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Trento

La drammatica lettera di aiuto di Franca, la mamma di un 31enne disabile

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Quanto successo a Bruno è un evento raro ma drammatico, che nelle sue forme gravi può portare a morte neonatale o a conseguenze sullo sviluppo motorio e intellettivo.

Purtroppo può succedere, per quanto raramente: anche dopo un parto apparentemente normale, il bambino appena venuto al mondo può mostrare i segni che qualcosa non va come dovrebbe, e che il flusso di ossigeno al suo cervello a un certo punto si è interrotto o è stato meno di quanto avrebbe dovuto.

La malattia di chiama asfissia neonatale

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La mamma di Bruno scrive per segnalare la drammatica situazione in cui si trova a vivere e che è relativa a mio figlio, disabile grave.

Il durissimo sfogo di una madre lasciata sola da tutti e da tutto e costretta a vivere come lei stessa denuncia come una «appendice al vita del figlio»

La buona sanità non è solo l’efficienza delle strutture ospedaliere e la messa a disposizione di cure e farmaci all’avanguardia, e non è nemmeno la distribuzione di denaro a pioggia per l’assistenza dei malati. La buona sanità è anzitutto aiutare le famiglie a gestire al meglio i propri cari malati, mettendo al primo posto il rispetto della dignità umana favorendone le migliori condizioni di vita possibili.

Quella della mamma di Bruno non è solo una lettera di denuncia, dolorosa, tragica, rassegnata e triste, ma anche un messaggio verso la politica a fare di più e meglio, e soprattutto, come in questo caso in fretta

LA LETTERA – Sono la mamma di Bruno Ciola, ragazzo affetto da una grave disabilità, causata da una gravissima asfissia neonatale.

Mio figlio fra pochi mesi compirà 31 anni.

La sua vita è stata un susseguirsi di problematiche legate al suo stato di salute.

Lui la vita non la vive, bensì la subisce.

Subire significa che forse tutto quello che abbiamo fatto per lui, (se solo potesse esprimere un suo parere) non sarebbe stato di suo gradimento e approvazione.

Bruno non cammina, Bruno non parla, Bruno non può mangiare ne bere, viene nutrito con una sonda gastrostomica detta PEG.

Mio figlio trascorre le sue lunghe giornate tra letto e carrozzina.

Se il tempo lo permette, ma sopratutto il suo stato di salute lo permette ci concediamo qualche passeggiata.

Questa è una breve sintesi di cosa significa essere disabile grave.

Cosa significa per nostro figlio e per noi genitori che da trentanni lo seguiamo con amore e attenzione.

La nostra vita non è più nostra, è un appendice della sua.

Per noi non esistono ore di riposo, il nostro è un lavoro h 24 per 365 giorni all’anno.

Se dovessi dire che lui per noi è stato un dono sarei una grandissima bugiarda.

La disabilità non è un dono, chi afferma questo forse non l’ha mai vissuta come l’abbiamo vissuta noi.

Noi ci siamo adattati a lui, abbiamo vissuto e viviamo momenti di autentica disperazione.

Non siamo sereni, ci siamo semplicemente rassegnati.

La rassegnazione è solo frustrazione per la vita che deve fare nostro figlio.

Quello che chiedo a chi si occupa di politiche sociali è sicuramente impossibile e non verrà neppure preso in considerazione.

Chi si occupa di questa materia dovrebbe passare anche una sola giornata e nottata con noi, forse in questo modo riuscirebbe a capire il significato della parola ormai tanto di moda «Caregiver».

Io sono un caregiver, non lavoro, perchè il mio lavoro è seguire mio figlio in tutti i suoi bisogni.

Tutto ciò non è minimamente riconosciuto dal nostro stato.

Io sono solamente una manovalanza a costo zero. Non avrò mai nessuna pensione, non mi posso e non mi devo ammalare altrimenti mio figlio ne risentirà a livello di assistenza.

Non sono state create strutture ad hoc che possano ospitare in maniera sicura e dignitosa i nostri figli in caso di una nostra temporanea assenza.

Non parlo di istituti, ma di piccole strutture che possano accogliere piccoli nuclei, tipo case famiglia, con personale ben formato.

Questo sarebbe un passo importante per creare dei pilastri solidi per mettere in atto la legge del «Dopo di Noi».

Altro problema che dovrebbe trovare una soluzione e che andrebbe a vantaggio della persona che si assiste sarebbe la visita periodica di un assistente sociale per valutare i bisogni di queste persone e dei loro famigliari.

Dovrebbero uscire dai loro uffici, alzarsi dalle loro comode poltroncine e fare un bagno di umiltà in queste famiglie.

Quando in una famiglia arriva un figlio disabile, non si deve curare solo il disabile.

Tutta la famiglia avrebbe bisogno di essere presa in considerazione.

