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Italia ed estero

Prigioniere in autostrada: la testimonianza dell’odissea degli automobilisti fermi nella notte

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Ha dell’incredibile la vicenda della signora Gloria Lelli e delle sue due compagne di viaggio bloccate, o per meglio dire, quasi prigioniere del blocco che per ore ha attanagliato l’autostrada del Brennero in entrambe le carreggiate, sia in direzione Nord che in direzione Sud.

Partite da Norimberga alle otto di ieri mattina (2 febbraio) dove si trovavano per lavoro, Gloria, Leda e Patrizia sono rimaste in viaggio per oltre 24 ore. rimanendo ferme a circa 15 chilometri da Vipiteno per ore ed ore senza sapere nulla e senza soccorso alcuno.

La speranza, ha raccontato in tempo reale la signora Lelli alla redazione ieri sera mentre era ancora bloccata a Vipiteno, è quella di arrivare a Padova sane e salve, finalmente fuori dall’assurda odissea che da ore le tiene “ostaggio” della morsa del maltempo e non solo.

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Stremate dalla stanchezza e dalla mancanza di viveri e acqua, le tre donne non hanno ceduto alla disperazione esprimendo perà con forza tutta la loro contrarietà per quanto accaduto.

La macchina davanti alla nostra ha due bambini piccoli – racconta Gloria – . Noi in tre e con noi tante persone senza informazioni e assistenza e tutti se ne lavano le mani. Ci sono tantissimi bimbi che non mangiano da stamattina e la polizia ci ha risposto che se stiamo male ci manda l’ambulanza“.

Una situazione paradossale, inspiegabile quanto assurda.

Siamo ancora fermi e nevica – continua Gloria – qui ci sono migliaia di macchine, nessuno ci aiuta e soprattutto non aiutano le famiglie con bambini. È vergognoso che si scriva che il traffico in entrata dall’Austria sia regolare. Siamo transitate al Brennero alle 13 (di ieri,) siamo quasi al confine ora (ore 22.00) e dopo otto ore nessuna segnalazione e nessun aiuto“.

Nelle immagini, inviate dalle automobiliste bloccate in autostrada, la situazione del traffico nel tratto immediatamente precedente il confine tra Austria e Italia alle ore 22.00 di ieri sera. Solo verso le 5 del mattino la circolazione ha cominciato ad essere abbastanza fluida. Il loro incubo è finito.

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Italia ed estero

L’Italia prepara la lettera per la UE: «Faremo la Flat Tax, piaccia o non piaccia ai signori dell’Europa»

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In queste ore il Governo italiano sta preparando la lettera di risposta all’Europa, che sarà varata verosimilmente mercoledì sera dopo un nuovo vertice a tre: Conte, Di Maio e Salvini.

Ma in realtà non è solo l’Europa è l’insieme degli Stati europei che chiede all’Italia come e cosa vuol fare per rientrare dall‘eccesso di debito.

Durante questa delicata fase, il Presidente del Consiglio Conte si mostra apparentemente sereno, parla di una ritrovata sintonia all’interno del Governo e, tranquillo dell’appoggio dei due alleati racconta del messaggio politico contenuto nella lettera diretta all’Europa:“ No alla dittatura della finanza che non offre chance di crescita.”

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La risposta dei due Vice premier è quella che si poteva immaginare.

Salvini da Washington, dove ha incontrato Pompeo segretario di Stato americano, ha rincarato la dose “ Faremo la Flat Tax, piaccia o non piaccia ai signori dell’Europa”.

Questo è il clima con cui ci si sta preparando a mercoledì sera, momento in cui la lettera verrà messa nero su bianco.

Momento che coinciderà con il Consiglio dei Ministri in cui il provvedimento sul salario minimo voluto dal Ministro Di Maio potrà vedere la luce.

La vera sfida per il Governo Italiano sarà però giovedì 20 giugno, in cui si riunirà il Consiglio Europeo a Bruxelles.

In quella sede nostri conti verranno discussi e valutati per decidere poi il 9 luglio se dare corso alla procedura di infrazione o meno.

Deliberazione che non sarà affidata a sconosciuti burocrati ma ai singoli Stati.

Finchè la decisione non sarà definitivamente presa i rapporti tra Europa e Italia saranno fatti solo di scadenze e attese di valutazioni, finchè una decisione non sarà definitivamente presa.

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Italia ed estero

Si rifiuta di vendere alcoolici perché ubriachi, clandestini pestano barista e aggrediscono agenti

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Viste le loro condizioni precarie e i fiumi di alcool che avevano in corpo il giovane barista di Rho si era rifiutato di servire loro altri alcolici.

