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Arte e Cultura

Musei, approvati bilanci e attività

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La Giunta provinciale ha approvato oggi, su proposta dell’assessore alla cultura Mirko Bisesti, i bilanci di previsione 2019-2021 ed i piani triennali di attività di tre istituzioni museali – il Museo degli usi e costumi della gente trentina, il Museo Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali ed il Museo d’arte moderna e contemporanea – disponendo al contempo l’assegnazione di risorse per finanziare i programmi di investimento.

Museo degli usi e costumi della gente trentina

Il bilancio di previsione 2019 del Museo che ha sede a San Michele all’Adige pareggia a 738.287 euro (681.397 euro per il 2020 e 673.787 euro per il 2021); per le spese di funzionamento del Museo sono state previste in bilancio, per l’anno in corso, risorse per 358.909 euro, la Giunta provinciale ha disposto oggi l’assegnazione al Museo della quota a saldo (170.909 euro). Assegnato contestualmente anche un finanziamento di 22.000 euro per sostenere alcuni programmi di investimento.

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Museo Castello del Buonconsiglio

Il bilancio di previsione 2019 del Museo pareggia nell’importo di 3.818.000 euro circa (3.559.000 euro per il 2020 e 3.556.000 euro per il 2021): per le spese di funzionamento del Museo sono state previste in bilancio, per l’anno in corso, risorse per 1.289.000 euro, la Giunta provinciale ha disposto oggi l’assegnazione al Museo della quota a saldo (602.642 euro). Assegnato contestualmente anche un finanziamento di 150.000 euro per sostenere gli investimenti previsti quest’anno.

Museo d’arte moderna e contemporanea

Il bilancio di previsione 2019 del Museo pareggia nell’importo di 8.761.000 euro circa (8.142.000 euro per il 2020 e 8.128.000 euro per il 2021): per le spese di funzionamento del Museo sono state previste in bilancio,
per l’anno in corso, risorse per 4.633.000 euro, la Giunta provinciale ha disposto oggi l’assegnazione al
Museo della quota a saldo (2.251.000 euro).

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Trentino: l’organizzazione politica fra Impero Romano e anno Mille

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Il Trentino entrò nell’orbita romana nel 225 a.C. I Galli Insubri e i Galli Boi, che stanziavano nella regione, si spinsero con le loro scorribande fino a Roma. La risposta romana fu feroce, e assoggettò tali popolazioni al loro dominio.

La regione aveva un’organizzazione politico-amministrativa autonoma. Fra il 49 e il 42 a.C. si decise di concedere loro la cittadinanza romana.

Questo provvedimento giuridico portò una larga serie di vantaggi per i cittadini: l’accesso alle cariche pubbliche, la possibilità di partecipare alle assemblee cittadine romane, sgravi fiscali e la possibilità di essere giudicati da un tribunale romano.

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I Romani però non concedevano nulla per nulla. Le comunità rurali e montane erano obbligate ad essere trasformate secondo il modello di città romana (foro, anfiteatro, terme, acquedotto).

Nacque così la città di Tridentum, sviluppata secondo l’urbanistica romana e con tutte le infrastrutture tipiche di un importante centro romano.

Nel 15 a.C. Druso e Tiberio sconfissero le ultime popolazioni rimaste. I Reti e i Vendelici, che resistevano isolati nel territorio bolzanino, vennero definitivamente annientati.

Tutto il Trentino-Alto Adige divenne parte dell’Impero Romano. La situazione divenne particolarmente florida durante il periodo dell’imperatore Claudio.

Il miglioramento della Via Claudia Augusta (46 d.C) pose il Trentino-Alto Adige in una situazione di primo piano fra l’Adriatico e la parte nord dell’Impero.

La situazione fu stabile per quasi due secoli, quando il periodo di precarietà politica venne aggravato dalle invasioni degli Alemanni.

Le incursioni durarono fino allo sgretolamento dell’Impero Romano, e il territorio fu soggetto a scorribande di ogni sorte.

Nel periodo fra il III e il VI secolo il Trentino è stato protagonista di sole invasioni. Ostrogoti, Goti, Vandali, Franchi facevano a gara a chi depredava di più.

Dopo questa complicata e sofferente situazione, l’arrivo dei Longobardi nel VI secolo diede il colpo finale.

La convivenza fu molto difficile. I Longobardi erano strutturati secondo un modello tribale: l’insediamento abitativo era il villaggio e tutti i maschi adulti avevano l’obbligo di portare le armi. I Trentini che non erano proprietari terrieri diventarono schiavi ed erano obbligati a coltivare la terra.