A me è successo esattamente il contrario, Siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni.

Le uniche volte che si accorgono che esisto è quando devo presentare la situazione di mio figlio al Giudice Tutelare (io sono la sua amministratrice di sostegno).

In poche parole tutti si accorgono che esisti solamente per adempiere a qualche dovere burocratico.

L’isolamento è la peggior insidia che affligge la famiglia di un disabile. Se avevi degli amici spariscono, i parenti spariscono, se mai ci sono stati…

Se non vuoi impazzire e soccombere devi crearti una corazza che a volte viene scambiata per superbia… non è cosi siamo solamente dei poveri disperati che cercano non di vivere, ma di sopravvivere.

Torno a ripetere qualche giorno passato a casa mia sarebbe una cura per la depressione e per l’insoddisfazione che ormai dilaga. Alla fine di tutto ciò cosa chiedo? Più attenzione per i nostri figli e per noi.

Non dover elemosinare sempre tutto quello che ci spetta di diritto.

Eliminazione o perlomeno riduzione dei costi per lo svuotamento di pannoloni e traverse.

Servizi adatti ai nostri figli nel caso noi venissimo a mancare.

Riconoscimento della figura del caregiver.

Noi col nostro lavoro facciamo risparmiare dei bei soldoni all’amministrazione pubblica. Concludo . Più interesse per noi e i nostri figli, non solo in campagna elettorale.

Cordiali saluti

Franca Boccher – Roncegno Terme 

La pubblicazione di nomi, cognomi e luoghi è stata voluta e richiesta espressamente dalla scrivente

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Trento

«Calcio: Un gioco da ragazze»: al via il progetto di UISP e Trento Clarentia finanziato dalla provincia di Trento

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Ai nastri di partenza il nuovo ed ambizioso progetto targato Trento Clarentia, che si avvale della preziosa collaborazione con UISP Comitato del Trentino per sensibilizzare e avvicinare le ragazze al mondo del calcio femminile. “Calcio: Un gioco da ragazze”, questo il nome del progetto finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento che prevede due fasi ben distinte.

La prima, appena avviata, include l’intervento delle giocatrici del Trento Clarentia che hanno tenuto e terranno un allenamento ad alcune classi delle scuole medie durante l’ora di educazione fisica.

Ovviamente, non vengono fatte distinzioni tra maschi e femmine che partecipano all’intervento divertendosi insieme, prima ponendo domande e abbattendo i pregiudizi che ruotano attorno al calcio femminile e poi dando spazio all’attività motoria.

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La scuola media Manzoni è stata la prima tappa di questo “tour” di sensibilizzazione iniziato venerdì 19 Aprile e vedrà coinvolte, nelle prossime settimane, anche le scuole medie di Aldeno e di Gardolo.

La seconda fase del progetto è invece pensata per tutte le ragazze che amano il calcio, che già giocano o che semplicemente sono curiose di provare questo sport e prevede 4 pomeriggi di open day all’aria aperta.

  • domenica 5 maggio dalle 16.00 alle 18.30 presso il Parco di Clarina;

  • domenica 9 giugno dalle 10.00 alle 12.30 presso il parco di Melta;

  • domenica 20 luglio dalle 16.00 alle 18.30 presso la sede dell’ACF Trento calcio femminile in Via Bettini 13;

  • domenica 3 agosto dalle 16.00 alle 18.30 Via Bettini 13;

Queste le date destinate alle ragazze interessate ad avvicinarsi a questo fantastico mondo e alla realtà Trento Clarentia, società leader del calcio femminile trentino.

Il primo incontro alle medie Manzoni è già stato un successo, come raccontano alcune giocatrici della prima squadra che hanno diretto le attività.

Linda Tonelli:È stato bello vedere come i ragazzi e le ragazze hanno seguito questa attività senza pregiudizi e cercando di mettersi in gioco. Alla presentazione dell’attività quando si è parlato di calcio femminile è stato soddisfacente sentire dire ad un ragazzo che non ci sono differenze”.

Matilde Fuganti: “Sono rimasta sorpresa dal grande interesse che le ragazze hanno dimostrato verso il calcio femminile. La stragrande maggioranza era entusiasta e interessata ad imparare”.

Alessandra Tonelli: “Mi piace molto lavorare con i giovani e in occasione del progetto con UISP è stata una bella emozione rappresentare, insieme alle mie compagne, lo sport che amiamo. Mi piacerebbe aver trasmesso agli alunni/e le emozioni, il divertimento e le piccole soddisfazioni che il calcio può regalare, praticato a livello agonistico ma anche non agonistico. Inoltre, è importante che le bambine sappiano e vedano che ci siamo ma è altrettanto significativo che anche i bambini possano ascoltare e incontrare concretamente noi calciatrici, nel tentativo di crescere generazioni consapevoli ed aperte”.

