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Ambiente Abitare

Codice della strada: le bici potranno andare contromano e stop al fumo per chi guida

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Novità soprattutto per i ciclisti nel nuovo codice della strada, targato Lega-M5s, il cui testo è ancora in Commissione Trasporti alla Camera.

Nei centri abitati dove il limite di velocità è di 30 km/h, le bici potranno andare contromano, una misura sperimentata in diversi Paesi senza un aumento dei rischi per gli incidenti.

Con il disegno di legge skate, monopattini e hoverboard entreranno a far parte, per la prima volta, del codice della strada.

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I ciclisti avranno la precedenza agli stop e ai semafori.

Inoltre è prevista, sempre per le bici, la possibilità di circolare nelle corsie attualmente riservate solo ai taxi e agli autobus e potranno parcheggiare in aree adibite dal Comune, oppure anche sui marciapiedi e nelle zone pedonali.

Parcheggi “rosa” – Il testo di legge prevede anche parcheggi “rosa” per le donne in gravidanza, lo stop al fumo e all’utilizzo dei telefonini alla guida, l’aumento delle sanzioni per i trasgressori e dei limiti di velocità sulle autostrade a tre corsie (elevato a 150 km/h).

Le moto elettriche potranno andare anche in autostrada. Con il disegno di legge, novità anche per i monopattini e hoverboard ma si dovrà decidere se potranno circolare solo nelle piste ciclabili.

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Ambiente Abitare

Sull’energia Kaswalder ha ragione da vendere

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Il presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder ha ragione da vendere, quando in un suo articolo pubblicato da un quotidiano locale lo scorso 31 gennaio, rivendica, per il nuovo governo provinciale, la necessità di cambiare rotta, ripensando la gestione del demanio idrico, nel segno della discontinuità con le giunte precedenti che hanno permesso ingiusti e ingiustificati regali a privati, selezionati secondo la ferrea logica del P.A.C.(al secolo parenti, amici e conoscenti).

Si tratta, da un lato della revisione legislativa sistematica del demanio idrico e delle concessioni a fini idroelettrici, come disciplinato dalla legge provinciale sulle acque pubbliche ( l.p. 8 luglio 1976 e ss.mm.) e dall’altro della radicale rivisitazione del competente (?) apparato burocratico provinciale.

I benefici derivanti dalla “riforma” del sistema idrico dovranno essere indirizzati verso il territorio con un’adeguata politica tariffaria a favore di famiglie e imprese.

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Veniamo, dunque, alle competenze della gestione delle acque pubbliche.

Prima dell’esercizio della norma statutaria, le competenze erano esercitate dal Genio Civile.

In seguito, l’organizzazione burocratica della Provincia (l.p. 29 aprile 1983 n. 12), affidò le competenze del demanio idrico al Servizio Acque Pubbliche ed Opere Idrauliche, poi Servizio Opere Idrauliche, mentre l’Ufficio Dighe è transitato al Servizio Prevenzione Rischi.

Tuttavia, i tecnici del Servizio Prevenzione Rischi non possiedono una qualche esperienza specifica nel campo degli sbarramenti di ritenuta di bacini e di accumulo idrico, occupandosi di opere di paravalanga e paramassi (Mori ad es.)

Infine, sotto accusa il famigerato art. 17 quater della l.p. 8 luglio 1076 e s.m., di cui ci occuperemo prossimamente.

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Ambiente Abitare

Via alla riforma sulla caccia: soppresso il comitato faunistico e sanzioni più pesanti per le violazioni

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Giulia Zanotelli l'assessore all'agricoltura, foreste, caccia e pesca

La giunta provinciale di Trento riunita ieri in seduta straordinaria ha approvato due importanti provvedimenti per la semplificazione della disciplina amministrativa in materia di gestione della caccia: si tratta di un disegno di legge che riguarda l’impianto sanzionatorio e di un regolamento di semplificazione riferito agli organi di gestione amministrativa della materia venatoria

Il disegno di legge intende aggiornare l’impianto sanzionatorio provinciale vigente, che risale ancora all’entrata in vigore della legge del ‘91 (L.P. 24 maggio 1991, n. 24) e da allora mai modificato.

Si ridefiniscono, innanzitutto, gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie convertendo in euro i relativi importi, con una maggiorazione di circa il 20%.

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Si dispone inoltre che la misura delle stesse sia aggiornata ogni cinque anni in misura pari alla variazione ISTAT.

La proposta di legge introduce poi una seconda sostanziale modifica all’impianto delle sanzioni, prevedendo una puntuale disciplina della sospensione del permesso annuale di caccia o del permesso d’ospite annuale che si accompagna in automatico alle sanzioni penali ed amministrative.

Si prevede, infatti, che la sospensione del permesso annuale di caccia e del permesso d’ospite, fino ad oggi disposta discrezionalmente entro il limite temporale massimo di tre anni, si applichi in misura predeterminata ad una serie prefissata di violazioni commesse nell’esercizio della caccia, riducendo il carico amministrativo ed eliminando il contenzioso dinanzi alla Giunta provinciale.

In tal modo, saranno sanzionate con la sospensione del permesso annuale di caccia e del permesso d’ospite, anche fino a 5 anni, le violazioni più significative e più gravi che possono essere commesse nell’esercizio dell’attività venatoria, come le sanzioni penali e le sanzioni amministrative più importanti (a titolo di esempio, la caccia in periodo di divieto, con mezzi vietati, a specie protette, in luoghi ove la caccia è vietata, l’uccellagione, la caccia senza polizza di assicurazione, la caccia in violazione degli orari consentiti, la caccia in violazione alle prescrizioni tecniche per omissione della denuncia di abbattimento, della denuncia di uscita o in violazione della disciplina di accompagnamento).

