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Trento

Paccher (Lega Trentino): «Consiglio a Ghezzi di studiare il regolamento»

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Ieri nella prima riunione della Giunta delle elezioni  si sono trattati i temi legati alle cause di possibile ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri eletti lo scorso 21 ottobre.

La questione più nota, oltre ad altre posizioni (sette in totale) è quella del governatore Maurizio Fugatti.

La magistratura sta verificando infatti se poteva candidarsi rivestendo nello stesso momento il ruolo di sottosegretario alla salute nel governo Conte.

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La prassi, dopo l’insediamento di ogni governo, è quella di controllare che i consiglieri provinciali presenti in società o associazioni non beneficino di finanziamenti pubblici.

È stata una prima riunione incandescente dove il presidente Paccher ha deciso di seguire il regolamento, in particolare l’articolo 48 che spiega chiaramente al punto 1 che «le sedute della commissione non sono pubbliche» e dove (punto 2) la stessa commissione «può decidere a quali dei suoi lavori ammettere gli organi di stampa che ne facciano precisa richiesta»

Proprio per seguire il regolamento lo stesso Paccher ha chiesto che il giornalista del Consiglio evitasse un comunicato stampa sulla riunione.

La scelta di seguire il regolamento, e non se ne capisce il motivo, non è stata digerita dal consigliere Paolo Ghezzi che ha chiesto al presidente più volte il perché di tali «ragioni di riservatezza” attaccandolo su un media locale.

«Ghezzi travisa le parole si legga il regolamento e in particolare l’articolo 48 ha spiegato a caldo dopo la riunione Paccher, che poi ha punzecchiato l’ex direttore dell’Adige dichiarando che: «Nutro la sicurezza che tutta la categoria dei giornalisti sia corretta, ma certo che, vedendo i comportamenti di Ghezzi, qualche dubbio che non sia così mi viene, ma so bene che gli altri giornalisti non sono come lui e che quindi posso fidarmi»

Non si è fatta attendere la replica ufficiale di Paccher a Ghezzi: «In merito alle dichiarazioni pubblicate sulla stampa locale nella giornata di oggi, – si legge nella nota di Paccher –  ritengo che siano necessarie delle precisazioni su circostanze che sono state riportate dai giornalisti in modo fuorviante. Innanzitutto, tengo a ricordare sopratutto al Consigliere Paolo Ghezzi che ai sensi del regolamento interno del Consiglio provinciale le sedute delle commissioni – e quindi anche della Giunta per le elezioni – non sono pubbliche. Per questo motivo, come è nelle mie facoltà, ho scelto di non procedere al rilascio di dichiarazioni riguardo ai casi specifici che sono stati discussi durante l’ultima riunione».

Il presidente offre anche delle spiegazioni per la sua scelta legittima e sostenuta dal regolamento: «Tali dichiarazioni avrebbero potuto andare a ledere l’immagine di persone la cui elezione è sottoposta a un controllo che è, allo stato attuale, puramente di prassi. A tal proposito,  – aggiunge – è bene ricordare che l’incompatibilità è quella situazione che si viene a creare quando un medesimo soggetto ricopre al contempo due o più cariche, che l’ordinamento determina come confliggenti, imponendo quindi una scelta. Ritengo che, nel ruolo di Presidente della Giunta delle elezioni, sia mio dovere trovare il giusto bilanciamento tra la tutela della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione e la salvaguardia del diritto alla riservatezza delle parti coinvolte. Tenendo a mente la mera formalità delle verifiche in atto, che ripeto ancora una volta sono allo stato dei fatti un semplice atto dovuto, ho ritenuto di assolvere al meglio il mio compito propendendo per salvaguardare la riservatezza dei Consiglieri coinvolti. Da questa scelta, volta al rispetto e alla salvaguardia di una figura fondamentale nel sistema democratico provinciale, quale è quella del Consigliere provinciale, sono state create da alcuni soggetti – che ancora non hanno capito il loro ruolo istituzionale – polemiche sterili che ottengono come unico scopo quello di ridicolizzare l’Istituzione che rappresentiamo. Un comportamento certamente non consono e irrispettoso non solo della carica dei consiglieri coinvolti, non solo dell’intera assemblea ma in particolar modo dell’incarico che i cittadini hanno affidato a loro. Difatti sembra inopportuno che chi non conosce il regolamento intervenga su questioni così tecniche, sostenendo gravi inesattezze. Concludo quindi invitando il Consigliere Paolo Ghezzi a leggere attentamente il regolamento interno del Consiglio provinciale»

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Trento

La Giunta a Levico per visitare il camping più grande della regione

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A Levico è presente il più grande camping dell’intera regione, in grado di accogliere oltre 2.000 turisti.

