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Io la penso così…

Bene i ritiri estivi in Trentino, ma anche per le formazioni ciclistiche – di Sunil Pellanda

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio direttore,

in questi giorni leggo sulla stampa della diatriba sulla questione dei ritiri calcistici i Trentino in particolare del Napoli da sempre legato alla Val di Sole e Dimaro che costerebbe alle casse Provinciali 800 mila euro in più dei precedenti accordi.

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Aldilà della cifra la promozione del Trentino legata allo sport ha dato da sempre grandi risultati di ritorno di immagine grazie anche a Trentino Marketing società di scopo finalizzata alla realizzazione di uno specifico interesse pubblico impegnata nell’ideazione, realizzazione e promozione di iniziative svolte allo sviluppo del turismo trentino costituita nel 2014 grazie ad una visione lungimirante.

Detto ciò nel Settembre 2018 con una lettera indirizzata all’ ex assessore al turismo Michele Dallapiccola, in un ottica di visione e lungimiranza strategica della promozione del nostro Trentino avevo posto all’attenzione visto i grandi numeri legati al mondo del ciclismo e sopratutto cicloturismo  internazionale e nazionale con atleti di primo rango anche nella nostra Provincia la valutazione di attuare un campagna legata alla promozione del nostro territorio utilizzando la formula calcistica con il ritiro di qualche formazione ciclistica UCI Pro Tour.

A tale proposta era stato ampio spazio su questa testata ad un mio articolo (leggi qui) ed era stata depositata anche sui banchi del consiglio provinciale un’interrogazione sull’argomento.

Considerando la grande voglia di “cambiamento” da parte della nuova Giunta Provinciale auspico che l’assessore Roberto Failoni possa “far suo” questo spunto che guarda al futuro di un trentino dove il mondo sportivo conta il 5% dell’intero PIL.

Sunil Pellanda – Borgo Valsugana

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Io la penso così…

Cosa c’entra la cremazione con il Cristianesimo? – di Gianni Rizzoli

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio Direttore,

sempre più frequentemente sugli annunci funebri affissi sulle bacheche dei nostri paesi si legge questa frase finale: seguirà cremazione. Curiosamente per altro questa pratica viene scelta da persone o da parenti delle stesse che sono o sono state assidue frequentatrici delle funzioni cattoliche, quasi fosse una raccomandazione della Chiesa. Ma così non è.

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Nell’Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” non c’è affatto un si alla cremazione ma, si dice che “viene tollerata”.

Personalmente, io, cristiano cattolico non penso che essere tollerato dalla comunità Chiesa della quale faccio parte sia una gran bella cosa, ma tant’è, sempre più frequentemente ed inesorabilmente le nostre pratiche e la nostra cultura cristiana-cattolica stanno subendo contaminazioni che consciamente o inconsciamente snaturano pratiche e tradizioni millenarie in un’ansia di voler apparire al passo con i tempi e le correnti mondane.

Come direbbe un noto magistrato; cosa ci azzecca la cremazione con il cristianesimo?

L’antichissima pratica di interrare i morti deriva dall’annuncio evangelico del seme interrato e del corpo seminato corruttibile e risorgente immortale (1Corinzi15,42) e la sepoltura cristiana si richiamava coerentemente alla sepoltura di Cristo.

Fin dalle sue origini la Chiesa fu irremovibile nell’opporsi alla cremazione praticata dai pagani. Ora, questa perdita di identità, rientra in un generale fenomeno della perdita del senso del sacro e di un vuoto utilitarismo.

Scusate tanto, ma davvero si può pensare che una persona alla fine dei suoi giorni, non meriti nemmeno due metri di terra dove poter dormire (cimitero significa, dormitorio) l’ultimo sonno e ricevere in dono dai propri cari una coperta di erba, fiori ed la fiamma di un cero che ricorda la nostra fragilità terrena.

Le nostre madri, i nostri padri, di noi cattolici intendo, ci hanno lasciato in eredità una fede semplice ma coerente e piena di significato, gentile, accogliente e caritatevole, ma ferma sui valori, sempre in guardia contro la decadenza delle contaminazioni mondane o alla moda.

