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Piana Rotaliana

Con l’associazione La Venta per un viaggio nel cuore della Terra

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“Nel Cuore della Terra – 25 Anni di Esplorazioni” è il titolo dell’incontro in programma sabato prossimo, 23 febbraio, alle 20.30 nella sede della Sat di San Michele all’Adige.

Sarà un viaggio entusiasmante dalle grotte tropicali del centro America e delle Filippine ai ghiacciai della Patagonia, dai deserti di sale dell’Iran alle quarziti del Venezuela, dalle fredde grotte dell’Uzbekistan all’inferno di Naica, la grotta dei cristalli giganti.

La serata, organizzata dall’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche in collaborazione con la Sat, porterà alla scoperta dei principali progetti esplorativi e di ricerca geografico-speleologica di questo team italiano che da oltre 25 anni si occupa proprio di esplorazioni nelle aree più remote del Pianeta.

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Alle soglie del terzo millennio parlare di “esplorazione geografica”, in un mondo dove l’espansione umana e la documentazione satellitare sembrano aver messo sotto controllo ogni lembo di natura, può sembrare fuori luogo. Ma non è così.

Come evidenzia l’associazione, infatti, “c’è ancora molto da scoprire nelle regioni più remote della superficie terrestre, e moltissimo al di sotto di essa, dove si stendono ancora quasi inesplorate le Terre della Notte”.

Le Terre della Notte, in queste ricerche, sono parte integrante di un territorio, ne sono la faccia nascosta e rappresentano l’ultima frontiera dell’esplorazione terrestre.

La divulgazione dei risultati delle ricerche è il complemento indispensabile di ogni esplorazione ed è il motivo per cui La Venta dedica particolare attenzione alla qualità della ricerca e della pubblicazione scientifica, alla tutela e documentazione di questi ambienti straordinari.

Questo ha consentito di raggiungere risultati di risonanza internazionale per il notevole impatto mediatico e scientifico, che hanno fatto conoscere e apprezzare La Venta in tutto il mondo non solo grazie alle pubblicazioni e ai filmati, ma anche attraverso importanti collaborazioni a vario titolo con governi, università, istituzioni e organizzazioni scientifiche e culturali.

Proprio per questo l’attività principale dei progetti di ricerca portati avanti da La Venta è la documentazione geografica, non solo delle grotte esplorate, ma anche della loro relazione fisica e culturale con l’ambiente in cui si inseriscono.

I ricercatori del team La Venta fanno speleologia in modo geografico, cercando di capirne gli aspetti archeologici, storici, antropologici, fisici. Sabato sera sarà l’occasione per entrare in contatto con mondi tanto affascinanti quanto spesso sconosciuti.

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Piana Rotaliana

Chiara De Vescovi nominata vicepresidente della Cassa Rurale Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra

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Chiara De Vescovi subentra a Dario Piffer, prematuramente scomparso alla fine dello scorso gennaio.

Chiara De Vescovi è la nuova vicepresidente della Cassa Rurale Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra. E’ stata nominata durante la riunione del consiglio di amministrazione presieduto da Ermanno Villotti.

Avvocato di professione, subentra a Dario Piffer, mancato prematuramente lo scorso gennaio. “La scelta – osservano i vertici dell’istituto di credito cooperativo – ha inteso valorizzare la competenza dimostrata da Chiara De Vescovi nei suoi anni trascorsi all’interno del consiglio di amministrazione”. Abilitata all’attività forense dal 2006, da una decina di anni è titolare di studio legale in materia civile a Mezzocorona.

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Nel mondo del credito cooperativo, per due mandati (dal 2011 al 2017) è stata consigliera della Cassa Rurale di Mezzocorona. Concretizzata la fusione con la Cassa Rurale Lavis-Valle di Cembra, dal 2017 è nel consiglio di amministrazione della neonata Cassa Rurale Lavis – Mezzocorona – Valle di Cembra. Inoltre, dal 2016 fa parte del board di Asia (Azienda Speciale Igiene Ambientale).

Durante la riunione del consiglio di amministrazione è stato rivolto un pensiero alla memoria di Dario Piffer, vicepresidente impegnato nel suo secondo mandato all’interno degli organi sociali dell’istituto di credito cooperativo. “Il suo impegno – è stato ricordato – era indirizzato alla crescita della Cassa Rurale, realtà del credito fortemente radicata nel tessuto sociale ed economico delle molte zone dove opera nella quotidianità. Dario rimarrà per noi un esempio di dedizione all’incarico che gli era stato assegnato dai soci e di considerevole senso di appartenenza alla struttura”.

Ricordiamo che, l’assemblea annuale dei soci della Cassa Rurale Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra, è in calendario venerdì 3 maggio con inizio alle ore 18 al PalaRotari di Mezzocorona, da alcuni anni tradizionale ambientazione di questo appuntamento.

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Piana Rotaliana

A Lavis si distribuisce il compost per utenze domestiche

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Sabato prossimo, 30 marzo, al Centro Raccolta di via Di Vittorio 84 a Lavis sarà possibile ritirare del compost per la cura di orti e giardini. (altro…)

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Piana Rotaliana

Castelli e signorie rurali in età medievale: a Mezzolombardo ne parlano Walter Landi e Marco Bettotti

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Giovedi sera nella sala Spaur di Mezzolombardo due ospiti d’eccezione: Walter Landi e Marco Bettotti.

