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Città a misura di tutti con la comunicazione “Aumentativa e Alternativa”

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http://colibrimagazine.it
Immagine di: http://colibrimagazine.it

Esiste in mezzo a noi un mondo a parte in cui vivono bambini affetti da problemi cognitivi e persone con bisogni comunicativi complessi, persone che faticano a interagire con la realtà come la conosciamo.

Per affrontare questo problema è stato messo a punto un sistema di comunicazione chiamato “Comunicazione Aumentativa e Alternativa” (CAA), termine utilizzato per descrivere le modalità che possono facilitare e migliorare la comunicazione delle persone che hanno difficoltà ad utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura.

Questo linguaggio è basato su un insieme di simboli, ma non esistono soluzioni universali adatte ad ogni soggetto.

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L’obiettivo della CAA è quello di contenere e compensare la disabilità di chi presenta un grave disturbo di comunicazione sia sul versante espressivo che ricettivo.

Quello che si ottiene è un miglioramento della competenza comunicativa del bambino e di tutte le persone del suo ambiente di vita in modo da favorire la massima partecipazione sociale possibile.

Con l’obiettivo di creare sempre più ambienti accessibili ed una società capace di aprirsi a questo bisogno di comunicazione, in alcune città è nato il progetto “Città in CAA”, che vede l’istituzione di una rete di realtà commerciali “CAA friendly” che appoggiano l’utilizzo della CAA.

Gli esercenti che partecipano al progetto espongono immagini, scritte in CAA, adeguano i propri spazi, e formano il proprio personale per facilitare la comunicazione, promuovere le abilità sociali e favorire l’autonomia di persone con bisogni comunicativi complessi.

La rete di Città din CAA è nata in Emilia Romagna, grazie all’associazione Fare Leggere Tutti Faenza che lo ha ideato e applicato nei comuni di Castel Bolognese, Solarolo e Faenza coinvolgendo realtà commerciali, istituzionali, artigianali. Il progetto ha fatto il suo esordio anche in Umbria (comune di Corciano).

IN CONCRETO

In pratica ogni soggetto coinvolto nel progetto, sia esso un bar, un supermercato, una biblioteca piuttosto che un ufficio aperto al pubblico, terrà esposte al suo interno delle “tavole comunicative”, fogli a4 contenti i simboli tradotti in CAA, corrispondenti al linguaggio verbale, così che il soggetto con difficoltà, non si trovi a chiedere ma ad avere già presenti e visibili gli strumenti con i quali poter comunicare. Maggiori info sul progetto sono disponibili qui: http://www.cittaincaa.it/

 

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«Musica Senza Confini», quando i disabili diventano i protagonisti della musica.

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Musica Senza Confini” è un innovativo progetto musicale senza barriere architettoniche il cui obiettivo è di istruire musicalmente persone disabili di tutte le età e disabilità.

Le persone con disabilità motoria, in particolare nei casi in cui siano coinvolti gli arti superiori (pensiamo a patologie come la distrofia muscolare, la SLA, o a quadri clinici come quelli delle Paralisi Cerebrali Infantili o delle lesioni spinali alte, etc) possono però incontrare difficoltà insormontabili nell’uso di strumenti musicali così come nella fruizione autonoma della musica, dovendo dipendere da altri per selezionare e riprodurre i brani musicali. (link)

La didattica musicale inclusiva può essere considerata come l’insieme degli approcci formativi che si avvale del canale sonoro-musicale per promuovere l’inclusione sociale di ciascun soggetto disabile.

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Il sistema presentato evidenzia una serie di possibilità che dimostrano come il training sonoro supporti la crescita equilibrata dell’individuo, con ripercussioni su sfera emotiva, cognitiva, aspetti motori, creatività e autostima.

«La motivazione che mi ha portato all’ideazione di questo progetto è un incontro casuale con due bambini disabili. Il desiderio di risolvere e di sopperire in qualche modo al loro desiderio di suonare mi ha indotto a rendere utili i miei studi di arrangiamento e composizione svolti con il M°Danilo Minotti, docente della stessa cattedra e ora mio relatore»Spiega l’ideatore del progetto Manuele Maestri (foto) che discuterà e presenterà il progetto il 6 Maggio alle ore 17.00 presso l’aula magna Conservatorio di Musica “F.A. Bonporti” di Trento.

«Sostanzialmente – aggiunge Manuele –  l’arrangiamento e la composizione musicale trovano utile e ineludibile applicazione, attraverso l’organizzazione della struttura e della strumentazione in modo variabile e consono agli specifici bisogni dei soggetti/allievi con l’impiego di moderni apparecchi tecnologici che esigono una competenza informatico-musicale. Flauti digitali, armoniche digitali, microfoni ultrasuoni. Questi sono solo alcuni degli strumenti che verranno presentati e suonati dal gruppo di musica dell’associazione AGAPE di Venezia durante la discussione».

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Lotta all’insufficienza respiratoria: i soggiorni marini con ALIR

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L’ Alir ( Associazione per la Lotta all’Insufficienza Respiratoria) Trentino organizza dal 31 agosto al 14 settembre dei soggiorni marini a Riccione.

Le prenotazioni sono fino ad esaurimento dei posti ( 347-2924591 dopo le 16) e i turni quindicennali trascorsi al mare hanno una funzione terapeutica per chi ha problemi respiratori e i partecipanti saranno stabilmente seguiti da un accompagnatore e da un’infermiera professionale.

L’Alir ha come scopo sociale quello di sostenere i pazienti con broncopneumopatie croniche per i quali si sta battendo per il riconoscimento di malattie sociali, attraverso l’operato di volontari.

