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Società

Opportunità di tirocinio a Bruxelles

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La Provincia autonoma di Trento – ogni semestre – offre la possibilità, a due laureati, di effettuare un periodo di tirocinio, pari a 12 settimane ciascuno, presso l’Ufficio per i rapporti con l’Unione europea di Bruxelles.

Obiettivo del tirocinio è quello di offrire un’opportunità concreta per approfondire le conoscenze sul funzionamento delle Istituzioni europee e le principali politiche europee.

Ciascun tirocinante avrà a disposizione una postazione di lavoro con dotazioni informatiche e sarà seguito da un tutor.

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E’ prevista una borsa di studio di Euro 3.000,00.

Le candidature possono essere presentate: dal 20 agosto al 20 settembre, di ogni anno, per i tirocini del primo semestre dell’anno successivo; dal 20 gennaio al 20 febbraio per i tirocini del secondo semestre dello stesso anno.

Per raggiungere l’obiettivo di approfondire le conoscenze sul funzionamento delle istituzioni europee, il tirocinante viene, infatti, coinvolto in tutte le attività dell’Ufficio, dal monitoraggio di politiche e programmi a gestione diretta dell’Unione europea, all’organizzazione di missioni istituzionali; dall’organizzazione di conferenze, seminari e workshop, visite di gruppi scolastici e di enti provenienti dal Trentino, alla partecipazione alle riunioni promosse dai vari network attivi a Bruxelles.

Durante il tirocinio verrà richiesta la stesura di un breve rapporto, elaborato su un argomento concordato con le Strutture provinciali di riferimento, che permette un approfondimento sulle politiche e i finanziamenti dell’Unione europea.

Tutte le informazioni, comprese i criteri di selezione e le modalità di svolgimento del tirocinio nonché il modulo di presentazione della domanda di partecipazione alla selezione sono reperibili sul sito della Provincia autonoma di Trento al link:

http://www.europa.provincia.tn.it/tirocini_presso_bruxellese

sul sito della Rappresentanza della Regione europea Tirolo-Alto Adige-Trentino al link http://www.alpeuregio.org/index.php/it/cercanelsito/526-tirocini-formativi-presso-l-ufficio-della-provincia-autonoma-di-trento-per-i-rapporti-con-l-unione-europea-2  :qui è anche possibile consultare i report dei tirocini effettuati negli anni scorsi.

Periodo di presentazione delle candidature: dal 20 agosto al 20 settembre, di ogni anno, per i tirocini del primo semestre dell’anno successivo; dal 20 gennaio al 20 febbraio per i tirocini del secondo semestre dello stesso anno.

Ulteriori informazioni possono essere richieste a: Servizio Europa tel. 0461 495324 / 495322 e-mail: serv.europa@provincia.tn.it

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Io la penso così…

L’ex Panorama trasformato in casa di appuntamenti: «Proposta irricevibile e provocatoria» – di Andrea Merler

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«Io la penso così»  la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio Direttore,

il dibattito politico sull’utilizzazione degli spazi dell’ex Hotel Panorama e della Funivia del Monte Bondone si “arricchisce” della proposta del gruppo Movimento Cinque Stelle in Consiglio comunale che indica come eventuale destinazione d’uso della struttura l’apertura di una casa chiusa di appuntamenti.

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Voglio pensare che questa proposta irricevibile sia solamente una vera e propria provocazione perché risulta contraria all’ordinamento giuridico vigente.

Allo stato attuale delle cose non si può certo destinare l’ex Hotel Panorama ad una casa di appuntamenti a meno che il Parlamento non provveda a modificare o ad abrogare espressamente la legge Merlin.

Condivido invece l’idea di collegare la città al Monte Bondone tramite una nuova Funivia. In questo contesto penso sarebbe utile ricomprendere anche l’utilizzazione degli spazi in disuso dell’ex Hotel Panorama.

Il problema riguarda però l’utilizzo esclusivo di finanziamenti pubblici per la realizzazione dell’opera.

Credo sarebbe opportuno che prima di pensare ad un intervento totalmente finanziato dalla Provincia o dal Comune di Trento sia invece necessario ricercare investitori privati che partecipino con proprie risorse a questo progetto di collegamento e si facciano carico anche della riqualificazione dell’ex Hotel Panorama con destinazione d’uso ricettiva turistica-alberghiera.

Pensare che tutta la questione sia gestita dal pubblico potrebbe rilevarsi fin troppo rischiosa e soprattutto potrebbe non trovare la condivisione degli stessi abitanti dei sobborghi interessati dall’opera.

