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Politica

Approvata nella notte la variazione del bilancio 2019-2021. Le dichiarazioni di voto

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Concluso l’esame in aula dei 15 articoli e dei relativi emendamenti del disegno di legge sulla variazione del bilancio provinciale 2019-2021 proposto dal presidente della Giunta Fugatti, i lavori del Consiglio provinciale della sessione di febbraio si sono conclusi con le dichiarazioni e il voto finali.

Il provvedimento è stato approvato con 20 voti favorevoli, 12 contrari (Pd, Futura, 5 stelle, Rossi e Dallapiccola del Patt) e due voti di astensione (Ossanna e Demagri del Patt).

Le dichiarazioni di voto.

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Giorgio Tonini (Pd) ha annunciato il voto contrario del proprio gruppo.

Ugo Rossi (Patt) ha confermato il voto di astensione del proprio gruppo tranne nel suo caso. “Il mio voto contrario si spiega con il vulnus subito dall’autonomia e alla mancanza di miglioramenti anche dal punto di vista finanziaria. “Sono costretto a votare no perché sull’autonomia proprio non ci siamo”.

Paolo Ghezzi (Futura) “in sintonia con i compagni Rossi e Tonini” ha condiviso il voto contrario al ddl. E ha aggiunto di non essere entusiasta dell’ostruzionismo adottato in questo caso dal Pd e che “è un peccato che sia andata così, perché questa variazione del bilancio poteva essere un po’ più ecumenica rispondendo ad un disastro che ha colpito il Trentino”.

Claudio Cia (Agire) ha motivato il proprio voto favorevole convinto che questa variazione del bilancio non sia né un attacco all’autonomia né un danno per il welfare. In questi giorni su questo tema si è lavorato molto per disinformare. Ad esempio secondo Cia sull’emendamento voluto da Fugatti sui dieci anni di residenza, non si è precisato che il riferimento è all’Italia e non al Trentino. Questo modo di informare ha terrorizzato tanti cittadini italiani che vivono in Trentino non da 10 anni ma da 5 o da 6, etc. Bastava per correttezza riportare il contenuto dell’emendamento Fugatti. Riguardo poi al welfare, Cia ha aggiunto che se c’è una Giunta che si è subito attivata a favore delle persone deboli o in difficoltà è stata questa. Come è avvenuto ad esempio con la gratuità dei mezzi di trasporto pubblico accordata alle persone anziane. E come nel caso del piano a favore della natalità nel Trentino. La sinistra per Cia non è attenta ai problemi sociali dei cittadini del Trentino quanto lo è invece a quelli degli immigrati. Secondo il consigliere grazie alle politiche di questa Giunta provinciale, oggi in piazza Dante si notano meno persone che spacciano o bivaccano. C’è invece più attenzione anche alle fasce più deboli. Autonomia non significa assistenzialismo ma responsabilità. Altrimenti si incrina la credibilità della politica trentina.

Giorgio Leonardi (FI) ha annunciato il proprio convinto voto a favore di questa variazione del bilancio, che a suo avviso è la prima dimostrazione del pragmatismo di questa coalizione. L’autonomia per Leonardi non dev’essere un bancomat ma sinonimo di meritocrazia. “Mi auguro – ha concluso – che si prosegua nella realizzazione di quel che si è promesso”.

Filippo Degasperi (5 stelle) si è detto piuttosto deluso pensando che il confronto potesse essere più costruttivo. Tuttavia questo provvedimento permette di prendere le misure e di organizzarsi per le prossime occasioni non solo nei confronti della Giunta ma anche della presidenza. Il presidente aveva infatti ha aperto in modo incondizionato alle richieste di prolungare l’orario ancor prima che venissero presentati gli emendamenti ostruzionistici. Non vi è traccia in questa variazione del bilancio delle risorse necessarie a varie settori del “sociale”. Vedremo se con l’assestamento potremo prendere atto del fatto che i fondi per gli alloggi a canone moderato saranno ristorati. Da parte di Degasperi vi era l’aspettativa di un impegno vero che andasse anche nella direzione di quanto era stato propagandato in campagna elettorale. Poiché così non è stato, il timore del consigliere è che la direzione presa non sia quella propagandata in campagna elettorale. In ogni caso, ha concluso Degasperi, accanto alla delusione rimane anche la speranza.

Mara Dalzocchio (Lega) ha esordito affermando che “100 giorni di Giunta Fugatti sono pochi ma sufficienti per mettere in campo azioni capaci di andare incontro ai bisogni dei cittadini, dei pensionati, delle famiglie che ora dovranno pagare meno il posticipo nelle scuole materne”. Con questa manovra si è voluto dare un impulso ancor maggiore agli obiettivi di questa Giunta. Giunta che si è attivata per trovare i soldi per far fronte alle prime necessità dopo il disastro ambientale di ottobre, come richiesto dai Comuni, dai cittadini e dagli operatori economici. Per Dalzocchio non vi sono in questa variazione di bilancio norme che mettono in crisi l’autonomia speciale della Provincia, ma solo norme che aiutano e sostengono i cittadini del Trentino.

