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Le Dolomiti sono un unico Patrimonio Mondiale

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Ieri alla Bit, la fiera internazionale del turismo di Milano, è stato presentato il nuovo logo di promozione della Provincia di Belluno, per le montagne dolomitiche venete.

Un logo che al nome Dolomiti associa quello di Venezia, città che nella “World Heritage List” dell’Unesco fa parte fin dal 1987.

Ma un logo che pare dimenticarsi di un percorso comune, costruito dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia e sancito dall’Unesco con il riconoscimento avvenuto dieci anni fa.

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Apprendo dai quotidiani odierni la presentazione alla Bit del nuovo marchio territoriale sviluppato dalla DMO – Destination Management Organization della Provincia di Belluno, nell’ambito di un progetto finanziato dalle Province di Trento e Bolzano a valere sul Fondo Comuni Confinanti – è il commento del vicepresidente e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione, Mario Tonina -. È certamente un fatto positivo che la Provincia di Belluno si doti di un marchio ombrello per la sua promozione, analogamente a quanto già avviene sia in Trentino che in Alto Adige. Così come è fuori discussione l’opportunità che si punti sul potenziale delle Dolomiti per la propria promozione. Ma associare al nome Dolomiti lo slogan ‘le montagne di Venezia’ è un’operazione estremamente delicata“.

In prima battuta va infatti sottolineato che le Dolomiti sono un unico Patrimonio Mondiale:Le Dolomiti sono condivise dalle Province autonome di Trento e Bolzano, dalla Regione del Veneto e dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – prosegue il vicepresidente Tonina -. Sono state inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, dieci anni fa, come Bene unico, condiviso tra territori diversi. Lo sforzo fatto dalle amministrazioni in questi anni è sempre stato quello di cercare l’unità nella diversità, con l’obiettivo di promuovere le Dolomiti unitariamente, come Patrimonio delle comunità che lo abitano innanzitutto. La stessa Strategia Complessiva di Gestione del Patrimonio Dolomiti Unesco, approvata oltre che dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione anche dalle rispettive Giunte provinciali/regionali, individua come linea prioritaria la necessità di promozione coordinata e congiunta. La dicitura “le montagne di Venezia” non va esattamente nella direzione di questa idea d’insieme costruita con grande sforzo ed equilibrio. Si badi bene, non è una critica mossa da inesistenti gelosie tra vicini, quanto piuttosto la genuina preoccupazione che così facendo il sistema che ci unisce vada profondamente incrinandosi nelle sue radici più intime e profonde”.

Il secondo passaggio riguarda il ruolo della Fondazione Dolomiti Unesco: “A maggio il Trentino assumerà la Presidenza della Fondazione – aggiunge Tonina – che, in questi anni, ha dimostrato di essere un’importante piattaforma di dialogo e confronto tra territori. Un laboratorio in cui sperimentare forme di governance trasversali tra territori montani. Consci del fatto che il logo del Patrimonio Mondiale Dolomiti Unesco non è – e non vuole essere – un marchio territoriale, mi auguro che si possa costruire un dialogo fattivo anche sui temi della promozione congiunta delle Dolomiti, evitando di perdere forza competitiva spacchettandole nelle ‘Dolomiti DI’. Sono convinto che in occasione della prossima seduta del Consiglio di Amministrazione della Fondazione ci si possa confrontare costruttivamente su questi aspetti”.

Infine, e non da ultimo, va evidenziato il ruolo della montagna: “Mi sono sempre battuto – sono le conclusioni del vicepresidente Mario Tonina – per il riconoscimento della specificità della montagna. Lo slogan ‘le montagne di Venezia’ segna una visione chiaramente urbano-centrica che vede nella montagna uno spazio da utilizzare per le sue risorse e non uno spazio di vita per le popolazioni che la abitano. Comprendo certamente le ragioni del marketing, ma credo che un territorio eccezionale come quello delle Dolomiti non abbia bisogno di andare a braccetto con l’icona di Venezia. Sarebbe più importante continuare a coltivare lo spirito di squadra, coniugando la straordinarietà del Patrimonio con un’eccezionalità declinata a tutti i livelli. Con il coraggio e la lungimiranza dei montanari, che hanno sempre saputo guardare oltre le creste delle proprie montagne”.

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Val di Non – Sole – Paganella

L’Orchestra Haydn sbarca a Cles con il maestro Yoichi Sugiyama

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Il maestro Yoichi Sugiyama

Serata da non perdere mercoledì 27 febbraio all’auditorium del polo scolastico di Cles con il concerto dell’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, diretta dal maestro Yoichi Sugiyama. (altro…)

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Val di Non – Sole – Paganella

La salita al Monte Penegal con uno splendido panorama sulla Val di Non e sull’Alto Adige

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In compagnia della guida alpina nei luoghi panoramici della Val di Non, per godersi una mattinata all’insegna della montagna, del movimento e dell’aria pura. (altro…)

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Trento

Arresto anarchici, ecco i nomi e gli obiettivi colpiti. La base era a Civezzano, «Volevano ammazzare»

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Questa mattina, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trento e gli Agenti della Digos e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Trento su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 7 militanti anarco-insurrezionalisti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa avviata nel 2016 dalla Digos, dal R.O.S. e dal Reparto Operativo del Provinciale Carabinieri nei confronti di alcuni esponenti dell’anarco-insurrezionalismo attivi nella provincia di Trento, ma con collegamenti con altre omologhe realtà sia italiane che straniere operative in Grecia, Spagna e Svizzera.

