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Tumori del sangue: Ail Trentino e Cibio lottano assieme

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L’obiettivo è affrontare leucemie, linfomi e mieloma alla radice. In altre parole studiare le basi genomiche di queste malattie e la loro diffusione per individuare nuove terapie farmacologiche capaci di fermarne la progressione.

Verranno sostenuti due progetti: uno si sviluppa in ambito pediatrico, l’altro riguarda, invece, le persone adulte.

Sono i contenuti del protocollo d’intesa firmato oggi in Rettorato da Roberto Valcanover, presidente dell’Ail – Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma, sede del Trentino, e Alessandro Quattrone, direttore del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento

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Dopo due anni di collaborazione, saranno ora sviluppate in modo più strutturato iniziative congiunte di ricerca per giungere all’identificazione di potenziali nuove molecole terapeutiche per la leucemia e altre malattie del sangue.

Il responsabile del protocollo per Ail Trentino sarà Gianluca Farina, mentre il responsabile scientifico della collaborazione per il Cibio sarà Paolo Macchi.

Questo è un passo importante per la creazione di iniziative di cooperazione con soggetti e istituti di ricerca che hanno obiettivi affini, nonché per la costituzione di un ambiente che promuova la ricerca scientifica nei settori di rispettivo e comune interesse.

L’intesa consentirà di attivare contratti di collaborazione per lo svolgimento di lavoro di ricerca, nonché lo sviluppo di iniziative congiunte volte allo studio delle basi biologiche delle patologie del sangue, finalizzate alla ricerca di nuove soluzioni terapeutiche. Il fine ultimo è studiare i meccanismi molecolari alla base di queste patologie per migliorare sia la salute sia la qualità di vita dei pazienti.

Roberto Valcanover ribadisce: «Da sempre il finanziamento della ricerca scientifica è considerato da Ail Trentino un investimento sulla speranza. Sostenere la ricerca significa garantire un’assistenza più mirata, cure personalizzate, un’aspettativa maggiore di guarigione. Negli anni Ail Trentino ha destinato risorse economiche sempre maggiori a favore di importanti studi clinici». Sottolinea: «Ail Trentino non riceve contributi da nessuna fonte di finanziamento pubblica. Tutti i progetti che l’Associazione realizza sono possibili grazie alla generosità dei cittadini e delle aziende e al sostegno dei numerosi volontari. Riceviamo contributi e, in cambio, restituiamo risultati, impegnandoci a valorizzare e a rispettare la fiducia dei sostenitori, trasformando ogni donazione in un aiuto concreto affinché il lavoro che svolgiamo sia di anno in anno più efficace, anche in campo di finanziamento alla ricerca. Si è fatto sì che la generosità nella lotta ai tumori del sangue raggiungesse traguardi incoraggianti e lusinghieri e siamo fiduciosi ne possa raggiungere altri di importanti, grazie anche alla ricerca, alla professionalità e alla passione di ricercatori come quelli del Cibio»

In base al protocollo, che ha durata di tre anni ed è rinnovabile, i partner intendono valorizzare i risultati della ricerca scientifica e ogni altra attività di comune interesse

La collaborazione si concretizzerà con l’attivazione, da parte del Cibio, di assegni di ricerca, borse di dottorato e altre forme di contratto a favore di giovani finanziati da Ail Trentino su base annuale.

Si prevede di riuscire a coinvolgere due giovani ricercatori/ricercatrici nel corso del triennio che verranno affiancati/e da studenti e studentesse delle lauree triennali e magistrali che svolgeranno la tesi sperimentale su queste tematiche.

Ail Trentino e Cibio saranno liberi di utilizzare i risultati derivanti dalle attività congiunte per esclusivi scopi di ricerca.

I progetti di ricerca realizzati nell’ambito del protocollo avranno carattere non-profit. Nel segno della condivisione del sapere, i partner si impegnano inoltre a garantire la pubblicazione dei risultati su riviste scientifiche internazionali, la presentazione a conferenze scientifiche e, dove possibile, la distribuzione di dati e altri prodotti rilevanti alla comunità scientifica internazionale secondo le modalità dell’open source.