Faccio pertanto un appello al Presidente della Provincia e al Sindaco di Trento affinché verifichino la fattibilità dell’esecuzione delle opere da parte di soggetti privati o quantomeno la partecipazione e la condivisione di un progetto strategico per lo sviluppo della città capoluogo come peraltro sta già avvenendo nella vicina Bolzano.

Andrea Merler – Già dirigente dell’UPT e del Cantiere Civico democratico

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Telescopio Universitario

L’Ateneo trentino in prima linea per la libertà accademica

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Una firma per i diritti fondamentali e la libertà accademica.

L’ha messa oggi il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, assieme al rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, per sancire la nascita della sezione italiana della rete internazionale Scholars at Risk (Sar).

Gli atenei di Trento e Padova, infatti, sono promotori dell’iniziativa che intende rispondere agli attacchi sempre più frequenti alle libertà di pensiero, espressione e ricerca di molteplici studiosi e studiose nel mondo. Da dieci anni è attiva la rete internazionale. E ora anche le università italiane hanno deciso di fare fronte comune per sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.

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«La libertà della persona, la libertà dello studio, la libertà di parola sono valori irrinunciabili per la nostra università» ha detto Rosario Rizzuto. «E l’università è parte importante della società e quindi oggi non potevano non essere qui ad affermare la libertà accademica nel mondo. Abbiamo firmato in una sala, l’aula Nievo, in cui sono rappresentate attraverso gli stemmi tutte le nationes che a Padova hanno trovato accoglienza. Qui, dopo il Concilio di Trento, hanno potuto studiare e laurearsi gli universitari di tutte le religioni. Se uno studioso chiede di poter venire a Padova per continuare la sua ricerca, perché si trova in una situazione di difficoltà, noi lo accogliamo come nei secoli abbiamo fatto con Galileo Galilei e i medici della grande scuola anatomica».

«Difendere la libertà di pensiero e ricerca fa parte del ruolo di una università» gli ha fatto eco Paolo Collini. «Dobbiamo essere voci libere che portano il pensiero della scienza all’interno della società. Poter aiutare dei colleghi, membri della società accademica internazionale, ad affrontare una difficoltà che deriva dall’aver esercitato un loro diritto naturale è per noi una cosa importante e imprescindibile. Con Padova ci siamo fatti promotori della rete Sar sperando di poter coinvolgere, come già sta accadendo, molte altri atenei italiani, così da fare dell’Italia un paese ospitale per le persone che si trovano a rischio e non possono esercitare libertà di pensiero e di ricerca».

La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (che sono promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.

Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.

La costituzione della rete è stata formalizzata oggi a Padova, nell’ambito del convegno “Knowledges at Risks: Universities addressing the challenges of academic freedom”, nel quale per due giornate si è discusso di libertà accademica a rischio, in contesti autoritari e non solo, e del ruolo delle università nel promuovere la libera manifestazione del pensiero.

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Cui Prodest

Tra Rovereto e l’Emilia: i Cortocircuiti Verdiani verso il Festival 2019

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Arnaldo Volani presidente dell'associazione mozart di Rovereto

Mentre l’Associazione Mozart Italia festeggia a Rovereto il 250° dell’importante viaggio in Italia del grande Wolfgang Amadeus, scorrono più a sud eventi di grande musica.

Alla domanda su chi fosse il più grande compositore a suo (avveduto!) avviso, Gioachino Rossini rispose senza esitazioni: “Ludwig Van Beethoven, naturalmente!” L’intervistatore allora decise di provocarlo e gli chiese nuovamente: “E Mozart?” Lui sorrise e confermò: “No, no… Il miglior compositore è Beethoven. Mozart è… La Musica!”

Magia della melodia mozartiana, incantesimo del contrasto beethoveniano, nobiltà formale e suggestione in Rossini, documentazione magistrale del momento storico e musicale in Verdi e Wagner, grande ispirazione nordorientale di Musorgskij…

Giuseppe Verdi conosceva a memoria la quinta sinfonia di Ludwig Van Beethoven, “del Destino” e, se nel grande tedesco il destino bussa alla porta, in Verdi, sempre cosi organico e popolare, si trova invece la bella declinazione della sua forza sulla vita umana. “La forza del destino”, infatti (in teatro a Reggio, Modena e Piacenza, con cast differenti, ma sempre almeno adeguati) non porta echi roboanti e delicati di abbandono filosofico, non l’uomo di fronte al tutto, come nel mai superato maestro del contrasto, ma l’uomo corrente e vigoroso, l’uomo verdiano, di fronte ai problemi della vita, di una vita, di più vite, di una società umana alla ricerca di nuovi equilibri e di nuove soluzioni.