Gli arrestati, infatti, sono accusati di aver costituito una cellula eversiva che ha posto la lotta violenta alla base della propria strategia e programma ideologico, ricorrendo con estrema “facilità all’uso di sostanze esplosive ed incendiarie” per le azioni contro obiettivi istituzionali.

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Nel corso dell’operazione antiterrorismo sono stati arrestati: DOLCE LUCA, 33enne di origine giuliana; BOTTAMEDI ROBERTO, 28enne, trentino; BERDUSCO GIULIO, 32enne, di origine veneta; TRENTIN AGNESE, 31enne, di origine veneta; PAROLARI ANDREA, 45enne, trentino; BRIGANTI NICOLA, 44enne, di origine salentina; BERANEK MARIE ANTONIA SACHA, 34enne, di origine tarantina.

Alcuni degli indagati abitano in una casa isolata a Bosco di Civezzano (TN), considerata il covo della cellula, dove sono stati – tra l’altro – falsificati, con un lavoro minuzioso di DOLCE e TRENTIN, alcuni documenti di identità, funzionali a garantire la clandestinità di compagni per la realizzazione del progetto sovversivo e il compimento di atti di eversione in Italia e all’estero.

Infatti, proprio quei documenti sono stati trovati nella disponibilità del 36enne anarchico foggiano DEL SORDO Michele Alessio, arrestato a Patrasso (Grecia) il 30 giugno 2018, mentre si imbarcava per Bari. Lo stesso portava con sé anche banconote false.

Nel dettaglio, le indagini hanno accertato il coinvolgimento degli arrestati nelle seguenti azioni violente di matrice anarchica:

  • il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi di Trento, mediante l’uso di un ordigno esplosivo o incendiario, che ha causato la distruzione dei sistemi informatici ivi presenti, avvenuto l’08 aprile 2017, a Trento;
  • il danneggiamento di un traliccio della società “SPA TOWERS”, di cinque ponti ripetitori radio-televisivi e delle apparecchiature ivi installate per la trasmissione di segnali radiofonici, telefonici e telematici, avvenuto il 07 giugno 2017, a Rovereto loc. Monte Finonchio. Tra le attrezzature distrutte figurano anche alcuni apparati utilizzati per le trasmissioni dell’Arma dei Carabinieri, il cui danneggiamento ha causato una temporanea interruzione dei collegamenti radio;
  • il danneggiamento di almeno nove autoveicoli della Polizia Locale, mediante l’uso di ordigni incendiari tipo “molotov”, avvenuto il 03 dicembre 2017, a Trento;
  • il danneggiamento di una filiale Unicredit, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 25 luglio 2018, a Rovereto;
  • il danneggiamento della sede dell’agenzia di lavoro interinale Randstad, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 1° settembre 2018, a Rovereto;
  • la collocazione di due ordigni esplosivi, dei quali uno solo esploso, nei pressi della sede della “Lega”, avvenuta il 13 ottobre 2018, ad Ala (TN).

In riferimento alla costituzione dell’associazione terroristica, inoltre, il complesso delle attività svolte dagli operatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ha consentito di accertare:

  • l’utilizzo di diverse sedi, nella provincia di Trento, per svolgere le riunioni del gruppo, locali ai quali gli aderenti hanno attribuito il nome “EL TAVAN”. Gli stessi locali, inoltre, sono stati utilizzati per riunire i militanti che di volta in volta partecipavano alle manifestazioni tenutesi a Trento nonché per depositare strumenti di offesa (caschi e bastoni) utilizzati nel corso degli scontri con le Forze di Polizia verificatisi durante i predetti eventi d’area;

  • l’utilizzo di un’abitazione privata (a Bosco di Civezzano) per l’ideazione e l’elaborazione delle progettualità violente, per la produzione di documenti d’identità falsi utilizzati per eludere i controlli delle Forze di Polizia, nonché per collocare strumenti idonei al confezionamento di ordigni esplosivi e materiale da utilizzare per la commissione degli attentati;

  • un’incisiva attività di propaganda di matrice insurrezionalista, che ha supportato ideologicamente i propositi eversivi, attraverso la redazione e la diffusione della rivista anarchica “I GIORNI E LE NOTTI”, bollettino diffuso in modalità cartacea nel quale, fra l’altro, si sostiene che “…il cambiamento violento delle condizioni date, l’insurrezione armata contro l’ostacolo materiale – lo Stato – che impedisce ogni trasformazione reale è ancora oggi l’unica strada possibile verso la libertà”;

  • che l’esecuzione degli attentati fosse preceduta da una complessa fase preparatoria, anche attraverso molteplici sopralluoghi.

Sotto il profilo operativo, le indagini hanno consentito di riscontrare come la cellula sovversiva disarticolata con l’odierna operazione fosse caratterizzata da concreti “propositi eversivi”, testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti, ma anche da una spiccata “intenzione insurrezionale”, tanto che, in un commento intercettato, è espressamente affermato che per “fare la rivoluzione” é necessario addirittura ammazzare qualcuno”.

Inoltre dalle indagini è emerso un particolare modus operandi caratterizzato da un “elevato livello di cautela”, in quanto gli indagati erano soliti lasciare a casa i cellulari accesi durante le “fasi operative”, oltre che ricercare distributori privi di videosorveglianza per reperire materiali infiammabili.

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