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Fiemme, Fassa e Cembra

Tragedia del Cermis: il dovere di ricordare

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“La seconda delle tragedie del Cermis è la testimonianza penosissima di irrisione della vita, di mancanza del senso di responsabilità verso questo dono che ci è stato affidato”.

Sono parole del parroco di Cavalese, don Albino Dell’Eva che questa mattina ha celebrato la Santa Messa in suffragio delle vittime dei due disastri che hanno funestato il Cermis, nel 1976 e nel 1998.

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Un momento simbolico e toccante – con la lettura dei nomi di tutte le persone che hanno perso la vita a causa dei due tragici fatti – al quale ha partecipato tra gli altri, il vicepresidente Mario Tonina in rappresentanza della Giunta provinciale di Trento, presenti il presidente della Comunità di Valle, Giovanni Zanon, la procuradora del Comun General de Fascia, Elena Testor, accanto a sindaci e consiglieri provinciali.

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Anche il sindaco, Silvano Welponer ha posto l’accento sulla necessità di celebrare l’esistenza, pur nel rispetto del dolore delle tante vittime delle due tragedie, ricordando che, nella giornata mondiale della vita, commemorare quei fatti significa non solo rendere omaggio alle vittime e rinnovare l’abbraccio della nostra comunità ma anche imprimere nel ricordo di quegli eventi un monito che istituzioni e società civile non possono lasciare inascoltato. Ciò che è accaduto, ha detto Welponer, è figlio della “superficialità dei comportamenti e della mancanza di rispetto per la vita altrui”.

“È giusto non dimenticare – ha commentato a margine della cerimonia il vicepresidente della Giunta provinciale, Mario Tonina – perchè tenere viva la memoria è il primo dovere da osservare affinché simili sciagure non si ripetano. Senza mai dimenticare che tutti dobbiamo avvertire la responsabilità di preservare i delicati equilibri che caratterizzano la nostra esistenza, quella degli altri esseri a noi vicini ed il rapporto con l’ambiente che ci accoglie”.

Al termine della messa un corteo ha reso omaggio alle vittime davanti alla lapide a loro dedicata al cimitero di Cavalese.

LA TRAGEDIA – Il 3 febbraio 1998 il pilota di un aereo militare statunitense, volando ad una quota ben più bassa del consentito, causò la morte di venti passeggeri e del macchinista della funivia del Cermis.

I responsabili di questo massacro, i quattro militari dell’equipaggio, avrebbero dovuto essere processati in Italia, ma invece così non avvenne.

I marine furono processati negli Stati Uniti, da un tribunale militare.

Fu così che i due addetti ai sistemi di guerra elettronica del Grumman EA/6B non vennero neanche processati, perché ritenuti innocenti dal Procuratore. Mentre nella sentenza furono assolti il pilota ed il navigatore.

Beffa finale fu, nel marzo 1999, il documento conclusivo della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle responsabilità relative alla tragedia, dove si legge che “questo era un incidente che era destinato ad avvenire, senza responsabilità alcuna dell’equipaggio”…

A nessuno sembrò casuale che di lì a poco gli Stati Uniti acconsentirono all’estradizione in Italia dell’attivista Silvia Baraldini, fortemente sostenuta dai movimenti e dai partiti della sinistra al governo, da anni detenuta in America per vari reati: contropartita risarcitoria per l’impunità della strage del Cermis?

Sono in molti a pensarlo anche se si tratta solo di un’ipotesi. In compenso, l’Aereonautica Militare ha stampato qualche l’anno scorso un libro sui 100 anni dell’aeroporto di Aviano, “dimenticandosi” tuttavia di citare la strage del Cermis…

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Fiemme, Fassa e Cembra

Operazione «Coca Kola», a Predazzo finisce in manette 21enne insospettabile albanese di Cavalese

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La Compagnia Carabinieri di Cavalese prosegue l’opera di prevenzione e contrasto all’uso ed al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare tra i giovani della Valle di Fiemme, con ulteriori importanti sequestri.

Proprio in tal senso, il vuoto lasciato dai trafficanti locali catturati nell’ambito dell’operazione “Sciamano”, ha fatto spazio a nuovi soggetti che si sono inseriti sul mercato Fiemmese garantendo il soddisfacimento della domanda di cocaina, che purtroppo rimane ancora alta, nonostante le numerose azioni sia preventive che repressive condotte nello specifico in quest’ultimo recente.

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In questo ambito, il Comando Stazione di Predazzo, grazie ad una penetrante e proficua azione investigativa, ha individuato K.P. un giovane 21enne di origine Albanese, di professione macellaio e ben inserito nel tessuto sociale, sul conto del quale erano state raccolte tutta una serie di indiscrezioni che lo davano come pusher particolarmente attivo sul territorio della Val di Fiemme.