Silvia Maurina:Nessuna delle ragazze sapeva nulla a proposito del calcio femminile e all’inizio sono state un po’ timorose nell’approcciarsi a questo sport ma, dopo un breve periodo di ambientamento, si sono scatenate divertendosi molto. Alcune ragazze si sono dimostrate interessate anche a proseguire al di fuori della scuola e ci hanno chiesto informazioni a riguardo”.

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Trento

Anche anarchici trentini nelle devastazioni di Modena, Salvini: «Gli italiani perbene provano schifo per voi»

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Durante il corteo di ieri pomeriggio, 25 aprile, organizzato per festeggiare la liberazione, a Modena era presente anche un gruppo di anarchici giunto da Trento.

La protesta riguardava l’apertura nel centro emiliano di un Cpr, centro di permanenza per rimpatri.

Il corteo è ben presto degenerato in atti di vandalismo e danneggiamento.

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Alcuni dei partecipanti hanno imbrattato le vetrine dei negozi e hanno gettato vernice contro muri di una scuola, monumenti, sportelli bancomat e videocamere di videosorveglianza. Il corteo ha compiuto vandalismi di ogni genere.

Danneggiato anche il monumento ai carabinieri di Porta Bologna. (foto)

Commercianti della città infuriati e ormai al limite della sopportazione per quanto successo

Al corteo erano presenti circa trecento persone, con anarchici provenienti anche da Bologna, Roma, Torino, Salerno e Firenze.

A vigilare sulla manifestazione numerosi agenti in tenuta antisommossa, ma non sono stati registrati scontri.

Ma era comunque un copione già scritto.

La manifestazione era stata convocata in nome del contrasto all’apertura del Centro Rimpatri di Modena, ma poi è stata anche una rivendicazione di antifascismo “militante“, in opposizione a quello delle cerimonie istituzionali della Festa della Liberazione.

La notizia è stata anche approfondita dal ministro dell’intero Matteo Salvini che sul suo profilo facebook ha replicato: «Delinquenti oggi a Modena, città devastata al grido di “10, 100, 1000 Nassiriya”. Gli italiani perbene provano schifo e vergogna per voi».

 

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Trento

Celebrazioni del 25 aprile, più gossip che cronaca

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E’ successo a Trento dove le cronache online delle celebrazioni lanciate da un quotidiano, sono state tutte improntate a cogliere in fallo i leghisti o almeno un assessore della giunta.

Forse ci sarà stato un premio a chi colpiva nel segno e regalava agli amici della sinistra, lo scoop.

Allora diamo spazio a questo impegno di tempo e di menti.

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Il primo premio va all’interrogativo legato al perché l’assessore Tonina non abbia cantatoBella Ciao” insieme al coro e ad un sindaco Andreatta in versione karaoke.

La domandona “Il vicepresidente della giunta provinciale si limita ad applaudire scelta politica” ( davanti a lui c’era l’assessore leghista Bisesti) o ignoranza del testo”?

Pensare ad un simile quesito dev’essere costato uno sforzo considerevole.

Prima osservazione: ma Bisesti chi è? Un fascista sotto mentite spoglie che nasconde nelle tasche dei pantaloni manganello e olio di ricino, in grado intimorire a tal punto Tonina da soffocargli le parole in bocca?

Oppure un reduce della Repubblica Sociale le cui coronarie sarebbero potute saltare sentendo Tonina cantare?

Seconda osservazione: ma è obbligatorio conoscere a memoria il testo di “ Bella Ciao”?

Se uno lo ignora lo si castiga facendoglielo scrivere cento volte in bella calligrafia?

Terza osservazione è obbligatorio cantare “ Bella Ciao” ?

Nel tentativo di farsi belli di fronte ai vecchi potenti, ormai in disgrazia, si è fatta un gran pessima figura ed anche dedicare un video a questo siparietto, fa proprio pensare che non si avesse null’altro da lanciare.

Ma non è finita qui.

Perché la stessa testata si sente investita dal ruolo di censore del presupposto ritardo dell’assessore Bisesti col quale ha preso parte alle celebrazioni.

La sua colpa è quella di essere arrivato dopo la conclusione del corteo.

Ma non va nemmeno bene se i leghisti hanno preso parte al corteo: l‘assessore Zanotelli c’era, ma poffarbacco era solo lei!

Insomma leggendo i lanci del quotidiano si capisce una cosa, o meglio quello che piacerebbe che fosse: un 25 aprile in versione cerimonia stile nord coreano o cinese con partecipazione obbligatoria di tutti i cittadini ai lati della strada festanti che sventolano bandierine rosse e per chi arriva in ritardo o proprio non si presenta, potrebbe far piacere un’esecuzione in stile Kim Yong Un.

E’ proprio vero che spesso a star zitti si fa più bella figura.

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