Nonostante la cultura retrograda dei Longobardi rispetto all’Impero Romano, il Trentino rimase il territorio di maggiore importanza strategica.

Era collocato fra il nascente Regno Barbarico a sud e il potente regno dei Franchi merovingi a nord. La situazione migliorò nel 643 con l’Editto di Rotari, che introdusse in Trentino il sistema curtense.

Si passò quindi da un’organizzazione tribale simil primitiva con la popolazione trentina schiavizzata, ad un sistema di corti tipiche dell’età medievale.

L’arrivo di Carlo Magno nella Penisola Italica cacciò nel 774 i Longobardi. Cambiò anche la struttura politica: al posto dei duchi vennero installati i conti.

Il Trentino perse importanza, e il centro politico e culturale del regno divenne Verona. Emblematica fu la legge emanata da Re Lotario nel 825 secondo cui tutti gli studenti trentini per studiare dovevano recarsi a Verona, unica sede di tutti gli studi.

La caduta dell’Impero Carolingio nel 888 portò nuovamente scompiglio nella regione. Il potere passò di mano in mano fra una miriade di governatori (Berengario I, Ugo di Provenza, Manasse) fino a quando nel 952 il Trentino e Verona divennero parte della Baviera. Nel frattempo l’instabilità politica fu il terreno fertile per la nascita di un grande potere politico: la chiesa.

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Arte e Cultura

Il Museo di San Michele aperto a Pasqua e il lunedì dell’Angelo

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Il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele resta aperto anche nel giorno di Pasqua e per il lunedì dell’Angelo, 22 aprile. Occasione propizia per visitare il Museo con le sue 43 sale.

Il ricco percorso espositivo del Museo attraversa ben 43 sale, snodandosi dal basso verso l’alto, in 25 diverse sezioni.

Con più di 12.000 oggetti esposti, tra i quali spiccano le grandi macchine ad acqua, mulino, fucina e segheria veneziana, il Museo si distingue per l’attenzione che dedica al sistema agrosilvopastorale della montagna trentina e alle lavorazioni artigiane di supporto al mondo contadino – legno, ferro, rame, ceramica, tessuti – fino alle testimonianze della religiosità, della musica e del folklore.

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Si ricorda inoltre che anche giovedì 25 aprile e mercoledì 1 maggio il Museo è aperto al pubblico con i consueti orari.

Orario di apertura: 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00

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Arte e Cultura

Il professor Stefano Zecchi nuovo presidente del MUSE

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Dopo quella di Vittorio Sgarbi al Mart, la giunta provinciale di Trento si è occupata di un’altra nomina ai vertici di uno dei più importanti musei del Trentino.

Nella seduta di ieri infatti, su proposta del presidente d’intesa con l’assessore alla cultura, l’esecutivo ha designato il professor Stefano Zecchi alla presidenza del Muse.

Nato a Venezia nel 1945, Zecchi è stato professore di estetica all’università degli studi di Milano, unendo all’attività di accademico e filosofo quelle di scrittore, giornalista ed opinionista,  cosa che gli è valsa la notorietà presso il grande pubblico che lo ricorda anche per i suoi interventi in alcune popolari trasmissioni televisive. “Siamo certi che le caratteristiche del professor Zecchi – commentano il presidente della Provincia autonoma di Trento e l’assessore provinciale alla cultura – sapranno dare il giusto apporto alla mission del Muse che accanto al rigore scientifico unisce la vitalità di continue proposte capaci di mantenere alto il potenziale attrattivo di un museo che ha finora dato grandi soddisfazioni, e per questo ringraziamo il board uscente porgendo nel contempo i migliori auguri a chi ora dovrà portare avanti la continua sfida dell’eccellenza”.

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Come nel caso di Vittorio Sgarbi, anche il professor Zecchi non percepirà un compenso per svolgere il ruolo di presidente del Muse.

Accanto a Zecchi, indicato quale presidente, la Giunta provinciale ieri ha nominato anche il secondo componente del cda del Muse che – nel rispetto delle regole sull’equilibrio di genere – deve essere una donna.

Si tratta della giornalista Laura Strada, trentina, già responsabile della redazione RAI di Trento ed oggi inviata della TGR.

Siederà nel consiglio di amministrazione assieme all’ex sindaco ed ex vicepresidente della Provincia, Alberto Pacher designato dal Comune di Trento.

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