ma la vera fake news è stata quella di considerare l’allarme sicurezza una fake news, creata ad arte dai populisti.

A parte qualche torre d’avorio bastava girare casa per casa per scoprire una popolazione sfinita e umiliata da una presa di possesso del territorio da parte di persone che ti sputano ai piedi quando passi, che di derubano in casa, in macchina, per strada, che spacciano ovunque allargando i loro squallidi e letali obbiettivi ai nostri figli minori, che trattano le mogli come capre e riescono a modificare abitudini e tradizioni nei nostri istituti che non facevano male a nessuno se non simboleggiare la pace.

E che pur vezzeggiate e assistite in tutte le maniere,  non si integrano.

Non è che i trentini sono diventati tutti razzisti, stanno solo subendo un razzismo inverso da parte di chi disprezza chi li accoglie.

Il problema dei richiedenti asilo non c’entra nulla. È stata la sventurata gestione ecumenica del centro sinistra che ha minato una confort-zone creata con fatica e onestà.

Ora questa élite politica, fatta di «Ghezzi essere umano», di battaglioni di «Docenti Gender» al servizio della Sara Ferrari di Turno, di dirigenti del Cinformi aiutati dalla politica di centro sinistra,  priva di visioni e un po’ arrogante è stata mandata a spasso, qui come in tutto il Paese.

Come è facile immaginare è subito nata una opposizione basata solo sul tacciare la nuova classe dirigente di populismo e fascismo, facendo passare per devastanti e minacciose decisioni efficaci e sensate, non ottenendo altro se non colmare la distanza tra loro e l’elettorato.

Insomma, sempre peggio, gli unici che non hanno ancora capito che la sinistra rimarrà all‘opposizione per i prossimi 20 anni sono ancora loro; quelli che sono stati trombati dal consenso elettorale, e pure democraticamente.

Certo, qualcosa di buono il PD trentino lo ha fatto, soprattutto nell’ambito della cultura e delle imprese, e certamente le cose positive verranno portate avanti e perfezionate, correggendo per contro scelte infelici ai danni di strutture che funzionavano bene, staremo a vedere.

Ma la sinistra di qui, così poco umile, non è stata capace di ascoltare, e vivere in un’isola infelice.

Se le sinistre continueranno ad essere sorde e snobbare le esigenze di chi paga le tasse e le loro prebende, i populisti e i partiti che li hanno accolti governeranno mille anni nell’attesa che qualche «essere umano» lo diventi per davvero, magari con i Trentini invece che con il primo che capita.

Ma adesso chi lo dice a quei pochi rimasti che il PD non esiste più?

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Politica

Matteo Salvini a Bibbiano: «Giù le mani dai bambini»

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Ultima sfida, Bibbiano. Il centro blindato per la doppia manifestazione della Lega e delle Sardine.

Matteo Salvini e la candidata leghista per la Regione Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni, sul palco alle 18 in piazza della Repubblica, proprio di fianco al municipio ma senza nessun simbolo.

Sul palco, lo striscione: “Giù le mani dai bambini“, simbolo dell’iniziativa e siluro contro la sinistra che è stato lo slogan cantato dalla piazza insieme a Salvini verso il finale del comizio.

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Presenti quasi 3 mila persone (Bibbiano fa 10 mila persone) che hanno applaudito. Fra di loro molta commozione nel sentire le storie delle mamme di Bibbiano a cui hanno strappato i figli ingiustamente.

Sul palco anche la mamma del piccolo Tommy, il bambino di 18 mesi rapito e assassinato a colpi di vanga nel 2006, per il quale sono stati condannati Antonella Conserva e Mario Alessi.

La donna condannata a 24 anni ha già ottenuto dei permessi premio ed è libera di girare nel luogo dove è avvenuto l’omicidio. La mamma di Tommy sul palco ha chiesto maggiore giustizia fra gli applausi della piazza.

Sul palco si sono alternati, moderati dall’ex ministra della Famiglia Alessandra Locatelli, alcuni genitori ai quali i servizi sociali della Val d’Enza hanno tolto i figli.

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Accanto a loro il leader della lega. Sotto il palco diversi cartelli contro la magistratura e a favore della famiglia “uomo-donna”.