Walter Landi è archivista e docente di Diplomatica  presso la Scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Bolzano. È considerato uno dei maggiori esperti dell’area tirolese in epoca medievale.

Marco Bertotti è dottore di ricerca in storia sociale europea e uno dei maggiori esperti di aristocrazia trentina.

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A fare da mediatore agli interventi dei due esperti, Italo Franceschini, responsabile della Biblioteca San Bernardino di Trento.

Il tema della serata riguarda castelli, signori e sudditi: conversazione sulla signoria rurale. Innanzitutto viene spiegato cosa si intende per signoria rurale.

Si parla di signoria rurale quando viene meno il potere dell’autorità statale. I proprietari delle corti prendono piede al tal punto da assumere un potere giuridico-amministrativo sul territorio circostante.

Una signoria rurale diventa in questo modo signoria territoriale. In Trentino questo tipo di signoria si sviluppò nei primi del ‘300 e rimase in vigore fino all’800.

Questo controllo totale sul territorio avveniva con il benestare del vescovo. Il vescovo di Trento era costretto a pagare, e in base alla somma versata si assoggettava parte del castello.

Questa somma era fondamentale per avere voce in capitolo nella gestione del territorio, ma soprattutto per avere un luogo sicuro dove ripararsi in caso di minacce.

Nel 1173 il vescovo di Trento acquistò il castello di Stenico da Bozzone di Stenico, che rimase comunque nell’abitazione, ma ebbe l’obbligo di tenerla aperto al vescovo per qualsiasi necessità.

La situazione signorile trentina era molto diversa rispetto alle altre realtà della Penisola Italica. In Trentino le signorie erano prevalentemente rurali.

Coloro che arrivavano a gestire territori diventavano signorie territoriali. Questo processo non vedrà mai dei cambiamenti fino all’800.

Nel resto della penisola, soprattutto nell’Italia centrale, la nascita dei comuni fece inurbanizzare le signorie. Abbandonavano il contesto rurale e territoriale di una piccola comunità per avere un controllo puramente cittadino.

Tendenzialmente cambiò anche l’abitazione: dal castello si passò al palazzo.

Piccole forme di questo tipo di vita si ebbero nel Trentino meridionale, dove era forte l’influsso dell’area padana rispetto all’area alpina. Rimase comunque un piccolo fenomeno che non mutò il contesto delle signorie.

Particolare fu la situazione della Famiglia Thun. Fu una signoria territoriale perché ebbe la giurisdizione sulla Val di Non e sulla Val di Rabbi, ma fu allo stesso tempo una signoria rurale perché si occupò della gestione di terre fra Tuenetto e Masi di Vigo.

L’intreccio delle varie forme di signoria riguardava come la famiglia gestiva il territorio.

Esistevano signorie che si dedicavano interamente al contesto agricolo, altre che decidevano di intraprende esclusivamente il percorso di comando del territorio, o altre ancora che intrecciavano entrambe le mansioni.

I castelli sono nati esclusivamente come luoghi di difesa. Si possono dividere in castelli di prima e di seconda generazione.

I castelli di prima generazione erano gestiti direttamente dal potere centrale (il Re o il vescovo) e servivano principalmente come luogo sicuro in caso di difesa.

Questo sistema durò fino all’età Carolingia (anno 1000 circa). Successivamente iniziarono a sorgere i castelli di seconda generazione, costruiti dai grandi ufficiali del Regno (marchesi, conti, abati) che finirono per comandare il territorio circostante, prendendo il posto dell’autorità centrale.

La gestione non avveniva solo in grande, ma iniziò una capillare organizzazione del sistema interno con tutta una serie di servi e vassalli.

Il castello diventò al suo interno una piccola comunità sotto il dominio della signoria.

Il potere dominante della signoria sul territorio circostante soffocò le piccole realtà rurali che vennero vessate e private delle risorse.

Dal ‘200 iniziarono delle politiche di colonizzazione delle zone di media-alta montagna che andarono ad intaccare i delicati equilibri fra le comunità montane.

I signori crearono delle assemblee della comunità per accordarsi con i contadini per lo sfruttamento delle risorse. L’accordo era molto semplice: il signore decideva e il contadino obbediva.

Il rapporto fra contadino e signoria poteva essere “diretto” come in questo caso oppure subdolo. Molto spesso i nobili mandavano i figli illegittimi a vivere nella comunità rurale cercando di farsi eleggere in posizioni di potere.

In questo caso la signoria aveva il pieno controllo sull’assemblea e sul paese stesso.

Le signorie iniziarono uno sfruttamento spietato delle risorse. Si andava dal legname, alla caccia e alla pesca.

Le materie prime non sempre servivano solo per la sussistenza, ma molto spesso venivano vendute per accrescere il potere economico, mettendo in ginocchio le popolazioni locali.

Gli stessi abitanti, senza più risorse, erano costretti a chiedere lavoro al proprietario del castello e finivano con il diventare vassalli.

Le signorie cercavano di “ripulirsi l’immagine” con la costruzione di chiese e facendo opere benefiche per la comunità. Tutto questo non bastava.

La spiegazione molto ricca e precisa dei due esperti ha permesso di avere una visione molto chiara del contesto signorile trentino in età medievale.

Fondamentale la mediazione di Italo Franceschini che ha reso ancor più limpidi molti passaggi storici non sempre d’immediata comprensione.

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