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Molti i problemi ancora aperti come quello di un programma di ospedalizzazione domiciliare pneumologica.

La segnalazione dei criteri prescrittivi delle fonti di ossigeno.

Riformare le prestazioni e procedure in tutto il Trentino.

Creare una rete di distribuzione di ossigeno liquido in modo da consentire l’approvvigionamento anche fuori casa, in caso di brevi viaggi.

Istituzionalizzare le vacanze protette per gli ammalati portatori di insufficienza respiratoria cronica.

Creare punti di informazione per gli ammalati e i loro famigliari allo scopo di migliorare per tutti la qualità della vita. Per maggiori informazioni sui soggiorni marini, ma anche per prendere contatto con l’associazione ci si può rivolgere alla sede di Alir Trentino in Via Torrione 6 dalle 17 alle 19 del venerdì, oppure su appuntamento.

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Autismo: serve alleanza tra scuole, famiglie e servizi

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Nell’incontro organizzato dalla cooperativa sociale Il Ponte in collaborazione con l’ODFlab dell’Università di Trento i protagonisti si sono confrontati sulle esperienze di inclusione scolastica e sull’importanza della co-progettazione condivisa.

Opinione unanime degli esperti è la necessità di superare un approccio basato sui ruoli e arrivare all’integrazione delle diverse competenze e professionalità.

Dario Ianes: “per questo servirebbe una formazione generalizzata che comprenda insegnanti curriculari, insegnanti di sostegno, educatori e anche i compagni.”

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Teoria e pratica, vite personali e professionali. Famiglie, insegnanti, educatori ed esperti si sono confrontati da punti di vista differenti per far emergere il valore dell’inclusione partendo dalle esperienze di bambini e ragazzi autistici nella scuola. Nell’incontro di EDUCA organizzato a partire dalle 10.30 a Palazzo Fedrigotti dalla cooperativa sociale Il Ponte in collaborazione con l’ODFlab dell’Università di Trento, i protagonisti hanno intrecciato le evidenze scientifiche all’esperienza empirica.

“Saper osservare è l’elemento fondamentale – ha esordito Dario Ianes, docente all’università di Bolzano e co-fondatore del Centro Studi Ericksonn, – ed è per questo che servirebbe una formazione generalizzata che comprenda insegnanti curriculari, insegnanti di sostegno e tutto il consiglio di classe e, perché no, anche i compagni. Bambini e ragazzi se aiutati a interpretare i comportamenti dei propri compagni con bisogni educativi speciali, sono sempre più creativi degli adulti a trovare delle strategie efficaci di relazione. Gli studi ci dicono che la formazione di tutto il gruppo classe è il presupposto per una vera inclusione. Abbiamo poi bisogno di una reale co-progettazione condivisa a partire da un maggior riconoscimento della figura degli educatori che possono ‘situare’ le strategie e svolgere un’importante funzione di collante”.

Arianna Benvenuto, ricercatrice presso l’ODFlab dell’Università di Trento, ha aggiunto “Ritengo sia importante cambiare anche la visione monolitica e statica dei differenti ruoli. All’asilo e nelle scuole materne, ad esempio, l’insegnante supplementare – per cui spesso non è necessario avere una certificazione – è a disposizione di tutti i bambini non solo di quelli con disabilità o bisogni particolari. Lo stesso vale per l’insegnante principale che si prende cura degli uni e degli altri. Le due figure sono intercambiabili. Questa pratica dovrebbe essere auspicabile in tutti gli ordini di studio”.

Un concetto ribadito anche da Daniela Simoncelli, dirigente dell’Istituto Superiore Don Milani di Rovereto, “Alle superiori abbiamo il vantaggio di non avere un solo insegnante di sostegno sui ragazzi con disabilità e questo di sicuro favorisce lo spirito di squadra. Anch’io penso debba passare il messaggio che abbiamo bisogno di un cambiamento culturale rispetto alle differenti professionalità per avere progetti di inclusione efficaci: il docente di sostegno deve essere inteso al servizio dell’intera classe, non solo come una figura esclusiva per gli studenti certificati. Gli insegnanti di sostegno possono infatti trasformarsi in una barriera all’autonomia: se si appiccicano alla disabilità del singolo diventano uno stigma vivente alla disabilità. Sono poi totalmente d’accordo che un punto di forza assoluto è il coinvolgimento dei compagni con una formazione ad hoc. Perché sennò sì creano le classiche dinamiche che vanno dal semplice ‘perché a lui sì e a me no?’ fino a incomprensioni e contrasti più marcati”.

Al seminario è stato portato anche il punto di vista degli educatori grazie all’esperienza di Ulisse Paolini per il quale quella dell’educatore è una professione di confine, ampiamente formata ma che deve saper calare quanto appreso nella realtà quotidiana relazionandosi con molteplici figure. Proprio per questa valenza mediatrice questo ruolo dovrebbe essere valorizzato maggiormente al fine di costruire una vera cultura della condivisione, ad esempio a partire dalla realizzazione dei PEI – i Paini Educativi Personalizzati – che a inizio anno possono essere occasione di un confronto a 360 gradi.

Il prisma che riflette questa pluralità di sguardi e competenze non può che essere il punto di vista delle famiglie. A chiusura dell’incontro Federica, mamma di un bambino autistico, ha sottolineato come “il triangolo scuola, ODFlab e cooperativa Il Ponte per me è stato estremamente d’aiuto. Io sono la dimostrazione che se si mettono a disposizione delle famiglie tutti gli strumenti facendo realmente squadra si possono ottenere risultati davvero incoraggianti”.

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