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Valsugana e Primiero

Rapina in casa a Caldonazzo, coppia settantenne minacciata con la pistola

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Era domenica sera quando, nell’appartamento di Ottorino Pompermaier a Caldonazzo si sono introdotti due ladri armati, uno dei due incappucciato.

Il signor Pompermaier, ex lavoratore edile, è riuscito a mettere in fuga i malviventi, grazie alla sua fermezza e alla sua prontezza fisica.

Il 76enne era in casa in compagnia della moglie: i due malintenzionati si sono introdotti attraverso la veranda, danneggiando anche alcuni vasi dei fiori, dopo avere staccato dall’esterno la corrente.

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Ottorino stava guardando la televisione mentre sua moglie si trovava nella stanza da bagno; si stava preparando per andare a letto ma all’uscita dal bagno si è trovata davanti uno dei due uomini, vestito completamente di nero, che la minacciava con uno spray rivelatosi poi innocuo.

Il marito invece, è stato colpito al capo con due colpi secchi con il calcio di una pistola, che gli hanno procurato una ferita importante, suturata poi dai sanitari con 5 punti.

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Ottorino ha però prontamente reagito sferrando un colpo all’addome del malvivente e correndo poi verso la cucina per armarsi di un coltello per difendere se stesso e la moglie.

Tale gesto ha messo in fuga i ladri che sono scappati senza lasciare tracce.

La moglie ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e sul luogo sono giunte diverse unità mobili e i sanitari che hanno prestato soccorso al Pompermaier.

Il rammarico del protagonista è non avere colpito il delinquente più in basso in modo da immobilizzarlo e renderne possibile l’identificazione.

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Valsugana e Primiero

Grande partecipazione a «PezoFest» di Levico Terme

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È un parco Asburgico di Levico Terme che piano piano sta rinascendo dopo la devastazione causata dal maltempo di fine ottobre e che sarà teatro nei prossimi mesi di numerosi eventi, uno fra tutti «Ortinparco» (qui articolo)

Lo scorso sabato 30 marzo una quarantina di persone, tra ragazzi e genitori, ha animato festosamente il Parco Asburgico di Levico Terme. 

Sì tratta della PezoFest, una giornata dedicata ai gruppi ministranti del Decanato di Levico (che comprende le parrocchie di Levico, Selva, Caldonazzo, Barco, Tenna, Centa e Calceranica) che si propone come obbiettivi quelli di i valori cristiani, la gioia dello stare insieme, l’attaccamento al proprio territorio e l’amore per il Servizio alla Comunità.

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È interamente una iniziativa partita dal Basso dichiarano gli organizzatori, i giovanissimi studenti Sara Pala, Gabriele Lacchin, Giacomo Bettucchi e Francesco Zadra.

Promotori e ideatori della giornata.

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Il nome PezoFest deriva dalla vicina chiesetta del Pezo, un edificio 700entesco che la giornata si proponeva di valorizzare, assieme al parco, che dopo gli ingenti danni subiti lo scorso ottobre sta rinascendo.

Il programma ha visto una visita guidata ai tesori artistici della chiesa di Levico, una caccia al tesoro nel centro storico con delle sfide alquanto originali e per finire picnic presso il parco Asburgico con momento di preghiera finale.

I numerosi partecipanti hanno potuto scrivere su dei biglietti delle intenzioni di preghiera che saranno affidate alle orazioni di alcune comunità di suore.

Gli ideatori dichiarano “Desideriamo ringraziare le molte persone senza le quali questa iniziativa sarebbe rimasto solo un progetto “: Il presidente dell’oratorio di Levico Antonio Vergot, che ha creduto e sostenuto l’iniziativa anche a livello burocratico, i genitori che hanno provveduto alla merenda, la signora Tiziana Romanelli, maestra d’asilo in pensione che si è prodigata per realizzare i materiali della caccia al tesoro (foto), Mariagrazia della Bottega della Lana che ha regalato parecchio materiale del suo negozio per realizzare i giochi. E naturalmente il parroco di Levico don Ernesto Ferretti che ha guidato i ragazzi alla scoperta della chiesa di Levico

Grande partecipazione anche di giovani dell’oratorio e dei Cresimandi, segno che non è necessario aspettare segnali dall’alto per rendere viva una comunità.

Basta rimboccarsi le maniche e fare rete.

“Sicuramente una iniziativa da rifare –  aggiunge una mamma – il fatto che ci siano dei ragazzi delle superiori che si mettono in gioco per realizzare questi eventi è veramente lodevole e penso che tutta la comunità debba sostenerli”. 

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Valsugana e Primiero

Capannone degli orrori: indagata la Cooperativa «Linea Momenti» di Pergine

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Erano gli operatori della cooperativa «Linea momenti» di Pergine di Guido Beber, 65 anni, che aprivano le bare con il piccone, tra motori, pneumatici e bidoni di olii, per poi dividere le spoglie dalla bara in legno e zinco.