Lo snaturamento della propria identità, a piccoli passi, progressivamente toglie i colori ed i sapori omologandoci tutti in una umanità amorfa e manovrabile a piacimento dei malintenzionati che non hanno certamente a cuore il nostro bene. In quest’ottica allora, penso che un buon cristiano non deve ambire ad essere tollerato dalla sua Chiesa, ma essere orgoglioso di appartenere ad una comunità che non rinnega le sue radici ed i suoi valori, anche quando il vento soffia forte in senso contrario.

Gianni Rizzoli 

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Io la penso così…

Subito il congresso provinciale, per una destra vera in Trentino – Piergiorgio Plotegher

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«Io la penso così» – Facci sapere anche tu come la pensi  la rubrica dedicata ai lettori – (invia a redazione@lavocedeltrentino.it)

Egregio direttore,

manca ormai da molti anni una voce di autentica destra nel Consiglio Provinciale di Trento. Sia chiaro che non intendo riferirmi ad un modello di destra liberal-democratica ma a quella destra sociale che, nata in Italia negli anni 20 del 900, ebbe in seguito la stessa impostazione ideologica con il Movimento Sociale di Giorgio Almirante nel dopoguerra.

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Anche dopo alcuni mutamenti politici di vertice, più o meno felici, con la fondazione di Alleanza Nazionale, i Consiglieri Provinciali che hanno rappresentato la destra Trentina a livello Istituzionale sono sempre stati fedeli a quella Tradizione storico-politica, difendendo presupposti essenziali di amor di Patria e di ordine, anche all’ interno di una Autonomia peraltro troppo spesso tradita da un potere locale inefficiente e lontano dalle esigenze popolari.

Come spesso si verifica nella storia, una serie di accadimenti negativi, culminati nei ripetuti tradimenti di Gian Franco Fini, hanno pesantemente penalizzato l’immagine di una Comunità politica come quella della Destra Trentina affermatasi, malgrado le limitatissime risorse finanziarie, fino ad ottenere due consiglieri Provinciali nel 1998 ed a mancare solo per pochi voti la conquista del Comune di Rovereto nel 2000.

La linea politica seguita in Provincia e nei Comuni è sempre stata ispirata ad un irrinunciabile concetto di difesa della identità nazionale come premessa per la difesa della popolazione contro una sempre più minacciosa caduta dei criteri di sicurezza delle persone e per opporsi a un decadimento dei valori morali e civili, in diretto rapporto con la crisi ormai inveterata di Istituzioni basilari, come la Scuola, da troppi anni in balia del devastante pensiero unico della Sinistra all’insegna del falso progressismo che la caratterizza.

Nel novembre scorso abbiamo salutato con favore la fine del centro-sinistra-autonomista in Provincia augurandoci che il successo leghista di Fugatti ponga fine ad un Trento-Centrismo all’insegna di una sfrenata burocratizzazione, clientelare, nemica di ogni libero spirito di impresa e di efficienti realizzazioni decentrate. Registriamo con favore alcuni indicativi segnali di intervento nelle Scuole da parte dell’Assessore Bisesti, contro l’ambiguità della Giunta Rossi che aveva permesso l’entrata nelle Scuole di sostenitori di assurde e pericolose teorie come quelle del Gender.

Ci auguriamo che il nuovo Governo Provinciale prosegua decisamente nella sua azione di controllo dell’immigrazione gestita finora nel segno dello spreco e dell’assoluta indifferenza per la nostra Storia e le nostre Tradizioni premiando molte volte interessi personali o di fazione mascherate a gran voce da improbabili ed ipocriti proclami solidaristici.

La complementarietà di Fratelli d’Italia potrà concretizzarsi in maniera molto più incisiva se verrà al più presto risolta la crisi Istituzionale all’interno del Partito dove manca del tutto un direttivo provinciale dopo le dimissioni rassegnate la scorsa estate da Marika Poletti, oltretutto in maniera scorretta ed immotivata, a due mesi dalle elezioni Regionali.

Soltanto un Congresso Provinciale dove si discuta finalmente dopo anni sulla organizzazione e sulle finalità progettuali del Partito potrà dare allo stesso consistenza e attendibilità.

Soltanto un Congresso Provinciale potrà rafforzare anche l’organizzazione del Partito là dove lo stesso opera in Vallagarina con un Sindaco ad Avio e a Rovereto, con la presenza di 8 consiglieri di FdI in tutte le circoscrizioni della città.