Purtroppo però tre clandestini sudamericani pregiudicati di 21, 22 e 23 anni, non hanno preso bene il rifiuto e si sono accaniti con violenza contro il giovane dipendente, figlio del titolare del bar di corso Garibaldi.

Quest’ultimo era prontamente intervenuto all’esterno del locale per bloccare i tre indesiderati clienti ed impedire che potessero entrare e risultare poi molesti o pericolosi nei confronti degli altri avventori.

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Dopo aver compreso che lì nessuno avrebbe somministrato loro altre bevande alcoliche, gli stranieri hanno dato in escandescenze.

Uno dei tre, completamente fuori controllo, ha colpito con gran forza il giovane barista al volto, mandandolo a terra col naso fratturato.

Immediato l’intervento del padre del 21 enne, che ha contattato le forze dell’ordine e richiesto l’intervento del 118.

Giunti sul posto, i sanitari hanno trasportato il ferito presso l’ospedale di Rho, dove ha ricevuto una prognosi di 30 giorni.

Gli aggressori, nel frattempo, si erano già allontanati facendo perdere le proprie tracce, non per nascondersi come si potrebbe pensare ma per cercare altri locali in cui bere ancora ed aumentare il tasso alcolemico.

Dopo aver raccolto le testimonianze dei presenti, gli agenti del commissariato locale si sono messi sulle tracce dei responsabili, individuati in breve a poca distanza da corso Garibaldi.

Neppure la vista degli uomini in divisa ha scalfito la baldanza dei sudamericani che, impugnate delle bottiglie di vetro rotte, le hanno rivolte contro di loro.

Per evitare ulteriori guai, i poliziotti hanno dovuto attendere l’arrivo di una pattuglia dei carabinieri del comando di Rho.

I facinorosi sono stati finalmente bloccati, ma le loro intemperanze sono proseguite sia all’interno della “pantera” della polizia, rimasta danneggiata, che negli uffici del commissariato.

Oltre all’atteggiamento ostile contro gli agenti, infatti, i giovani stranieri hanno iniziato anche a darsele di santa ragione.

Svaniti i fumi dell’alcol per loro restano solo le incriminazioni per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate, danneggiamento aggravato di mezzo della polizia e possesso di armi improprie.

I tre, clandestini con una serie di precedenti alle spalle, attendono ora il giudizio direttissimo dietro le sbarre di una cella di sicurezza.

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Italia ed estero

Immigrati con la pensione sociale: dopo aver incassato tornano al loro Paese

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Sarebbero circa 500 i casi messi nel mirino, per un valore totale di circa 10 milioni di euro.

Sono i soldi finiti nelle tasche di immigrati che, dopo aver maturato le condizioni e i diritti per l’assegno sociale, se ne tornano nel loro Paese alle spese del welfare italiano.

Costringendo poi l’Inps o gli investigatori a scoprire se sono ancora in possesso dei requisiti per incassare il benefit.

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A darne notizia è ilgiornale.it di Alessandro Sallusti

La legge infatti è chiara: uno straniero può accedere all’assistenza se ha 66 anni e sette mesi di età, se è residente nel Belpaese o se ha il permesso di soggiorno da almeno dieci anni.

Attenzione, però, se l’immigrato se ne sta per più di 30 giorni all’estero, l’assegno andrebbe sospeso.

Ma non sempre accade e succede che alla fine, come riporta La Verità, le indagini portino a scoperchiare casi eclatanti.

È successo a febbraio del 2018, quando 182 stranieri – ufficialmente residenti ad Ancona – erano tornati nel loro Paese (Albania, Marocco, Polonia, Macedonia e via dicendo) senza comunicarlo all’Inps e così hanno continuato a percepire 450 euro al mese, tredicesima inclusa, per quattro anni.

Costo totale per le casse dello Stato: 1 milione di euro circa.

Casi simili sono avvenuti a Sabaudia (altri 36 furbetti scoperti dalle Fiamme gialle, per un totale di 340 mila euro) e a macchia di leopardo un po’ in tutta Italia.

Altri sette, per esempio, nel giugno dell’anno scorso sono stati beccati a Genova che da tempo non erano più in Italia, nonostante continuassero a percepire l’assegno.

Poi è successo ancora Firenze (120 mila euro) e a Pescara: 5 stranieri, che hanno incassato 200 mila euro, avevano raggirato l’Inps.

Alcuni se ne erano tornati nel Paese di origine, altri invece avevano dichiarato di essere indigenti senza esserlo.

Dunque in teoria non avrebbero potuto ottenere l’assegno sociale.

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