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Trento

Sicurezza: vigilantes armati in centro storico a Trento

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Inviata ieri alla Provincia, la proposta che coniuga il controllo di vicinato alla presenza di guardie giurate nella zona di piazza Santa Maria Maggiore e di via San Pietro

Ieri mattina l’Amministrazione comunale ha inviato alla Provincia autonoma di Trento il progetto “Un custode per il quartiere”, che si propone di sperimentare un presidio straordinario in alcuni luoghi sensibili della città.

Finanziato dalla Pat con 50 mila euro, il progetto nasce dal confronto con una comunità attiva, che ha affiancato l’Amministrazione comunale nell’elaborazione della proposta.

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Non è un’iniziativa a sé stante, quanto piuttosto la naturale evoluzione di interventi strutturali e di lungo corso che, negli ultimi anni, hanno riguardato l’arredo urbano, la videosorveglianza, il potenziamento dei controlli nelle fasce orarie a rischio da parte della polizia municipale e delle forze dell’ordine, l’animazione degli spazi.

Nel presentare l’iniziativa il sindaco Alessandro Andreatta insieme a Lino Giacomoni ha ricordato che “Pur preferendo progetti più strutturati e stabili, il Comune di Trento ha accolto come un’opportunità la decisione della Giunta provinciale di finanziare un progetto che si affianca a quelli già attivi e a quelli che saranno messi in campo in futuro. La proposta inviata alla Provincia si fonda su un percorso di partecipazione e di confronto con i soggetti che vivono e operano nelle zone interessate, percorso che continuerà nell’operato dei custodi chiamati prima di tutto ad essere punto di riferimento per la cittadinanza.”

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Le zone oggetto del presidio sono state individuate fra quelle aree che evidenziano un numero significativo di richieste d’intervento e che sono caratterizzate dalla presenza di soggetti che incidono, con i loro comportamenti, sulle condizioni di vivibilità (persone alterate da alcol o sostanze, persone che disturbano o danneggiano i beni pubblici).

Si tratta, in particolare, dell’area compresa tra via Torre Vanga, via Pozzo, via delle Orfane, piazza Santa Maria Maggiore, via Santa Margherita, via Tommaso Gar e piazza Da Vinci (zona 1) e di quella tra Largo Carducci, via Santa Maria Maddalena, vicolo Santa Maria Maddalena, via Dietro le Mura, via dei Ventuno, via Marchetti, parco San Marco, vicolo San Marco, via San Marco, vicolo della Mostra, piazza Mostra, passaggio Osele, via Suffragio e via San Pietro (zona 2).

Il progetto si propone di sperimentare una sintesi delle diverse esperienze fatte a Trento e in altre città coniugando il controllo di vicinato a un servizio di vigilanza armata mobile svolto dalle guardie giurate di istituti di vigilanza privata individuati a seguito di procedura ad evidenza pubblica.

A questo proposito, particolare importanza sarà assegnata alla selezione delle guardie o meglio dei “custodi di quartiere” che dovranno essere persone capaci di relazionarsi e di dialogare con i residenti/operatori della zona.

La preparazione specifica dovrà dunque accompagnarsi all’attitudine ai rapporti umani e all’ascolto delle esigenze dei cittadini.

Per questo l’affidamento del servizio di vigilanza sarà fatto con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in modo da poter considerare non solo gli aspetti economici ma anche quelli qualitativi.

Durante il servizio le guardie costituiranno punto di riferimento per cittadini e operatori economici e raccoglieranno le segnalazioni di episodi di degrado urbano al fine di valutarli e trasmetterli alla Polizia Locale.

Daranno informazione ai cittadini sui corretti comportamenti per prevenire o gestire condotte illecite o moleste, avranno cura di prevenire ogni evento che possa causare danni ai beni del patrimonio comunale.

Qualora sorprendessero qualcuno nell’atto di commettere illeciti (abbandono di rifiuti, assunzione di bevande alcoliche ove vietato) o reati (danneggiamento, imbrattamento, furto) dovranno intervenire con i mezzi a disposizione e avvertire immediatamente le forze dell’ordine.

Il progetto sperimentale avrà una durata di un anno (dal primo giugno 2019 al 31 maggio 2020) e prevede un presidio di almeno 40 ore a settimana in orario pomeridiano e serale.

Per il custode di quartiere sono previsti, oltre alla formazione preliminare da parte della polizia locale, specifici incontri con i portatori d’interesse e i residenti della zona anche per individuare eventuali referenti di specifiche aree o categorie di cittadini.

Il progetto nasce in accordo e in sintonia con le richieste dei soggetti che vivono, lavorano, frequentano i luoghi sensibili oggetto dell’intervento.

In particolare, per quanto riguarda la zona di piazza Santa Maria Maggiore, è stato attivato un confronto con la Circoscrizione Centro storico-Piedicastello, che ha inserito il capitolo sicurezza tra le sue priorità, con il Comitato Torre Vanga, la Parrocchia, i volontari della chiesa di Santa Maria Maggiore, la scuola dell’infanzia Zanella, la Fondazione Demarchi, la Casa della Giovane e il Museo degli Alpini.

Per quanto riguarda invece la zona di via San Pietro, il confronto è stato attivato con la Parrocchia Santi Pietro e Paolo, la scuola materna Tambosi, il Liceo musicale coreutico Bonporti, la chiesa ortodossa rumena, il Centro per la cooperazione internazionale, il Centro Ocse-Leed per lo sviluppo locale, i primi firmatari di alcune petizioni sul tema sicurezza.

Il sindaco Andreatta mantiene la promessa presentando oggi, 31 gennaio, ovvero ultimo giorno utile, il tanto atteso“progetto di presidio sperimentale di alcuni luoghi sensibili della città“.

La rivisitazione del progetto originario di vigilanza proposto dal presidente Fugatti per le zone di Santa Maria Maggiore e San Pietro è stato accuratamente ottimizzato nell’interesse dei residenti e di tutti i cittadini per garantirne la sicurezza e l’incolumità.

A tal riguardo si è espresso anche il governatore Fugatti: “Mi rallegro che il sindaco Andreatta abbia deciso di vararlo entro i termini stabiliti. Si parla di controlli in zone che da anni richiedono una presenza puntuale. Non si vuole parlare di vigilantes? Non c’è problema: chiamiamoli come si vuole, Pippo, Francesca, a noi interessa che la gente si senta più sicura in angoli di città che da anni non godono di questi requisiti, L’augurio è che dalla presentazione al varo dell’iniziativa non passino altri mesi”

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