Luca Guglielmi (Fassa) ha spiegato il proprio voto favorevole a questo provvedimento non tanto e non solo dal punto di vista politico, ma perché corre ai ripari dei danni causati dall’ondata di maltempo di fine ottobre.

Mattia Gottardi (Civica Trentina), favorevole alla variazione, ha sottolineato il valore positivo della sospensione dell’obbligo delle gestioni associate dei Comuni prevista da questo provvedimento. Questo permette a suo avviso di ricalibrare la riorganizzazione delle amministrazioni locali.

Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti (Lega) ha evidenzizto come questo sia il primo provvedimento importante che l’esecutivo porta in aula. Nessuno avrebbe pensato di portare in aula un provvedimento di questo tipo se non fosse stato per il disastro accaduto in ottobre. Fugatti ha ringraziato sia la maggioranza sia l’opposizione per la correttezza dei lavori in aula. E ha ringraziato anche la struttura della Provincia, perché essendo questa Giunta totalmente inesperta ha permesso all’esecutivo di muoversi in modo concreto e costruttivo. Il presidente ha dato atto anche alla precedente Giunta Rossi di aver operato bene in diversi casi. Ha aggiunto di essere convinto che si possa mettere insieme il reddito di cittadinanza con il nostro sistema di welfare senza ledere la nostra autonomia.

Luca Zeni (Pd), associandosi all’annuncio del voto contrario, ha ricordato di aver seguito inizialmente un approccio legato al tema del maltempo ma di aver poi notato che si sono aggiunte norme molto diverse. Ha poi invitato sul reddito di cittadinanza a leggere le dichiarazioni degli esponenti dell’Svp. Zeni ha osservato che le strutture della Provincia continuano a lavorare a prescindere dal cambio di Giunta. Per Zeni, deiversamnete da quel che crede l’attuale Giunta, fare politica non è fare gli interessi dei cittadini ma fare sintesi tra interessi contrapposti che esistono. Solo così si dà alla politica un respiro lungo.

Il presidente Kaswalder ha chiuso i lavori dopo aver chiesto scusa per gli errori commessi a causa dell’inesperienza e messo in votazione il ddl, che ha ottenuto 20 sì, 12 no (tra i quali anche Rossi e Dallapiccola) e due voti di astensione (Ossanna e Demagri del Patt).

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Politica

PD Trentino. Eutanasia di un partito disperato

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Democristiani.

Quando si pensa al PD trentino, non si può fare a meno di pensare ai democristiani.

Il suicidio è nato da lì.

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Crolla la DC sulla bavella di Forlani e gli sfrugni delegati al povero Citaristi, viene sostituita da un partito di plastica e di tangentari “a loro insaputa” e i locali di centro che fanno?

Per non perdere la seggiola e l’abitudine a comandare che “è meglio che fottere” si inventano di essere di sinistra e si fanno rieleggere. Nel PD.

È la storia politica degli ultimi 30 anni in Trentino, spazzata via il 21 ottobre del 2018 dove un Golia stanco e disperato è diventato un piccolo Davide.

Ma l’abitudine resta uguale, spartizione di cariche e careghe, a dispetto di competenza e meritocrazia, attendismo prudente quando il Trentino necessita di intraprendenza e idee, o scelte assurde, come il Mart a Rovereto e il quartiere delle Albere, due enormi scolapasta che svuotano risorse dai loro mille buchi (confidiamo in Sgarbi, almeno non è stato chiamato per rendita di posizione).

E sempre nel segno della continuità è il galleggiamento dei trombati, se da Roma eletti in Provincia, se uccellati in Provincia messi in qualche Presidenza, e la storia della sinistra trentina continua.

Ora, è ovvio che quando il popolo è sazio delle alchimie politiche non gli frega nulla, ma in questi ultimi anni di amministrazione provinciale a guida PD, la fame c’era.

Lasciando stare la crisi generale, si poteva almeno tentare di colmare il gap con Bolzano, che ci distanzia anni luce con un Pil basato su scelte innovative, coesione territoriale e identitaria, e leggi efficaci a sostegno dei residenti.

In poche parole quello che avrebbe dovuto fare il Patt molto tempo fa insomma, e che invece ha scelto l’abbraccio mortale con il PD.

Ma la peggiore delle abitudini è quella che ha fatto crollare il tempio: la cronica distanza dal cittadino e le sue esigenze.

Per citare il politologo Cas Mudde questa classe dirigente autoreferenziale ha ristretto sempre di più il processo decisionale democratico, preoccupandosene ben poco e ripetendo che non esistono alternative.

Per tornale al nostro territorio, l’esigenza più sentita era la sicurezza, ma è stata bollata come un’ideologia populista irresponsabile e pericolosa, così come le proposte in merito pervenute dai cittadini.

Cittadini che chiedevano risposte efficaci sul degrado, sui furti, sulle prepotenze e l’impunità, sulla droga, iniziando a chiedersi se non erano proprio le politiche assistenziali prive di controlli a creare il problema.