Si tratta del Camping Village Lago di Levico, una realtà imprenditoriale importante per l’economia della Valsugana, tanto che al suo interno operano in maniera diretta e indiretta circa 350 persone.

“E’ compito della politica sostenere le imprese che con impegno valorizzano il territorio nel quale si inseriscono e fanno crescere l’economia locale anche attraverso l’indotto.” Ha evidenziato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, al termine della visita compiuta con l’assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli, la collega di Giunta con delega alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana e il consigliere provinciale della Valsugana, nonché presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher.

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Trento

Vita Trentina contro Matteo Salvini: la faziosità del settimanale cattolico che non rappresenta i valori della chiesa

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Il direttore di Vita Trentina, Diego Andreatta, dovrebbe essere molto molto prudente quando parla di politica.

Per almeno due motivi.

Il primo e più importante è che dirige un settimanale cattolico, che, come tale, dovrebbe entrare nella faziosità della politica il meno possibile; o meglio, dovrebbe farlo solo quando sono in gioco valori fondamentali, che precedono la politica stessa.

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Il secondo, meno importante, è che Andreatta è pur sempre il fratello dell’attuale sindaco della città, Alessandro, con tessera PD: mostrare pubblicamente una smaccata predilezione per il partito in cui milita il fratello non è segno di quell’imparzialità che sarebbe richiesta da un certo ruolo.

Ebbene, anche l’ultimo editoriale di Diego Andreatta, “Non è solo crisi di governo”, entra a gamba tesa nell’attualità politica, lasciando ancora una volta l’amaro in bocca al lettore cattolico meno politicizzato, o a quello che vorrebbe trovare, sul settimanale diocesano, altro rispetto a Repubblica o ai media evidentemente schierati.

Infatti il direttore di Vita Trentina approfitta della crisi di governo per una intemerata contro Matteo Salvini e la Lega: nessuna lucidità, nessuna concessione all’ “avversario”, solo una denigrazione sistematica verso le leggi sull’immigrazione, il sovranismo, l’uso del rosario ecc…

Un solo colpevole da additare come male assoluto dell’Italia: Matteo Salvini.

Ora verrebbe da chiedere a Diego Andretta, evidentemente fan di un nuovo governo giallo rosso: e le posizioni morali dei 5S e del Pd?

Per la Chiesa cattolica il sostegno all’aborto, all’utero in affitto, all’eutanasia, alla droga libera, ai cosiddetti “matrimoni” gay (propri di gran parte di questi due partiti e non della Lega!), sono peccati davvero gravi! E non solo peccati personali, ma anche sociali!

Infatti mentre le leggi sulla sicurezza possono essere opinabili (ma quelle leghiste non sono più dure di quelle tedesche o francesi), e non esiste alcun divieto morale a difendere i propri confini, la propria casa, la propria famiglia, le leggi che permettono l’uccisione di una vita innocente o la disgregazione della famiglia sono, per un credente, sempre e soltanto inique.

Come mai Vita Trentina appare tanto perentoria quando deve attaccare Salvini, ma tanto afona quando in gioco sono questi principi non negoziabili?

Perchè Andreatta condanna il rosario di Salvini, ma non ricorda i gesti blasfemi di Beppe Grillo, che arrivò a dare ai suoi adepti, in pasto, il “corpo di Grillo”?

Come mai dimentica l’uso strumentale dei segni religiosi fatto da molti deputati eletti come “cattolici”, ma non certo esemplari, come Pierferdinando Casini?

Come mai dimentica i continui riferimenti strumentali al Vangelo fatti da Maria Elena Boschi e da Matteo Renzi, in un recente passato?

Perchè tace quando il rosario, il crocifisso o statue della Vergine vengono trattati in modo sacrilego, con offse indicibili, in quei Gay pride così spesso promossi e sostenuti da PD e 5S?