I DUE PROGETTI DI PARTENZA – Un progetto riguarda le sindromi mielodisplastiche (SMD) in età pediatrica e, in particolare, lo studio delle alterazioni del meccanismo di maturazione (splicing) dell’RNA. L’informazione genetica contenuta nel DNA viene copiata (trascritta) in una molecola di RNA. Lo splicing è una fase della trascrizione in cui le diverse porzioni di RNA appena prodotto sono unite a formare l’RNA messaggero maturo (mRNA) da cui derivano le proteine. Grazie allo splicing, la cellula non solo può esercitare un accurato controllo sull’espressione genica, ma può anche aumentare la variabilità dell’informazione del proprio genoma. Infatti, partendo da un singolo RNA, si possono sintetizzare diversi RNA messaggeri maturi attraverso il meccanismo dello splicing alternativo. L’obiettivo del progetto, che verrà svolto da Lorena Zubovic del laboratorio diretto da Paolo Macchi, sarà studiare le condizioni in cui lo splicing alternativo riveste un ruolo rilevante per la cellula tumorale identificando delle specifiche varianti di RNA messaggero da usare come marcatori della malattia o come bersagli terapeutici.

L’altro progetto si concentra sulla leucemia mieloide acuta (LMA), malattia più tipica dell’età adulta. Lo studio vuole indagare il ruolo della modifica (metilazione) dell’RNA nell’insorgenza e progressione maligna della maIattia. La metilazione dell’RNA è un processo che permette di modificare la struttura dell’RNA regolandone la traduzione in proteina ed è generalmente mediato da proteine che promuovono, leggono o rimuovono tale modificazione. Il progetto si pone quindi l’obiettivo di identificare le proteine più importanti coinvolte all’interno del processo di metilazione dell’RNA che contribuiscono alla oncogenesi, per poterle proporre come nuovi bersagli terapeutici.

QUALCHE DEFINIZIONE – Le sindromi mielodisplastiche (SMD) sono malattie del sangue causate da danni nel DNA delle cellule staminali presenti all’interno del midollo osseo. Le cellule staminali danneggiate non riescono a produrre una quantità adeguata di cellule del sangue funzionali, causando una carenza di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. In circa un terzo di pazienti con SMD la malattia degenera in leucemia mieloide acuta (LMA).

Le loro cellule accumulano varie mutazioni genetiche che possono interessare sia porzioni di DNA sia addirittura cromosomi interi. Si ipotizza che alcune di queste mutazioni contribuiscano alla trasformazione delle cellule staminali in cellule tumorali o le facciano diventare più aggressive nel corso della malattia, anche se il preciso meccanismo molecolare alla base dell’insorgenza delle sindromi mielodisplastiche è ancora in gran parte sconosciuto.

Ogni anno in Europa circa una persona ogni 12.500 viene colpita da una mielodisplasia. Le SMD sono patologie rare in età pediatrica (rappresentano solo il 4% di tutti i tumori del sangue pediatrici) e colpiscono anche e soprattutto le persone anziane. Sopra i 70 anni, infatti, si ammala ogni anno una persona ogni 3mila. La progressiva gravità del difetto genetico si traduce spesso in alterazioni sempre più profonde dei processi non solo di maturazione, ma anche di differenziamento cellulare.

Sebbene negli ultimi anni si siano registrate numerose e approfondite scoperte scientifiche per la cura delle SMD, esse rimangono ancora oggi patologie di sottovalutata incidenza clinica e di insoddisfacente risoluzione terapeutica.

La leucemia mieloide acuta (LMA) è una patologia tumorale ematologica molto eterogenea, caratterizzata dall’espansione incontrollata di cellule mieloidi (le cellule da cui provengono globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) non differenziate nel sangue periferico, nel midollo osseo e/o in altri tessuti. È la forma più comune di leucemia acuta tra le persone adulte: infatti l’età media alla diagnosi è di 67 anni.

Grazie alle nuove tecnologie di sequenziamento del genoma, numerose aberrazioni genetiche ricorrenti hanno permesso di classificare diverse sotto-categorie di LMA permettendo di associare la prognosi, più o meno favorevole, con specifiche categorie. Inoltre, la caratterizzazione della presenza di bersagli molecolari ha anche permesso di suggerire nuovi protocolli terapeutici da affiancare alla chemioterapia prevista e al trapianto di cellule ematopoietiche (cellule da cui derivano tutte le cellule del sangue).

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2.898 iscrizioni ai test universitari a Trento: domani ultima chiamata

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Domani, giovedì 22 agosto, si svolgeranno in un’unica giornata le prove di ammissione valide per la maggior parte dei corsi di studio.

Sono 2.898 le iscrizioni ai test registrate per questa tornata.

Si conferma così un trend sempre positivo e in linea con il numero di iscrizioni registrate l’anno scorso (per la stessa sessione estiva erano 2.828).

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Giovedì la prova di ammissione ai corsi di laurea in Economia e Management, Gestione aziendale full time e part time, Amministrazione aziendale e diritto inizierà alle 9.30 nella sede del dipartimento in via Inama 5 a Trento.