E ai cittadini per tutta risposta venivano sciorinati dati che rappresentavano un’isola felice e priva di inconvenienti, quasi fossero stati copiati dal Lichtenstein.

Ma la vera fake news è stata quella di considerare l’allarme sicurezza una fake news, creata ad arte dai populisti.

A parte qualche torre d’avorio bastava girare casa per casa per scoprire una popolazione sfinita e umiliata da una presa di possesso del territorio da parte di persone che ti sputano ai piedi quando passi, che di derubano in casa, in macchina, per strada, che spacciano ovunque allargando i loro squallidi e letali obbiettivi ai nostri figli minori, che trattano le mogli come capre e riescono a modificare abitudini e tradizioni nei nostri istituti che non facevano male a nessuno se non simboleggiare la pace.

E che pur vezzeggiate e assistite in tutte le maniere,  non si integrano.

Non è che i trentini sono diventati tutti razzisti, stanno solo subendo un razzismo inverso da parte di chi disprezza chi li accoglie.

Il problema dei richiedenti asilo non c’entra nulla. È stata la sventurata gestione ecumenica del centro sinistra che ha minato una confort-zone creata con fatica e onestà.

Ora questa élite politica, fatta di «Ghezzi essere umano», di battaglioni di «Docenti Gender» al servizio della Sara Ferrari di Turno, di dirigenti del Cinformi aiutati dalla politica di centro sinistra,  priva di visioni e un po’ arrogante è stata mandata a spasso, qui come in tutto il Paese.

Come è facile immaginare è subito nata una opposizione basata solo sul tacciare la nuova classe dirigente di populismo e fascismo, facendo passare per devastanti e minacciose decisioni efficaci e sensate, non ottenendo altro se non colmare la distanza tra loro e l’elettorato.

Insomma, sempre peggio, gli unici che non hanno ancora capito che la sinistra rimarrà all‘opposizione per i prossimi 20 anni sono ancora loro; quelli che sono stati trombati dal consenso elettorale, e pure democraticamente.

Certo, qualcosa di buono il PD trentino lo ha fatto, soprattutto nell’ambito della cultura e delle imprese, e certamente le cose positive verranno portate avanti e perfezionate, correggendo per contro scelte infelici ai danni di strutture che funzionavano bene, staremo a vedere.

Ma la sinistra di qui, così poco umile, non è stata capace di ascoltare, e vivere in un’isola infelice.

Se le sinistre continueranno ad essere sorde e snobbare le esigenze di chi paga le tasse e le loro prebende, i populisti e i partiti che li hanno accolti governeranno mille anni nell’attesa che qualche «essere umano» lo diventi per davvero, magari con i Trentini invece che con il primo che capita.

Ma adesso chi lo dice a quei pochi rimasti che il PD non esiste più?

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Politica

Ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici: accolte quasi 1.400 domande

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La Provincia incrementa i soldi destinati alla ristrutturazione e alla riqualificazione energetica delle abitazioni: un bando di 150.000 euro per dieci anni, in totale 1,5 milioni di euro.

La delibera è stata approvata su proposta dell’assessore Segnana.

Si tratta di un impegno finanziario contenuto – ha detto Segnana – che consente di dare una risposta alle quasi 150 richieste presentate negli ultimi due giorni del periodo di apertura del bando, che altrimenti sarebbero rimaste escluse.

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In totale sono quasi 1.400 le domande presentate per usufruire di questa importante agevolazione, che consente un risparmio notevole per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica, che migliorano le abitazioni, aumentano il valore del bene casa e, al contempo, favoriscono il risparmio nei consumi”.

Il bando, arrivato alla terza edizione dopo quelle del 2016 e del 2017, prevede un contributo provinciale a copertura degli interessi del mutuo sulla prima casa acceso per anticipare le detrazioni fiscali.

Il mutuo deve essere stipulato con gli istituti di credito convenzionati e il contributo provinciale viene erogato in dieci rate annuali.

Le domande potevano essere presentate fino al 30 novembre 2018.

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Politica

Confermato altri tre anni il Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio

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Ieri (15 febbraio) la giunta provinciale, su proposta del vicepresidente e assessore all’urbanistica Mario Tonina, ha confermato per altri tre anni i componenti del Comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio.

Si tratta di Elena Galvagnini, progettista milanese che dal 2006 al 2010 ha fatto parte dell’analogo Comitato di Bolzano, Carlo Magnani, veneziano, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana e già direttore del Dipartimento di culture dello Iuav, dal 2002 al 2012 presidente della giuria del Premio Architettura Città di Oderzo e di Markus Scherer, architetto di Merano, vincitore del Premio Città di Oderzo nel 2003 e vincitore di più premi per progetti nell’area alpina.

Dal 2016 l’organismo di consulenza sostiene enti pubblici, soggetti privati e progettisti che si trovano ad affrontare interventi particolarmente significativi o posti in contesti paesaggistici delicati.

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Li vogliamo ringraziare perché in questi tre anni hanno svolto un ottimo lavoro di consulenza e affiancamento, proponendo soluzioni che hanno contribuito a migliorare la qualità architettonica e del paesaggio trentino”, ha detto Tonina.

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