Per contro, la previsione della sospensione viene soppressa, rispetto alla disciplina vigente, relativamente a violazioni di minor impatto e aventi più che altro carattere formale.

Va poi ricordato che, unicamente per le tipologie di violazione più gravi che determinano un danno per il patrimonio faunistico e per la comunità, con questa proposta la Giunta provinciale introduce il raddoppio del periodo di sospensione del permesso in caso di recidiva entro i cinque anni dalla prima violazione (con elevazione del periodo massimo potenziale di sospensione a 10 anni).

Con il secondo provvedimento la Giunta provinciale, attraverso un regolamento di semplificazione, ha introdotto invece delle importanti modifiche che riguardano i soggetti competenti all’approvazione dei diversi strumenti di gestione della caccia. Lo scopo, da un lato, è di semplificare l’adozione dei provvedimenti, perseguendo l’obiettivo di razionalizzazione e contenimento delle spese della Provincia già delineato nell’articolo 4 della legge provinciale 27 dicembre 2010, n. 27 con riferimento agli organi collegiali di amministrazione attiva, e, dall’altro, di migliorare, adeguare e innovare il ruolo di partecipazione e di supporto alle decisioni amministrative dei differenti portatori di interesse in un ambito così importante quale è quello della gestione venatoria.

Nello specifico, la Giunta provinciale ha previsto la soppressione del comitato faunistico provinciale e l’istituzione di un tavolo faunistico provinciale per assicurare l’informazione, la partecipazione e il raccordo tra la Provincia e i soggetti coinvolti nei vari aspetti della gestione faunistica, anche ai fini della programmazione delle iniziative e degli interventi per la tutela del patrimonio faunistico e per l’esercizio della caccia.

In particolare, le competenze del comitato faunistico provinciale passano all’osservatorio faunistico provinciale, alla Giunta provinciale ed alla struttura competente in materia di fauna selvatica, a seconda della rilevanza e della valenza del provvedimento stesso. Ad esempio, l’espressione dei pareri è trasferita in capo all’osservatorio faunistico provinciale, organo di consulenza tecnico-scientifica della Provincia in materia di tutela della fauna, opportunamente ridefinito nella composizione, l’approvazione delle prescrizioni tecniche per la caccia alla Giunta provinciale mentre l’approvazione dei programmi di prelievo, unitamente ad una serie di autorizzazioni aventi una natura prettamente tecnica, viene affidata alla struttura competente in materia di fauna selvatica, sentito il parere dell’osservatorio.

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Ambiente Abitare

SAT: situazione dei sentieri disastrosa, danneggiati 1800 km su 5500 km totali

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Roberto Bertoldi (vicepresidente) e Luca Biasi (Dipartimento tecnico) della Sat non hanno rilevato grossi danni ai rifugi e già coperti dalle assicurazioni.

Al contrario la situazione dei sentieri è disastrosa, sopratutto per quanto riguarda la fascia “boscata”.

Non si riesce nemmeno fisicamente a passare.

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Nella riunione della Commissione speciale di studio sui danni provocati dal maltempo dell’ottobre scorso sono stati sentiti i vertici della SAT che hanno spiegato il quadro di rifugi e sentieri di loro pertinenza.

All’interno di un gruppo di lavoro coordinato dall’ing. De Col, si sta facendo una ricognizione dei sentieri, concentrata presso il servizio turismo della Pat, che per la parte di competenza Sat si provvede ad alimentare quotidianamente al fine di avere un quadro complessivo il più accurato possibile.

A proposito del come intervenire abbiamo fatto presente che la Sat fa manutenzione ordinaria, attraverso i suoi volontari, sui sentieri iscritti nel catasto sentieri, ma è ovvio che qui parliamo di una manutenzione straordinaria.

L’obiettivo che ci si dovrebbe porre, ha aggiunto Roberto Bertoldi, è legato alla frequentazione dei sentieri: la priorità da darsi deve consentire al turista, quando comincerà la stagione (giugno-settembre), di raggiungere agevolmente almeno i rifugi.

1/3 della rete dei sentieri trentini (1800 km su 5500 km totali) risulta allo stato attuale danneggiata, ha precisato Luca Biasi che nella Sat si occupa in particolare dei sentieri.

Abbiamo un elenco dei sentieri che si può consultare online che riporta e aggiorna quotidianamente lo stato dei sentieri.

Appena abbiamo dati nuovi modifichiamo tempestivamente le notizie al riguardo.

C’è una squadra di intervento rapido di soci altamente competenti della Sat che operano nelle emergenze, ha aggiunto. Una struttura formata da 46 componenti (volontari) che si affiancano durante l’anno a tamponare le situazioni più gravi.

Il responsabile del servizio turismo e sport della Provincia Romano Stanchina ha aggiunto che ci sono anche migliaia di sentieri non inseriti nell’elenco provinciale ed occorre, per una questione di sicurezza e di economia turistica, considerare anche questi ultimi.

Il tavolo di lavoro già citato sta affrontando anche il tema della comunicazione da dare al turista sul territorio. Una comunicazione concordata con Trentino Marketing che contenga da un lato l’informazione necessaria alla sicurezza, ma che dall’altro sia studiata per non recare danni all’immagine turistica del Trentino.

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