Sono invece in programma a Palazzo Prodi (via Tommaso Gar 14) le prove per Beni culturali, Filosofia, Lingue moderne, Studi storici e filologico letterari e la prova per Comparative, European and International Legal Studies, entrambe con inizio alle 9.30. Sempre giovedì, nella stessa sede ma alle 14.30, sarà la volta delle prove valide per Scienze e tecniche di psicologia cognitiva, Interfacce e tecnologie della comunicazione, Studi internazionali, Sociologia, Servizio sociale e Giurisprudenza.

Come nelle precedenti edizioni, i test si svolgeranno in contemporanea a Trento (2396 iscrizioni), Mantova (199 iscrizioni), Roma (113 iscrizioni), Bari (111 iscrizioni), Palermo (77 iscrizioni) e Bruxelles (2 iscrizioni). Un’opportunità in più per accedere ai corsi dell’Università di Trento che si conferma sempre molto apprezzata dagli aspiranti iscritti all’ateneo trentino. Circa un quinto delle iscrizioni totali, infatti, è associato a una di queste sedi decentrate.

Giovedì 29 e venerdì 30 agosto sono invece in programma le prove selettive “Tolc” valide per l’ammissione ai corsi di laurea in Fisica, Matematica, Viticoltura ed Enologia, Scienze e tecnologie biomolecolari, Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Ingegneria civile, Ingegneria industriale, Informatica, Ingegneria Informatica, delle Comunicazioni ed Elettronica.

A Trento il test Tolc si svolgerà al Polo scientifico e tecnologico “Fabio Ferrari” (via Sommarive 5, Povo). È possibile sostenere il test Tolc anche in una delle altre sedi messe a disposizione da Cisia (http://www.cisiaonline.it/).

Le iscrizioni sono aperte fino al 2 settembre.

Il 5 settembre si terrà la prova selettiva nazionale per l’ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Ingegneria edile-architettura, per la quale si sono registrate 87 iscrizioni.

Infine, l’ultimo giorno di test, l’11 settembre, vedrà le prove di accesso ai corsi di Educazione professionale (corso interateneo con l’Università di Ferrara) e Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (corso interateneo con l’Università di Verona). Per entrambe le prove le iscrizioni si sono chiuse qualche giorno fa.

Riconfermata anche quest’anno la possibilità di richiedere l’abbonamento “libera circolazione”: una tariffa agevolata per l’abbonamento annuale al trasporto pubblico su tutto il territorio della provincia di Trento riservata agli iscritti e alle iscritte ai corsi di studio (anche interateneo con sede amministrativa diversa da UniTrento ma frequentanti a Trento), di dottorato, master e agli studenti che arriveranno a Trento nell’ambito di accordi e/o programmi di mobilità internazionale.

Questo tipo di abbonamento, valido dall’1 settembre 2019 al 31 agosto 2020 a un costo di 50 euro, potrà essere attivato, dopo aver ultimato l’iscrizione all’anno accademico 2019/2020, completando la procedura online disponibile sul sito infostudenti.unitn.it/it/libera-circolazione.

Al termine della procedura, entro qualche giorno gli studenti e le studentesse potranno viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico urbano e extraurbano validando l’abbonamento tramite smart card o app Open move.

Tutte le informazioni sulle prove di ammissione, sulle tasse universitarie e sulla libera circolazione sono disponibili sul sito: www.infostudenti.unitn.it

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Ricercatori di Trento danno un taglio alla fibrosi cistica. Lo studio pubblicato ora su “Nature Communications”

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Dare un taglio alla fibrosi cistica è possibile, almeno per alcune delle mutazioni che la causano.

Il rimedio arriva dall’editing genomico. Un gruppo di ricerca del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento ha infatti dimostrato l’efficacia di Crispr-Cas, la forbice molecolare su cui sta lavorando con successo negli ultimi anni, per risolvere in modo permanente il problema alla base della malattia.

L’approccio adottato dal team dell’Ateneo di Trento, guidato da Anna Cereseto, apre nuove prospettive nella cura della Fibrosi cistica, malattia genetica per la quale al momento non esiste cura definitiva. Il lavoro di ricerca è stato realizzato in collaborazione con KU Leuven, Belgio. Il progetto (“Nuovo approccio di terapia genica: riparare le mutazioni splicing del gene Cftr mediante tecniche di editing genomico”) ha potuto contare su un finanziamento di 90 mila euro in due anni dalla Fondazione ricerca fibrosi cistica anche attraverso la partecipazione dell’Associazione trentina fibrosi cistica. I risultati dello studio sono stati pubblicati oggi su “Nature Communications”, rivista scientifica open access. 