«Voglio l’Italia unita nella lotta contro la droga, quartiere per quartiere, giardinetto per giardinetto, scuola per scuola, senza se e senza ma. Con le buone o con le cattive gli spacciatori vanno cancellati dalla faccia di questo Paese»ha detto Salvini prima di dare la parola alle mamme di Bibbiano che hanno raccontato le loro storie fatte di soprusi e allontanamenti illegittimi dell’operazione angeli e demoni

“Dobbiamo rivedere la legge sull’affido condiviso: mamma e papa’ possono litigare ma i bambini devono rimanere con le famiglie”. Cosi’ Matteo Salvini chiudendo la manifestazione in piazza a Bibbiano. “Massimo rispetto per quelle case famiglie che aiutano sul serio i bambini, massimo disprezzo per quelle strutture che sui bambini hanno fatto i soldi. Viva Bibbiano e sappiate che sono pronto a dare la vita per riportare a casa questi bambini. Giu’ le mani dai bambini”. 

“Ci sono oltre 26mila bimbi lontani, spesso per motivi giustificati. Ma se ce ne fosse solo uno lontano da mamma e papa’ senza motivo allora è dovere di un popolo civile riportarlo a casa”.

 

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Politica

Porte aperte in Consiglio regionale con il concerto per De Gasperi e Lubich

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Sabato 25 gennaio le porte del Consiglio regionale si apriranno alla cittadinanza in occasione di un concerto che chiude simbolicamente la giornata che vedrà il Presidente Mattarella protagonista a Trento e che vedrà ricordate le figure di Chiara Lubich e Alcide De Gasperi.

E il Presidente del Consiglio regionale, Roberto Paccher, ha voluto raccogliere la proposta del presidente del Coro del Noce, Paolo Magagnotti, di rendere omaggio allo Statista con un evento durante il quale ne verrà idealmente ripercorsa la vita politica, attraverso i canti della tradizione e il racconto per immagini della vita del padre dell’Autonomia trentina.

Madrina del coro e dell’intera serata, Maria Romana De Gasperi, che sarà presente dopo aver inaugurato, insieme al presidente Mattarella, lo spazio De Gasperi a Palazzo Thun.

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A partire dalle 20.30, il concerto avrà luogo nella Sala di Rappresentanza, il grande spazio progettato da Adalberto Libera e da pochissimo restaurato e messo a disposizione della cittadinanza.

Siamo orgogliosi – ha detto Paccherdi poter ospitare un evento così significativo nel Palazzo che racchiude in sé la storia della nostra Autonomia ed è la casa di tutti i cittadini. Questo concerto è una occasione per riscoprire in modo diverso il percorso di un uomo che ha permesso la rinascita della nostra terra e dobbiamo far sì che siano soprattutto i più giovani a poterne scoprire il valore”.

Le istituzioni hanno il dovere di organizzare momenti come questo, dove la nostra storia e le nostre tradizioni possono essere raccontate, dando vita a eventi che diventano occasione di arricchimento culturale e possono far nascere un dibattito costruttivo”.

L’Assessore regionale Claudio Cia,  che si è fatto portavoce della richiesta del Coro del Noce di poter dare vita a questo momento particolare, ha voluto rimarcare l’importanza di De Gasperi come uomo sotto il profilo politico, ma anche religioso e umano: “L’occasione della giornata in cui il Presidente Mattarella ricorderà Chiara Lubich e Alcide De Gasperi a Trento, ci permette  di riflettere anche su un altro aspetto del grande statista trentino, spesso sottovalutato: quello spirituale. De Gasperi è stato un uomo di grande fede e per capire il suo agire politico occorre pensare anche a questo aspetto”.

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Claudio Cia ha voluto anche lanciare l’idea di un collaborazione con il Museo Storico Trentino per la casa di De Gasperi in Val di Sella, un luogo della memoria molto amato da Alcide.

Il Presidente del Coro del Noce, Paolo Magagnotti, ha sottolineato il ruolo di Maria Romana De Gasperi come madrina della formazione mista e ha ricordato l’importanza della figlia dello Statista nel processo di conoscenza dell’opera del padre.

Il Concerto ripercorrerà – ha spiegato Magagnotti – la vita di De Gasperi attraverso le immagini che saranno proiettate su di un maxi schermo, mentre il coro ne accompagnerà la visione con i canti legati a momenti particolari del suo percorso.

Così, per esempio, mentre si vede De Gasperi chiuso in cella, il Coro intonerà “Addio Montagna”, oppure, mentre le immagini mostreranno la giovinezza a Innsbruck del politico trentino, si potrà ascoltare “Vienna Vienna”.

Il Coro del Noce – Nato ben 41 anni fa come Coro misto, il Coro del Noce prende il suo nome da fiume che percorre la val di Sole in tutta la sua estensione.

