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Politica

Reddito di cittadinanza solo a chi è residente da 10 anni in Trentino

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Brindano i consiglieri di maggioranza della giunta Fugatti: la variazione di bilancio intesa a fronteggiare i danni causati dalle ondate di maltempo lo scorso mese di ottobre, è passata nella notte nonostante l’opposizione del Pd.

La vera questione di scontro però, sarebbe il tema del reddito di cittadinanza, che sostituirà il “reddito di garanzia” trentino: secondo le stime del Patronato Cgil sarebbero circa 4 mila i richiedenti che potrebbero non averne più accesso dopo l’introduzione dei nuovi criteri, in particolare il requisito di 10 anni di residenza in Trentino per gli stranieri.

Tale condizione per le opposizioni sarebbe da considerare altamente discriminatoria, avvantaggiando i trentini rispetto a stranieri che comunque vivono e lavorano in regione anche da anni.

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Preoccupati l’opposizione ed i sindacati anche per il futuro dell’ autonomia: il Trentino starebbe rinunciando ad esercitare competenze conferitegli dallo Statuto di Autonomia stesso, rischiando di perderle definitivamente.

In merito l’ex assessore all’economia Alessandro Olivi fa notare che è la prima volta che la Provincia di Trento si accinge a recepire una norma statale prima di ogni altra Regione e ancora prima che questa venga approvata dal parlamento.

Per quanto riguarda la regola dei 10 anni invece, durissimo il consigliere Alessio Manica: la definisce come una “vigliaccata” che porterà ad alzare ulteriormente il numero degli indigenti, anche trentini, e all’insicurezza generale.

Si tratterebbe di un grave atto discriminatorio oltre i principi della Costituzione Europea.

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Politica

PD Trentino. Eutanasia di un partito disperato

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Democristiani.

Quando si pensa al PD trentino, non si può fare a meno di pensare ai democristiani.

Il suicidio è nato da lì.

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Crolla la DC sulla bavella di Forlani e gli sfrugni delegati al povero Citaristi, viene sostituita da un partito di plastica e di tangentari “a loro insaputa” e i locali di centro che fanno?

Per non perdere la seggiola e l’abitudine a comandare che “è meglio che fottere” si inventano di essere di sinistra e si fanno rieleggere. Nel PD.

È la storia politica degli ultimi 30 anni in Trentino, spazzata via il 21 ottobre del 2018 dove un Golia stanco e disperato è diventato un piccolo Davide.

Ma l’abitudine resta uguale, spartizione di cariche e careghe, a dispetto di competenza e meritocrazia, attendismo prudente quando il Trentino necessita di intraprendenza e idee, o scelte assurde, come il Mart a Rovereto e il quartiere delle Albere, due enormi scolapasta che svuotano risorse dai loro mille buchi (confidiamo in Sgarbi, almeno non è stato chiamato per rendita di posizione).

E sempre nel segno della continuità è il galleggiamento dei trombati, se da Roma eletti in Provincia, se uccellati in Provincia messi in qualche Presidenza, e la storia della sinistra trentina continua.

Ora, è ovvio che quando il popolo è sazio delle alchimie politiche non gli frega nulla, ma in questi ultimi anni di amministrazione provinciale a guida PD, la fame c’era.

Lasciando stare la crisi generale, si poteva almeno tentare di colmare il gap con Bolzano, che ci distanzia anni luce con un Pil basato su scelte innovative, coesione territoriale e identitaria, e leggi efficaci a sostegno dei residenti.

In poche parole quello che avrebbe dovuto fare il Patt molto tempo fa insomma, e che invece ha scelto l’abbraccio mortale con il PD.

Ma la peggiore delle abitudini è quella che ha fatto crollare il tempio: la cronica distanza dal cittadino e le sue esigenze.

Per citare il politologo Cas Mudde questa classe dirigente autoreferenziale ha ristretto sempre di più il processo decisionale democratico, preoccupandosene ben poco e ripetendo che non esistono alternative.

Per tornale al nostro territorio, l’esigenza più sentita era la sicurezza, ma è stata bollata come un’ideologia populista irresponsabile e pericolosa, così come le proposte in merito pervenute dai cittadini.

Cittadini che chiedevano risposte efficaci sul degrado, sui furti, sulle prepotenze e l’impunità, sulla droga, iniziando a chiedersi se non erano proprio le politiche assistenziali prive di controlli a creare il problema.

E ai cittadini per tutta risposta venivano sciorinati dati che rappresentavano un’isola felice e priva di inconvenienti, quasi fossero stati copiati dal Lichtenstein.

Ma la vera fake news è stata quella di considerare l’allarme sicurezza una fake news, creata ad arte dai populisti.