Suddividevano poi i poveri resti in sacchi di nylon e successivamente in scatole di cartone sigillate, mentre le casse funebri – provenienti dai cimiteri di Treviso, Venezia e da un po’ tutto il Veneto – venivano sezionate e separate in sacchi diversi per lo smaltimento del legname e la vendita dello zinco.

Secondo l’accusa, oltre a trarre guadagni dalla vendita dei materiali,  avrebbe tratto un vantaggio anche dai minori costi di cremazione dei soli corpi, stimato in circa 400 euro a salma.

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E se si pensa che negli ultimi 3-4 mesi di attività nel capannone dell’area artigianale ex Samatex di Scurelle, in Valsugana, dove sono state rinvenute 30 bare contenenti resti di persone esumate da numerosi cimiteri del Veneto (dalle province di Venezia, Padova, Treviso e Vicenza), sono transitate oltre 300 salme, si può calcolare un giro di affari di almeno 300 mila euro.

Un calcolo dedotto anche dal traffico di zinco: 6.000 chili secondo i documenti rinvenuti.

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La procura ha disposto il sequestro del capannone e aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti iscrivendo nel registro degli indagati il titolare e responsabile amministrativo della cooperativa di Guido Beber.

Al vaglio le posizioni dei tre operai e della segretaria, tutti quanti trentini.

La cooperativa si era trasferita nel capannone di Scurelle solo 4 mesi fa.

Scurelle bare

Dopo il rinvenimento delle bare da parte dei carabinieri del Noe di Trento, intervenuti con i colleghi di Borgo Valsugana e della polizia locale della Valsugana e Tesino, cominciano ad emergere i macabri dettagli dell’operato della cooperativa, che ha lasciato basiti gli inquirenti.

A cominciare dal luogo dove venivano eseguitele traslazioni, la separazione da ciò che non è cremabile, la bara dalle spoglie, per mandare ai forni crematori: un costo con la bara di 800 euro, senza di 400. E qui ci sarebbe stato l’affare, secondo l’ipotesi della procura.

Rimangono molti dubbi sul fatto che nessuno abbia mai visto nulla. Infatti dal capannone negli ultimi mesi, come detto, sarebbero passate oltre 300 bare.

E viene da chiedersi anche il perché gli operai lavorassero la notte.

Un capannone, di proprietà di un bresciano, con attività promiscue, in parte officina pneumatici, auto smontate e carriole, e le bare con i resti delle povere salme in mezzo.

In un luogo, tra l’altro, non sacro. Come si trattasse di una normale attività di differenziazione e smaltimento rifiuti.

La scoperta dell’attività è stata fatta dalla polizia locale che ha allertato i carabinieri del Noe e della compagnia di Borgo per gli accertamenti. I carabinieri hanno così rinvenuto delle salme umane, mentre l’Ufficio di igiene ha accertato una condizione di generale degrado delle 24 bare accatastate contenenti le spoglie di defunti veneti, mentre altre tre casse in zinco si trovavano ancora aperte sul pavimento. Una scena raccapricciante da film dell’orrore.

Singolare la scritta che appare sul sito della cooperativa del menù «Dicono di noi»: «Linea Momenti mette competenza e affidabilità al vostro servizio. L’esclusività della tipologia dell’attività e le competenze maturate nella gestione delle pratiche amministrative fanno della Linea Momenti il partner ideale da un lato per interagire con le amministrazioni pubbliche e dall’altro con le imprese funebri per il committente privato».

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Valsugana e Primiero

Distretti Family: a Castel Ivano la riunione dei coordinatori per ragionare di politiche familiari

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Prima edizione oggi a Castel Ivano per la Conferenza provinciale dei coordinatori e dei referenti dei Distretti Family attivati in Trentino.

Un’occasione di confronto e di formazione per ragionare su come sviluppare le politiche familiari sul territorio.

“La Giunta provinciale – ha detto intervenendo ai lavori l’assessore alle politiche sociali della Provincia – è fortemente impegnata a sostenere le famiglie trentine, con due obiettivi principali: sostenere la natalità e garantire i servizi sul territorio. Con l’Agenzia per la Famiglia – ha aggiunto l’assessore – stiamo analizzando tutte le problematiche aperte ed elaborando un piano strategico territoriale. Dobbiamo trovare delle soluzioni e le dobbiamo trovare in tempi brevi. E’ un problema di grande entità se si pensa che in 52 comuni del Trentino su 175, negli ultimi 3 anni sono nati meno di 6 bambini”.

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I Distretti hanno ormai assunto un ruolo di rilievo in Trentino per generare reti familiari, sociali ed economiche e sono di fondamentale importanza.

Una dimensione territoriale, quella dei Distretti famiglia, che dal 2010 ad oggi ha visto un trend in costante crescita, segno della sensibilità e dell’accresciuta attenzione che i diversi attori del territorio rivolgono alle politiche di benessere familiare.

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In 8 anni i Distretti si sono diffusi nella provincia di Trento fino a coprire quasi tutto il territorio.

Complessivamente sono 19 e vi hanno aderito quasi 800 organizzazioni: Comuni, Comunità di Valle, associazioni familiari, soggetti del Terzo Settore e imprese.

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