Una realtà che nel tempo si è affermata nel panorama regionale e nazionale con progetti volti al recupero sia dei canti di montagna sia a sonorità legate a momenti particolari della storia trentina, come l’emigrazione.

Nel titolo e sotto le interviste a Roberto Paccher e Claudio Cia

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Politica

«Voltaggabana»: nella classifica Conzatti supera Bottamedi. Pergher astro nascente

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È normalità che quando si entra nel periodo elettorale personaggi politici di secondo piano diventino vittime di un frenetico attivismo facendo di tutto per conquistare una visibilità che in altro periodo non avrebbero.

Uno degli esempi è Donatella Conzatti che sta sgomitando per mettersi in evidenza nel tentativo di trovare uno spazio tra l’armata Brancaleone formata dalle 11 liste che sostengono Ianeselli.

Dopo essere passata da Comunità Civica a Scelta Civica di Mario Monti, per traslocare poi all’Unione per il Trentino (UPT) tradita per trasferirsi in Alternativa Popolare di Angelino Alfano, Conzatti è tornata in Scelta Civica, per andare poi a far parte di Noi con l’Italia-UDC, approdando infine nella lista di Civica Popolare del ministro Lorenzin

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Ma non è ancora finita. Alle elezioni politiche del 2018 la Conzatti aderisce a Forza Italia con la quale, grazie ai voti della Lega, viene eletta senatrice. Poi decide di tradire il mandato elettorale per convolare a nozze con Italia Viva di Matteo Renzi.

Dopo questo percorso fatto di ben 9 salti della quaglia l'”affidabilità” politica di Donatella Conzatti è cosa certa e Ianeselli la può considerare tranquillamente un alleato del quale potersi fidare.

Qualche riflessione va fatta anche sulla candidatura con Forza Italia.

Di certo il curriculum della Conzatti non è quello di un politico di centro destra, ma allora perché ha accettato la candidatura?

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Non è che possa essere stata una scelta di comodo col l’obiettivo di facilitare quello che era il suo antagonista Tiziano Mellarini che fu il suo successore alla segreteria dell’Upt?

In questi giorni Donatella Conzatti è impegnata a far nascere una creatura con due teste o meglio due simboli: quello di Italia Viva affiancato da quello di #In Movimento di Andrea Robol rimasto isolato dopo la virata all’estrema sinistra del Patt.

Non solo, ma per uscire dall’agiato anonimato del Senato dov’è capogruppo di Italia Viva della Commissione Finanze, Donatella Conzatti ne ha pensato un’altra ed ha messo nel mirino il Festival di Sanremo.

L’iniziativa più recente è quella di scrivere alla Rai per chiedere l’esclusione del rapper Junior Cally accusato di inneggiare alla violenza di genere.

Precedentemente era intervenuta a favore della partecipazione della giornalista Rula Jebreal quale super retribuito ospite dello stesso festival.

Di certo alla Rai le lettere della Conzatti saranno tenute nella massima considerazione, ma intanto c’è sempre un giornale amico disposto a fare da cassa di risonanza e la visibilità è assicurata.

Ma Ianeselli farà decisamente meglio a selezionare con attenzione prima ancora degli alleati, le persone delle quali fidarsi.

Ma la «coerente» Conzatti è comunque in buona compagnia anche se con l’ultimo cambio di partito è balzata da sola in testa alla speciale classifica di quelli che nel gergo politico vengono chiamati «Voltagabbana» con l’iscrizione a ben 9 partiti.

Al secondo posto rimane saldamente Manuela Bottamedi, ritiratasi dalla scena politica. La ex consigliera provinciale in 7 anni ha cambiato sette partiti.

Tra gli astri nascenti specialisti nel salto della quaglia segnaliamo Roberto Pergher, medico dipendente dell’azienda sanitaria che ha criticato fortemente l’assessore Stefania Segnana che aveva sostenuto a tamburo battente nelle elezioni provinciali del 2018.

Pergher in soli 2 anni è passato da Civica Trentina ad Agire per il Trentino, a Forza Italia, alla Lega, e pochi giorni fa ha dichiarato di sostenere il PATT alleato con l’estrema sinistra alle prossime elezioni comunali del 3 maggio.

Di lui si ricorda soprattutto la locandina diffusa a suo sostegno sui social che pubblicava la data delle elezioni sbagliata. Cosa mai successa in Trentino

Se il buongiorno si vede dal mattino per lui, nella speciale classifica dei politici «coerenti», un futuro è assicurato. 

 

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