Le potenzialità di Fratelli d’Italia sono notevoli in Provincia, soprattutto se saranno valorizzate presenze preziose come quella del Sindaco di Avio che ha ottenuto un notevolissimo numero di voti alle Regionali e di tanti altri preziosi militanti in tutta la Provincia non dimenticando mai i nostri storici contatti con gli italiani dell’ Alto Adige .

Si avvicinano importanti scadenze elettorali e mi auguro pertanto che ci si possa arrivare con una organizzazione provinciale di Partito tale da valorizzare ogni risorsa all’interno dello stesso ed attirando nuovi consensi mettendo in secondo piano in particolare le piccole beghe personali con un attento sguardo ad un futuro illuminato in queste ore dal grande successo del Partito e della coalizione nelle Elezioni Regionali di Abruzzo.

Piergiorgio Plotegher – già consigliere provinciale-regionale del MSI-DN e AN, consigliere circoscrizionale di FdI di Rovereto

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Io la penso così…

Ma una Legge non basta (se manca la mentalità) – di Gian Piero Robbi

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Egregio Direttore,

forse non tutti sanno che in Italia esiste una legge, la 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, che nella sua materia è indubbiamente una delle migliori in Europa. Ma è anche tra quelle con una minore applicabilità (con un tasso di occupazione delle persone disabili di appena un 18% rispetto ad oltre un 58% di popolazione) e questo non tanto per motivi tecnici, ma per un problema ben più ampio, che riguarda piuttosto la cultura della disabilità presso gli imprenditori italiani.

Disabilità, infatti, per un’impresa suona essenzialmente come obbligo di assunzione di risorse che rimangono quasi sempre a margine; un’imposizione pesante, sia per i processi lavorativi, sia moralmente, che spesso gli imprenditori preferiscono aggirare pagando le multe previste dalla stessa legge per chi non ottempera all’obbligo.

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Per ovviare a questa pratica, il decreto correttivo al Job Act ha previsto anche un innalzamento delle sanzioni, passate da 62,77 a 153,20 euro per ogni giorno lavorativo di ritardo nell’assunzione e per ciascun disabile non assunto. Di fatto, pagare le multe costa oggi più dell’assunzione.

Ma questo non basta a cambiare l’atteggiamento degli imprenditori verso la disabilità.

Più che un sistema di penalizzazioni, sarebbe forse opportuno inserirne uno di incentivi: se, come suggerisce Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo, in una intervista rilasciata a Invisibili, si eliminasse l’obbligo di assunzione, ma piuttosto si valutasse un incontro basato sulle competenze e sulla reale compatibilità tra condizione del lavoratore e necessità dell’azienda, si potrebbe pensare invece di premiare le aziende che assumono più lavoratori disabili. In questo modo si contribuirebbe certamente allo sviluppo di una cultura più aperta alla disabilità.

Sempre partendo dalla legge 68/99, ma facendo un discorso al contrario, nessun lavoratore dovrebbe essere considerato da tutelare o proteggere – pensando alla sua capacità di autodeterminarsi – ma nessun lavoratore deve essere discriminato. Ancora pensando a un ribaltamento della prospettiva, quindi, sarebbe ideale premettere al lavoratore discriminato di tutelarsi, magari istituendo un fondo apposito.

Così come un fondo andrebbe creato per gli “Accomodamenti ragionevoli”, misura introdotta dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ripreso dalla Direttiva 2000/78/CE e ridefinito in Italia dal D. Lgs. 151/15, che prevede l’acquisto e il finanziamento di strumenti, soluzioni, ausili e quanto necessario per consentire alla persona con disabilità di esprimere il suo potenziale e le sue abilità nel contesto aziendale. Questa misura permetterebbe alla persona disabile di lavorare in condizioni di pari opportunità rispetto agli altri.

Tra le idee per rendere efficace la 68/99, anche quella di accorpare e snellire le figure di sostegno all’inserimento di una risorsa con disabilità in azienda, promuovendo la figura unica del Disability Manager, non ancora pensato dalla legge 68/99, ma oggi possibile.

Infine, fare leva sul grande patrimonio rappresentato dalle associazioni di disabili del territorio, detentrici di un know how di alto valore nonché sul mondo delle cooperative, in grado di gestire, dal punto di vista lavorativo, le disabilità più complesse attraverso servizi da fornire alle aziende in forma esternalizzata.

Questa ultima prospettiva sarebbe anche in grado di rafforzare quel legame prezioso tra azienda e territorio, da sempre portatore di valori e di umanità.

Gian Piero Robbi

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