A parte qualche torre d’avorio bastava girare casa per casa per scoprire una popolazione sfinita e umiliata da una presa di possesso del territorio da parte di persone che ti sputano ai piedi quando passi, che di derubano in casa, in macchina, per strada, che spacciano ovunque allargando i loro squallidi e letali obbiettivi ai nostri figli minori, che trattano le mogli come capre e riescono a modificare abitudini e tradizioni nei nostri istituti che non facevano male a nessuno se non simboleggiare la pace.

E che pur vezzeggiate e assistite in tutte le maniere,  non si integrano.

Non è che i trentini sono diventati tutti razzisti, stanno solo subendo un razzismo inverso da parte di chi disprezza chi li accoglie.

Il problema dei richiedenti asilo non c’entra nulla. È stata la sventurata gestione ecumenica del centro sinistra che ha minato una confort-zone creata con fatica e onestà.

Ora questa élite politica, fatta di «Ghezzi essere umano», di battaglioni di «Docenti Gender» al servizio della Sara Ferrari di Turno, di dirigenti del Cinformi aiutati dalla politica di centro sinistra,  priva di visioni e un po’ arrogante è stata mandata a spasso, qui come in tutto il Paese.

Come è facile immaginare è subito nata una opposizione basata solo sul tacciare la nuova classe dirigente di populismo e fascismo, facendo passare per devastanti e minacciose decisioni efficaci e sensate, non ottenendo altro se non colmare la distanza tra loro e l’elettorato.

Insomma, sempre peggio, gli unici che non hanno ancora capito che la sinistra rimarrà all‘opposizione per i prossimi 20 anni sono ancora loro; quelli che sono stati trombati dal consenso elettorale, e pure democraticamente.

Certo, qualcosa di buono il PD trentino lo ha fatto, soprattutto nell’ambito della cultura e delle imprese, e certamente le cose positive verranno portate avanti e perfezionate, correggendo per contro scelte infelici ai danni di strutture che funzionavano bene, staremo a vedere.

Ma la sinistra di qui, così poco umile, non è stata capace di ascoltare, e vivere in un’isola infelice.

Se le sinistre continueranno ad essere sorde e snobbare le esigenze di chi paga le tasse e le loro prebende, i populisti e i partiti che li hanno accolti governeranno mille anni nell’attesa che qualche «essere umano» lo diventi per davvero, magari con i Trentini invece che con il primo che capita.

Ma adesso chi lo dice a quei pochi rimasti che il PD non esiste più?

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Politica

Ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici: accolte quasi 1.400 domande

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La Provincia incrementa i soldi destinati alla ristrutturazione e alla riqualificazione energetica delle abitazioni: un bando di 150.000 euro per dieci anni, in totale 1,5 milioni di euro.

La delibera è stata approvata su proposta dell’assessore Segnana.

Si tratta di un impegno finanziario contenuto – ha detto Segnana – che consente di dare una risposta alle quasi 150 richieste presentate negli ultimi due giorni del periodo di apertura del bando, che altrimenti sarebbero rimaste escluse.

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In totale sono quasi 1.400 le domande presentate per usufruire di questa importante agevolazione, che consente un risparmio notevole per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica, che migliorano le abitazioni, aumentano il valore del bene casa e, al contempo, favoriscono il risparmio nei consumi”.

Il bando, arrivato alla terza edizione dopo quelle del 2016 e del 2017, prevede un contributo provinciale a copertura degli interessi del mutuo sulla prima casa acceso per anticipare le detrazioni fiscali.

Il mutuo deve essere stipulato con gli istituti di credito convenzionati e il contributo provinciale viene erogato in dieci rate annuali.

Le domande potevano essere presentate fino al 30 novembre 2018.

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Politica

Confermato altri tre anni il Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio

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Ieri (15 febbraio) la giunta provinciale, su proposta del vicepresidente e assessore all’urbanistica Mario Tonina, ha confermato per altri tre anni i componenti del Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio.

Si tratta di Elena Galvagnini, progettista milanese che dal 2006 al 2010 ha fatto parte dell’analogo Comitato di Bolzano, Carlo Magnani, veneziano, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana e già direttore del Dipartimento di culture dello Iuav, dal 2002 al 2012 presidente della giuria del Premio Architettura Città di Oderzo e di Markus Scherer, architetto di Merano, vincitore del Premio Città di Oderzo nel 2003 e vincitore di più premi per progetti nell’area alpina.

Dal 2016 l’organismo di consulenza sostiene enti pubblici, soggetti privati e progettisti che si trovano ad affrontare interventi particolarmente significativi o posti in contesti paesaggistici delicati.

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Li vogliamo ringraziare perché in questi tre anni hanno svolto un ottimo lavoro di consulenza e affiancamento, proponendo soluzioni che hanno contribuito a migliorare la qualità architettonica e del paesaggio trentino”, ha detto Tonina.

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