Sì, perché l’uomo verdiano si nutre della consapevolezza filosofica dell’uomo beethoveniano e la usa come concime, come seme, come consiglio, e rischia, rischia nel dare una soluzione ai suoi problemi, nelle trame così intricate delle sue opere: intricate come la società umana della seconda metà del XIX secolo.

Certo, il 1806 della quinta sinfonia non è il 1862 de “La forza del destino”. Le chiarezze hegeliane e il furore romantico stanno barcollando di fronte all’incedere della rivoluzione industriale, rivoluzione di nuovi pesi e misure, dove l’ironia e la volontà verdiana trova un equilibrio ansioso e straordinariamente efficace.

Lui non lo sa, ma lo dimostrano i successi delle sue opere, anche quando intessute su trame improbabili, pretesto per quelle grandi composizioni (e piccole, le sue mille arie di successo) con cui Verdi definisce il vero senso di un’epoca.

Una storia di debiti e crediti, quella de “La forza del destino”. Se Verdi è in debito con Beethoven, è in credito con Musorgskij, il cui “Boris Godunov” non avrebbe mai potuto essere tale, per enunciato dello stesso maestro russo, se non ci fosse stata la ispirazione del Cigno, dovuta alla committenza pietroburghese.

Bella dialettica, questa, di grande musica europea… E anche la vittoria sulla stanchezza e forse anche sul limite di interpretazione storica quando, conoscendo Wagner, Verdi pensa che la strada del futuro passi da Bayreuth e non da Busseto. È l’inerzia della mentalità post-illuminista che gli fa pensare ciò, mentre il mondo è confuso…

Ma è proprio quel mondo spaesato, unheimlich, che lo cerca, perché anche Verdi è, in quegli anni, confuso come il mondo e sempre grande, grandissimo musicista. Infatti, “La forza del destino” è proprio grande musica, prima di ogni altro aspetto della sinestesia operistica.

Si nota una crisi di fede cristiana, giustificata dalle temperie incipienti: il palleggio tra il bene e il male è lì quasi irrisolto, infatti, e ben diverso dal solito, con un male che vince malgrado tutto con malvagia evidenza, o di un bene che sbaraglia il suo antagonista.

Proprio qui, nel continuo ricorso alla maledizione, Verdi si mostra fragile, ed escono dalle sue righe melodie e sfondi musicali di grandissimo effetto e profondità. Ma anche sinistre grida e coincidenze perturbanti. Opera della sfortuna, confermata anche a Reggio Emilia, col decesso pochi giorni prima della messinscena al teatro Valli, di un importante costumista.

Peccato non aver avuto al Teatro Valli di Reggio (pur in un cast perfettamente adeguato, va detto, senza dilungarsi in valutazioni sempre almeno passabili dei cantanti) l’Anna Pirozzi nella smagliante forma del Comunale di Modena. Lì ha fatto il bis del celebre “Pace, mio dio…”. Peccato, ripeto, perché di pace… non ce n’è mai abbastanza!

Ma veniamo all’altro Verdi di questi giorni, quello del Festival Verdi 2019, in attesa di Parma Capitale italiana della cultura, per il 2020.

Il Festival lascia il Farnese, dopo averlo reso contemporaneo con la suite Greenway – Vick – Wilson, ovvero “come il torero gira le spalle al toro”, ma il gusto della corrida, non sia mai detto, non si perda! Ed ecco, con l’aiuto della Diocesi, profilarsi la stupenda iniziativa di ristrutturazione del grande gotico di S. Francesco al Prato.

Cosa posso dire, se non che in questi anni la direzione del Regio e del Festival Verdi ha seguito il mio stesso criterio di buon senso, fino a farmi profetizzare le scelte di direzione artistica? Avevo detto nostalgia di Zeffirelli, ed eccolo quest’anno nel suo allestimento del 2002 di “Aida” in scena al Verdi di Busseto; avevo detto “Non è il momento di studiare il rapporto tra Verdi e il Pop o la musica leggera?”, ed ecco un capitolo del Verdi Off dedicato; avevo detto che bisognava lasciare maggior spazio all’elemento cristiano, come importante fattore d’imprinting culturale del brand Verdi, ed ecco arrivare l’importante collaborazione con la Curia per S. Francesco del Prato con la messinscena di “Luisa Miller”; mi è amico e stimato tenore Stefan Pop, ed eccolo ne “I due Foscari”, che apre il Festival…

Sono solo alcuni casi di una sintonia davvero simpatica. Chissà se anche il Nabucco di quei due matti di Ricci/Forte contribuirà a rafforzare quest’amicizia?

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