Inevitabile notare che il direttore Andreatta ricorda e nota solo ciò che serve a giustificare la sua visione partitica.

Lui vota Pd, e vuole l’alleanza con 5 stelle: buon per lui, ma il settimanale di una diocesi non è il luogo più opportuno per dirlo, cercando pseudo giustificazioni religiose. Forse anche il suo vescovo dovrebbe accorgersene

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Trento

Nei «Lea» aggiunti i dispositivi flash per il controllo del diabete

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Entra a regime come prestazione aggiuntiva l’erogazione dei dispositivi flash per la registrazione e il monitoraggio del glucosio.

Con una deliberazione proposta dall’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, la Giunta provinciale ha infatti inserito nei Lea aggiuntivi – Livelli essenziali di assistenza aggiuntivi – l’erogazione di questi dispositivi che consentono, ai pazienti diabetici impegnati nell’autogestione della propria patologia, di controllare il diabete non più solo con il pungidito, ma anche tramite contatto dermico.

“Il nostro obiettivo è sicuramente quello di migliorare la qualità di vita per i pazienti – commenta l’assessore Segnana – durante la fase di sperimentazione, durata due anni, si è potuto notare un buon livello di soddisfazione da parte delle oltre 450 persone coinvolte, soprattutto abbiamo riscontrato benefici nella fascia pediatrica”.

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E proprio martedì 27 agosto, presso il Dipartimento salute, l’assessore Segnana incontrerà la Commissione provinciale per le attività diabetologiche, formata dalle Associazioni più rappresentative dei pazienti diabetici, alle quali lo scorso luglio erano stati presentati i primi risultati positivi del progetto sperimentale.

In base alle nuove disposizione, le persone iscritte all’anagrafe sanitaria provinciale, residenti in Trentino e affetti da diabete mellito di tipo 1 e 2 in trattamento insulinico intensivo (ovvero definito come almeno 3 iniezioni al giorno e che necessiti di almeno 4 controlli al giorno) hanno diritto gratuitamente ai nuovi dispositivi medici per la misurazione del glucosio tramite sensore e lettore, previa verifica della presenza dei requisiti di appropriatezza.

Per riceverlo non è necessaria alcune domanda, poiché la prescrizione è effettuata a cura del Centro di diabetologia pediatrica e dai Centri/Ambulatori diabetologici dell’Azienda Provinciale per i servizi sanitari che si occupano anche di erogare il dispositivo e di illustrare al paziente l’utilizzo al momento della prima applicazione.

La sperimentazione era iniziata nel 2017, con l’autorizzazione all’Azienda sanitaria da parte della Giunta provinciale: nel corso del tempo sono stati coinvolti pazienti diabetici, a partire dai 4 anni di età, in trattamento insulinico intensivo.

La sperimentazione è proseguita per quasi due anni su 455 persone con diabete mellito di tipo 1 e 2 (294 adulti e 161 bambini e ragazzi).

L’età media dei pazienti arruolati dai Centri diabetologici di riferimento è stata di 46,8 anni per gli adulti e di 16 anni per i minori.

Lo strumento utilizzato per la sperimentazione è costituito da un sensore che misura glucosio e glicemia; non si tratta di un tecnologia sostitutiva della metodologia tradizionale, ma integrativa che consente di ridurre la frequenza dei controlli quotidiani.

Nei pazienti, adulti e minori, seguiti dai Centri diabetologici di riferimento, il numero medio dei prelievi capillari è passato da un 4,9 a 1,7 al giorno.

Tra i benefici riscontrati in particolare nella fascia di età pediatrica, sicuramente vi sono il controllo glicemico effettuato durante l’orario scolastico e la permanenza a scuola dei bambini e dei ragazzi: l’utilizzo del sensore abbassa infatti il livello di ansia nei bambini, aumenta il senso di responsabilità e di autonomia richiedendo minor coinvolgimento da parte dell’insegnante. Strategica risulta anche la possibilità di trasmissione dei dati rilevati ai genitori attraverso l’apposita App che consente loro di modificare l’eventuale dosaggio corretto dell’insulina da somministrare.

Lo studio condotto ha evidenziato una buona accettabilità del dispositivo, tanto che solo il 4,4% dei pazienti coinvolti (pari a 20 unità) ha interrotto l’utilizzo del sensore.

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