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Alla base della malattia c’è una mutazione del gene responsabile della sintesi della proteina Cftr (Cystic Fibrosis Transmembrane conductance Regulator) il cui malfunzionamento colpisce più organi, in particolare i polmoni.

Il gruppo di ricerca UniTrento/KU Leuven ha adattato il sistema Crispr-Cas, la forbice molecolare che sta rivoluzionando il campo della biomedicina, in modo da correggere in maniera definitiva almeno due tipi di mutazione che causano la Fibrosi cistica.

La tecnica è chiamata “SpliceFix” perché ottiene la riparazione del gene (fix) e ripristina il corretto meccanismo di produzione della proteina (splicing).

Giulia Maule, (foto) studentessa del dottorato in Scienze biomolecolari all’Università di Trento e prima firmataria dell’articolo, spiega: «Abbiamo messo a punto una strategia di correzione genomica basata su Crispr-Cas per eliminare in modo permanente due specifiche mutazioni che stanno alla base della malattia. Crispr-Cas funziona come un bisturi genomico che permette di eliminare in maniera super precisa gli elementi mutati. Abbiamo dimostrato che la nostra strategia di riparazione è efficace in organoidi derivati da pazienti e ha un alto grado di precisione colpendo soltanto le sequenze mutate e lasciando intatto il Dna non interessato dalla mutazione».

La giovane ricercatrice sottolinea un aspetto innovativo della sperimentazione: «In sostituzione dei modelli animali l’utilizzo di organoidi sviluppati a partire da cellule dei pazienti ci ha permesso di verificare l’efficacia della strategia molecolare in un contesto vicino a quello dei pazienti affetti da Fibrosi cistica».

La fibrosi cistica viene chiamata anche “malattia invisibile” perché non è accompagnata da particolari segni esteriori eppure condiziona in modo pesante la vita delle persone che ne sono colpite.

Soffrono soprattutto di problemi respiratori e di digestione.

La malattia si eredita dai genitori. In Italia c’è un portatore sano ogni 25 persone.

Una coppia di portatori sani, a ogni gravidanza, ha una probabilità su quattro di generare un figlio malato. Le persone malate in Italia sono circa 6 mila con 200 nuovi casi l’anno.

L’articolo, dal titolo “Allele specific repair of splicing mutations in cystic fibrosis through AsCas12a genome editing”, è stato pubblicato oggi da “Nature Communications”.

È stato scritto da Giulia Maule, Antonio Casini, Claudia Montagna, Gianluca Petris e Anna Cereseto (Università di Trento) e da Anabela S. Ramalho, Kris De Boeck, Zeger Debyser e Marianne S. Carlon (KU Leuven).

L’articolo è disponibile in open access sul sito di Nature Communications a questo indirizzo

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L’università protagonista di Trento ma che ancora oggi divide

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L’Università di Trento si è talmente ramificata in città da poter quasi parlare di visite guidate degli edifici di UniTrento.

Anche se non è mai stato un percorso facile sin dal suo primo insediamento.

Era il 1962 quando nacque l’Istituto Universitario Superiore di Scienze Sociali, da allora l’Università è diventata una delle protagoniste della storia cittadina.

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Si parte nel 1962 quando per dare una sede alla facoltà di sociologia, venne scelto lo storico edificio di Via Verdi che ospitava una scuola elementare.

Fu la prima di una serie di riqualificazioni di edifici storici come l’ex Falegnameria Wolf, poi sede del quotidiano Adige che da alcuni anni ospita la facoltà di Giurisprudenza, il Molino Vittoria, mentre il Centro Linguistico di Ateneo ha preso il posto dell’ex panificio Cavazzani in Via Giuseppe Verdi 8, Palazzo Sardagna, nonché il Palazzo di Economia, già Istituto Bacologico, costruito tra l’ Ottocento ed il Novecento.

Un altro spazio abbandonato e riqualificato è quello del Palazzo Paolo Prodi sede attuale del Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Ma in un certo qual modo l’Università è intervenuta in aiuto alla città anche con la Biblioteca Universitaria Centrale.

Il suo intervento alla pari di quello dell’Itas è servito a salvare l’ambizioso progetto del quartiere modello delle Albere, nato dalla riqualificazione dell’area ex Michelin di fatto mai decollato in termini di investimento immobiliare.

L’Università ha creato anche un indotto economico per nulla trascurabile, sta cambiando il volto di Trento ed è amata e odiata dai trentini.

Diciamo che ancora oggi l’università divide: da una parte chi l’accetta senza esclusione, dall’altra chi ne vorrebbe solo i benefici e non i problemi.

Ma a livello architettonico è stata protagonista di un’azione di recupero di edifici che in altro modo non si sarebbe mai potuto realizzare.

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