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A riscontro dell’attività informativa sul territorio, i militari di Predazzo avevano avuto modo di notare che il giovane infatti veniva spesso visto nei locali serali e notturni della valle, evidenziando un alto tenore di vita, i fattori che insospettivano ancor di più i Carabinieri di Predazzo che si mettevano sulle sue tracce.

Una volta riscontrato un quadro indiziario completo che collimava con le notizie assunte, i Carabinieri del Comando Stazione di Predazzo, domenica 17 Febbraio decidevano di entrare in azione procedendo al controllo di K.P., il quale alla vista degli operanti, manifestava un ingiustificato ed anomalo nervosismo che dava motivo ai militari di eseguire un controllo più approfondito sia sulla sua persona che presso il suo domicilio in Cavalese, che dava esiti altamente positivi, in quanto occultati nelle pertinenze dell’abitazione, tra la mobilia del garage venivano rinvenuti importati quantitativi di sostanza stupefacente quali: 110 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina di ottima qualità; 7 di marijuana; 15  di sostanza da taglio e un bilancino di precisione.

Il fatto di aver rinvenuto oltre all’importante quantitativo di narcotico anche della sostanza da taglio ed un bilancino ancora intriso di cocaina, è chiaro indice di come il giovane Albanese fosse stato impegnato in una fiorente attività di spaccio, ora interrotta grazie all’intervento dei Carabinieri di Predazzo.

Gli elementi raccolti dai Carabinieri di Predazzo facevano scattare l’arresto del giovane albanese per il reato contemplato dall’art 73 del D.P.R. 309/90.

Il Magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Trento, disponeva la restrizione e la successiva traduzione per il giudizio direttissimo che si è celebrato nella mattinata odierna presso il Tribunale di Trento, con sottoposizione all’obbligo di firma giornaliera presso il Comando Compagnia Carabinieri di Cavalese e rinvio del processo alla data del 15 marzo 2019.

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Fiemme, Fassa e Cembra

Max Biaggi in vacanza in Val di Fassa con i figli

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Seconda vacanza sugli sci in val di Fassa per Max Biaggi e la sua famiglia per questa stagione invernale: il campione classe 250 e pure superbike non nasconde il suo amore per lo sci e per le Dolomiti trentine.

Biaggi ha trasmesso la passione per gli sci anche ai figli, Ines e Leon, con i quali trascorre quasi un mese nel periodo invernale tra i nostri monti.

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L’amore per la montagna non si limita però alla stagione sciistica: anche in estate le valli dolomitiche offrono la possibilità di svolgere attività all’aria aperta.

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I ragazzi si divertono ad arrampicare e nei parchi avventura e Max coglie l’occasione per trascorrere giornate rigeneranti in montagna, che ha sempre avuto un ruolo molto importante nella sua vita.

 

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Fiemme, Fassa e Cembra

Novantenne molesta ragazza disabile, condannato a 3 anni e 4 mesi

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Stava giocando con gli amici la ragazzina quando, il 10 agosto 2015, l’anziano uomo l’avrebbe avvicinata convincendola a seguirlo nella legnaia attigua al parco giochi, dove si sarebbe consumata la violenza sessuale.

Il novantenne avrebbe palpeggiato la ragazza nelle parti intime, mentre lei cercava di divincolarsi e urlava chiedendo aiuto, richiamando peraltro l’attenzione dei ragazzini con cui stava giocando nel parco.

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Questo è quanto è stato ricostruito ascoltando le dichiarazioni della vittima e degli amici; la ragazza immediatamente dopo l’accaduto ha denunciato il fatto, sia alla vigilessa presente nel parco, che ai carabinieri.

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Per questi reati il novantenne è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione e al risarcimento alla vittima, costituitasi parte civile nella persona dell’avvocato Beppe Pontrelli della somma di 15 mila euro.

La versione dell’aggressore è, come spesso in questi casi succede, diametralmente opposta e tende a ribaltare i fatti.

L’uomo, che comunque non aveva mai avuto prima comportamenti sconvenienti, dichiara che sarebbe stata la ragazzina ad introdursi nel suo giardino e lui avrebbe solo tentato di allontanarla.

L’anziano, difeso dall’avvocato Paolo Corti del foro di Bolzano, si dichiara innocente e disponibile ad affrontare un processo pubblico per smentire le pesanti accuse a suo carico.

Con grande probabilità la difesa farà appello, il tempo a disposizione per depositare i documenti sono 90 giorni.

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